Mese: marzo 2013

La petizione per salvare il Fano Jazz By The Sea

Ci capitate un po’ tutti, su Facebook, e vedete pure voi quel passaparola stancante delle varie campagne che vengono proposte, alcune davvero inutili. In questi giorni, tra lo sterminato mondo delle petizioni online, m’è caduto l’occhio su una che mi ha sorpreso, e che mi sta particolarmente a cuore. E’ stata lanciata dal Fano Jazz Club su Change.Org, vi riporto un passo dell’appello:

Mentre ci stiamo adoperando alla definizione della XXI edizione del Festival Fano Jazz By The Sea, sapendo che avremmo subito dei tagli, ci giunge inaspettata la notizia da parte dell’Assessorato alla Cultura che il festival non potrà contare sullo storico contributo che viene concesso di anno in anno dall’Amministrazione e grazie al quale si forma “quell’architrave economico” su cui poggia tutta la complessa struttura organizzativa.
Ora i pesanti tagli prospettati sarebbero insostenibili a garantire un progetto costruito con tanto impegno passione e professionalità, e che ha le sue radici proprio in questa città dov’è nato cresciuto e si è sviluppato, fino a diventare una vera e propria tradizione.
Non solo tutta la cittadinanza fanese ha sempre mostrato gradimento e soddisfazione per una manifestazione che è stata capace negli anni di radicarsi così a fondo nel tessuto sociale economico e culturale del territorio, ma tantissime sono le testimonianze di musicisti, personalità della cultura, e semplici appassionati, che ci hanno sempre sostenuto ed incoraggiato nella diffusione della cultura attraverso una musica che attrae e affascina milioni di persone in Italia e nel mondo.
Fano Jazz By The Sea non è solo un evento che si ripete ogni anno ma, come viene affermato da più parti esso rappresenta un’eccellenza culturale, una delle cose migliori nate e sviluppate nella città di Fano negli ultimi vent’anni, un’esperienza unica che ha cambiato la geografia culturale del territorio, un momento fondamentale per la formazione e la crescita culturale di un nuovo pubblico soprattutto giovane.

Io capisco la situazione attuale, difficile per tutti e soprattutto per le istituzioni. La pubblica amministrazione sta tagliando di tutto, ed in questo tutto la cultura probabilmente è quella che viene tagliata per prima, dato che parliamo di servizi “non di prima necessità”.

Però, da fanese, considero questa rassegna un qualcosa di unico, di storicamente rilevante e da salvaguardare per quanto possibile. Sono passato ogni estate dal Fano Jazz, con i suoi concerti in riva al mare alla Marina dei Cesari, sotto il cielo stellato della Corte Malatestiana, o se il tempo buttava male si andava al Teatro della Fortuna. Ho visto decine di concerti, quasi tutti di artisti a me sconosciuti e sempre validi, a volte per uscire con una ragazza o per passare una serata con amici o anche da solo per puro piacere personale. Il Fano Jazz è magico. Soprattutto, è una delle poche manifestazioni davvero caratterizzanti di questa città, qui si parla di musica e cultura, non di Yacht lussuosi o di mostri a 4 ruote, è un qualcosa nato qui e cresciuto e sviluppatosi sempre in zona, creando un network che si è allargato a tutta la provincia.

Trovate la pagina in cui firmare “virtualmente” a questo indirizzo.

Bisogna fare qualcosa per provare a tenerlo in vita, e se una petizione può servire, ben venga. Io ho firmato, naturalmente. Comunque vada a finire, grazie infinite ad Adriano Pedini, il suo staff e chi ha dato il suo supporto per rendere possibile tutto questo.

Le due capre

Filippo Facci, che odiavo a morte ed ora trovo simpaticissimo, sul comportamento farsa dei capigruppo “5stelle” nell’incontro con Bersani di ieri.

“Non era neanche arroganza: quella dei capogruppo grillini, ieri, era un’ignoranza che non gli faceva neppure comprendere la figuraccia che stavano facendo e infliggendo. Le due capre di Casaleggio, ieri mattina, ci annoiavano in streaming e ci confermavano che tutte le decisioni erano già prese altrove, dopodiché sfilava l’arroganza che appunto è ignoranza: «Noi non incontriamo le parti sociali, noi siamo le parti sociali» ha detto lei, Roberta Lombardi, la peggiore. Forse la frase più boriosa pronunciata in televisione da anni a questa parte. Loro non sono due qualsiasi, non sono due catapultati in Parlamento via Porcellum – come tutti gli altri – che Grillo ha selezionato via web in dieci minuti e che conoscono il Paese come tutti noi. Loro sono «il» Paese, sono «le» parti sociali, tutte, anzi, sono gli ormai impronunciabili «cittadini» che hanno occupato il palazzo d’inverno col vestito buono.

Sociali, in realtà, sono gli assistenti che occorrerebbe chiamare, così da spiegare alle due capre la differenza tra la politica e la sua sciagurata rappresentazione mediatica, la differenza tra una postura estetizzante e un’altra che, una volta in Parlamento, ha conseguenze vere nella vita reale, quella del Paese, quella della gente che attende risposte, mica solo lo spread e le Borse, altro che Ballarò e dintorni, altro che quella piazza catodica che a quanto pare ha costituito il laboratorio del populismo grillino.”

Qui l’articolo completo.

Stamina e il mio rifiuto a firmare

La storia di Federico, bambino affetto da una rara e grave sindrome, ha colpito un po’ tutti nella mia zona ed ha avuto risonanza nazionale. Al bimbo è stato consentito di essere curato con il metodo Stamina, sulla vicenda si è dovuto pronunciare un tribunale perché la cura in questione è di recente applicazione e viene svolta da un solo istituto in Italia.

Conseguentemente a questo episodio, è partita una importante campagna di raccolta firme per chiedere la possibilità di curare i prossimi casi a venire senza attendere che un tribunale si pronunci in merito. Sabato, a Fano, tantissime persone hanno firmato e personalmente, seppure avevo il banchetto delle firme accanto a quello in cui io operavo, mi sono rifiutato.

Perché l’ho fatto? Perché capisco il nobilissimo principio che sta alla base della mobilitazione, capisco il caso specifico del piccolo Federico (e di altri) che smuovono le coscienze di genitori e di tutti noi, però vorrei chiarezza. Innanzitutto vorrei capire meglio, sia di cosa si tratta e sia di quali siano gli eventuali rischi futuri di questa cura alternativa. La decisione del tribunale riguardava non a caso lo specifico trattamento di Federico, perché la cura è ancora troppo “acerba” per essere estesa a tutti i casi che si presentano. Non a caso, ieri è uscito un preoccupante articolo su Nature (non una rivista qualsiasi) che parla del pericoloso rischio che si è assunta l’Italia, e il ministro Balduzzi ha subito chiarito che la sua era solamente un’autorizzazione a sbloccare le procedure previste dai giudici, non un riconoscimento ufficiale.

Insomma, l’argomento è complicato ed è prettamente scientifico, e se Elena Cattaneo, direttrice del laboratorio sulle staminali dell’università di Milano, nell’articolo definisce il trattamento “pura alchimia”, allora io mi chiedo come posso io, con la mia solidale firma fondata su una completa ignoranza in materia, voler imporre un qualcosa del quale nemmeno afferro la portata attuale della complessità, figuriamoci la portata delle conseguenze future.

Silenzio, parla il maestro

Franco Battiato, ieri, al Parlamento Europeo.

Queste troie che si trovano in giro, in Parlamento, farebbero qualsiasi cosa. È inaccettabile. Dovrebbero aprire un casino e farlo pubblico

Ricordiamo pure il suo esordio come assessore alla cultura della regione Sicilia, un saggio di impegno politico e sociale, di sentita partecipazione:

Scendo in campo volentieri ma giungo parzialmente perché non posso cambiare mestiere, non posso e non voglio cambiarlo…Ho visto Crocetta nei suoi interventi televisivi e l’ho trovato travolgente. L’unico progetto utile che possa fare è quello di trovare uno spazio, ma ne devo ancora parlare con Crocetta perché non ne abbiamo discusso fino in fondo. Non faccio politica, non voglio assolutamente avere a che fare con i politici

Avendo messo le mani avanti con la storia che “non fa politica” s’è ben guardato anche dallo svolgere il suo lavoro, per il quale presumo che incassi regolarmente il compenso che gli spetta.

Ricordo che Franco Battiato è un assessore nominato da una giunta del M5S, presieduta da Crocetta, e questo mi tranquillizza non poco. Non ho dubbi che il presidente regionale e la sua giunta prenderanno i dovuti provvedimenti, solleveranno dall’incarico il loro assessore, chiederanno un rapporto sui compensi percepiti, sul perché delle sue ripetute assenze alle riunioni del consiglio ed infine pretenderanno una spiegazione sull’infamante appellativo rivolto al gentil sesso presente in parlamento. Loro lo faranno, ne sono sicuro.

Buona la prima

E’ andata. Prima esperienza podistica conclusa con successo, visto che son qui a raccontarla. Partenza ore 10 da baia flaminia a Pesaro per il “giro del faro”, condizioni ottime con 15° e cielo coperto senza pioggia, inizio traumatico con praticamente i primi 5 km in salita per i tornanti del San Bartolo, poi una deviazione in una strada sterrata per un percorso saliscendi in mezzo alla natura (quasi trail) e ritorno in zona partenza quasi tutto in discesa.
Ho chiuso i 12km in 1:07:21, con le ginocchia e la schiena a pezzi ma con grande soddisfazione, soprattutto per i 2 pacchi di pasta che mi hanno regalato con l’iscrizione.
Devo dire grazie al Sig. Franco che mi ha accompagnato per buona parte del percorso e mai come oggi ho capito che ci vuole massimo rispetto per quelli più grandi di me, dato che alcuni volendo ti fanno veramente sentire un povero cristo.
Vi lascio la foto dei cimeli di giornata.

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Doping in alta quota

Sul numero di Outside di aprile c’è un bel reportage di Devon O’neil che parla del problema doping associandolo alle spedizioni in alta quota. La storia di riferimento è quella di un assicuratore di 27 anni, ricoverato nella clinica dell’Everest con un rush allergico alla cute ed il collo gonfio come un canotto. Il ragazzo aveva assunto del dexametasone. Questo farmaco, pieno di controindicazioni ed usato per terapie tumorali, diminuisce notevolmente i problemi dell’altura e della decompressione dovuta alla salita ed alla discesa in quota, ma a causa del sovradosaggio ha mandato in tilt sia il cervello che il fisico dell’americano, con crisi surrenali, insonnia ed altri effetti collaterali.

L’articolo parla di altri tipi di doping più o meno conclamati in montagna, di diversi farmaci dopanti proibiti tra cui l’EPO, e vengono citati un altro paio di casi in cui si sono verificati malori per effetti causati da sostanze proibite e si cerca di capire quanti interessi ci sono dietro (sembra ce ne siano di grandissimi, anche nei dintorni dell’Himalaya, con medici e cliniche che lavorano molto per procurare facilmente steroidi). Ci sono opinioni anche illustri, come quella di Reinhold Messner (che definisce chiaramente come truffatori questi soggetti), e ci si chiede se sia possibile controllare tutto ciò, o almeno porre dei limiti, dato che sembra una pratica alquanto diffusa e nemmeno tanto nascosta. Come possono, ad esempio le guide, poter richiedere un esame antidoping sul posto, oppure una perquisizione totale dell’attrezzatura che hanno in dotazione i partecipanti alla spedizione? Si può chiamare in causa la Wada per i controlli?

In realtà un altro problema è che alcuni ottomila, specialmente l’Everest, da diversi anni sono diventati accessibili praticamente a tutti. Orde di tour operator organizzano spedizioni e chi per sfizio o chi per passione decide di imbarcarsi in una faccenda simile, spesso non si cura di tutto il resto che viene richiesto dalla montagna per potere essere affrontata in modo adeguato. Quindi poca preparazione, allenamento insufficiente, passione latente ma perché non provare a raggiungere l’obiettivo con un aiutino?

E’ un peccato leggere storie simili, in fondo la prima cosa che ti chiede la montagna è di essere sì determinato, ma sempre sincero e di saper riconoscere i tuoi limiti, qualora vengano allo scoperto.

Foto: Outside Magazine

Sabato 23 Marzo – Giornata Nazionale UILDM

Si rinnova anche quest’anno la collaborazione tra UILDM (lotta alla distrofia muscolare) e i volontari del CsiFano per la Giornata Nazionale, che si terrà in Corso Matteotti sabato 23 marzo.

Io sarò allo stand domani mattina, sotto Palazzo Gabuccini. Se passate di lì, obbligatorio almeno un saluto. Per chi volesse contribuire, con un’offerta minima di 5 euro vi portate a casa una farfalla di peluche, con dentro i cioccolatini Lindt. Così vi preparate bene per la Pasqua.

Il Sig. Rossi

Non ho mai fatto mistero del mio profondo “odio musicale” per l’artista e personaggio mediatico che è Vasco Rossi, le sue sopravvalutate opere ed i suoi atteggiamenti da “rockstar”. Stessa cosa per i celebri clippini che postava sui social ed invasero la rete negli ultimi anni.

Credo sia giunta un po’ a tutti la notizia dei suoi recenti problemi di salute, anche prolungati, e conseguente assenza dalle scene. Bene, ieri è tornato a Radio Deejay ed ha rilasciato un’intervista davvero bellissima, piena di umana fragilità come poche altre che ho visto negli ultimi tempi. Sicuramente ha giocato a suo favore il fatto di sentirsi a suo agio con Linus e lo staff di DJCI, però in alcuni tratti mi ha fatto quasi tenerezza, e questo non dovrebbe mai succedere tra due buoni nemici quali siamo io ed il rocker di Zocca. In conclusione, la versione Sig. Rossi è decisamente la mia preferita rispetto al Blasco da palcoscenico, questo è sicuro.

Vi consiglio di dare un’occhiata ai video, li trovate nel blog di Linus.

La tecnica del pugno nello stomaco

Succede che, lunedì scorso, Marco Travaglio si sveglia malissimo e scrive un articolo sparando a zero sul “mondo della rete” attraverso il suo blog.

Poi succede che la rete si incazza con lui, quindi il giorno seguente scrive un altro articolo dicendo in sintesi “ahah, ci siete cascati, era un provocazione, che esagerati che siete”.

E poi succede che Filippo Facci, quando ci si mette, è uno bravissimo e riesce ad esprimere e cogliere il succo di tutto in poche, chiarissime righe. E io lo abbraccerei, tanto c’ha ragione.

Cioè: Travaglio pensa che il popolo che finge di scoprire (solo adesso) non sia lo stesso popolo che ha sempre sorretto lui, i suoi monologhi, i suoi cartafacci giudiziari, i suoi mitici Di Pietro-Ingroia-Grillo. Travaglio forse pensa che alle varie manifestazioni e ai Vaffa-day e nondimeno nell’urna – a votare Cinque Stelle e dintorni – sia andato un «popolo del web» affatto diverso da quello che ora perseguita lui e che da molti anni rompe le palle a noi…

…Una provocazione. La «tecnica del pugno nello stomaco», oltretutto, io non la conoscevo: io la chiamavo precipitosa smentita.

Ho pure una foto, con Travaglio, fatta quando venne a Fano alcuni anni fa. Allora mi piaceva, ora gli tirerei delle uova marce.