Mese: maggio 2014

Un blog come pochi

Molti (troppi) parlano di calcio, pochi parlano del “gioco del Calcio” in sé.

Nella striminzita schiera di quelli che fanno parte della seconda categoria, merita una menzione d’onore il blog “L’Ultimo Uomo“.

Per chi lo vive da dentro, il calcio ha anche una sua bellezza nella tattica, nella strategia e nell’approccio psicologico. E’ facile parlare dei personaggi dai loro risultati, molto meno farlo spiegando perché le loro squadre giocano in un determinato modo, e come sono arrivate a farlo.

Il mezzo miracolo del Liverpool di quest’anno, e tante altre storie di pallone, assumono un valore superiore se analizzate anche sul piano schematico e prettamente tecnico.

Il blog, tra l’altro, non parla solo di calcio e si avvale del contributo di alcuni eccellenti giornalisti. Gli articolo sono a volte lunghissimi, ma forse il bello sta proprio lì.

Analisi flash del voto comunale a Fano

Una sola lista, solamente 24 candidati come consigliere comunale, meno di 5.000 euro di budget per spese elettorali. Risultato: 6.923 voti. Ovvero Ballottaggio con il candidato di centro sinistra, Massimo Seri.

“Fano a 5 Stelle” ha dato vita ad un piccolo miracolo elettorale locale di cui sono fiero di aver fatto parte, arrivando davanti a coalizioni molto più blasonate e sulla carta con numeri, candidati, e mezzi a disposizione molto più potenti.

Si ritorna a votare domenica 8 giugno. Farò la mia parte fino in fondo.

Foto: Occhio alla Notizia

Il punto su Fano a -3 dalle Amministrative

Ci siamo quasi, 3 giorni al doppio voto per le Amministrative ed Europee 2014.

La mia città, Fano, rinnova la giunta comunale dopo gli ultimi due mandati targati Aguzzi, con uno sfavillante primo quinquennio ed un deludente e quantomai controverso, discusso e pessimamente concluso secondo mandato.

Cosa ci attende, ora? L’incertezza regna sovrana. Abbiamo 7 candidati sindaco, di cui ben 4 legati chi più e chi meno ad una politica di centrodestra, ovvero Paolini, Delvecchio, D’Anna e Carloni. Un esule dal PD, Sanchioni, che è rimasto in una terra di mezza chiamata lista civica Prima Fano.
Mentre i restanti due sono Seri (che ha vinto le primarie per la coalizione di centrosinistra) e Omiccioli, candidato del Movimento 5 stelle (che include pure Bene Comune).

Le vicissitudini che hanno portato a così tanti candidati sono molteplici, su tutto a me è parsa evidente e vitale per tutti l’importanza di ricavarsi un posto in Consiglio e perseguire interessi personali, anche stracciando accordi tra partiti in origine raggruppati sotto la stessa lista. Alcune di queste candidature sono la diretta conseguenza della disastrosa faccenda riguardante la lista “Uniti per Fano”, naufragata dopo lo strappo di Mirco Carloni.

Provo ad andare al sodo, facendo alcune considerazioni personali.
L’unica cosa certa è che si andrà al ballottaggio. La frammentazione della destra ha sicuramente avvantaggiato Seri su tutti gli altri, ma allo stesso tempo gli impedirà sicuramente di vincere al primo turno.
Con Seri, pare intuire che se la possano giocare in molti, inizialmente io avevo dato per scontato un ballottaggio Seri-Carloni, ma le voci che si rincorrono negli ultimi giorni sembrano dare molto ravvicinati lo stesso Carloni, Delvecchio e la variabile “Fanoa5stelle”, per me sempre difficile da intercettare. Considero fuori dai giochi gli altri tre candidati.

Personalmente, ho fatto la mia scelta: voterò Fano a 5 stelle, sia come candidato sindaco, ovvero Hadar Omiccioli, sia per la preferenza come consigliere, che andrà ad un amico con cui ho avuto il piacere di parlare di politica e confrontarmi in questi mesi.

E’ una scelta strana, per quanto mi riguarda, dato che mi vedo abbastanza lontano dal Movimento5stelle nazionale e non lo voterò alle Europee (a differenza di molti, io credo nell’Europa e nell’Euro), ma che a carattere locale ho voluto ripensare, sia per la vicinanza a chi vi partecipa attivamente, sia per alcune proposte (una su tutte, data l’incompetenza che ha regnato in alcuni assessorati chiave) che hanno fatto in campagna elettorale. Non riesco a votare il PD fanese, non sono abbastanza di sinistra per spingermi verso SEL, non ho valutato bene la proposta di Massimo Seri ed escludo a priori il voto per Delvecchio Sanchioni e Carloni, autori di una commedia grossolana che a distanza di pochi mesi ancora faccio fatica a dimenticare.

Credo sia arrivata l’ora di capire effettivamente se quelli dei cinque stelle sono capaci di fare qualcosa, è ora che si prendano le loro responsabilità per almeno 5 anni. Criticarli senza averli prima messi alla prova mi sembra fin troppo facile, e sinceramente mi sono anche rotto le balle di dare nuova fiducia a coalizioni che purtroppo l’hanno puntualmente tradita, chi prima e chi dopo. Preferisco sbagliare puntando su una variabile sconosciuta.

Foto: VivereFano

Rimuovere il marcio del calcio nostrano

Il tweet che ho riportato è quello di un abbonato del Manchester United, tale Jamie Bazley, che è stato arrestato dalla polizia per essere entrato in uno stadio ospite con una lattina di birra. La società ha scritto al giocatore una lettera. La sostanza è questa:

“Caro Jamie, abbiamo saputo che sei stato arrestato per essere entrato nello stadio con una lattina di birra. Ci dispiace, ma dobbiamo allontanarti a tempo indeterminato dalle partite della nostra squadra, qualunque esse siano. Le regole vanno rispettate. Puoi fare ricorso e spiegare le tue motivazioni entro 14 giorni esclusivamente in maniera scritta. Saluti.”

Esagerato? Forse, ma non a mio parere.

Leggo oggi sulla Gazzetta una lettera aperta rivolta a James Pallotta, presidente americano dell’A.S. Roma, per darsi da fare, una volta per tutte, e far cambiare l’atteggiamento delle società verso i tifosi.

…le proponiamo 4 gesti forti (tre pubblici e uno privato) da contrapporre all’armamentario ideologico della sua controparte (dai fasci littori al supporto a un presunto pistolero). Il primo: dinanzi a nuove squalifiche di settori dello stadio non presenti più appello, accetti le sentenze e non giustifichi mai chiunque le provochi. Il secondo ce lo suggeriscono fonti del Viminale: la Roma cominci a fare azione di rivalsa «per danni d’immagine» contro qualunque tifoso compia azioni illegali: dalle violenze ai semplici danneggiamenti. Il gesto servirà ovviamente non per fare cassa, ma per una cosa ben più importante: far capire che il vento è cambiato e non si accettano più tra i propri supporter chi non rispetta le leggi. Terzo punto: ritiri d’autorità le “card” a tutti coloro che – come sopra – non si comportano secondo i regolamenti, affrontando anche i bizantinismi legali di coloro che invece la legge usano aggirarla. Ultimo punto: col ritorno in Europa , ci sono voci che vogliono gruppi ultrà pronti a riattivare il business delle trasferte grazie ad aiuti nell’acquisto dei biglietti. Se così fosse, stoppi subito questa manovra, perché sarebbe davvero la sua (e la nostra) sconfitta ideologica. 

Se anche realizzasse uno dei quattro punti, a mio avviso sarebbe un gesto eclatante.

Ora, si sente ormai dire come un mantra che dobbiamo avvicinarci al “modello inglese”. Molti ne parlano, pochi sanno cosa sia e perché si prenda ad esempio la Premier League.

Purtroppo, come quasi sempre accade, anche nel Regno Unito le cose cambiarono dopo che ci furono dei morti. E di morti, in Inghilterra, ce ne furono troppi per essere una partita di calcio. Solamente a Hillsbourough, morirono 96 persone. Le contromisure non si fecero attendere. Lo spiega il Post in questo articolo di pochi giorni fa

…il giudice Taylor propose allora di risolvere il problema intervenendo sul rinnovamento degli impianti, che all’epoca in Inghilterra erano poco frequentati e fatiscenti: e suggerì in particolare di dotare tutte le tribune dove si assisteva alla partita in piedi – che erano anche quelle il cui biglietto costava meno – di seggiolini numerati, di modo da evitare incidenti dovuti alla presenza di troppe persone. Le raccomandazioni del rapporto Taylor furono rese obbligatorie dalla federazione calcistica inglese nel 1994: la partecipazione delle squadre ai due campionati maggiori (la Premier League e la Championship) fu vincolata all’adeguamento degli stadi, che avrebbero dovuto comprendere unicamente posti a sedere.

Qui comincia la parte meno nota della storia. Racconta il Guardian che in quel periodo i club inglesi si trovarono fra le mani molti più soldi rispetto agli anni precedenti, sia a causa del miglioramento dei contratti per i diritti televisivi sia perché il governo mise a disposizione un fondo per sostenere la riqualificazione degli stadi decisa dalla federazione. Quel fondo fu finanziato in parte anche dai proventi del gioco d’azzardo sul calcio.

…I molti soldi a disposizione e la posizione aperta del governo indussero molte squadre a costruire da zero un nuovo stadio, oppure a restaurare completamente quello vecchio. Inevitabilmente la costruzione e la gestione di impianti del genere ha comportato un notevole aumento dei prezzi dei biglietti nel corso degli anni, e l’aumento dei prezzi dei biglietti è considerato una misura per fare una rozza “selezione sociale” del pubblico. Nel 1990 assistere dal posto più economico a una partita all’Old Trafford, lo stadio del Manchester United, costava solo 3,5 sterline. Nel 2011, adeguando quella cifra all’inflazione, quello stesso prezzo sarebbe stato 6,20 sterline: nella stagione 2010-2011 il biglietto più economico per l’Old Trafford costava invece 28 sterline (oggi 31 sterline, circa 37 euro), cioè quasi cinque volte tanto. Tuttora la Premier League è il campionato europeo di calcio in cui il costo medio del biglietto più economico è il più elevato.

Per quanto riguarda la responsabilità di ciò che avviene sulle tribune durante la partita, un documento governativo pubblicato nel 1973 e chiamato Guide to Safety at Sports Grounds (di solito chiamato “la guida verde”, a causa del caratteristico colore della sua copertina) specifica chiaramente che «la responsabilità della sicurezza degli spettatori è sempre a carico di chi gestisce l’impianto, che normalmente è il proprietario o il locatario dello stesso».

Alcune delle responsabilità per le condizioni del calcio italiano sono del governo, sicuramente, che è intervenuto spesso e mai in modo efficace per cambiare le cose. E’ anche indubbio che nel nostro pianeta pallone sono le società sportive a dover fare il vero salto di qualità. Mi sembra evidente che partendo dallo status attuale la strada sia lunghissima, forse infinita. Proviamo almeno ad avviarci.

Social Gone Wild

Sebastian Bach, ex (da me amatissimo) frontman degli Skid Row, è incredulo davanti alla dura realtà dei fatti che intercorre tra il “mi piace” sui social e il “ti compro” sul mercato.

“Ho più di 800.000 like sulla mia pagina Facebook, persone che leggono ogni parola che scrivo e ieri erano in 75/80 mila a parlare del disco”…“Voglio ringraziare i 5000 che hanno comprato l’album, ma vorrei chiedere agli altri 795.000: perché state sulla mia pagina? Per guardare le fotografie? Basta saperlo: se è quello che volete, caricherò più fotografie. Ma non capisco… di cosa parlate? Pensate: ha pubblicato un nuovo album, l’ho amato per tanti anni, ma non lo comprerò?” 

L‘articolo pubblicato sulla Stampa è davvero molto interessante, e fa riferimento ad un’intervista che lo stesso Baz ha rilasciato ad un’emittente radiofonica, in cui si sorprende (e diciamo pure si incazza) nel non capire che abisso ci sia tra un like e un disco venduto.

Basterebbe poco a capirlo, ma comprendo la sua difficoltà, sicuramente dovuta ad un diverso “background” nel saper distinguere le differenze tra fenomeno reale e fenomeno virtuale.

Provo a spiegarlo, facendo io stesso la parte della cavia. Ho tutti i dischi degli Skid Row, ho visto Seb dal vivo due volte, ho comprato anche alcuni suoi lavori successivi all’attività con la band (un dvd e un cd). Mettiamo io abbia messo il like sulla sua pagina ufficiale Facebook, e che lo seguissi pure su Twitter. Potrei definirmi un sicuro potenziale compratore dei suoi dischi, giusto?

Ora, ipotizziamo che io abbia speso soldi per i suoi ultimi due lavori e che mi abbiano fatto altamente schifo. Di sicuro, ci penserei su due volte prima di acquistare il suo album appena uscito, ferma restando la stima universale e il rispetto estremo verso il personaggio e la sua storia. Tutto ciò si traduce in un mancato acquisto del disco ma allo stesso tempo un intatto gradimento sui social.

Basta, come spiegazione? Fattene una ragione, porca puttana.

Il concerto del 1 maggio a Taranto

1 maggio, Festa del lavoro, che da anni vuole anche dire Concertone di Roma.

Da quest’anno, forse il trend è cambiato. Colpa di Taranto, che ha organizzato un super concerto davvero notevole, che sembra aver avuto un successo strepitoso, dico sembra perché non ero presente e mi affido a quello che vedo e leggo oggi.

Si, a Taranto. A pensarci bene, forse il posto più importante dove fosse giusto farlo.

Sono d’accordo con Gad Lerner che nel suo blog dice

Ben comprendo che a Taranto oggi si celebri un 1 maggio alternativo a quello ufficiale delle confederazioni sindacali, reduci da una sconfitta cocente nell’elezione delle rappresentanze aziendali. Mi fa piacere che uno degli sconfitti, Maurizio Landini, vada a Canossa per confrontarsi con la ferita che brucia. Avessi potuto, ci sarei andato anch’io (solo per ascoltare).

C’erano tanti nomi famosi sul palco, sembra ci fosse tantissima gente sotto il palco, magari non quanta ne dicono gli organizzatori, ma davvero tanta a giudicare dalle foto.

E poi c’erano i Nobraino, nemmeno menzionati tra i nomi di punta che hanno partecipato, ma che hanno dedicato anche un pezzo a Taranto ed all’ILVA, chiamato “La fabbrica delle nuvole”. Lunga vita ai Nobraino, e complimenti per quello che è stato organizzato.