Non è sempre razzismo

Un piccolo spunto di riflessione in ambito socio/culturale/calcistico.

Voglio farvi notare la differenza tra queste due interviste ma soprattutto questi 2 personaggi.

La prima è stata fatta a Balotelli nel 2010, alla fine di una partita contro il Chievo Verona in cui fece gol e fu fischiato e insultato dal pubblico veronese. Balotelli al tempo aveva 20 anni, si faceva le creste e si tingeva i capelli.

La seconda è molto recente, è stata fatta domenica scorsa a Pogba dopo la partita contro il Verona. Pogba ha fatto gol e giocato la solita grande partita, non credo sia stato fischiato dal pubblico veronese presente allo stadio, ma se anche lo fosse stato, non ne fa riferimento. Pogba ha 21 anni, si fa le creste e si tinge i capelli.

Riflettiamo un pochino sulla differenza che intercorre tra questi 2 atteggiamenti, perché qui si misura la differenza anche tra i campioni e finti campioni.
Il pubblico di Verona è da sempre notoriamente incline al “buu” razzista, e non credo ci sia tanta differenza da questo punto di vista tra uno del Chievo e uno dell’Hellas.
Se l’hanno fischiato, Pogba non ne ha fatto menzione. Se non l’hanno fatto, è perché hanno riconosciuto il valore del giocatore, espresso con la massima umiltà e professionalità.

L’esempio di Balotelli e dei suoi atteggiamenti, della sua cattiva reputazione che si porta dietro per quello che fa in campo e soprattutto fuori sono la vera causa degli insulti che si prende.
L’esempio di Pogba, mai fuori posto sia dentro che fuori dal campo, massima abnegazione e continua crescita sportiva sono la vera causa degli insulti che non si prende.

Non chiamatelo sempre razzismo, per favore.

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4 comments

  1. Tutto vero quello che dici, anzi aggiungo un dettaglio in più a proposito della frase

    “Il pubblico di Verona è da sempre notoriamente incline al “buu” razzista, e non credo ci sia tanta differenza da questo punto di vista tra uno del Chievo e uno dell’Hellas.”

    In realtà il pubblico di Verona è molto più “ultras” di quello del Chievo, in teoria dovrebbe quindi essere più incline al buu. Invece così non è stato. Quindi a maggior ragione questo rafforza la tua tesi.

  2. >non chiamatelo sempre razzismo, per favore.
    vero anzi verissimo.
    però di fatto se uno fa una cavolata, se è un campione gliela si perdona volentieri, se è una schiappa lo si manda a quel paese, se è una donna è una putt**a, se è uno di colore è un ne**o di me**a.
    questo chiamalo come ti pare.

    1. Vero anche questo, ma andiamo in un altro discorso (si potrebbe dire per albanesi, marocchini e una caterva di altre “etichette” poco tollerate e sempre pronte ad essere tirate fuori quando fanno male alcune cose).
      Anche Totti, per quanto campione, resta per molti un “romano di me**a”, così come Ibrahimovic passa per “zingaro” quando si fa espellere. Cristiano Ronaldo è un “tamarro” ed Eto’o è un cingalese che vende le rose. Tutti questi, nonostante tutto, sono diventati campioni.
      Ho sottolineato apposta il fatto che entrambe le interviste fossero alla fine di una bella prestazione per entrambi, per far notare come hanno usato i riflettori che venivano puntati.
      Uno ha voluto sottolineare il mondo che gli rema contro, l’altro si è addirittura sminuito.

      1. concordo al 100%
        però non mi sorprendo nemmeno che un ventenne di colore praticamente nato a bergamo abbia un caratteraccio.
        sarei stato curioso di esserci quando aveva 10 anni e giocava nei campetti coi pulcini…

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