Mese: ottobre 2014

La Bella Fano

C’è sta foto, postata qualche tempo fa su un bel gruppo di romantici fanesi, che mi fa letteralmente impazzire.

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Persone che camminano a piedi nel mezzo della strada nell’intersezione tra Via Roma e Via Buozzi, dove ora c’è una rotatoria. Gli alberelli appena piantati al “Pincio” che qui viene denominato “Giardini Roma” (chi di noi ha mai chiamato così quella zona?). Nessuna auto, nemmeno un carro o un cavallo, tutti a piedi.

Da notare anche il pezzo forte sulle sfondo, la sagoma di Monte Giove e dell’Eremo che ci guarda dall’alto, sempre uguale e sempre affascinante.

E’ stupenda. Sarebbe bello rifare la stessa foto al giorno d’oggi dallo stesso punto.

Il gruppo si chiama “Fano da scoprire”, se siete fanesi (ma anche non) vi consiglio di iscrivervi.

Il servizio di Report sulle pizzerie

La colpa è tutta di una mia collega, che un giorno tra un adempimento e l’altro mi fa: “Hai visto ieri sera il servizio di Report sulla pizza? Mi ha sconvolto.”

Dico no, che non l’avevo visto.

Avrei potuto continuare a vivere senza vederlo, e vivere bene. Poi l’altra sera mi è tornato in mente, l’ho cercato e me lo sono andato a vedere.

Dura un’ora, prendetevela perché ne vale la pena. Anche per capire di più e magari evitare di fantasticare sul perché, spesso, il giorno dopo che ci siamo mangiati una pizza stiamo spaccati a metà.

Porca puttana, nemmeno la pizza mi posso più permettere di mangiare in serenità.

Il servizio integrale lo trovate a questo indirizzo

Capirci qualcosa

Casomai vi fosse sfuggito, l’altra sera si è giocato un importante incontro di Champions League, Roma-Bayern Monaco, ed il risultato finale è stato di 1-7 per i tedeschi.

Siccome odio sentir dire in giro che “non c’è nulla da spiegare al riguardo di una partita simile” e siccome per una volta in questo paese possiamo lasciar stare l’arbitro, ecco che viene in mio soccorso l’ormai irrinunciabile articolo de L’Ultimo Uomo con l’analisi del match.

Guardiola sta ri-creando al Bayern quello che ci fece vedere al Barcellona. Il suo calcio a me non sembra invecchiare, anzi credo trovi nuova linfa in nuovi interpreti comunque validissimi e molto motivati. Per chi volesse qualche spiegazione in più sul perché la migliore squadra italiana del momento abbia preso 7 scapocchioni in casa contro questa armata quasi invincibile, ecco le parole che dovrebbero fare al caso vostro:

La mia personale illuminazione sulla via di Damasco l’ho avuta al settantatreesimo minuto di una partita già in ghiaccio, sullo svolgimento di un’azione come tante che ho avuto l’impressione mi stesse dicendo cos’è il Bayern oggi. Alaba riceve la palla, che è scoperta ma la difesa della Roma resta alta. Il terzino sinistro Bernat segue una sua intuizione, sale sulla fascia e poi taglia in mezzo alle spalle della difesa. Franck Ribery, esterno esplosivo e anarchico, volta le spalle al proprio attacco e torna in difesa. È un messaggio forte: tutto il Bayern va in avanti ma lui fa il percorso inverso. Bernat attacca e Ribery ne prende il posto; poi lo spagnolo taglia al centro e finisce per trovarsi in posizione da centravanti. Allora Götze, automaticamente, scivola sulla sinistra per prendere il posto che era di Bernat e che era prima ancora di Ribery. L’azione dura ancora un po’ (Alaba ha preferito giocarla corta piuttosto che lanciare) ma Bernat rimane il centravanti della sua squadra. Uno dei cardini dell’utopia calcistica di Guardiola è quel concetto di calcio posizionale e di completa interscambiabilità dei ruoli che fu teorizzata da Rinus Michels e messa in pratica da Johann Cruyff.

L’umiltà di Josep Guardiola davanti ai microfoni a fine partita è la migliore risposta al tecnico della Roma, Rudi Garcia, che improvvisamente in questa stagione mi sembra aver acquistato talmente immotivata sicurezza dal diventare quasi supponente senza ragione di esserlo. Avete scoperto a che distanza stanno “i grandi” del calcio. Ora son curioso di vedere se la sua bravura tanto decantata è anche reale, la partita di martedì a me sembra un evidente spartiacque della sua gestione romana.

FC Max

Da alcune settimane ho preso una buona abitudine, quella di andare a correre con alcuni compagni di squadra la domenica mattina alle 8. E’ pallosissimo, ti limita il sabato e svegliarti alle 7 anche la domenica mattina è davvero devastante, ma in realtà è l’unica boccata d’aria che mi rimane in mezzo a queste settimane movimentate, in cui non riesco a ritagliarmi tanti altri spazi per l’attività fisica.

Domenica scorsa ci siamo fatti un bel giretto, lo stesso che faranno dopodomani gli atleti che parteciperanno al “Giro dei Tre Colli“, bellissima gara podistica locale organizzata dal gruppo Calcinelli Run. Partenza da Calcinelli, giretto di riscaldamento nella zona, e poi salita prima verso Saltara e poi verso il Balì, per chiudere con discesa in picchiata verso l’arrivo posto in zona partenza.

Ripensando ai momenti dell’allenamento, mi è apparso un flashback del momento di sforzo più intenso con clamorosa fame d’aria e affanno respiratorio, la salita verso il Palazzo del Balì, durante il quale avevo guardato per curiosità a quanto andavano le pulsazioni. Il cardio segnava 185. La curiosità mi ha spinto a verificare quanto sia la mia frequenza cardiaca massima. Ci sono svariati calcolatori e metodi per ricavare la propria FC Max, ma la sostanza non cambia, ero a manetta sparata e di più davvero non ne avevo e sicuramente non c’era bisogno del cardio per certificarlo.

Prossima volta, per evitare infarti, vado da solo. 🙂

FC MAX

 

Balì FcMax

 

Ultimo non voglio proprio arrivarci

Alex Zanardi è una di quelle persone che davvero non riesci a descrivere mai adeguatamente.

Dopo aver vinto tutto con l’handbike, ha deciso di alzare l’asticella: vai con l’Iron Man, come se fosse passare da una 5 ad una 10 km. Ha trovato una “wild card” per la prova più estrema della stagione, a Kona, Isole Hawaii.

Le sue parole, come sempre, sono fonte di ispirazione continua per tutti quelli come me che provano a gettare la spugna dopo una sessione sbagliata o un paio di km pieni di fatica:

Io ho accettato, perché una sfida così è una sfida con se stessi, che importa se arriverò 10.724° o 10.725°? Poi per la verità una categoria in cui gareggiare me l’hanno trovata e io lo so: alla fine il tempo lo guarderò con curiosità e ultimo non voglio proprio arrivarci.

Che Dio ti benedica, folle che non sei altro.

Foto: Telegraph