Amy

Mercoledì ho visto il documentario di Asif Kapadia sulla vita di Amy Winehouse, il titolo è “Amy – The girl behind the name“.

Avevo già visto (e rivisto…e rivisto) il precedente documentario di Kapadia su Ayrton Senna, e mi aspettavo tanto da questo lavoro. Speranze ben riposte, non mi ha affatto deluso, anzi si è confermato su altissimi livelli di narrazione. La cosa che mi ha conquistato particolarmente, anche in questo caso, è la quantità di materiale che è riuscito a raccogliere e mettere insieme, davvero tantissimo. A partire dai filmati più rari ed intimi, fino alle registrazioni vocali, le foto e gli spezzoni da live e backstage in studio, una quantità enorme di documenti.

Il film mi ha lasciato un grande senso di tristezza, non potrebbe essere altrimenti, così come Ayrton parliamo comunque di grandi talenti morti in giovane età, seppur in circostanze molto differenti. Ognuno si può fare la sua idea sulla vita di Amy, io ne avevo una discreta conoscenza ed in parte sapevo delle tappe che l’avevano gradualmente portata così vicina all’autodistruzione, che poi fatale si presentò nell’estate del 2011. Diciamo che sono arrivato alla visione con i compiti già fatti, ascolto già da anni i suoi dischi “che contano”, conoscevo le canzoni ed i testi, quasi tutti molto struggenti.

Per chi parte praticamente da zero, con questo docu-film ci si può rendere conto di tante cose, soprattutto di che tipo di persone si circondò e quanti di loro fossero interessati a lei come persona piuttosto che al “marchio” (checché ne dicano il padre o il manager). Le sue dipendenze ed i suoi errori, frutto anche di storie devastanti con persone devastate, come chi ancora oggi se ne lava le mani su tutto, sono raccontate senza tanti giri di parole. Devo ammettere che alcune immagini fanno molto male.

Insomma, credo sia un lavoro assolutamente da vedere, anche per non appassionati di musica e del suo stile di musica in particolare, perché è fatto bene. Vi potete rendere conto di quanto sia mediaticamente esposta una star di questo livello, ci sono diverse riprese durante le continue paparazzate che ha subito dopo che è divenuta globale, e rendono immediatamente l’idea della difficoltà a normalizzarsi e sopravvivere in un contesto simile.

E poi vabbè, la cosa fondamentale: la sua voce. Le sue canzoni, le sue passioni, gli idoli e le ispirazioni. Alcuni spezzoni di concerti unplugged sono da brividi, da restare totalmente ammaliati e conquistati.

Magari vi lascerà indifferente, magari farete come la mia ragazza (che non la conosceva particolarmente ed ora da 2 giorni non ascolta altro), ma il consiglio è uno solo: va visto.

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