Rimuovere il marcio del calcio nostrano

Il tweet che ho riportato è quello di un abbonato del Manchester United, tale Jamie Bazley, che è stato arrestato dalla polizia per essere entrato in uno stadio ospite con una lattina di birra. La società ha scritto al giocatore una lettera. La sostanza è questa:

“Caro Jamie, abbiamo saputo che sei stato arrestato per essere entrato nello stadio con una lattina di birra. Ci dispiace, ma dobbiamo allontanarti a tempo indeterminato dalle partite della nostra squadra, qualunque esse siano. Le regole vanno rispettate. Puoi fare ricorso e spiegare le tue motivazioni entro 14 giorni esclusivamente in maniera scritta. Saluti.”

Esagerato? Forse, ma non a mio parere.

Leggo oggi sulla Gazzetta una lettera aperta rivolta a James Pallotta, presidente americano dell’A.S. Roma, per darsi da fare, una volta per tutte, e far cambiare l’atteggiamento delle società verso i tifosi.

…le proponiamo 4 gesti forti (tre pubblici e uno privato) da contrapporre all’armamentario ideologico della sua controparte (dai fasci littori al supporto a un presunto pistolero). Il primo: dinanzi a nuove squalifiche di settori dello stadio non presenti più appello, accetti le sentenze e non giustifichi mai chiunque le provochi. Il secondo ce lo suggeriscono fonti del Viminale: la Roma cominci a fare azione di rivalsa «per danni d’immagine» contro qualunque tifoso compia azioni illegali: dalle violenze ai semplici danneggiamenti. Il gesto servirà ovviamente non per fare cassa, ma per una cosa ben più importante: far capire che il vento è cambiato e non si accettano più tra i propri supporter chi non rispetta le leggi. Terzo punto: ritiri d’autorità le “card” a tutti coloro che – come sopra – non si comportano secondo i regolamenti, affrontando anche i bizantinismi legali di coloro che invece la legge usano aggirarla. Ultimo punto: col ritorno in Europa , ci sono voci che vogliono gruppi ultrà pronti a riattivare il business delle trasferte grazie ad aiuti nell’acquisto dei biglietti. Se così fosse, stoppi subito questa manovra, perché sarebbe davvero la sua (e la nostra) sconfitta ideologica. 

Se anche realizzasse uno dei quattro punti, a mio avviso sarebbe un gesto eclatante.

Ora, si sente ormai dire come un mantra che dobbiamo avvicinarci al “modello inglese”. Molti ne parlano, pochi sanno cosa sia e perché si prenda ad esempio la Premier League.

Purtroppo, come quasi sempre accade, anche nel Regno Unito le cose cambiarono dopo che ci furono dei morti. E di morti, in Inghilterra, ce ne furono troppi per essere una partita di calcio. Solamente a Hillsbourough, morirono 96 persone. Le contromisure non si fecero attendere. Lo spiega il Post in questo articolo di pochi giorni fa

…il giudice Taylor propose allora di risolvere il problema intervenendo sul rinnovamento degli impianti, che all’epoca in Inghilterra erano poco frequentati e fatiscenti: e suggerì in particolare di dotare tutte le tribune dove si assisteva alla partita in piedi – che erano anche quelle il cui biglietto costava meno – di seggiolini numerati, di modo da evitare incidenti dovuti alla presenza di troppe persone. Le raccomandazioni del rapporto Taylor furono rese obbligatorie dalla federazione calcistica inglese nel 1994: la partecipazione delle squadre ai due campionati maggiori (la Premier League e la Championship) fu vincolata all’adeguamento degli stadi, che avrebbero dovuto comprendere unicamente posti a sedere.

Qui comincia la parte meno nota della storia. Racconta il Guardian che in quel periodo i club inglesi si trovarono fra le mani molti più soldi rispetto agli anni precedenti, sia a causa del miglioramento dei contratti per i diritti televisivi sia perché il governo mise a disposizione un fondo per sostenere la riqualificazione degli stadi decisa dalla federazione. Quel fondo fu finanziato in parte anche dai proventi del gioco d’azzardo sul calcio.

…I molti soldi a disposizione e la posizione aperta del governo indussero molte squadre a costruire da zero un nuovo stadio, oppure a restaurare completamente quello vecchio. Inevitabilmente la costruzione e la gestione di impianti del genere ha comportato un notevole aumento dei prezzi dei biglietti nel corso degli anni, e l’aumento dei prezzi dei biglietti è considerato una misura per fare una rozza “selezione sociale” del pubblico. Nel 1990 assistere dal posto più economico a una partita all’Old Trafford, lo stadio del Manchester United, costava solo 3,5 sterline. Nel 2011, adeguando quella cifra all’inflazione, quello stesso prezzo sarebbe stato 6,20 sterline: nella stagione 2010-2011 il biglietto più economico per l’Old Trafford costava invece 28 sterline (oggi 31 sterline, circa 37 euro), cioè quasi cinque volte tanto. Tuttora la Premier League è il campionato europeo di calcio in cui il costo medio del biglietto più economico è il più elevato.

Per quanto riguarda la responsabilità di ciò che avviene sulle tribune durante la partita, un documento governativo pubblicato nel 1973 e chiamato Guide to Safety at Sports Grounds (di solito chiamato “la guida verde”, a causa del caratteristico colore della sua copertina) specifica chiaramente che «la responsabilità della sicurezza degli spettatori è sempre a carico di chi gestisce l’impianto, che normalmente è il proprietario o il locatario dello stesso».

Alcune delle responsabilità per le condizioni del calcio italiano sono del governo, sicuramente, che è intervenuto spesso e mai in modo efficace per cambiare le cose. E’ anche indubbio che nel nostro pianeta pallone sono le società sportive a dover fare il vero salto di qualità. Mi sembra evidente che partendo dallo status attuale la strada sia lunghissima, forse infinita. Proviamo almeno ad avviarci.

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