Mese: febbraio 2014

I dolori del non più giovane me

Le mie vicende sportive, di cui a volte parlo in questo blog, stanno vivendo nuovi importanti capitoli, non sempre entusiasmanti.
L’anno è partito con un punto fermo, quello di preparare decentemente e riuscire a correre una mezza maratona, ed avevo già individuato nella 21km di S.Benedetto, ad aprile, l’obiettivo più realizzabile.
In contemporanea con l’inizio della preparazione a questa nuova distanza, per me molto impegnativa perchè non abituato ai lunghi, ho anche ricominciato a fare yoga.
E’ una disciplina unica che se seguita con costanza, anche con una sola lezione a settimana, produce risultati incredibili in flessibilità, forza ed equilibrio. E quindi via così, quasi una seduta a settimana.
Tutto bene, distanze che aumentano e preparazione che procede, alternata anche a ripetute sia in salita che sul piano.
In tutto questo, la cosa che mancava era l’aspetto tecnico-ludico dello sport, al quale sento di non potermi sottrarre per tempi troppo lunghi, ok bello correre, ok fantastica la concentrazione yoga…ma vuoi mettere una bella partita a calcio con amici?
Qualche partitella quà e là, allenamenti con amici, e morale della favola venerdi scorso mi son rimediato una bella contrattura alla coscia, sperando che sia solamente quello.

Ora vai di termocrema all’arnica, riposo e muscoli al caldo, in attesa di capire che succede. Nel frattempo mi sto interrogando se tre sport così diversi tra loro siano compatibili e sopportabili dalle mie fibre muscolari, se sia un fatto di recupero tra un’attività ed un’altra, oppure se semplicemente a 32 anni sia solo un fatto di età e farmene una ragione.

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La morte ai tempi di Twitter

E così, mentre discutiamo su quanta bua si sia fatto Balotelli alla spalla, e quanto sia stato inappropriato il regalo di Wanda Nara per i 21 anni di Icardi…in Ucraina, nel mezzo di una guerra civile, una giovane medico, anch’essa di 21 anni, twitta i suoi ultimi terribili pensieri. Che cazzo di mondo.

Update del 24/02/14 h15.53:
Il portale TMNews riporta la notizia secondo cui l’infermiera ucraina (e non medico) sia viva. E pure estremista. Le info da twitter, quindi non verificate, mi insegnano che è meglio andarci con i piedi di piombo. Una lezione per il futuro.

Chi ci ha guadagnato?

Non comprendo i commenti entusiasti degli anti-Grillo dopo la pagliacciata della diretta streaming di ieri. Davvero, non capisco.

Credo sia abbastanza chiaro che molti di quelli che avevano chiesto l’intervento di Grillo volesse proprio quel tipo di comportamento da parte sua di fronte a Matteo Renzi e Delrio. Certo, ci saranno delusi tra i votanti del M5s, ma nessuno di questi deciderà che da oggi starà dalla parte di Renzi.

Il motivo secondo me è semplice.

Bah. “Vi meritate di più, amici”. “Le parole di comprensione del candidato premier verso gli “amici” o i “cari elettori” traditi nei fatti dalle promesse del movimento, non fanno altro che aumentare la distanza che li separa.
Non ti considerano un loro amico, non vogliono il tuo abbraccio. Voterebbero Berlusconi, pur di non passare dalla tua parte, questa è una cosa che nel PD si devono mettere bene in testa. Molti del PD sono passati o passano ai 5 stelle, ma nessuno dei 5 stelle tornerebbe al PD, soprattutto se guidato da Matteo Renzi, a me sta faccenda sembra fin troppo chiara e irreversibile.

Renzi ha fatto bene ad incontrare Beppe Grillo, e ha fatto bene ad andarsene, anzi forse è rimasto pure troppo.
Poi però, in conferenza stampa e sui social, doveva semplicemente dire la cosa che TUTTI ieri hanno pensato:

“Beppe Grillo è un cazzone e un maleducato. E oggi ne avete avuto una riprova.”

Stop. Nulla di più. Almeno sarebbe stato sincero.

Impegno inutile

Che dire, Renzi c’ha lasciato di stucco a tutti.

Ora si sprecano i commenti inutili, dal “cosa ne sarà di noi” al “te l’avevo detto che andava a finire così con uno come Renzi”. Pochi, per adesso, provano a cercare spiragli positivi nella faccenda, e sono tutte ipotesi fantasiose, dato che delle certezze, se mai ne avessimo avute, abbiamo imparato a diffidarne da un pezzo.

E allora tiriamoci su, ormai il solco è tracciato, vediamo che combina questo sbruffoncello impertinente con un briciolo di talento,  se fallisce lo farà fragorosamente così come ha costruito tutta questa scalata, altrimenti saremo qui pronti a giudicarlo.

Soprattutto, voglio spendere una parola di conforto per quei collaboratori di Enrico Letta, probabilmente ragazzi, che martedì notte avranno fatto le ore piccole per scrivere il testo di “Impegno Italia“, il suo progetto per il rilancio presentato mercoledì alla stampa.

58 pagine di pdf,  un impegno di responsabilità di fronte al paese. In 24 ore è già tanto che mi ricordavo il nome. Che spreco.

Avanti un altro

Stavo ragionando sul mio “excursus cellularistico” degli ultimi anni, e devo riconoscere di avere delle capacità davvero prodigiose.

Ho comprato un Nokia E72 nel 2010, poco prima che la società andasse pesantemente in crisi e si aggrappasse a Microsoft per tentare la risalita.

Nel 2012 sono passato ad un BlackBerry Curve 9360, immediatamente dopo è scattata la crisi nella RIM, l’abbandono dei padri fondatori dell’azienda, e l’inizio del periodo difficile che tutt’ora perdura anche dopo diversi tentativi di acquisizione e cambio di strategia commerciale e produttiva.

Ora, ho appena comprato un Motorola MotoG, forte delle recensioni positive, del prezzo d’attacco veramente ottimo ma soprattutto della paternità Google su tutto il prodotto. Bene, notizia di pochi giorni fa, Google ha ceduto Motorola a Lenovo, dopo 22 mesi di proprietà.

Fossi nei panni di Samsung ed Apple,  inizierei a toccarmi.