Saper comunicare in campagna elettorale

Preavviso doveroso: è un post lungo.

Ok, ci siamo fatti (quasi) tutti due risate con la #propostashock di Berlusconi relativa all’eventuale restituzione dell’IMU in caso di vittoria grazie alle risorse recuperate con un fantasioso accordo sulle tassazioni finanziarie con la Svizzera. Sono seguite poi le inevitabili goliardate, dalla twitteriana #probastashock alla sequela di divertenti foto di “improbabili restituzioni” che girano su facebook.

Ora, provando ad analizzare la faccenda dal punto di vista mediatico, mi scappa un applauso, o meglio un ceffone per tutti gli altri. Si, perché Berlusconi ha il dono della comunicazione immediata, cosa che nessun avversario diretto può vantare. Certo, lui la spara grossa. Ciononostante, miracolosamente il suo partito recupera e guadagna consensi, cresce la consapevolezza che ci siano altre persone ancora disposte a votarlo e si crea una spirale negativa (per gli altri) e positiva (per il suo partito). Come mai succede questo?

Provo ad argomentarlo in pochi punti, da puro ignorante in materia comunicativa:

– Berlusconi quando parla va al sodo, dice “aboliremo l’IMU”, “restituiremo l’IMU”, “ridurremo le tasse di un punto percentuale all’anno”, “assunzioni per gli apprendisti con contributi a costo zero”.  In questi termini, il concetto diventa immediatamente percepibile e difficilmente equivocabile. Ora, provate e prendere un Bersani, solito ad argomentare con frasi del tipo “parliamo dei problemi degli italiani”, “il lavoro al centro della questione”, “tutti promettono, noi non vi raccontiamo favole” che per carità sono concetti nobilissimi, veri e reali, ma che sono difficilmente percepibili da un medio elettorato (in pratica, cosa mi dai? Cosa mi togli? Che vantaggi avrò nel votarti?). Si rimane in un limbo comunicativo che trasmette incertezza, quindi sfiducia. A questo punto, è più comprensibile e diretto un Grillo che dice “mandiamoli tutti a casa”, che fa sicuramente demagogia, ma che arriva al cuore della questione e delle tematiche che vogliono essere affrontate dagli elettori;

– seppur lanciandosi in ardite affermazioni, sparando numeri in sequenza e fornendo schemi dalla dubbia veridicità, si può sentire legittimato nel farlo perché, a memoria, nessuno si è mai preso il compito di verificare e smentire pubblicamente i dati che vengono citati. E dire che i giornalisti spesso forniscono un aiuto insperato, dando spiegazioni con dati alla mano che possono smentire quel che è stato detto, ma tutto ciò viene snobbato, forse sottovalutato o peggio ancora considerato un inutile esercizio;

– mantiene una linea fissa. In caso di domande scomode, risponde recitando una parte, aggirandole con frasi fatte e fregandosene di quello che possono pensare gli interlocutori. E’ segnale di una limitata predisposizione al dialogo ed al ragionamento, sicuramente di ignoranza politica ed arroganza, ma il fatto di non indugiare assolutamente sulla risposta trasmette nel cosiddetto “popolo degli indecisi” quel strano senso di affidabilità riconducibile alla fiducia in sè stessi, tanto rispettata e sempre ammaliatrice;

– infine, se ne infischia delle nuove tendenze. Al diavolo social network, i socialcosi ed i luoghi di adescamento elettorale virtuale. Sa benissimo che non è quello l’elettorato di riferimento, ormai in mano al M5S oppure a fette da spartire tra altre “piccole” realtà. No, lui va in TV (naturalmente è privilegiato in questo) e punta sull’elettorato “maturo”, consapevole che è lì davanti alla TV e che è la parte più ampia di questo paese, quelli da convincere veramente a muovere il culo ed andare a votare, sperando che venga tolta l’IMU sulla seconda casa che non è stata data a nessuno della famiglia e che toglie i soldi dalla pensione. Quello che fa Bersani invece è dialogare male con entrambi, lontano dal contatto “giovanile” e difficilmente seduttore verso un pensionato che propende ad astenersi dal voto, inoltre usa la TV abbastanza male, con occhi quasi sempre abbassati e continue rassicurazioni sulle buone intenzioni del proprio partito, ma espresse senza convinzione. Possiamo discutere delle ore sull’importanza della TV, pure Grillo l’ha capito e non indugia a farsi intervistare, far partecipare giornalisti ai comizi ed annunciare un massiccio sprint finale sugli schermi televisivi.

Per chiudere: se rimonta ci sarà (c’è già stata e ci sarà, ora non so fino a che punto) non penso sia per merito di Silvio Berlusconi. Queste cose le ha sempre fatte. Piuttosto vedo tanto demerito nelle file di chi il vantaggio lo aveva e lo sta sprecando puntando a “prendere meno gol possibili”, senza usare le giuste contromosse, soprattutto adottando una politica “buona” che in questo paese non paga. E’ bellissima, ma non ti fa governare, non siamo negli USA e nessuno è Obama, prendetene coscienza. Se vuoi vincere contro questa gente qui, devi cambiare strategia. A pensarci bene poi ti ricordi che le armi per combattere sarebbero facilmente reperibili dentro l’arsenale stesso del partito, dove uno come Matteo Renzi ha dimostrato di avere tanto da insegnare a tutti in termini di praticità e facilità di comunicazione, ha lasciato spunti interessanti, pensi che magari qualcosa dovrebbero averla pure imparata…ma no, niente da fare.

Allora si, avanti di questo passo, vi meritate l’ennesima batosta. O almeno, per quanto mi riguarda, non vi meritate il mio voto.

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One comment

  1. Dici bene, l’arzillo vecchietto ne ha combinata un’altra delle sue! Deridiamolo pure, intanto però si porta a casa nuovi consensi! Incredibile ma vero!
    Per quanto riguarda Grillo…la parola DEMAGOGIA gli si è attaccata come una zecca! Indiscusso il fatto che sia una persona carismatica ma ad oggi non si può dire che le sue siano solo frottole per abbindolare il popolo. Magari sarà così, ma a priori non possiamo dirlo.
    Intanto mentre tutti sparlano e promettono, i deputati regionali m5s della Sicilia hanno creato un sistema di microcredito per aiutare le aziende siciliane in difficoltà decurtando la parte del loro stipendio eccedente i 5000€. Questi sono fatti! non chiacchiere!

    Comunque, noi tutti, prima di scegliere il partito cui dare il nostro voto, dovremo decidere se schierarci dalla parte dei VECCHI o dei NUOVI.
    I Vecchi ci hanno già mostrato il loro modus operandi per cui, cari miei Bersani e Berlusconi, cos’altro volete raccontarci?? Basta! Avete fallito. Andate a casa!
    I Nuovi rappresentano il cambiamento, o perlomeno la speranza di un cambiamento! E se anche loro dovessero deluderci…beh, ci ritroveremo nella solita valle di lacrime, proprio dove siamo ora!
    Ma almeno proviamoci checcavolo!! 😉

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