L’Islanda e il turismo non responsabile

“If you’re a dude who wants to come here and do your bucket list and put your picture up on Facebook, you’ll go home in a black bag.”

Questa frase è tratta da questo interessante articolo sul New Yorker che ho letto a singhiozzo in questo fine settimana. Sono andati in Islanda a seguire le squadre di volontari che fanno operazioni di soccorso in un’isola affascinante e pericolosa allo stesso tempo.

Nell’ultima decade il numero di turisti che ha visitato l’Islanda è praticamente triplicato, e questo non fa che incrementare un tipo di turismo che non è più fatto di soli appassionati (che magari erano coscientemente pronti alla spigolosità della natura islandese), ma anche di sprovveduti che seguono un trend, magari per postare qualche foto mozzafiato sui social.

Il problema è che molti di questi turisti credono di aver a che fare con un posto da cartolina senza considerare e rispettare un naturale codice di comportamento che un luogo simile pretende. Così capita che il conto da pagare sia salatissimo, anche in termine di vite umane.

Si è creato una sorta di impiego alternativo per tantissimi islandesi, che non sono una popolazione densissima, e che si sono convertiti in grandissimo numero ad essere volontari in squadre di soccorso, in molti casi pronti a salvare il culo a persone che non se lo meriterebbero, in altri a muoversi per falsi allarmi che risultano più comici che reali. Quasi tutti hanno storie di vita normalissima, come le nostre.

E’ un bell’articolo, che in parte misura anche il tasso di deficienza umana che stiamo raggiungendo senza accorgercene.

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One comment

  1. Ci sono stato a settembre, e non posso che condividere il particolare connubio di fascino e pericolo che suscita l’Islanda. Per il turista fai-da-te è assolutamente vero che improvvisare, sopratutto fuori stagione, può diventare una pessima idea…

    A partire dai microscopici cartelli stradali e relativi improvvisi percorsi secondari sterrati, stile rally, dalle cartine talvolta non proprio precisissime e sopratutto dal meteo che definire mutevole è un eufemismo, l’Islanda richiede costantemente una buona dose d’impegno, ma ripaga con paesaggi mozzafiato e atmosfere che si scolpiscono immediatamente nei ricordi.

    Andateci, ma preparati! 😉

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