Mese: luglio 2014

Avanti con Asics

Non corro da almeno due settimane, in mezzo il nulla assoluto a causa di un piccolo intervento ad un dito del piede e quindi l’attesa della cicatrizzazione completa.

Dovevo trovare qualcosa da fare, sicché ho deciso di comprarmi le scarpe da corsa nuove. Ho provato 4 marche diverse (Asics, Nike, Mizuno, New Balance), tutte con il loro modello apposito per corridori pronatori come me. Alla fine della giostra, sono tornato nuovamente a comprare la Gt-2000 dell’Asics, la stessa di prima.

Il motivo è forse il più semplice in assoluto: mi son trovato bene. La scarpa è migliorata notevolmente nel complesso e la calzata è sempre la stessa perfetta di prima anche al primo colpo. Come hanno detto quelli del Living Sport di Rimini: “Se ti trovi bene con Asics, sarà dura uscirne per trovare qualcosa di migliore”.

Nuova scarpa, stesso modello, stesso corridore, stessa scarsità di prima. Ma con brio.

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No more Tavecchio, please

Se pensate che la sconcertante frase di Tavecchio su Opti-Pobà e le banane sia l’unico motivo valido, da solo, per escluderlo di diritto dalla corsa alla Figc (e lo è, senza dubbio)…allora forse dovete leggervi un articolo de L’Ultimo Uomo.

Fulvio Paglialunga vi fornisce la bellezza di 50 motivi per cui non è possibile (e davvero tutti noi al di fuori sappiamo che non lo è) eleggere una persona simile a capo di una Federazione, figuriamoci della FIGC che è costretta a fronteggiare il razzismo come nessun’altra in questo paese.

Non riusciamo a levarci di mezzo un personaggio talmente inutile ed approssimativo nemmeno quando ci viene fornito un assist simile, pensate che diavolo di intrecci e di interessi gravitano tra le società del nostro sistema calcio.

Non ne usciremo mai, semplicemente perché non c’è via d’uscita per queste persone.

Tesori, corsi (d’acqua) e ricorsi (storici)

Ho letto sulla Stampa l’articolo del fortunato ritrovamento avvenuto nell’astigiano da parte di un gruppo di ragazzi che navigando il Tanaro hanno rinvenuto diversi pezzi di argenteria. Da brave persone, hanno portato tutti ai carabinieri ed ora attenderanno l’eventuale reclamo del proprietario, altrimenti fra un anno ne diverranno possessori.

La prima cosa che mi è tornata alla mente, in ambito di tesori pescati nei corsi d’acqua, è la mirabolante storia dei “falsi Modigliani” di Livorno, di cui sentii parlare per caso alcuni anni fa in televisione. Mi conquistò all’istante.

Avvenne nel luglio del 1984, esattamente 30 anni fa. Per chi non conosce la storia, vale la pena perdere qualche minuto per apprezzarne il valore storico, vi basti pensare che è stata appena inaugurata una mostra per celebrare l’anniversario della beffa architettata dai 3 “ragazzi di Modì”. Questo un breve riassunto, preso da Wikipedia:

In occasione di una mostra promossa nel 1984 dal Museo progressivo di arte moderna di Livorno (oggi scomparso, ma all’epoca ospitato nei locali di Villa Maria) per il centenario della nascita e dedicata alle sue sculture, su pressione dei fratelli Vera e Dario Durbè si decise di verificare se la leggenda popolare locale, secondo la quale l’artista avrebbe gettato nel Fosso Reale delle sue sculture fosse vera.

Secondo la leggenda infatti nel 1909 Modigliani tornò temporaneamente a Livorno decidendo di scolpire alcune sculture che mostrerà poi presso il Caffè Bardi ad amici artisti, i quali lo avrebbero deriso consigliandogli di gettarle nel fosso. Dragando il canale nei pressi della zona di piazza Cavour, dove si trovava il Caffè Bardi, vennero ritrovate tre sculture rappresentanti tre teste.

I critici d’arte si divisero: da una parte Federico Zeri che negò subito l’attribuzione e dall’altra Dario e Vera Durbè, conservatrice dei musei civici livornesi, ed ancora Giulio Carlo Argan e Cesare Brandi attribuirono le teste con certezza a Modigliani. Un mese dopo il ritrovamento un gruppo di quattro studenti universitari livornesi si presentano alla redazione del settimanale Panorama dichiarando la burla e presentando come prova della falsificazione una fotografia che li ritrae nell’atto di scolpire una delle teste, ricevendo, come compenso per lo scoop, dieci milioni di lire.

La cosiddetta “testa numero 2” era opera loro, realizzata per burla con banali attrezzi prima di essere gettata nottetempo nel Fosso Reale e come prova mostrarono una fotografia che li ritraeva con la scultura. Di fronte alle perplessità suscitate, tre di loro furono invitati a creare in diretta un nuovo falso, durante uno Speciale TG1, al fine di dimostrare coi fatti la loro capacità di realizzarlo in “così poco tempo” (come riteneva invece impossibile Vera Durbè, la quale fino alla morte si riterrà convinta, almeno apparentemente, dell’originalità delle tre teste).

Successivamente, anche a seguito dell’invito rivolto in televisione da Federico Zeri, anche l’autore delle altre due “teste” uscì dall’anonimato; si trattava di Angelo Froglia (Livorno 1955-1997), un pittore livornese lavoratore portuale per necessità, il quale dichiarò che la sua non voleva essere una burla, ma che si trattava di «…un’operazione estetico-artistica – per verificare – fino a che punto la gente, i critici, i mass-media creano dei miti».

Foto: La Nazione

Eppur si muove

Quello che stiamo vedendo in questi giorni, insieme a quello che abbiamo visto da quel giorno di gennaio 2012 sino ad ora, è un qualcosa di talmente storico che al momento non riusciamo nemmeno a figurarci quanto lo sia. Lo capiremo nei prossimi anni, suppongo.

Resteranno solo dei ricordi. E belle immagini.

Foto: Il Post/AP Photo

Berlino-Copenaghen in modo alternativo

Capita anche di avere conoscenti fanesi che si fanno Berlino-Copenaghen in bicicletta.

Per fortuna, condizioni permettendo, hanno deciso di raccontare tutto in un blog dedicato.

Tenete d’occhio il viaggio questi quattro personaggi, credo ne varrà  la pena.

Il blog ha un nome fichissimo, per noi fanesi: Facen a fuggia

Buon viaggio!

Cortili Letterari di Fano – Pianissimo

Un furgone scassato, un carico di buoni libri, qualche valido compagno di viaggio. Filippo, messinese trapiantato a Roma, un lavoro nell’editoria, è stanco del mercato librario italiano, asfittico e limitante, e decide di lasciare tutto per mettere in piedi una libreria itinerante: Pianissimo – Libri sulla strada. Un’idea piccola ma dirompente, un viaggio costellato di incontri luminosi, che gli permette di riscoprire una terra complessa, a tratti aspra, ma capace di tessergli attorno un’accoglienza sorprendente.

Non sia mai che non segnalo il secondo e ultimo appuntamento estivo con i Cortili Letterari di Fano.

Ci si vede dopodomani, sabato 19 luglio, a Fano nel cortile Castracane di Via Garibaldi 14, alle h18:30, per parlare di “Pianissimo” con Filippo Nicosia.

Vediate di esserci, dai.

StraFosso 2014

Torno a parlare di podistica, questo strano mondo che un poco mi appartiene. Domenica sono tornato in strada, ho partecipato alla “StraFossombrone”, una gara storica di questa zona, giunta alla 39a edizione, un appuntamento fisso del circuito locale.

Era la mia prima partecipazione, non ero allenato e non conoscevo il percorso. Ho chiuso i 9.6 km in 52:40 (real time 52:32, ci tengo a dirlo), arrivando assieme ad un gruppo che solitamente mi sta dietro, dato che ormai ci conosciamo tutti molto bene nelle retrovie.

Che dire, ormai la situazione è questa, si corre per fare qualcosa che mi mette alla prova e sfogare le tensioni settimanali, i miglioramenti non ci sono e faccio pure fatica a mantenere i miei (seppur scarsissimi) livelli minimi. Non sono soddisfatto, ma faccio buon viso a cattivo gioco consapevole del fatto che se riesco a sorridere adesso con questi tempi, posso pensare positivo per un futuro in cui possa trovare almeno il tempo per allenarmi.

Il percorso, per inciso, è davvero bello, vario e mai esagerato in dislivelli. Il tempo era perfetto, con cielo nuvoloso e temperatura anomalmente mite per una cosa di metà luglio che parte alle 9:30.

Vi lascio il percorso, come sempre, casomai vi venisse voglia di farci un giro.

Cosa resterà di Brasile 2014

Ogni mondiale, specialmente per chi è appassionato come me, assume un appuntamento imperdibile, lo resta anche se l’Italia se ne va anzitempo, e soprattutto regola il passare degli anni nei ricordi successivi, quasi a marchiare a fuoco un periodo, un’annata. Provo a ripercorrerli tutti, con le cose più indelebili che sono rimaste nella mia mente per ogni edizione.

Il primo mondiale di cui ho ricordo è quello del ’90, in casa. Le notti magiche cantate dalla Nannini e Bennato, Toto’ Schillaci e l’Argentina che ci giustizia in semifinale.

Poi il 1994, in America, con Baggio stratosferico, le partite tutte di giorno con le telecamere quasi squagliate e la fatale lotteria dei rigori contro il Brasile.

Del 1998 ricordo bene la “sofferenza” di avere a che fare per la prima volta con la difficoltà di conciliare lavoro (estivo in un supermercato) e le partite, che ero solito vedere tutte, qualsiasi squadra giocava. Ricordo la tristezza di aver visto l’eliminazione in una tv appoggiata tristemente ad una sedia del magazzino, la crisi pre-finale di Ronaldo e la Francia meritatamente vincitrice in casa.

Korea/Giappone 2002 a memoria il Mondiale più triste, le partite erano spesso all’ora di pranzo, l’arbitro Moreno e la rivincita del Brasile 4 anni dopo.

Inutile stare a dare aggettivi a Germania 2006. Il gruppo di amici ormai maturo per festeggiare, la nazionale di Lippi finalmente vittoriosa, le uscite in scooter in una città bloccata ma comunque felice. Il gol di Totti contro l’Australia e il gol di Del Piero contro la Germania ricordo che furono quelli che mi fecero sbroccare più di altri. Il Poo-poroppoppopoopoo.

Pure il 2010 si contende un posto tra i mondiali peggiori. Il SudAfrica con i mondiali in inverno, la Spagna imbattibile, il polpo Paul che azzecca tutti i risultati.

Ed ora, cosa resterà di questa edizione brasiliana?

Il 7-1 della Germania in semifinale, sicuramente. Ricorderò anche la bellezza di un’edizione con praticamente tutte le partite giocate almeno sino a metà con luce naturale. Capisco il problema del caldo, ma per chi si gode lo spettacolo non c’è niente di meglio di una partita giocata al sole e senza illuminazione artificiale. Il fallimento di Prandelli, prima dell’Italia, che aveva a disposizione una squadra da almeno prime 8, ed inspiegabilmente ha perso la bussola nel periodo più tosto. Anche da queste cose si capisce la grandezza di un selezionatore, ed anche la caratura di un uomo. Prandelli ha deluso molto, e molti. Me compreso, che l’ho sempre sostenuto, ma è innegabile che si è giocato malissimo la chance più grande che avesse mai avuto in carriera.

Il pronostico per stasera è veramente difficile. La testa, la ragione, la tecnica e i grandi numeri dicono Germania. Hanno la squadra più forte, da anni, e non hanno mai vinto niente. Giocano meglio, ma gli è sempre mancato qualcosa e soprattutto rischiano di far passare una generazione “mostruosa” di talenti senza aver conseguito un solo titolo con la nazionale, il che sarebbe una beffa soprattutto per un movimento che ad ora sta davanti a tutti, in programmazione, risultati ed idee. Il problema è che gli argentini sono affamati, forse quanto i tedeschi, ma hanno dalla loro una cattiveria agonistica che in questi casi può fare la differenza. Temo che l’Argentina si possa trasformare nella fatale Italia che in questi anni ha causato tante delusioni ai teutonici, squadre chiuse, rognose, che non ti fanno giocare e poi ti sfiniscono a livello nervoso, rivelandosi vincenti sugli episodi chiave.

Vedremo, Una cosa è sicura, comunque vada a finire, sarà stata l’edizione del “decime que se siente”. E non oso pensare cosa possa succedere in caso di vittoria dell’Argentina.

Un anziano in ciabatte

La foto di un anziano, in ciabatte, davanti casa, che guarda un cane, magari appena tornato dal bar oppure da un giretto attorno a vedere i lavori in corso.

E’ lo stesso tipo simpatico che 2 mesi fa veniva ricevuto alla Casa Bianca da Obama.

E’ José Mujica, presidente dell’Uruguay. Un personaggio.

Fonte: Il Post