Beatlemania

Casomai vi capitasse di parlare dei Beatles, e vi trovaste in difficoltà, vi consiglio sempre di mettere in chiaro un punto: la carriera dei Beatles è durata 10 anni. 10 tondi, dal 1960 al 1970. Non credo si debba aggiungere altro, e si evitano tante perdite di tempo. I Beatles non sono discutibili, sono semplicemente non catalogabili.

Fatta questa doverosa premessa, arrivo al punto. Ho letto “Una cantina piena di rumore“, libro di Brian Epstein, che è stato IL manager dei Beatles, il vero creatore della “Beatlemania” che invase il pianeta dai primi anni ’60.

Personaggio discusso e discutibile, su di lui aleggiano un po’ di miti non verificati, come la presunta storia con John Lennon, oltre a verificate storie di vizi al gioco ed abusi vari che gli costarono la vita in età molto prematura (nello stesso giorno in cui i Beatles incontrarono il guru indiano Maharishi Yogi).

Credo che lui e Phil Spector siano quelli a cui si deve metà del “big bang” che furono i Beatles. Era un genio del marketing musicale, il suo intuito fu determinante per farli esplodere, sia come promozione che come immagine da dare alla stampa ed al pubblico.

Il libro è un’autobiografia che Epstein scrisse in corso d’opera, ed è acerbissima perché uscì nel 1964, al top della celebrità, prima che si separasse dal gruppo e che cadde in una spirale autodistruttiva.

Ho sottolineato dei passaggi, alcuni davvero sconcertanti in relazione a quello che accadde poi in futuro. Grazie Kindle, come sempre.

La sua prima impressione:

Non erano molto ordinati e nemmeno molto puliti. Ma erano più ordinati e molto più puliti di chiunque altro suonasse alla session dell’ora di pranzo o, se è per questo, a molte delle session a cui ho assistito successivamente. Non ho mai visto nulla come i Beatles su alcun palco. Fumavano mentre suonavano, mangiavano, parlavano e facevano finta di capirsi l’uno con l’altro. Voltavano le spalle al pubblico, urlavano verso di loro e ridevano a battute che nessuno poteva sentire. Ma fecero un concerto accattivante e onesto e avevano un magnetismo.

La sua considerazione del talento a 360° di Lennon:

John Lennon, suo amico d’infanzia e suo co-autore in così tante canzoni, nonché figura dominante in un gruppo che è praticamente senza leader, è a mio parere un uomo eccezionale. Se non ci fossero mai stati i Beatles e nessuna partecipazione di Epstein, John sarebbe emerso dalla massa come un uomo con cui fare i conti. Magari non sarebbe stato un cantante o un chitarrista, uno scrittore o un pittore, ma sarebbe sicuramente diventato qualcuno di importante. Un talento come questo non si può contenere. Nella sua testa c’è un’aggressività controllata che chiede rispetto.

Essere un beatle e restare tale:

Come dice Ringo: «Questo è il prezzo da pagare per essere il manager dei Beatles», e lui dovrebbe sapere che le proibizioni e le inibizioni della vita di un Beatle sono incredibilmente severe. Un Beatle non deve sposarsi. Finché si è sposato prima di essere un Beatle conosciuto va tutto bene, ma un Beatle ormai famoso deve restare single.

La consapevolezza di avere tra le mani un qualcosa di irripetibile:

Sono dei ragazzi straordinari, davvero bravi. Non credo che ci sarà mai qualcuno di simile, non succederà, e credo che succedere sia la parola adatta, dal momento che nessuno avrebbe potuto creare qualcosa nello show business con tale fascino e magnetismo.

La macabra profezia che poi si avverò con John Lennon a circa 15 anni di distanza:

Per quanto felici e contenti possano essere, le migliaia di fan accalcate davanti ai municipi, agli alberghi e ai teatri li potrebbero uccidere se li raggiungessero. Un fan scatenato a contatto con il suo idolo potrebbe diventare un assassino. Ecco perché l’apparente prigionia dei Beatles è essenziale.

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