Il peso del passato

Con dispiacere lascio un incarico cui tengo molto – ha spiegato – ma ho un avversario terribile che sono riuscito a governare per 22-23 anni e che alla fine però sta vincendo, ed è lo stress…

…Nella mia vita non sono stato un buon padre, avendo trascurato molto mia figlia. Ora ho una nipotina di un anno e mezzo e non voglio fare lo stesso errore

Arrigo Sacchi è stato uno dei più grandi allenatori della storia del calcio, non quanto per i risultati (comunque eccelsi) ma per l’innovativo modulo di gioco che ha portato alla ribalta. Il calcio, dopo Sacchi, non è più stato lo stesso.

Il problema, è che Sacchi è divenuto uno dei migliori anche grazie alla sua maniacale ossessione per la perfezione, sia verso i risultati che a proposito del gioco e della disciplina da applicare al calcio.

Dopo il Milan dei record, la botta subìta con la Nazionale in finale ad Usa’94 ha restituito al calcio un Sacchi perdente. Arrivare ad un nulla dall’apice assoluto, e vederlo sfuggire, l’ho sempre interpretato come il momento spartiacque tra il prima e il dopo della sua carriera.

E così è stato. Alcune esperienze deludenti da allenatore, alcune belle esperienze come dirigente, l’impegno con la Nazionale ora lasciato. Una costante sensazione di disagio ed uno stress assurdo che non riesce a fronteggiare.

Auguro ad Arrigo di sconfiggere i fantasmi del passato, e magari provare a guarire da questo problema dedicandosi alla famiglia. Non deve dimostrare più nulla, se ne faccia una ragione.

Via: Repubblica

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