Renzi a Popsophia 2013 – Report

Poco più di un’ora di incontro, iniziato in grande ritardo causa traffico in autostrada, per Matteo Renzi ieri al Popsophia di Pesaro.

La chiacchierata con Monica Maggioni ha trattato ben poco di eroi e antieroi della politica (era il tema della giornata), bensì si è parlato dell’Italia attuale, del suo governo, dei rapporti con l’Europa, del PD e di quello che farebbe Renzi per questo paese, partendo dalla sua esperienza come sindaco. Insomma, s’é fatto campagna elettorale bell’e buona, a mio modo di vedere. La Maggioni s’è peraltro ben guardata dall’incalzare Matteo, ma ha lasciato carta bianca di discussione se non per qualche rara breve interruzione su alcuni temi attuali.

Renzi ha chiarito nuovamente che attende le mosse di Epifani sul prossimo congresso del PD per decidere se candidarsi come segretario (sarà importante sapere se lo convocherà per i primi di novembre e con che regole), ha martellato con i suoi cavalli di battaglia (no al finanziamento pubblico dei partiti, nuova legge elettorale con sistema dei sindaci, servizio civile europeo, istruzione da riformare, etc) ed ha pure intrattenuto con qualche scambio di battute il pubblico che gremiva la Rocca Costanza.

In conclusione, giudizi personali. Vabbè, Renzi molto bene con microfono in mano, inutile stare a discutere sulla presa che ha sul pubblico un personaggio simile, mi sembra anche un po’ maturato dal punto di vista comunicativo (più attento ai dettagli, meno distratto), vediamo che succede nei prossimi 2 mesi che saranno cruciali per tutti, visto che tutto dipende dalla data del congresso.

Note a margine: solita mitragliata di politici locali che lo accolgono a braccia aperte e con larghi sorrisi e strette di mano amichevoli, da Solazzi a Minardi (per loro ci può stare) per finire a Ricci e Ucchielli che non ricordo così interessati alle proposte politiche del sindaco fiorentino ai tempi delle primarie PD. Inoltre, alla mia esclamazione “Matteo, m’hai dato 4 min alla DeejayTen, che te possino” m’ha prima chiesto quanto avessi fatto e poi mi ha sorriso e detto “Dai, alla prossima”. Che tte possino, du volte.

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