Gli U2 e i critici di #miononnoincarriola

Matteo Bordone mi legge nel pensiero parlando in un articolo dell’ultimo, discusso e da troppi detestatissimo album degli U2 (regalato a tutti gli utenti iTunes con una mossa commerciale degna di una menzione storica eterna).

Bordone è molto critico verso il disco, pur essendo un loro fan. Eppure, all’inizio, dice una cosa sacrosanta:

Il 98% dei grupponi di oggi può sognare di portare in giro un tour come ZooTV, anche a vent’anni di distanza. E tutti quelli che sostengono che gli U2 siano un gruppo da sempre orrendo lo fanno perché sono insicuri e non sanno le cose, poveri. Stiamo loro vicini, mentre vanno a vedere gruppi dell’Idaho che hanno fatto un EP a 78 giri recensito bene su Pitchfork.

E’ proprio qui il problema. Che “songs of innocence” sia una cagata lo possono dire in tanti, mi posso mettere tra quelli perché non lo reputo un disco degno di nota (parlando di U2), ma ci vorrebbe un certo rispetto di fondo nel dirlo.

Fondamentalmente, e andando nello specifico, mi rompe veramente le palle vedere i commenti sprezzanti di alcuni. Già me li vedo chi sono, quelli che si ammazzano di pseudo gruppi post-indie-pop-folk, che si strappano i giubbotti per l’ultimo dei “Bimbo Sons & Fichis Sisters” senza sapere che quel suono derivi proprio da un “Joshua Tree”, che manco sanno quando e dove fu registrato “Achtung Baby” e cosa voleva dire rischiare suoni del genere dopo il disco precedente, che magari molti di quei gruppetti han fatto da guest prima dei loro concerti, quelli che al primo disco bene al secondo boh e al terzo siete già sciolti, quelli che si sognano di scrivere mezza strofa di “I Still haven’t found…”, che manco si rendano conto cosa voglia dire portare avanti un 360° tour a 50 anni quando tu poveretto ti senti onnipotente per aver fatto 4 canzoni da 2 accordi l’una in un festival inglese di periferia in mezzo al fango.

Si potrebbe continuare per ore, perché il rispetto di cui parlo se lo sono guadagnato sul campo. E per come la vedo io, è ingiusto campare di rendita ma è giusto riconoscere il dovuto. E per tutti gli altri, che rosicano e sputano fuoco, mi viene solo da citare Al Pacino in Scent of a Woman: “E voi: Harry, Jimmie, Trent, dovunque siate laggiù…andate a fare in culo!”.

Foto: Skiforum

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5 comments

  1. Ciao,
    ho pensato a lungo se scrivere o no, non voglio dare l’impressione del “rompi”, e poi non ho letto altri tuoi articoli e quindi “non ti conosco”. Però non ce la faccio.
    In tutta franchezza, sono un fan dagli anni ’80 degli U2, e ho avuto modo di apprezzarli nelle loro svolte, spesso coraggiose, durante tutti gli anni passati. Però, e il però doveva arrivare, la stima e il rispetto che uno si guadagna, deve poi comunque mantenerlo. Gli u2 di oggi (scritto in minuscolo perchè è giusto sia così) sono una semplice p…..a del business. Aprite gli occhi, questi ex-ragazzi che, e torno a ripetermi, sono stati fondamentali nella mia crescita musicale e non, sono tutto il contrario di chi merita rispetto. Poi ognuno è libero di pensarla come vuole, se non vi importa di nulla, bene così per voi.
    Per quanto riguarda i gruppi indie di sfigati, sicuramente ce ne sono troppo osannati a vuoto (che poi osannati da chi? due-tre persone in qualche forum-blog?), ma ce ne stanno altri che hanno il fuoco dentro, quello che avevano gli U2 (quelli maiuscoli) che si meritavano rispetto, che hanno voglia di suonare e fare musica. Ovvio, poi per le ragioni più disparate (anche perchè i tempi cambiano), non ce la faranno quasi sicuramente a raggiungere la fama planetaria della band irlandese in questione.
    Scusa se mi sono intromesso.
    Ciao, Marco

    ps: non è che poi gli U2 hanno inventato la musica eh…anche loro prendono a piene mani dal passato, anche nell’ultimo e abbastanza penoso disco.

  2. Ci mancherebbe, se uno apre un blog e permette i commenti, si aspetta come minimo un confronto su alcune tematiche. A me piace il tuo messaggio, e mi riporta al tema principale del discorso.

    Come dicevo, ci stanno tante critiche per tutto quello che è attorno a questo disco, sia come mossa commerciale sia per la qualità del prodotto, che ripeto anche secondo me dopo diversi ascolti non si può considerare soddisfacente. Se poi uno realizza che sono gli U2, beh non lo è affatto.

    Il problema è che molte critiche, da diverse parti, hanno questo tenore: “gli U2 chi? ma chi sono? perché hanno mai inciso qualcosa di veramente valido?” e via dicendo.
    Mi sembra un modo completamente ignorante di affrontare la questione. Il disco ti fa cagare, ma li hai mai ascoltati veramente? E allora se si, ok, lo accetto. Se no, non lo accetto. A mio parere solo chi ha seguito la loro “parabola” (perché di questo si tratta) può veramente criticare il punto a cui si è arrivati, e se permetti non poteva nemmeno aspettarsi qualcosa di diverso.

    La soluzione migliore, per molti di loro, sarebbe scegliere la strada dei Rem, che hanno campato anche troppo senza un’idea che fosse una negli ultimi 10 anni di carriera e poi hanno giustamente detto “sapete che facciamo? ci togliamo dalle palle”. Pochi lo fanno ma non lo vedo come un peccato da pena di morte. Il mercato della musica attuale ti permette di ascoltare prima e di scegliere poi, con Spotify è cambiato tutto, quindi dimmi per quale motivo devo vedere persone che si arrabbiano per aver speso soldi in un disco che non li meritava? Ascoltalo prima, e poi giudica se comprarlo o no, e se l’hai comprato e ti fa schifo se coglione il doppio, eh scusa.

    Infine, non sono d’accordo pienamente sul tuo appunto finale. Gli U2 hanno attinto a pieno mani dal passato, ma alcune cose le hanno create di sana pianta. Musicalmente parlando un po’ meno, ma dimmi cos’erano i tour prima del ’92 e cosa divennero dopo.

    1. Beh sai, la mia reticenza al commento è che non volevo fosse preso come un attacco.
      Comunque sono d’accordo sul fatto che chi dice “gli u2 chi?” sia un povero pirla (musicalmente parlando s’intende).
      Continuo a non essere d’accordo sul discorso invenzioni, facciamo che hanno reinterpretato bene a loro modo.
      Infine i tour…beh, certo, sempre più maestosi e chissà cosa tireranno fuori per il prossimo, certo è che alla fine conta la musica. E’ per questo motivo che non li vedo da una vita, da quando è più importante il palco di loro. Mi ricordo il tour dopo The Joshua Tree, sembrava che tutto potesse accadere, ogni nota che partiva poteva essere chissà quale canzone. Adesso fanno un concerto che spacciano in tutte le date identico, camminano e si muovono anche nello stesso modo ad ogni data. E’ triste. Non è il mondo della musica che amo.

  3. citi i REM, e non a sproposito.
    per dire, i REM sono arrivati a fine contratto con la warner in evidente debito di creatività: in ogni caso nei loro dischi due/tre pezzi più che validi ce li han sempre messi, ma era chiaro che dopo 30 anni avevano detto quello che dovevano dire ed era ora di dire basta.
    di fatto i musicisti sono dei professionisti, hanno contratti da rispettare e in un modo o nell’altro (leggasi greatest hits, b-sides, o canzoni del menga) i dischi devono uscire.
    per dire, un altro musicista imprescindibile che dopo 10 anni ha accusato la “stanchezza” è ben harper, secondo me.

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