Jeff, Grace e me 20 anni dopo

Me lo ricordo ancora bene. Era il 1998, in edicola c’era ancora “Tutto” (rivista di musica molto in voga all’epoca) che usciva allegando il cd di “Ten” dei Pearl Jam, se non erro a 12 mila lire tutto compreso. Era un’occasione per sentire di che si trattava.

Ascoltai il disco ma diedi un’occhiata anche al giornale. All’interno c’era un articolo intero che parlava della misteriosa morte di questo cantante per me fino ad allora sconosciuto. Veniva descritta come una perdita immensa, e non si faceva che parlare di questo album, “Grace”, definita un’opera eterna.

Lo lessi e rilessi più volte. Giorni dopo andai al Disc&Soda, presi il cd e mi misi ad ascoltare. Fu una rivelazione, avevo scoperto Jeff Buckley. Lo ascoltavo ovunque, ricordo serate intere nel divano col lettore cd portatile e l’album in loop, gite di classe, viaggi in scooter al lavoro estivo con gli auricolari sotto il casco ed “Eternal Life” a schitarrare sotto.

Ho letto che il 23 agosto ricorrevano 20 anni dalla pubblicazione di questo unico, solo, inimitabile, inarrivabile disco inciso da Jeff Buckley.

Leggendo questo articolo di Arianna Galati ho pensato che è bello ritrovare in altre persone le stesse emozioni che un album ha saputo darti. Non faccio fatica a mettere Grace nei primi 5 album della storia, faccio solo fatica ancora oggi ad accettare il fatto che uno come Jeff ci abbia lasciato così dannatamente presto.

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