Mese: dicembre 2014

10 canzoni per Natale

E’ un mio debole da sempre: adoro le canzoni di Natale.

Se un gruppo o un artista fa una carriera importante, non può mancare nel suo curriculum una canzone natalizia come si deve.

Vi sottopongo la mia Top Ten. Premetto che non sono in ordine di bellezza, e che magari quest’anno è così e il prossimo anno cambieranno. Ad oggi, però, mi va di segnalarvi queste. Ah, non ci sono canzoni in italiano, ma non l’ho fatto apposta.

1) Mario Biondi (molto recente, adatta al suo timbro vocale)

 

2) Coldplay (classico gruppo che ha completato il cerchio della perfezione, piazzando la canzone di Natale quando era il momento giusto)

 

3) Alicia Keys ft. Jay-Z (Lo so, non parla del Natale. Però, a me fa Natale)

 

4) Chris Rea (Classicone anni ’80, video terribile, bel motivetto molto easy)

 

5) Band Aid 20 (La versione del 1984 inizia ad avere un suono datato, questa è perfetta)

 

6) Renee Olstead (Tutto iniziò con un cinepanettone. Troppo poco conosciuta)

 

7) U2 (Interpretazione da brividi. Roba grossa. Insomma, U2)

 

8) The Darkness (La miglior canzone rock, una delle mie preferite)

 

9) The Pogues ft Kirsty MacColl (La migliore canzone di Natale di sempre.)

 

10) Bon Jovi (Un Re in quanto a canzoni natalizie reinterpretate. Questa versione a me fa impazzire)

 

Fuori Classifica – Il Complesso Misterioso (Panettone is on the table, but everybody drinking Moscato’s)

Top of the Tops 2014

Lo fanno tutti, perché mai non dovrei farlo io? Il titolo è schifoso, ma è partito così e non mi va di tradirlo per pudore.

Mi sembra giusto condividere con voi la mia lista “Top” relativa all’anno 2014. Le categorie sono a cazzo di cane, inutile starlo a precisare.

  • LIBRO DELL’ANNO

“Il desiderio di essere come tutti”, di Francesco Piccolo.

Per me è il libro dell’anno. Lo so che per molti lo era già nel 2013, come per molti è stato il libro dell’estate (soprattutto dopo aver vinto il Premio Strega), ma io sono arrivato in ritardo e quindi così è, se vi piace. E’ una biografia raccontata insieme ad un bel pezzo di storia italiana. E poi si parla di sinistra, per farla breve se ne parla “per come la intendo io”, dato che tantissime volte mi sono trovato ad annuire mentre leggevo le critiche (tante) e le cose buone (non tantissime) che vengono fuori dai pensieri politici dello scrittore. E’ la storia di una sconfitta, ed è una bella storia.

  • DISCO DELL’ANNO

Temo sia una categoria in via d’estinzione. Mai come da quest’anno è difficile “localizzare” un disco preciso, perché Spotify ha cambiato tutto, non si comprano più dischi e non si ascolta più un solo disco. Si va di playlist o di singoli brani. Però, anche se in netto calo rispetto agli anni passati, alcuni dischi me li sono comprati ugualmente.

Tra questi, il mio preferito del 2014 è stato “Turn Blue” dei Black Keys. Una piacevole riconferma dopo “El Camino”, un suono inconfondibile a differenza di molti altri artisti di stampo indie.

Il singolo dell’anno, per quanto mi riguarda, è “Take me to Church” di Hozier.

  • FILM DELL’ANNO

Italiano: “Il Capitale Umano” di Paolo Virzì. Paurosamente reale. Una trama scritta benissimo e molto adatta ai tempi che stiamo vivendo, una fotografia notevole ed alcuni attori in grande forma. Amaro capolavoro del regista toscano, secondo solo a “Ovosodo”, ma di tutt’altro genere.

Straniero: “Grand Budapest Hotel” di Wes Anderson. Che dire oltre che è un film di Wes Anderson? Colori, immagini, simmetrie, personaggi. Tutto nel suo stile inconfondibile. Un cast interminabile diretto con grande maestria. Superbo.

Locale: “Gli Sbancati” di Herry Secchiaroli è la cosa più riuscita nel contesto fanese degli ultimi 10 anni almeno. Un film nostrano, con attori protagonisti del teatro dialettale che io ho sempre seguito con interesse. Una storiella spensierata, ma su tutto una FANO maiuscola e stupendamente confezionata. Il regista si merita come minimo un abbraccio caloroso da parte di ogni fanese che ama questa città.

  • EVENTO SPORTIVO DELL’ANNO

Il 7-1 della Germania al Brasile basta e avanza per racchiudere un intero anno di sport. Non è stata una partita di calcio solamente, è stata un qualcosa di surreale nel quale, da spettatore esterno, era difficile sia godere che soffrire. Indimenticabile, a dir poco.

Qui il Liveblog che ne fece il post, dal titolo inequivocabile.

A memoria eterna, il post di Francesco Costa, sintesi TOTALE del mio pensiero post-partita.

IL SITO/BLOG/PAGINA DELL’ANNO

Nessun dubbio. “L’Ultimo Uomo” è un blog in cui riuscirei a perdere ore e ore leggendo i dettagli post-partita e le analisi tattiche dei match relativi al calcio. Oltre a questo, offre una grande quantità di ritratti personali, di sportivi e non solo. Fantastico, ad esempio, uno degli ultimi articoli che ho letto, in cui parlano della crisi degli stadi italiani in un dettagliato rapporto.

L’ARTICOLO DELL’ANNO

Una categoria alla quale mi sono avvicinato grazie alle lunghe letture di NightReview ed i consigli nel weekender su Good Morning Italia. Gli articoli lunghi, se ben fatti, sono una della cose più interessanti in sostituzione di un libro, con il vantaggio che puoi risolvere la faccenda in una sola botta.

Ne cito due, uno in inglese e uno in italiano. Il primo è in realtà un articolo del 1944. Era stato pubblicato sull’Economist dopo lo sbarco in Normandia. E’ stato riproposto in originale in occasione del 70esimo anniversario dello sbarco. Molto semplice. Il secohndo si chiama “Le mie terrazze” e racconta la ricerca di una casa a Roma,  l’incontro grottesco con gli agenti immobiliari e le stronzate che ti rifilano. Mi ha ricordato le mie esperienze di ricerca casa.

Auguri a tutti voi, Buon Natale di tutto cuore!

Poche gioie

Abbiamo una squadra, l’Inter, che è a dir poco pietosa.

In mezzo a questa landa buia e desolata, c’è una piccola luce ci fa intravedere un possibile futuro migliore per noi tifosi nerazzurri. Uno su cui costruire attorno una nuova squadra.

Mateo Kovacic, 20 anni e un coraggio notevole, ha serissime prospettive di diventare un top 10 tra i giocatori di calcio internazionali.

Intanto, ieri ha segnato il gol più bello di tutto il 2014.

 

Sammy

La più bella (e difficile, a mio parere) intervista del 2014 da parte di DeeJay Chiama Italia è avvenuta ieri mattina.

Linus e Nicola hanno intervistato Sammy Basso, ragazzo veneto di 19 anni affetto da una malattia rarissima, chiamata progeria, che causa un rapido invecchiamento e porta ad una morte precoce. Per quanto lo riguarda, Sammy è già oltre l’età media in cui si verificano la maggior parte dei decessi.

La sua storia, il suo viaggio in America dopo la maturità, i suoi progetti nonostante il suo consapevole “vivere alla giornata” mi sono rimasti impressi e spero lo siano nella mia mente per un bel pezzo. Una lezione di vita, che ogni tanto ci vuole, giusto per saper valutare meglio gli inesistenti problemi quotidiani e rapportarsi con chi i problemi li ha seriamente e li vive col massimo della tranquillità che sia possibile.

Potete rivedere l’intervista qui. Le tappe del “Viaggio di Sammy” le trovate invece sul canale NatGeo.

Fonte: Linus Blog

Invernalissima

Domenica intensa, quella appena trascorsa. Sono stato in provincia di Perugia, per l’Invernalissima 2014.

Sveglia h 5:15, ritrovo h 6:00 a Calcinelli, colazione con gli altri 6 del gruppo che componeva la spedizione podistica in Umbria. Partenza per Bastia Umbra alle 6:15, arrivo, sistemazione, riscaldamento e tutti pronti per la partenza alle 9:30 sotto un cielo parzialmente coperto ed un clima strano che rendeva difficile la scelta dell’abbigliamento.

Veniamo alla gara, molto bella e ben organizzata. Fa piacere partecipare a corse che funzionano, con ristori ben forniti, diversi punti musica, chilometraggio costantemente segnalato e traffico bloccato su tutto il percorso. Il percorso è suggestivo, mezza maratona di 21 km con partenza dalla zona Fiera di Bastia, passaggio nel piccolo centro cittadino, la Basilica di Santa Maria degli Angeli, San Damiano, un lungo tratto proprio sotto la città di San Francesco ed infine ritorno da dove eravamo partiti.

Personalmente,  mi sento di aver corso una delle più belle gare della mia inesistente carriera. Non ero allenatissimo, ma sapevo che potevo finirla, in qualche modo. Ho corso a ritmo più o meno costante, ho saputo gestirmi all’inizio senza seguire ritmi che mi avrebbero bruciato, e soprattutto ho tenuto con la testa nei 4 chilometri finali in cui le gambe mi avevano quasi totalmente abbandonato.

Son stato sempre in gara da solo, non conoscevo nessuno di quelli che andavano al mio ritmo e pochi di quelli attorno avevano voglia di parlare. Due ore di solitudine a parlare con me stesso, con il mio corpo, pensando alla respirazione, ai movimenti, calcolando i tempi medi e i potenziali tempi di arrivo. La sintesi della corsa, il dialogo con il proprio corpo.

Il tempo finale mi ha premiato. Volevo migliorarmi e potenzialmente stare sotto le 2 ore. Il mio unico precedente sulla mezza maratona era di 2h03m alla mezza di San Benedetto, disputata ad Aprile. Ieri ho chiuso in 1h56m di real time. Insomma, mi ritengo soddisfatto per aver centrato entrambi gli obiettivi.

Naturalmente, la corsa faceva da scusa per potermi sparare un bel pranzo dai nostri amici di Assisi che gestiscono l’Agriturismo “Le Mandrie di San Paolo”, dove io e Chiara ci siamo fermati per un ristoro.

Credo pure che la faccenda meriti qualche dedica, sparsa quà e là. Un grazie va a chi si è allenato con me diverse volte alle 8 di domenica mattina, chi guidava il gruppo e mi ha dato consigli all’interno della squadra del Calcinelli Run, al bel rapporto che si è formato e che continua a crescere tra noi “atleti”. Grazie alle mie gambe, che seppure ai loro ritmi, mi portano dappertutto…e non è poco. Grazie soprattutto a chi non mi ha ancora chiesto di scegliere tra lei e questa mia passione, pur sapendo che tutto potrebbe peggiorare in vista di un obiettivo ancora più grande, che è quello della prima maratona nel 2015.

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Cazzaro

Antefatto: circa un anno fa mi ritrovai a cena per un compleanno di una collega in un ristorante fanese. Nel bel mezzo del buffet, mentre io ed il marito della festeggiata parlavamo (guarda caso) di corsa, comparve uno dei titolari del locale per chiederci cortesemente come stava andando la serata, ed intuendo il discorso ci raccontò di essere coinvolto dalla stessa passione sportiva.

Passando in rassegna i suoi trascorsi, accennò ad una maratona di New York di alcuni anni fa. I miei occhi si illuminarono, venni subito colto da irrefrenabile curiosità e chiesi info sulla sua partecipazione. Mi disse di essere andato con il famoso gruppo di Orlando Pizzolato, storico trainer italiano. Avendo sentito nominarlo più volte da Linus, mi scappò un “ah certo, ne ho sentito parlare dal deejay Linus…”. Lui si fece subito baldanzoso, e forte delle sue convinzioni rispose “Ah si, c’era pure lui. Vabbé, lui era lì solo per pubblicità, in realtà si fece portare da un taxi per metà percorso per terminarla in scioltezza”.

Provai a dire la mia, ovvero che mi sembrava alquanto strano, che non mi sembra il tipo, e bla bla…mi chiuse la bocca citando la sua esperienza diretta, e di certo io non avevo prove per controbattere.

Caso vuole che la tecnologia avanzi e ci avvicini tutti, e che Linus abbia attivato da pochi giorni un account twitter. Io ho colto la palla al balzo, non vedevo l’ora di chiedergli questa cosa e da vero stronzo gliel’ho sparata addosso.

Ora, il sogno sarebbe presentarsi lì al ristorante con il protagonista principale, giusto per farsi raccontare di nuovo la storia e vedere se tutto torna. Perdonate l’errore grammaticale, ma il senso si capisce. Faccina da culo 😀

20 anni di Playstation

Esattamente 20 anni fa, il 3 dicembre 1994, la Sony lanciava sul mercato giapponese la prima versione della “Playstation“. Fu una rivoluzione totale, sia nel campo dei videogiochi che per quanto riguarda le vite di diversi esseri umani, impallati davanti ad una tv smagonando con qualche gioco. Io stesso ne fui coinvolto, e mai come con la “Play” la consolle entrò nelle case di una quantità esagerata di persone che prima non sapevano nemmeno cosa fossero i videogames.

Ieri sera mi sono visto i 20 minuti della bellissima e particolare storia (purtroppo il servizio è confezionato abbastanza male) di come nacque il progetto. Non sapevo dell’iniziale partnership e conseguente sgarbo della Nintendo, di conseguenza quello che ne scaturì fu un prodotto figlio della proverbiale testardaggine della Sony, che mai come in questo caso fece bingo.

Ho ancora la consolle ben custodita in casa, naturalmente fu modificata per far girare anche i giochi giapponesi. Alcuni mesi fa la tirai fuori per giocarci alcune partite a Winning Eleven, uno di quei titoli per il quale ho sicuramente perso giorni di vita che potevo dedicare a cause ben più nobili. Non mi pento di nulla, in fin dei conti ho anche trovato immense soddisfazioni per qualche livello concluso trionfalmente o per qualche partita vinta in rimonta, condivise solamente con me stesso nell’intimo della mia camera.

Un titolo, su tutti, è obbligatorio citarlo, e allora non ho dubbi: Metal Gear Solid fu, e per il sottoscritto lo resterà vitanaturaldurante, il più fantastico videogioco mai creato per Playstation. Qualcuno (che Dio l’abbia in gloria) ha caricato sul tubo i primi 10min di gameplay della versione italiana. Che emozione, anche a distanza di anni.

-14

Domenica mattina. Sveglia ore 7. Dalla Velux capisci subito cosa ti attende fuori, pioviggina e c’è pure nebbia. Colazione da solo, radio a volume basso con gli stessi Deejay che hanno voce assonnata. Cambiarsi. Prima di partire, la classica domanda che ti si pone alle 7:50: “ma chi cazzo te lo fa fare?”.

Arrivo in piazza a Calcinelli, gruppetto quasi pronto a partire, in totale siamo una decina. Si va per circa 20 chilometri. Ognuno al suo passo, io mi metto in fondo e mi stacco dopo 3 km circa, dato il ritmo per me troppo elevato dei battistrada, impossibile da reggere per tutto il percorso prestabilito.

Alla fine mi ritrovo per i restanti chilometri da solo, passando in alcune stradine che circondano la Palazzina Sabatelli, paesaggio spettrale con zero auto, nebbia bassa, silenzio assoluto. In mezzo alla nebbia mi vedo venire incontro una sagoma incappucciata che passeggia con cuffie e sguardo basso. Ci sfioriamo con lo sguardo, ci riconosciamo, un amico di scuola di vecchia data. Due parole, al volo, la stessa incredulità nel ritrovarci così dopo alcuni mesi. Riparto. Gara di boccia alla lunga. Devono sospenderla per farmi passare. Mi guardano tutti e faccio per passare il più veloce possibile, lascio quattro/cinque “Buongiorno” e tra i denti sento partire qualche vaffanculo. Sentirsi coglione due volte, la domenica mattina, è impresa ardua.

Allungo il giro perché prevedo che al ritorno in piazza non arrivo ai 20 che mi ero prefissato. Mentre percorro il 18esimo km mi torna in mente di aver fatto partire il Gps con un km di ritardo. Torno indietro e arrivo alla base.

Questo è il racconto della sola ultima domenica mattina vissura correndo. Ce ne sono state diverse, ultimamente. Il 14 dicembre mi attende una mezza maratona ad Assisi, l’Invernalissima, la mia ultima gara del 2014. L’obiettivo è finirla, possibilmente sotto le due ore, avendo un solo precedente sulla mezza di 2h02m.

Tutti questi “sacrifici”, d’altronde, li puoi fare solo con degli obiettivi. Poi mi riposerò per un bel pezzetto, soprattutto la domenica mattina. E vorrei ben vedere, porca troia.

Il track del giro di ieri.