Mese: marzo 2014

Le consegne di Poste Italiane per Amazon

Dallo scorso novembre 2013, Amazon ha stretto un accordo di pochi mesi (si diceva fino a metà febbraio) per affidare le consegne di alcune tipologie di pacchi tramite Poste Italiane. A parte che, temo, il servizio sia stato prorogato (dato che giusto settimana scorsa ho ricevuto un pacco tramite le Poste), mi sembra giusto riportare la mia esperienza in merito.

Mi è capitato due volte di avere a che fare con le Poste, e non è stato facile non accorgermi del passaggio al nuovo vettore di spedizione. In entrambe le occasioni, per tutti e due i pacchi, mi son ritrovato la lettere di mancato recapito nella cassetta postale, con richiesta di ritiro il giorno seguente all’ufficio postale. Quindi fila alla posta, incluso un caso di misteriosa sparizione e poi riapparizione di un pacco, parecchio tempo perso e pacco ritirato un giorno dopo. Una scocciatura notevole,  per uno abituato agli standard di consegna dei corrieri che operano con Amazon.

La faccenda ha interessato parecchi utenti, e mi è sembrata evidente una certa insoddisfazione più o meno generale.

Ora, premesso che ho effettuato la bellezza di una cinquantina di ordini, fin dalla creazione del sito italiano, posso dirmi abbastanza esperto in materia. Amazon è una potenza tale perché garantisce certamente prezzi competitivi, ma lo è anche per la velocità e puntualità delle sue consegne. Non mi è mai capitato, in questi anni, di ricevere un ordine in ritardo. Quando non era nessuno presente in casa, mi è sempre arrivata la chiamata del corriere che poi ha sempre puntualmente riconsegnato entro la giornata (che sia SDA, GLS o Bartolini) anche in luoghi diversi, e questo è un servizio che solo i corrieri possono fornire.

Insomma, basta poco per giocarsi anni di rispettabilissimo servizio affidandolo a chi non può garantire con certezza la puntuale consegna dei pacchi. Se proprio vogliamo essere chiari, con Poste Italiane il rischio di sputtanarsi a me sembra aumentato di parecchio per Amazon.it.

Mi sono permesso di contattare l’azienda tramite il servizio clienti, e come al solito hanno risposto in tempi brevissimi e con la consueta disponibilità. Vi riporto la risposta, che non risolve nulla ma che testimonia anche il fatto che “più persone ci segnalano un problema e più è probabile che qualcosa che non funzioni venga migliorato”.

Gentile Marco, Innanzitutto mi scuso per i disagi che hai dovuto subire per le consegne.  Ti informo che per adesso non è ancora possibile scegliere quale corriere utilizzare per le proprie spedizioni, poichè viene assegnato in automatico dal sistema. I motivi per cui il tuo pacco viene affidato ad un corriere piuttosto che un altro sono diversi, dipende dalla ubicazione fisica dell’articolo, dal tuo indirizzo di spedizione ecc. Ogni articolo quindi è un caso a parte e quindi non è possibile ricevere le consegne sempre dallo stesso corriere o escluderne uno. In questo caso ti informo che ho provveduto ad inoltrare la tua segnalazione al nostro dipartimento competente che si occupa di valutare i corrieri. I vostri suggerimenti sono davvero importanti poichè ci permettono di migliorare costantemente il servizio. Per quanto riguarda le telefonate dei corrieri ci tenevo ad informarti che comunque non è un servizio pattuito con Amazon. Il corriere sicuramente ti ha chiamato in passato utilizzando il buon senso ma non è un servizio dovuto… Sono comunque sicuro che non capiteranno più disservizi o episodi spiacevoli. Restiamo a tua completa disposizione, per qualsiasi motivo non esitare a ricontattarci.  A.C.

Scotch-ati

Nell’infinito turbine di deficienza che avvolge il mondo dei social network, stamattina grazie a Francesco Lancia del Trio Medusa vengo a sapere della pagina facebook “SelloTape Selfie” dove c’è gente che si avvolge degli oggetti intorno alla faccia con dello Scotch e si fa degli autoscatti con la faccia deformata.

Si, è malsano e stupido, Si, decisamente esagerano. Però porca puttana, in alcune foto ho rischiato il collasso.

P.s.: tutto nasce da “Yes man” con Jim Carrey, che su twitter ha approvato, a modo suo, le foto.

Ricordare Ayrton Senna

senna

Come ci ricorda oggi il bel doodle di Google, 54 anni fa nasceva Ayrton Senna, indimenticato pilota di F1.

“Il Post” ha pubblicato un’anticipazione del libro che uscirà a breve scritto da Giorgio Terruzzi (si intitola “Suite 200: l’ultima notte di Ayrton”), giornalista Mediaset che frequenta tutt’ora i paddock e che ai tempi di Senna riuscì a stabilire con lui un rapporto fatto non solo di interviste, ma anche d’altro. Credo sia un libro interessante, anche per capire la diversità di questo personaggio da molti altri che hanno attraversato le piste.

Per una serie di circostanze curiose che abbinano coincidenze, vite private, spostamenti, ho avuto la possibilità di scambiare qualcosa che andava oltre il lavoro, suo e mio, sulle piste del Mondiale. Una vicinanza relativa ma sufficiente a far scattare una curiosità e poi un interesse e poi qualche inattesa confidenza con un uomo che per molti versi era capace di gesti lontanissimi dai miei, dai nostri, dettati da un qualche raggio celeste e poi, all’improvviso protagonista di atti ben più leggibili, vicini, persino somiglianti ad una fatica condivisibile e quotidiana. Un essere umano, semplicemente, simile ad altri, a ciascuno di noi, pronto addirittura ad offrirsi così. Preso da un dubbio, da una rabbia, da una preghiera, da una debolezza, mentre in pista sembrava solo formidabile, un fenomeno, un vero capo.

Il 1 maggio saranno 20 anni dalla morte del campione, e credo saranno previste diverse iniziative particolari, non ultima quella organizzata dal gestore dell’hotel che Ayrton era solito frequentare quando correva ad Imola, e che fu il posto dove passò la sua ultima notte. Saranno presenti anche lo stesso Terruzzi ed il mitico Ezio Zermiani, altro giornalista che aveva un particolare rapporto con il brasiliano.

Spero si parli parecchio di lui in questo mesetto, in modo da tenere sempre vivo il ricordo, e pure per far nascere la curiosità nei più giovani, che magari si chiedono chi sia questo personaggio, e perché se ne parla così tanto.

Il tabellone più bello di sempre

La Champions League di calcio si appresta a vivere la sua fase conclusiva. Ieri ci sono state le ultime sfide degli ottavi di finale, dal 1 aprile si passa ai quarti.

Otto squadre rimaste a giocarsi la finale di Lisbona: Real Madrid, Barcellona, Atletico Madrid, Bayern Monaco, Borussia Dortmund, Chelsea, Manchester United, Paris Saint German.

Sono tutti top team assoluti, sicuramente i migliori in circolazione. Per quanto debba essere così, erano anni che non capitava un tabellone così spettacolare, perché per tantissimi motivi alcune delle squadre migliori si perdono per strada ogni anno.

Ora, qualsiasi sorteggio butterà fuori delle sfide di livello altissimo tra i migliori giocatori del mondo. In fondo, alla Champions League si è da sempre chiesto solamente questo. E questa è davvero un’ottima annata.

Buon divertimento.

Ancora 24h

Sto leggendo il Sole24Ore e penso proprio che vorrei andare avanti di 24 ore, da adesso, per liberarmi di un po’ di cose dalla testa.

E’ una di quelle giornate antipatiche, piena di cose da fare pur avendo la testa altrove. Son quasi tutte faccende controvoglia, sia durante che dopo il lavoro, e sarà una giornata lunga. I clienti peggiori, gli impegni presi e quelli a cui non puoi dire di no.

E poi, domani mattina, se tutto fila liscio, compro casa.

Panorama

Ieri mattina sono uscito per il consueto “lungo” del fine settimana. Non sapevo esattamente dove andare di preciso,  l’idea era di farmi circa 12km sofferti (quindi non pianeggianti) e questo, nelle vicinanze di casa mia, significa salire a Montegiove di Fano, con la variante di poter decidere diverse vie d’accesso per arrivarci e poi discendere e tornare verso casa.

E’ una zona che frequento spesso in allenamento, solitamente faccio quasi sempre lo stesso giro per strade conosciute. Ieri, pur essendo reduce da una cena impegnativa in uno dei miei ristoranti preferiti, ho cercato di modificare l’itinerario e quindi una volta in “vetta” di scendere da Ferretto/San Cesareo/Carrara piuttosto che da Cuccurano “via fornaciotto” o “via pattuccia” (per chi conosce bene la zona).

Mi son goduto quasi tutto, dalla salita difficoltosa al passaggio a Ferretto davanti la villa di un nostro caro amico, dove mi son fermato a dare una sbirciata e dove i ricordi mi hanno riportato alle decine e decine di pomeriggi estivi passati in piscina durante l’adolescenza.

Nota particolare per una parte della sessione, in cui ho deciso di addentrarmi verso una stradina che avevo percorso solo una volta (nella gara di agosto 2013), e che ho seguito “alla cieca” solo per la curiosità di vedere dove mi potesse portare, dato che i ricordi  di quel giorno non erano proprio limpidi.

Il risultato è che mi son trovato, dopo una salita terribile, a godermi un paesaggio spettacolare. Mi son fermato pure lì, 10 secondi, a guardarmi intorno estasiato. Son tornato nel pomeriggio per fare alcune foto con la funzione “panorama”. Non male, eh?

Pano2

Ps: il track della sessione, con la mappa.

Star Walls

Dio benedica Simone Spetia che oggi ha tweet-consigliato l’account di STAR WALLS che posta foto delle migliori scritte sui muri.

Io, da puro amante della materia, non lo conoscevo. E’ grandioso.

Vi twitto il mio preferito di giornata.

Alex Ferguson – La mia vita

Ho finito di leggere, in pochissimo tempo, la bio di Sir Alex Ferguson, che come vi avevo preannunciato era un libro troppo appetibile per il sottoscritto, da sempre affascinato dal super-tecnico scozzese al pari solo di José Mourinho.

A me il libro è sembrato bellissimo. Scritto in modo molto semplice e comprensibile, ben suddiviso e bilanciato tra storie “vecchie” di un giovane Ferguson alle prese con sogni, speranze e lavori giovanili, tra un Fergie privato e famigliare ed infine tra un Sir Alex alle prese con storie più recenti riguardanti la sua epopea in panchina al Manchester United ed i suoi giocatori storici.

Durante la lettura ho sottolineato alcune citazioni, ve le riporto qui (grazie al mio Kindle, ma grazie soprattutto a Lucacicca per le dritte fondamentali), aggiungendo anche qualche video che aiuta a ricollegare immagini e momenti sportivi vissuti.

Allenare con fermezza, sin dai primi passi:

Devi saperti imporre. Come mi disse Big Jock parlando dei giocatori, mai innamorarsi di loro, perché non ti saranno fedeli.

Nell’ottobre 1974 andai a lavorare al St Mirren, fase successiva della mia formazione. Il primo giorno, in una foto sul “Paisley Express”, si vedeva il capitano che faceva un gestaccio alle mie spalle. Il lunedì successivo lo chiamai e gli dissi: “Se vuoi puoi andare via a costo zero. Qui non c’è posto per te, non giocherai.” “Perché?” chiese lui. “Tanto per cominciare, fare le corna alle spalle dell’allenatore non è un comportamento da giocatore esperto, né da persona matura. Da un capitano esigo maturità, e quello è stato un gesto da ragazzino. Devi andartene.”

Sul rapporto con Beckham, prima speciale poi burrascoso:

Fu in quei giorni che dissi al consiglio che David doveva andare via, e i membri che mi conoscevano sapevano qual era il mio messaggio: quando un giocatore del Manchester United si sentiva al di sopra del suo allenatore, doveva andarsene. Ho sempre detto: “Nel momento in cui l’allenatore perde la propria autorità, la squadra non esiste più; finiscono per gestirla i giocatori, e iniziano i guai.”

Un esempio: arrivando al campo di allenamento alle 15, prima di una trasferta con il Leicester City, notai dei giornalisti allineati lungo la strada verso Carrington; dovevano esserci venti fotografi. “Che cosa succede?” chiesi. “Sembra che domani Beckham svelerà il suo nuovo taglio di capelli,” mi dissero. David apparve con un cappello di lana in testa. A cena, quella sera, ce l’aveva ancora in testa. “David, togliti il cappello, sei al ristorante,” dissi. Rifiutò. “Non essere stupido, toglitelo,” dissi di nuovo. Ma non lo fece. Allora mi arrabbiai. Non potevo multarlo per quello. Molti giocatori portavano cappelli da baseball durante gli spostamenti, o roba del genere, ma nessuno era stato tanto irrispettoso da tenerlo in testa durante un pasto con la squadra. Il giorno dopo i giocatori stavano uscendo per il riscaldamento pre-partita, e David aveva il suo cappello in testa. “David,” dissi, “non uscirai con quel cappello in testa. Non ti farò giocare. Ti tolgo dalla squadra immediatamente.” Si infuriò, e lo tolse. Senza capelli, completamente rasato. Dissi: “Quindi era questo? Nessuno doveva vedere la tua testa rasata?” Il piano era di tenere il cappello e toglierlo solo al calcio d’inizio. A quel tempo cominciavo a perdere le speranze; rischiavo di vederlo divorato dai media e dalle agenzie pubblicitarie.

Il suo giudizio su Mourinho:

Tutti quelli con cui ne parlo mi dicono che José è eccezionale con i giocatori, è meticoloso nei suoi programmi, cura i dettagli. Quando lo conosci è una persona piacevole, autoironica, che sa prendersi in giro; non so se Wenger o Benítez abbiano questa capacità.

Saper gestire i giocatori. Le basi della sua filosofia:

Prima di tutto, devi dir loro la verità. Non c’è nulla di sbagliato nel mettere un giocatore fuori forma davanti alla realtà dei fatti. E quel che direi a chiunque stia perdendo fiducia in sé è che noi siamo il Manchester United, e che semplicemente non possiamo permetterci di scendere al livello delle altre squadre.

Le lodi sperticate suonano false, i giocatori lo capiscono. Un elemento centrale della relazione allenatore-giocatore è che l’allenatore deve far sì che i giocatori si assumano la responsabilità delle proprie azioni, dei propri errori, della qualità delle loro prestazioni e, alla fine, dei risultati. Eravamo tutti nell’industria del risultato. Qualche volta una vittoria risicata era più importante di un trionfo per 6-0 con un gol dopo venticinque passaggi. Il succo della faccenda era che il Manchester United doveva essere vincente, e potevo mantenere una mentalità vincente solo se dicevo in tutta onestà ai giocatori cosa pensavo delle loro prestazioni. Sì, qualche volta ero energico e aggressivo; dicevo ai giocatori cosa il club si aspettava da loro.

La bruciante vittoria del City nel campionato 2012/2013, all’ultima giornata e all’ultimo minuto, ai danni dei cugini Red Devils. Le immagini, oltre alle parole, aiutano a capire cosa successe:

Tornati nell’intimità di casa nostra, Cathy disse: “È stato il giorno peggiore della mia vita. Non ne posso più.” Il pomeriggio di domenica 13 maggio 2012 fu devastante. Per chi era neutrale fu il finale di campionato più eccitante della storia; per noi fu il momento doloroso in cui capimmo di aver gettato via il primo posto. Avevamo infranto la regola dello United che imponeva di non cedere una posizione di potere.

Sempre sui rivali del City, tornati vincenti, ma solo per un anno:

La mia idea sul fatto che il Manchester City non fosse riuscito a vincere di nuovo il titolo era che non avevano potuto contare su giocatori che capivano il significato di vincere un campionato per la prima volta dopo quarantaquattro anni.

La miglior partita della sua gestione, quella con la Roma, finita 7-1:

Un mese dopo che Henrik Larsson tornò in Svezia, mettemmo a segno una delle nostre più grandi vittorie europee: il 7-1 contro la Roma, il 10 aprile, fu il nostro punteggio più alto in Champions League. Due gol ciascuno per Michael Carrick e Ronaldo, uno per Rooney, Alan Smith e anche Patrice Evra, che segnò per la prima volta in Europa. Le grandi partite normalmente vengono vinte da otto giocatori. Tre giocatori in serata negativa si possono sopportare, se si impegnano al massimo o se svolgono ruoli puramente tattici per permettere alla squadra di ottenere il risultato. Ma una mezza dozzina di volte in carriera capita di raggiungere la perfezione, con tutti e undici i giocatori in sintonia. Quella sera ci riuscì tutto, segnammo il secondo gol dopo sei passaggi di prima

La sua ultima partita in casa, entrata trionfale con guardia d’onore:

Foto | Bbc

Ci piace ricordarlo così

In principio, fu il video agricol-friendly di presentazione:

Poi, venne l’account Instagram. Fatto bé.

Ma come dimenticare anche l’account Twitter, e naturalmente anche la pagina Facebook.

Ora, a distanza di un mese e mezzo, è stato lasciato solo come un cane.

Non ti dimenticheremo, piccolo grande amico della Natura.