Mese: febbraio 2015

Lo scopo della medicina

In merito al rivoluzionario trapianto di bacino appena eseguito al CTO di Torino, queste le tappe sintetiche della vicenda, riassunte dal Post. Il paziente ha 18 anni, non è un particolare da poco.

I trattamenti non avevano dato gli esiti sperati, spingendo i medici a tentare una soluzione alternativa: rimuovere i tessuti ossei ormai compromessi dalle cellule tumorali e sostituirli con una copia di parte del bacino realizzata in titanio.

Mentre il paziente proseguiva con la chemioterapia, i chirurghi del CTO hanno realizzato una TAC del suo bacino. Dalle immagini ottenute è stato possibile creare al computer un modello tridimensionale della parta interessata dal tumore. I dati sono stati inviati a una azienda negli Stati Uniti che ha realizzato l’emibacino in titanio, rivestendolo poi con tantalio, un materiale che favorisce l’integrazione delle protesi con le ossa umane.

Martedì 24 febbraio il paziente è stato sottoposto ad anestesia e in seguito è iniziato un intervento che nel complesso è durato 11 ore e mezza. I chirurghi hanno dovuto rimuovere la parte destra del bacino e l’anca, interessate entrambe dall’osteosarcoma. Poi hanno ripulito i margini delle ossa e successivamente hanno ricostruito le parti mancanti con le protesi in titanio e tantalio.

La medicina dovrebbe essere questo: problema, ricerca, confronto, soluzione, divulgazione.

Non combatto contro qualcosa per partito preso, e non dichiaro santo chi semplicemente svolge il suo lavoro, ma in questa società che mette in dubbio qualsiasi cosa e riesce persino a qualificare dei millantatori da quattro soldi, allora è opportuno sottolineare chi merita una menzione speciale.

L’intervento al CTO di Torino mi aiuta nuovamente a sottolineare quanto di brutto si sia visto ultimamente e quanto di tutto questo sia lontano anni luce da come io veda il mondo della medicina e della ricerca scientifica. Per gli altri farabutti, peccato che sia comunque possibile tenersi una fedina penale pulita.

La neve, per la prima volta

Io non ricordo la prima volta che vidi la neve, ma sicuramente fu un momento magico.

Sarebbe bello provare quella sensazione in età adulta, giusto per fermare il momento.

Proprio come è capitato a loro, ciclisti del “Team Ruanda”, per la prima volta casualmente a contatto con la neve durante un allenamento in America.

Corvi

Più di un mese fa è giunta la notizia sull’effettivo scioglimento dei Black Crowes, cosa che è passata abbastanza inosservata dalle nostre parti.

In effetti la domanda “Chi cazzo sono i Black Crowes?” potrebbero chiederselo in tanti, al giorno d’oggi. Io la riassumo così: la più grande e importante blues/rock band dopo i Rolling Stones.

Una classe esagerata, un sound inconfondibile. Peccato davvero, ma da troppo tempo vagavano in una fitta nebbia fatta di faide intestine e classici problemi tipici del mondo del rock.

15 anni fa, quando uscirono con “Shake Your Money Maker“, l’unica cosa che in molti dissero fu solo un “PORCA PUTTANA!” gridato a gran voce. Non era una cosa degli anni ’90, a dirla proprio tutta nel 1990 un disco del genere c’entrava nulla, non aveva senso. Venivamo dalla sovraesposizione glam anni ’80, eravamo in attesa del grunge che sarebbe esploso a giorni…ma questo album era un cocktail di tutto il meglio del suono dei ’70, con una forte impostazione “country” ed una maturità sorprendente. Un classico “disco maiale”, dove non si butta via niente, dove riesci difficilmente a dire “oh si, quella è bella, ma le altre non so…”. Qui no, qui era davvero perfetto, e quello che venne dopo secondo me fu all’altezza di reggere il confronto.

Come li conobbi? Io arrivai un pò tardi, nei primi anni 2000, mi ero scaricato illegalmente il “Moscow Peace Festival” del 1991 dove c’erano Metallica, Ac/Dc e Pantera. In mezzo, c’erano pure loro, e mi catturarono.

Cosa ci hanno lasciato? Tante belle esibizioni live, due/tre album che BISOGNA avere anche se il vostro cantante preferito fosse Nino D’Angelo, ed un disco live at the Greek con un certo Jimmy Page che li mise lassù, tra i miei intoccabili.

Dovendo fare il nome di una canzone, se proprio devo, non lo faccio. Dico tutto “Shake Your Money Maker” dalla prima all’ultima traccia. Compresa questa, che è una cover, ma sti gran cazzi davvero.

Road to ColleMarathon – Chapter 1

Quello che inizia oggi, con questo articolo catalogato “alla Kill Bill”, è un piccolo diario personale del cammino di avvicinamento alla mia prima maratona.

L’obiettivo fissato è la ColleMarathon, la maratona dei valori, che si correrà il 3 maggio 2015. Il percorso è quanto di più vicino mi si presenti, si parte da Barchi a si arriva a Fano.

Ho una paura fottuta di tanti km, non li ho mai fatti e non ho la più pallida idea di come possa fare a passare da 21km al doppio nel giro di pochi mesi. Ho passato la parte centrale dell’inverno ad allenarmi su distanze che mi permettessero di mantenere un buon “bagaglio” di chilometri, in modo da poter partire da una base consolidata di 21km e salire gradualmente.

Fino a gennaio tutto questo ha funzionato, correvo con regolarità e senza particolari problemi, cercando di mettere solo benzina nelle gambe.

Purtroppo, con l’arrivo di febbraio, tutto è cambiato. Giornate brutte, impegni, allenamenti infrasettimanali composti solo di partitelle a calcio, qualche prima crisi nei lunghi della domenica ed infine pure una settimana di stop per via dell’influenza.

Molte certezze se ne sono andate portandomi ad un punto in cui preferivo non arrivare, quasi un “ricomincio da capo”, anche se meno traumatico.

Martedì ho ripreso l’attività, con un’uscita di pochi km, giusto per il gusto di scappare via da casa e far ripartire le gambe. Stessa cosa ieri sera, breve escursione ma per più tempo, poi nel weekend mi aspettano più chilometri, che per quanto mi riguarda sarà di meno di 20 km, diciamo sui 15 tanto per riadattarmi al lungo.

Poi, da settimana prossima, speriamo di incanalare la via giusta. Saranno settimane intense e sempre più dure, ci vorrà pazienza ma soprattutto entusiasmo. E’ da mesi che stresso i miei compagni più esperti cercando di carpire più segreti possibili, anche dal punto di vista alimentare, per avvicinarmi nei modi e nei tempi giusti.

Non so se ce la farò, al momento vedo la deadline molto vicina e mi trovo in sincera difficoltà. Essendo la prima esperienza in maratona, non dovrò guardare il tempo, il passo medio e via dicendo…dovrò solo pensare ad arrivare al traguardo.  E questo è un bene. Per il resto, una sola cosa non mi manca: la voglia di correre.

Nell’attesa, ci siamo “vestiti bene” per la foto di inizio stagione. Grande gruppo!

gruppo calcinelli 2015

calcinelli run 2015

BIRDMAN

Gli oscar non sempre sono un certificato di garanzia per un bel film, ma di certo aiutano. 9 nominations, nel caso di Birdman, erano uno stimolo sufficiente per muovermi e andarlo a vedere.

A posteriori, direi che vista la concorrenza se il film si prendesse anche 4/5 statuette non ruberebbe nulla a nessuno. E’ assolutamente un candidato forte per premio miglior regia, non si può sorvolare sul lavoro di Inarritù che ha creato un intero film legandolo in un unico piano sequenza senza fine. Un esperimento bestiale, fantastico.

Per gli attori, almeno due su tre potrebbero farcela, per Emma Stone non credo, ma gli altri due (Keaton e Norton) mi sono parsi in formissima e ci starebbero alla grande. Peccato per Galifianakis, pure lui si meritava qualcosa in quest’opera geniale.

Per il miglior film…che dire, sarà dura. E’ un film da tutto o niente. E’ un esperimento introspettivo, una pellicola che come concezione posso paragonare a “8 e 1/2” di Fellini, ovvero parlare della crisi creativa e professionale rendendola essa stessa la storia del film. A me è piaciuto tanto, si merita un posto particolare tra i migliori film del 2015 per tanti motivi diversi.

Bravi attori, storia incatenata e collegata magistralmente, un paio di attori in stato di grazia tra i quali spicca un Keaton inedito, una Broadway spietata, un pizzico di effetti speciali per descrivere l’introspezione mista a follia ma SOPRATTUTTO finalmente un film di Gonzalez Inarritu dove alla fine non senti la necessità di tagliarti le vene.

Da vedere, in poche parole.

Tutti cantano Sanremo

Eh, lo devo ammettere, non ho mai visto Sanremo come quest’anno.

Complice sicuramente una settimana di riposo assoluto da tutte le attività, praticamente mi sono visto 3 serate su 5 ed in più la proclamazione finale del vincitore finale. Non era mai accaduto.

Tra le domande che Carlo Conti ha sempre posto ai suoi ospiti, una era immancabile: “Qual’è la tua canzone di Sanremo?”. E così, non potendo attendere che me la ponesse di persona, me la sono fatta da solo quella domanda ed ho trovato praticamente subito una risposta.

Anno 2000, quarto anno delle superiori, periodo di convalescenza a casa post operazione al setto nasale, e la solita sfiga di beccarsi solamente Sanremo in TV. Tra i partecipanti, spuntano i Subsonica.

Non erano sconosciuti (per noi neanche ventenni), avevano già fatto un paio di album con singoli notevoli ed era già uscito “Microchip emozionale”, il loro album capolavoro. Eppure, nessuno se li aspettava a Sanremo, in quella location nessuno poteva capirli e, sembra una cazzata, ma 15 anni fa suonava come una follia.

Fu una rivoluzione, orchestra praticamente inutile, Boosta sugli scudi, tanta elettronica come non s’era mai sentita prima all’Ariston ed in generale un senso di “contrasto” che rendeva la faccenda paradossale e bellissima. Il singolo (Tutti i miei sbagli) poi vendette come non mai, divenne un classicone e li portò in orbita.

Questa la prima esibizione, alla fine si sente un “andate a casa!” gridato dal pubblico in sala che spiega più di mille parole quello che ho scritto sopra. Belle cose.

Er Viperetta

Temo di sapere già come vada a finire la storia di Massimo Ferrero.

Tra un pò di tempo, dopo la sbornia di questa stagione comunque esaltante, verrà fuori che i conti della Sampdoria sono in rosso pauroso, una situazione pericolosa tipo “Parma Calcio 2014/2015“.

Oppure, andando sul personale, lo beccano per possesso di sostanze stupefacenti e lo fermano in qualche modo.

Troppa notorietà in troppo poco tempo, in un ambiente come quello del calcio, a qualcuno dà sempre fastidio.

Quindi, finché ce l’abbiamo, godiamoci le scorribande incontenibili der “Viperetta”. Che personaggione.

 

48h in casa

Causa forte raffreddamento, che fortunatamente mi colpisce a cicli molto distanti fra loro e sfortunatamente sempre nella settimana di Sanremo, sono rimasto chiuso in casa per 48h.

La causa della febbre e del raffreddamento è facilmente riconducibile a domenica scorsa, quando di ritorno da una corsa abbastanza massacrante ho lasciato il gruppo a 3km dall’arrivo ed ho proseguito a piedi, in piena crisi di zuccheri con giramento di testa e gambe bloccate. Avevo finito la benzina, e l’aria fresca che tirava non mi ha perdonato. Ora tosse e raffreddore, ma il peggio sembra passato.

Oltre a riposare, chiuso in casa, che ho fatto?

Ho letto qualcosa. Precisamente, su carta, ho continuato nella mia lettura del libro “Lettere” di John Fante. Sono un suo fan da quasi sempre, se leggo qualcosa devo rendere grazie a Fante e Bukowski, gli unici che mi hanno fatto tornare questa voglia una quindicina di anni fa.
Avevo comprato il libro perché è un inedito, perché ho letto tutto di lui, ed anche per il celebre caso della copertina sbagliata subito divenuta oggetto da collezione.
Trattasi di un Fante diverso, quello che si incontra nelle lettere private con la madre e con i suoi amici/parenti/colleghi. Quasi irriconoscibile, in alcuni tratti iniziali, ma spesso molto simile al Bandini protagonista di indimenticabili avventure divenuti classici.

Poi, una letta da Ipad a questo saggio fantastico su Cristiano Ronaldo, scritto da Roberto Pizzato per L’Ultimo Uomo.
Aiuta a farsi un’idea di quanto abbia lavorato per diventare il migliore, proprio come scrissi in questo post alcuni giorni fa.

In tv poche cose, tra queste la visione di “Old School” ieri sera su Mtv, filmetto che io definirei filmone del Frat Pack vista la mia predilezione per il genere.

Infine, mi son goduto una puntata de Il Testimone tramite l’On Demand e uno speciale di Sky.

La puntata di Pif è quella in cui va in Messico a scoprire il popolo dei Tarahumara. Si sono viste puntate migliori, ma come ho sempre detto gli episodi del Testimone vanno visti comunque tutti, a prescindere.
Qui c’è un Messico inedito (per me) che vale la pena scoprire.

Lo speciale di Sky l’ho scoperto per caso su YouTube cercando le varie puntate in cui Federico Buffa racconta qualcosa, qualsiasi cosa data la bravura disarmante.

Ora non so perché ma oggi non lo trovo più sul tubo. Si chiama “Il Futebol a Rio”.

Nella fattispecie, è la cronaca di una giornata passata a Rio durante il periodo dei mondiali del 2014, quando insieme ad altri 2 commentatori ha fatto da Cicerone alla scoperta dei “luoghi sacri” del calcio carioca.
Signori, si attinge a piene mani nella storia, dal primo campetto di breccia che ha calcato Ronaldo alla rivalità Flu/Fla passando per la storia del Vasco de Gama. Cose da romantici del pallone.

A TUTTO CAMPO

Sono un assiduo radioascoltatore, in orari ben precisi durante la giornata.

La prima mattina, la tarda mattinata, il primissimo pomeriggio, il drive time ed in alcune occasioni anche il tardo dopocena. La stazione preferita è Radio Deejay, sulla quale non ho problemi al mattino (Trio Medusa), nel pre-pranzo (Catteland) ed in tarda serata (Vitiello). Per il drive time sono solito spaziare tra Deejay (Pinocchio), Virgin o Radio Capital, dipende da come mi gira.

Il problemone sta nel dopo pranzo, quando su Deejay c’è un inascoltabile “50songs” con Albertino, e dove avevo trovato un sicuro rifugio grazie a MasterMixo su Radio Capital. Ora, questi malefici mi hanno spostato Mixo più avanti ed i sostituti non mi garbano alla stessa maniera.

Così, vagando, ho trovato un nuovo programma. Si chiama “A tutto campo“, è in onda su Radio1Rai.

E’ condotto a turno dai giornalisti sportivi che fanno anche le telecronache delle partite di calcio, ci sono opinionisti ma soprattutto c’è la presenza di Silvia Notargiacomo che in quanto a gusti musicali riesce sempre a piacermi. Molte cose nuove e mai troppo mainstream, qualche classicone, una veloce descrizione del gruppo o dell’album in modo da poterti mettere la giusta curiosità per andarlo a ricercare.

Davvero brava ed interessante. Poi vabbè, si parla di calcio e ci sguazzo alla grande, ma questo è secondario.

Un piccolo appunto, però, devo farlo. Dico io, uno straccio di profilo ufficiale twitter o facebook, che sia del programma o della conduttrice, nel 2015 possiamo pretenderlo oppure chiediamo troppo?