Mese: aprile 2013

Prima l’uomo, poi il giocatore

Cori dei tifosi del Milan? Succede sempre, l’importante è che siano più quelli che mi vogliono bene.

In una frase, alla quale molti avrebbero risposto in altra maniera, c’è tutto Javier Zanetti.

Descrivere il capitano dell’Inter per chi non lo conosce in realtà è molto semplice: Javier Zanetti è l’Inter. Gioca con i colori nerazzurri dal ’95, per quelli della mia generazione lui c’è sempre stato, ogni anno. Capitano, recordman di presenze, di stile, di solidità fisica, lucidità tattica, dedizione…è una statua vivente, impossibile da spiegare.

La rottura del tendine d’achille è il suo primo serio infortunio nell’arco di una carriera assurda, arrivata a quasi 20 anni di Inter e quasi 40 anni suonati. Ha detto che non si fermerà qui, e che ritornerà. C’è da credergli, non è mai stato un essere normale, lo dimostrerà ancora. Ti aspettiamo presto, Saverio.

P.s.: non essendo altrettanto sportivo quanto il Capitano, dedico questo video a quei quattro rincoglioniti che ieri hanno avuto il coraggio di sfotterlo.

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Un buon 25 aprile

Ho passato bene il giorno della Festa della Liberazione, seppure sia stata una giornata intensa.

Mattinata a Lucrezia, frazione di Cartoceto, per la classica podistica alla quale partecipavo per la prima volta con il mio gruppo sportivo di Calcinelli. 10 km, quasi tutti piani e un gruppo di iscritti da far invidia ad una maratona, davvero tantissimi. 

Ho chiuso in 52:12, mi ero posto l’obiettivo di stare tra i 50 e i 55, ce l’ho fatta ma son calato negli ultimi 3km per evidente assenza di benzina, dovuta probabilmente ad una partenza troppo sostenuta con ritmi sotto i 5 per i primi 4km e conseguente pagamento di dazio nel finale. Però son veramente soddisfatto, ora credo che mi riposerò e allenerò per un mesetto in vista della DeejayTen di Firenze a fine maggio, e senza programmi vediamo se infilarci dentro qualche altra corsa competitiva.

Il resto della giornata è stato passato tra un pranzo di pesce in riva al mare con amici ai Bagni Agata di Pesaro, un aperitivo per inaugurare la stagione estiva fanese ai Bagni Carlo e poi un film al cinema con la mia ragazza (“Viaggio Sola”, niente di che…). Non posso certamente lamentarmi. Buon weekend.

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L’economia ai tempi degli hacker

“Don’t let computers rule your investments”

La frase in questione, ovvero “non lasciate che i computer comandino i vostri investimenti”, è di Barry Schwartz, vicepresidente di una società di servizi finanziari, ed è un accorato consiglio rivolto ai broker dopo che ieri era successo questo:

Un falso tweet dell’Associated Press, inviato dal profilo hackerato dell’agenzia, ha creato il panico nella Borsa americana. Il tweet parlava di esplosioni alla Casa Bianca in cui era rimasto ferito il presidente Obama. Secondo i calcoli la falsa notizia ha bruciato 136 miliardi di dollari.

Caro Barry, tu la fai semplice, ma permettici di mandarti a quel paese. Provo a scriverlo in lettere, come negli assegni: “centotrentaseimiliardididollari”. In pochissimi minuti, dato che l’emergenza è rientrata subito. Vi rendete conto?

Tutto questo per colpa di un tweet, magari opera di qualche giovane hacker smanettone di 16 anni. Uno di quelli con i brufoli che vengono presi per il culo a scuola, il classico nerd scacciafiga al quale tiri i pallini con l’involucro della bic e che non pratica nessuno sport, e che  ieri tra una Coca-cola e uno Snickers si è fatto due risate immaginando la serie di microinfarti tra i trader di Wall Street.

La volubilità dell’economia odierna viaggia su terreni che a volte ci risultano impensabili, strettamente connessi con quelli che per ancora troppe persone sono considerate sciocchezze tecnologiche o puttanate virtuali per sfigati, mentre l’intero sistema ci gira attorno e ne risulta strettamente connesso. Eppure è così. Pensate se hackerava l’account della casa bianca, o quello dell’FBI…

Vabbè, fate finta di niente e non pensateci troppo. Buon 25 aprile.

Via: GMI

Una riflessione sulla sperimentazione animale

Lucacicca ha scritto oggi questo post che mi sta facendo riflettere non poco, a riguardo della sperimentazione animale e delle associazioni animaliste. Consiglio a tutti di leggerlo.

Io la penso esattamente come lui. Una cosa è il rispetto dei diritti e una cosa è il fanatismo. Purtroppo, in certi casi, il fanatismo sfocia nella criminalità. E sarebbe da punire.

A futura memoria

Che vi piaccia o no ieri Giorgio Napolitano, un signore di soli 87 anni,  ha scritto un pezzo di storia della nostra Repubblica.

Credo che il suo discorso, che vi ripropongo integralmente a futura memoria, mi resterà impresso per almeno 10 anni.

Tralasciando i momenti di commozione, tra le cose non dette sono sicuro di aver letto tra i suoi sguardi e le  sue espressioni più di un “vaffanculo”, sincero e sentito, verso i parlamentari. Alcuni di questi sguardi e di repentine alzate di voce erano direttamente rivolti agli applausi (inopportuni) ed ai non applausi (ordinati dall’alto) che c’erano in aula. Un fenomeno, che forse non ci meritiamo.

P.s.: Il Presidente inizia a parlare dal minuto 31.

“Sei sicuro che lo stampano?”

Siamo degli illusi. Ci illudiamo di poter cambiare il futuro con un voto, di poter decidere il destino di un paese con la nostra volontà. Ma la realtà è diversa, per chi crede nella buona politica e nella democrazia gli ultimi giorni dovrebbero spegnere tutte le speranze riposte negli ultimi partecipati mesi.

L’evidenza dei fatti ci mostra la vera sostanza della politica, lontana da quello che compare agli occhi della gente con le interviste, le assemblee ed i congressi, una politica popolata di lupi e di manovratori nascosti che sanno sempre come e quando intervenire per spostare equilibri e modificare schieramenti. C’é sempre qualcuno più forte della voglia di buona politica.

In soli 3 giorni di elezioni per il Quirinale è stato messo in pratica tutto il repertorio del “fare politica” alla vecchia maniera, quella che vedevamo così lontana dopo le belle storie delle primarie PD e l’ascesa dei cinque stelle che dovevano mandare tutti a casa. Tutto come prima, peggio di prima se possibile.

In questi momenti, mi torna in mente la scena finale de “I 3 giorni del condor”, un film esageratamente attuale, sempre attuale. Il contesto è un altro, la sostanza la stessa, ovvero puoi fare quello che vuoi, ma non riuscirai a cambiare nulla del sistema. Una scena da brividi, un film che consiglio a tutti di vedere o rivedere.


P.s.: immutata stima per Giorgio Napolitano, pluri Santo Subito.

La mia sul “Bar delle grandi speranze”

In questo fine settimana ho finito di leggere il celebre romanzo di JR Moehringer, “Il bar delle grandi speranze“. Per chi non conoscesse l’autore, si tratta di colui che ha scritto, di fatto, uno dei casi letterali degli ultimi tempi, ovvero “Open”, l’autobiografia di Andre Agassi.

Il racconto, profondamente autobiografico, parla della vita dell’autore, cresciuto con i genitori separati, vivendo con madre e nonni, la lontana presenza di un padre distaccato e disinteressato e con una situazione famigliare non certo facile. JR cresce ed affronta le varie situazioni della vita (scuola, amore, lavoro) con un solo punto fermo, il bar appunto, dove trova rifugio, consiglio ed ispirazione costante. La storia è scritta benissimo ma per quella che è stata la mia esperienza c’ha messo non poco per decollare. Precisamente, finché il ragazzo non entra in pianta stabile nel “Publicans” (è il nome del bar), ero quasi sul punto di abbandonare la lettura, tanto mi sembrava stagnante nei capitoli iniziali.

In seguito aumenta il ritmo ed il resto della trama è spassosa e gradevole, per certi versi mi son ritrovato a confrontare i tanti personaggi ed episodi “da bar” con quelli vissuti personalmente, riconoscendo che in alcuni casi si hanno di fronte situazioni ed esperienze che ti formano su come affrontare la vita meglio di tanti altri luoghi che si frequentano.

In definitiva si tratta di un bel romanzo, certo non un capolavoro assoluto per quello che è il mio umile giudizio, ma che merita almeno di essere letto e giudicato.