Mese: agosto 2013

Affari

Come forse ho già scritto, non guardo la TV. Faccio eccezione per pochissime cose, tipo notiziari sportivi, rassegna stampa del mattino, programmi on demand come “il Testimone” e la domenica a pranzo immancabile Linea Verde.

Questo, durante l’anno. Quando sono in ferie il mio unico canale si chiama Dmax, lo guardo di continuo qualsiasi cosa trasmetta. Non ho Sky, non sono fissato con i programmi tematici o con le serie TV, non mi frega nulla se vedo una puntata sette anni dopo che l’hanno trasmessa…semplicemente è un canale che mi trasmette scazzo e mi rilassa.

Il programma che più ho visto in questi giorni è “Affare Fatto“, molti di voi lo conosceranno, ma è giusto spiegarlo in parole semplici. In pratica ci sono questi due tipi, due attori, lo smilzo e il ciccio, che girano città americane dove si svolgono aste comprensive di diversi oggetti ammassati, e che devono aggiudicarsi valutando l’interno del box in pochi secondi. Naturalmente, nessuno degli altri concorrenti si prende i lotti migliori e loro riescono sempre a tenersi al di sotto o al pari del prezzo massimo che aveva stabilito per l’asta. Ma il bello viene dopo. Sempre, all’interno di questi box, trovano pezzi unici, rarità, che riescono a vendere a qualche scemo di turno che addirittura lui stesso supervaluta per aumentare il gruzzolo dei nostri protagonisti. Oltre ai pezzi forti, che rivendono al 450% di guadagno dal valore di acquisto, ci sono anche dei pezzi inutili che ognuno di noi butterebbe nell’indifferenziata e che i mitici riescono a piazzare per 500 dollari anche al migliore affarista che gli si presenta davanti, e che rimane sempre fregato come un tordo. Ogni asta, un guadagno di 4000 dollari in media. Mai un problema, sempre a gonfie vele. Alchè mi chiedo: che diavolo ci stiamo a fare, dentro gli uffici, a bestemmiare con l’IMU e con l’IVA , quando possiamo tutti andare in USA e rivendere un cerchione di una bicicletta del ’41 a 8.000 dollari al primo rimbecillito che incontriamo?

Non lo so, ma nel dubbio, continuo a guardarlo e li maledico. Affare fatto, e grazie al cazzo.

Foto: DMAX

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John Legend, Spotify e il futuro della musica

In principio fu Napster, capostipite del download illegale di musica online. Poi Napster morì, e fu pure citato in giudizio addirittura dai Metallica, credo sia storia di circa 13 anni fa.

Ora, ed è storia recente, siamo arrivati al punto che i Metallica (proprio loro) hanno autorizzato Spofity, piattaforma di musica on streaming parzialmente gratuita, a pubblicare tutta la loro discografia. Nel frattempo, John Legend ha deciso di lasciare proprio al colosso svedese della musica on demand l’anteprima del suo nuovo album in esclusiva fino al 3 settembre (si chiama “Love in the Future”, magari sparatevi un ascolto tanto per…).

Me lo sto ascoltando ora, gratis, senza paura di dover essere perseguito penalmente. Forse siamo arrivati ad un punto in cui nell’industria musicale i soldi si fanno in altro modo, di sicuro siamo ad un punto di non ritorno, e temo che in prospettiva la cosa possa riguardare anche la sopravvivenza di iTunes così come lo conosciamo ora. E credo possa interessare anche il sottoscritto, che ad iTunes ha già versato discrete somme di denaro.

Tutti connessi, tutti sconnessi

Ben ritrovati a tutti, ho staccato un po’ da tutto e anche con il blog mi sono preso una lunga pausa.

A breve vi racconterò il mio ultimo periodo di ferie, nel frattempo non posso non condividere un video “viralissimo” degli ultimi giorni, che gira da un po’ sui social.

Mi son ritrovato spesso, in questi giorni liberi dal lavoro, a vivere situazioni simili. Ed alle volte, uno di quelli “sconnessi” dal mondo reale ero proprio io. A pensarci, fa un pochino paura. “It’s evolution…baby”, come dicevano i Pearl Jam.