Mese: maggio 2015

Lisbona – Il mio viaggio e i miei consigli

Alla fine io e Lisbona ci siamo incontrati, dopo un lungo inseguimento. Erano anni che progettavo di andarci, e l’occasione si è presentata quando io e mia morosa abbiamo deciso di regalarci qualcosa di diverso per i nostri rispettivi compleanni.

5 notti, 4 giorni completi, dall’8 al 13 maggio, un periodo direi ideale per visitarla. Siamo stati anche fortunati col tempo, giornate miti e soleggiate, caldo ma non afoso, serate gradevoli e luce fino alle 21 circa.

Cosa abbiamo visto? Diverse cose, ma non tutto, naturalmente. Di seguito i nostri posti e miei consigli, da prendere con beneficio di inventario, in fondo sono tutte valutazioni personali.

Volo con Tap da Bologna, comodo per gli orari sia della partenza che del ritorno. Appena arrivati all’aeroporto portoghese, ci siamo fatti la VivaViagem, una carta ricaricabile tipo Oyster di Londra, che ti permette di viaggiare su ogni mezzo pubblico (metro, bus, carreitos), molto comoda (vi consiglio di fare la ricarica di 10/5€ senza la tariffa giornaliera omnicomprensiva). Noi avevamo un appartamento in centro, quartiere Intendente, preso tramite una piccola catena di alloggi chiamata “Feels like home” e prenotato tramite Booking. Per arrivare abbiamo usato la metro, che fermava molto vicino.

Appartamento carino, abbastanza funzionale ma in fondo era quello che volevamo, il compromesso tra vicinanza al centro e alloggi che ti capitano molto spesso è di gran lunga peggiore. Quartiere: a primo impatto, terribile. Sembrava di essere in un ghetto, non bellissima gente per strada, barboni in alcuni angoli e parecchia gente trasandata. Col tempo, abbiamo capito che sono cosi, ma anche che non ci sono particolari problemi con gli ospiti, tra l’altro è prevista sempre sorveglianza di Polizia agli angoli h24, e col passare delle ore ci siamo adattati al posto, girando e sostando nella piazzetta, nei nostri bar preferiti, e facendo spesa al market. Se superate l’impatto, dopo un giorno vi risultano anche simpatici e vi fermate a vedere le partite di dadi nella viuzza.

Primo giorno a Belèm, ci si arriva con il tram n.15 che passa dall’immensa Piazza del Commercio, bel quartiere legato in particolare al Rio Tejo che lo costeggia. Una bella passeggiata sul lungo fiume, dove i locali sono tutti rinnovati e c’è una discreta pista ciclabile. Una visita alla Torre de Belèm, una al Padrao dos Descubrimientos, un’occhiata all’enorme Monastero ormai divenuto museo e poco altro da vedere in zona. Da segnalare, assolutamente, un paio di posti notevoli in cui sostare per 2 pause. Uno lo troverete da soli, girando per la via principale, ed è la pasticceria più famosa della città, quella che detiene il brevetto originale delle spettacolari “Pasteis de Belèm” che altrove si chiamano sempre pasteis de nata, dei dolcetti con crema cotta, pasta sfoglia, cannella, bruciacchiate in superficie. Fantastiche, mangiarne una sola è roba da pivelli.
Poi, l’enoteca de Belèm, per un vino, due parole con i proprietari e un’atmosfera curata e raffinata. Un locale di livello superiore, ma affrontabile e consigliato, anche i pasti sono ottimi e legati ai vini proposti.

Secondo giorno, partenza in metro e visita alla Stadio da Luz (ogni capitale uno stadio, è legge scritta dai profeti), casa del S.L. Benfica, gloriosa società di calcio della capitale, e principale squadra portoghese. Struttura nuova, rifatta per gli Europei del 2004. Tutto parla di storia, anche se glorie più grandi sono del periodo in cui brillava Eusebio, campionissimo di cui trovate la statua all’esterno. Niente visita all’interno, però…quando sono stato io era chiuso l’interno.
Poi, spostamento in centro a Martin Moniz e tutti in fila per prendere il celebre “Carreito 28”, il tram elettrico d’epoca che viaggia sui binari, e che ti porta a scoprire le zone più caratteristiche di Lisbona, arrampicandosi per i quartieri di Graça, Alfama, Castelo e che è sempre strapieno di gente. Ne passano diversi, a raffica, ma potrebbe capitarvi di attendere parecchio prima di salire. Armatevi di pazienza, soprattutto se è domenica.
La zona alta, quella di Alfama, è la vera Lisbona dei vicoli, delle viuzze strette, della gente che vive a stretto contatto con il turismo che gli è cresciuto attorno, e che ormai è abituata a conviverci. Zona molto particolare, a noi è piaciuta tanto, a molti potrebbe sembrare una mezza favela, ma merita di essere percorsa e scoperta nei vicoli e nei sali/scendi.

Terzo giorno, lunedì. Siamo partiti dalla stazione dei treni di Rossio, destinazione Sintra, che dista 45 minuti circa. Ci sono treni a frequenza altissima.
Visitare Sintra è un capitolo a parte, dipende da quanto tempo avete e cosa volete fare. Noi avevamo mezza giornata, con la volontà di trasferirci a Cabo de Roca nel pomeriggio. Abbiamo optato per un giro veloce nella cittadina, dove si trova il palazzo municipale che è sempre pieno di visitatori. Poi, abbiamo preso un bus (costa 5€, conservate il biglietto che vi servirà per la discesa) che ci ha portato in cima al monte, prima ferma al Castello dei Mori (noi non siamo scesi), poi prosegue fino a Palacio Pena, che dovete assolutamente visitare, fosse solo per la vista che vi si presenta dalle mille terrazze del palazzo, un tempo residenza reale. E’ stata la giornata più dispendiosa dal punto di vista economico, tra treno, bus, entrata al palazzo sono andati via diversi euri.
Visita veloce, ritorno alla stazione principale con il bus, e da lì abbiamo preso il n.403 che porta direttamente a Cabo de Roca, il punto più occidentale della costa europea, dopo 40 min circa di viaggio a metà tra rally di Montecarlo e GP su circuito cittadino.
Cabo è stato il top, secondo me. Giornata spettacolare dal punto di vista meteo, il che ha aiutato a renderla più gradevole. Siamo stati in maniche corte a strapiombo sulla scogliera, e ci hanno detto che capita raramente, di solito lì c’è sempre un vento bello fresco.

Quarto giorno: Ultimo giorno a nostra completa disposizione, abbiamo deciso di completare il tuor nel cuore della città, senza andare in altri luoghi esterni. Abbiamo girato a piedi lungo i vicoli del Barrio Alto, Castelo e poi Baixa e Cais do Sodré.
Merita decisamente la parte alta, con un paio di “Miradour” dai quali si possono vedere delle gran panoramiche sulle zone sottostanti, e fermarvi in qualche piazzetta a riposarvi e godervi il sole. La Baixa è dominata dai negozi di shopping, dai soliti marchi strafamosi ai negozietti un po’ più ricercati anche in ambito di design ed arredi. La zona di Cais do Sodrè l’abbiamo frequentata di passaggio, soprattutto per fermarci a pranzare al Mercado da Ribeira, consigliatissimo.
In pratica all’interno del mercato più famoso di Lisbona hanno creato un insieme di stand chiamato TimeOut, gestiti da alcuni ristoratori, che offrono cibo per ogni gusto. L’ambiente è davvero carino, sembra molto usato da chi lavora sul posto e ci fa una pausa pranzo, i prezzi sono umani e la qualità non è affatto male. A noi è piaciuto tanto.
In serata ci siamo spostati nella zona alta del Castelo di San Jorge, in un posto chiamato “Chapito a Mesa“. Bisogna prenotare qualche giorno prima, per poter godere del posto in terrazza al piano superiore. Noi abbiamo prenotato appena arrivati, perché ci avevano detto che ne valeva la pena, e così è stato. Cena non eccelsa per il prezzo che si paga, ma obiettivamente è giusto pagare anche il posto, e qui c’è tantissimo da star bene, dalla vista mozzafiato all’atmosfera. Consigliato pure questo, ha passato l’esame.

In sintesi: bella capitale, ricca di storia ma anche realmente povera in parecchie sfaccettature. Non entra tra le migliori città che io abbia mai visitato, altri capoluoghi esteri la passano avanti, nella mia personale graduatoria.

Infine, si sente dire spesso che il Portogallo viene subito dopo l’Italia, in un’ideale lista dei paesi europei a rischio, e che le distanze si stanno accorciando. Ad essere sincero, quello che mi è balzato agli occhi è invece una distanza ancora notevole, sotto alcuni punti chiave, primo tra tutti lo smodato utilizzo del contante, ovunque e per qualsiasi cosa.

Fateci un giro, provate voi stessi che sensazioni vi possa dare, e vedremo se converrete con me che Lisbona è ok, ma quello che sta immediatamente fuori Lisbona, in primis la costa oceanica, la superano in quanto a bellezza ed emozioni.

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Road to ColleMarathon – Final Chapter

Sono passati diversi giorni, e così, complice il volo di ritorno da Lisbona, con notevole ritardo butto giù qualche impressione, alla fine di questo lungo viaggio che mi ha portato a concludere la mia prima maratona.

Inizio col dire che è stata, come ampiamente pronosticabile, durissima.
Sveglia h5:45. Colazione h6 mentre guardavo MayweatherVsPaquiao, ultimo controllo allo zaino e alla dotazione, e via al ritrovo di Fano.
Bus navetta fino a Barchi, incontro con gli altri, cambio, riscaldamento, tutti schierati.
Musica a manetta, un fantastico abbraccio collettivo con tutti i compagni della squadra prima di dividersi fino all’arrivo, perché ognuno fa la sua strada ed è giusto così, ed infine bombarda che dà il via.

Tempo caldissimo, umidità alle stelle, per fortuna il sole compare e scompare a tratti, ma abbastanza per mettere tutti a dura prova e fare una bella selezione tra i concorrenti.

Si parte, gran caos, gente ovunque, adrenalina a cannone, perdo tutti quelli con cui volevo stare ma c’è tempo per ribeccarli. Li riprendo dopo un paio di km, in tranquillità mi metto con Remo e i palloncini dei 4h e 15m.
Mondavio, San Giorgio, Piagge…e via verso Cerasa. Entriamo a Cerasa e siamo ai 20 circa, usciamo dal paese e inizio ad avere problemi di stomaco, pur avendo fatto tutti i ristori con solo acqua ed un pezzetto di banana.
Altri 5km in sofferenza, arriviamo nella temibile salita di Solfanuccio e parte il primo crampo alla coscia. Mi fermo, cammino. Superato il crampo, riparto, arrivo in fondo verso il prossimo ristoro e ancora, riparte un crampo al polpaccio sinistro.

Abbandono i palloncini e le velleità del tempo stimato, si punta a non ritirarsi, al momento una concreta possibilità dato il continuare dei crampi. Passa il medico, l’ambulanza, e diverse volte il pulmino recupero atleti, quasi sempre pieno.

Arrivo, tremante per colpa di una mezza crisi termica tra sudore freddo e caldo a tratti, al ristoro dei 30 dopo San Costanzo. Mi butto giù, disperato, un bicchiere di Coca-Cola. Riparto in discesa e faccio andare le gambe senza pensare, intanto mi si aggiusta lo stomaco. Tombaccia, altra crisi, ma trovo 2 compagni di sventura. Ci facciamo diversi metri a piedi e correndo, alternando uno e l’altro.
Così fino a Sassonia, dove li saluto e riparto, a loro proprio non va, io invece prima mi trovo da solo in tutto il tragitto fino al centro, dove poi vedo tante facce note e il morale fa il resto.
Mi trascino un po’ camminando e un po’ correndo fino alla camminata del Lisippo, ultima scarica di dolori alle gambe, passerella sull’acqua e poi lì, al raschiamento completo del barile delle forze rimaste, il tanto sognato traguardo.

Il tempo dice 4h e 36m, ma non dice un casino di altre cose.

Posso dire, mai come ora, che il detto “se vuoi vivere una vita, corri una maratona” è quantomai vero. Un’altalena di emozioni e situazioni, concentrate nel tempo di una corsa, che credo poche altre discipline riescano a darti.
In questi mesi ho cercato di allenare in qualsiasi modo possibile un eventuale cambio di piani, anche ripetuto, che si potesse verificare durante la gara. Ma le variabili, ahimè, sono tante e tutte amplificate, e quando sei lì ti trovi comunque impreparato.

Sono contento di avere fatto questa esperienza, in tutti i sensi, dal punto di vista umano e sportivo, perché mi ha messo alla prova, nuovamente, e riportato ad una stato primitivo, un dialogo personale tra la mia testa ed il mio corpo. Null’altro, ad un certo punto, conta davvero oltre a questo.

Ora sono in pieno riposo, qualche garetta qua e là ed un piano di recupero graduale dei miei muscoli, abbastanza provati dai mesi di training intenso. Obiettivo, manco a dirlo, una prossima maratona, fra diversi mesi.
E se proprio devo fare un nome, Firenze, per me, viene prima di molti altri luoghi.

P.s.: aggiungo, in appendice, un piccolo fatto personale. All’arrivo, stremato, ho ritirato il pacco gara e utilizzato la t-shirt in regalo per il cambio canotta, ormai zuppa di acqua e sudore. Poi, blackout totale fino alla doccia, durato circa 10 minuti, in cui non ricordo granché…risultato finale è che ho perso il pacco gara, con dentro la mia canotta sociale e il pettorale della mia prima maratona (li colleziono tutti, anche quelli delle gare minori). Non è stato ritrovato, ci ho provato in tutti i modi. Peccato, ho pagato a caro prezzo questa mia prima esperienza, e fa male pensarci, ancora oggi.

Road to Collemarathon – chapter 10

Ultimi giorni, ci siamo quasi e poi sarà ora di correre, senza pensare ad altro.

Come da programma, ho seguito i passi di avvicinamento che mi ero prefissato. Sabato 25 aprile ho fatto la “Corrilucrezia”, gara di 10 km, correndo un progressivo forzato con primi 7 km a ritmo maratona e poi progressione sempre più veloce negli ultimi 2 km. Poi, domenica mattina altri 10 km in scarico completo, senza forzare nulla, solo facendo andare le gambe.

Martedi e giovedi ho seguito un “non programma”, perché ho deciso di lasciare spazio alla spensieratezza e uscire in entrambe le occasioni per meno di un’ora senza riferimenti temporali, senza ritmo medio e senza distanze.
Gambe, respiro, sensazioni, programmazione della gara.
Mi è piaciuto parecchio, ed è stata la parte migliore degli allenamenti che ho seguito in questi mesi, il completamento verso l’evento finale.

Domenica si va. Appuntamento a Sassonia alle 7:15, partenza con bus navetta in direzione Barchi, riscaldamento e partenza h9.

Non c’è più spazio per recriminazioni, progetti o improvvisazioni per poter modificare la propria situazione…o si è pronti, o niente.

Un progetto lungo 2 anni e mezzo, un planning preciso che volevo mi portasse a correre la mia prima maratona in questi tempi, con questa maturità e consapevolezza. Ma il bello, in fondo, è che pure l’esperienza, di fronte all’imprevedibilità della maratona, perde a mani basse.
Sarà sicuramente una grande esperienza di vita, comunque vada.

Chiudo con il pezzo con cui tutto iniziò, quando uscivo per le prime volte a correre con iPod alle orecchie e questo album appena uscito che pompava a cannone.

A presto!