Skunk Anansie – Live in Cattolica

Mercoledì scorso sono stato a vedere gli Skunk Anansie all’Arena della Regina di Cattolica. Son venuto a sapere di questo concerto quasi per caso, pochi giorni prima, così ho preso i biglietti all’ultimo e sono andato in moto con Chiara vista la breve distanza che ci separa dalla cittadina romagnola.

Concerto bellissimo. Capita raramente di trovare una performance in cui c’è un gruppo in forma, pubblico giusto ed acustica ottima. E’ stato un live da ricordare, quasi 2 ore di tanto rock, poco spazio alle ballate, davvero grande presenza scenica e quel pizzico di complicità con la folla che non guasta.

La scaletta è stata questa:
The Skank Heads
I Will Break You
I Believed In You
God Loves Only You
Secretly
Twisted (Everyday Hurts)
I’ve Had Enought
My Ugly Boy
Weak
Hedonism (Just because you feel good)
My Love Will Fall
This Is Not A Game
I Can Dream
Spit You Out
Because Of You
Yes It’s Fucking Political
Charlie Big Potato
Bis:
Tear The Place Up
Follow Me Down
Little Baby Swastikkka

Gli Skunk sono ancora sul pezzo, specialmente live. Skin è in forma smagliante, sia fisicamente che a livello vocale. Chiunque di voi si stia chiedendo se valga la pena andare ad una delle prossime date, per quanto mi riguarda la risposta è SI.

Vi lascio il video dell’ultima song, che rubo ad uno dei millemila ragazzi che decidono ad ogni concerto di perdersi il momento e registrare tutto…non li capirò mai, li maledico sul posto e li benedico il giorno dopo. Comunque un pezzo con grande sbattimento e la particolare discesa tra la folla di Skin (che già s’era concessa uno stage diving di tutto rispetto). Uno dei momenti più fichi della serata.

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One comment

  1. Io invece ho visto soltanto 3 concerti in tutta la mia vita, tutti e 3 di Franco Battiato. Gli piace farli in mezzo ai prati, e questo talvolta causa degli inconvenienti non da poco.
    Ad esempio, al primo dei 3 concerti aveva piovuto a dirotto dalla mattina fino a un’ ora prima dell’ inizio, e quindi per raggiungere il mio posto a sedere dovetti avanzare nel fango che mi arrivava fino alle caviglie.
    Tuttavia, fare i concerti in un contesto agreste ha anche dei lati positivi: ad esempio, al secondo e al terzo concerto eravamo in piena Primavera, e quindi l’ aria era carica di tutti gli odori naturali della terra, sembrava di essere nel giardino dell’ Eden.
    Al primo concerto Battiato fece un’ entrata in scena spettacolare: arrivò in macchina, fece fermare l’ autista a poca distanza dagli ultimi posti a sedere e poi percorse a piedi il tragitto da lì al palco. Anche lui si sarà riempito le scarpe di fango, ora che ci penso.
    Il pubblico fu molto disciplinato: invece di sporgersi in avanti per toccarlo, si alzò in piedi e lo applaudì a scena aperta. Lo facemmo perché avevamo capito il senso profondo di quella scelta: Battiato voleva esprimere vicinanza al suo pubblico non con un sorriso finto, non con un ringraziamento stereotipato, ma con il gesto simbolico di camminare in mezzo a noi. Ci commosse senza bisogno di dire una parola.
    Il terzo concerto fu il più bello in assoluto, perché lui nell’ ultima mezz’ora ci chiamò tutti sotto il palco e fece canzoni a richiesta finché non gli andò via la voce.
    Quella sera stessa capii che non l’ avrei più visto in concerto, perché era meglio chiudere così, avevo già toccato l’ apice.

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