Mese: febbraio 2016

Atari

Parafrasando il grande Pozzetto, posso affermare con convinzione:  “ho scoperto che mi piacciono i documentari”.

Ho Netflix ancora attivo, ma lo sto guardando molto meno, lo sfrutto per godermi i reportage, come quello di Atari e del suo crollo verticale avvenuto nel 1983.

E’ una storia molto americana, ed è naturalmente una storia da geek, ma non solo. Credo sia una bellissima storia per chi ha toccato con mano e vissuto lo sviluppo dei giochi arcade e delle prime “consolle” casalinghe. Io non ero propriamente uno di questi, non conoscevo la vicenda e mi è piaciuta tanto.

Storia nella storia, ed è quella che tiene in piedi il racconto, è la surreale vicenda della più grande leggenda metropolitana che riguarda i video games, e che nel 2014 venne definitivamente sfatata da un gruppo di testardi appassionati: le cartucce sotterrate nella discarica di Alamogordo.

Ho trovato il documentario su youtube, preso da Dmax e doppiato in italiano. E’ in versione più corta, ma comunque esaustiva. In lingua originale (sottotitolato) ha sempre una marcia in più, ma vedete di accontentarvi.

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Fermate Kanye West

L’ultima brillante idea di Kanye West è stato chiedere a Zuckerberg un aiuto economico per finanziare i suoi progetti nel campo della moda. Il rapper dice di trovarsi in difficoltà ed ha 53 milioni di dollari di debiti. Così dice, almeno. Non gli credete.

Non contento, dopo i Grammy ha sparacchiato una serie interminabile di tweet che spaziano da un emisfero all’altro del suo ordinatissimo cervello. Una sequenza a mitraglia delirante. Tipo questo:

Insomma, l’abbiamo definitivamente perso, ormai è chiaro. Tanti buoni lavori in crescendo, l’apice nel 2010 e poi una serie di cazzate a ripetizione, compresi i lavori discografici fatti con i piedi.

Non si riesce più davvero a tenere il conto delle boiate a cui ci si è esposto, dall’appoggio a occupy wall street al tweet per l’innocenza di Bill Cosby. Dalla sua discesa nel campo della moda alla sua candidatura a presidente degli Stati Uniti. E ne lascio fuori un altro migliaio, davvero.

Che dire, ridiamoci su.

#riptwitter?

Se avete la fortuna di essere iscritti a GMI sapete che ogni giorno vengono riportate notizie o rumors su tech e social media. Tra queste, negli ultimi giorni, era molto presente la previsione di una forte batosta per Twitter dopo i dati della trimestrale.

La batosta è arrivata puntuale, non per i ricavi, ma per il calo di utenti, ben 2 milioni in meno. Mesi fa è stato richiamato al timone Jack Dorsey, il fondatore, per provare ad invertire la rotta ma finora non ha sortito grandi effetti…anzi. Ha smentito in partenza una cosa che invece sembra inevitabile.

A me preoccupa proprio questo. Adoro twitter e lo considero il vero social network, lo uso da tantissimo tempo e potrei stare tanti giorni senza controllare facebook ma un giro su twitter, anche a notte fonda, me lo concedo tutti i giorni. Forse è noioso o difficilmente comprensibile, ma se utilizzato bene ti porta dove vuoi ed a comunicarlo “intelligentemente” come nessun altro. E’ divenuto noto grazie ai Vip, ha avuto il suo boom durante il quale il 95% di quelli che si sono iscritti hanno rinunciato a scrivere un solo cinguettìo perché richiede uno sforzo in più, oltre la faccenda dei 140 caratteri.

Temo che si arriverà a stravolgere Twitter per farlo “digerire” alla stragrande maggioranza di quelli che lo snobbano o che hanno deciso di non dar seguito alla loro iscrizione. Sarebbe un vero peccato, la verità è che twitter è fico proprio per le ragioni per le quali non ha successo. Peccato per i numeri, ma la vera sfida di Dorsey è adesso. Invertire la tendenza senza far scappare i fedelissimi pur restando cool.

Io e il Carnevale

Fano e il Carnevale, un connubio storico che ci rende “noti” fuori dal vicinato più stretto.

Il mio rapporto con il Carnevale è molto strano, conflittuale e drammatico prima, riappacificato e sereno oggi.

Da piccolo l’ho odiato, credo per via della confusione che regnava durante le sfilate, con le persone disposte a travolgerti per prendere i dolciumi tirati dai carri. Anche per il fatto di essermi fatto spaventare (piccolissimo) da uno stronzo che era vestito da diavolo e che mi fece “Buu!” in un momento di debolezza.

La storia da adolescente vive di ricordi altalenanti. Era il periodo in cui dovevi pagare per entrare, ma provavi a scavalcare ai passeggi per farla franca. Si prendeva il bus e si provava ad entrare a scrocco. Una volta dentro, se riuscivi ad accedere, alla memoria affiorano battaglie con la schiuma, mazzate con le clave di plastica e giri in tagadà circondato da tamarri fuoriquota (che tutt’ora frequentano quei posti).

Dopo alcuni anni di indifferenza, sono tornato ad interessarmi, ma dal lato più romantico. Ho provato il piacere di godermi il carnevale della domenica mattina, senza il frastuono pomeridiano. Qualche frequentazione a singhiozzo durante gli orari meno incasinati, giusto per godermi le luminarie. La visione del rogo del pupo, un martedì grasso di alcuni anni fa.

Infine gli ultimi sviluppi, frutto di una fanesità acquisita da poco, in quanto residente a 300 metri dalla via in cui si svolgono i corsi mascherati. Diventare socio sostenitore della carnevalesca, per contribuire con poco ad un evento che dovremmo sentire particolarmente nostro. Il surreale passaggio in viale Gramsci, totalmente chiuso al traffico durante il ritorno dalla sessione di corsa della domenica mattina. Ci metto anche la consapevolezza di non poter uscire o non poter tornare a casa durante alcuni orari della domenica pomeriggio, che fa un po’ smadonnare ma per 3 domeniche all’anno si può fare, dai.

Diciamo che ora sento di farne parte, e che mi piacerebbe vederlo crescere ma anche restare sempre lo stesso. Un po’ come quest’anno, dove secondo me si è fatto un bel lavoro, migliorabile sicuramente, ma degno della tradizione che ci portiamo dietro da centinaia di anni.

Usa 2016

Sono iniziate stanotte (in Italia) le primarie tra i candidati democratici e repubblicani, che porteranno a nominare i due candidati che si sfideranno a novembre per la Casa Bianca.

Penso, come molti, che l’eredità lasciata da Obama sarà tremendamente difficile da gestire, anche e soprattutto per un impatto mediatico costantemente di primissimo livello. Sarà dura, per chiunque arriverà dopo di lui, diventare un grande Presidente.

Detto questo, un nome dovrà venir fuori, e la corsa vera e propria è iniziata in Iowa con i caucus del 1 febbraio.

Se siete appassionati, o se solamente volete capirci qualcosa di più e siete curiosi di approfondire alcune questioni, non potete farvi mancare gli aggiornamenti di Francesco Costa, che segue in maniera approfondita la politica Usa.

Qui trovate la pagina dove inserire la vostra mail per iscriversi alla newsletter, che ha una cadenza settimanale (ogni sabato) ma che viene utilizzata anche per avvenimenti extra, tipo stamattina fornire i risultati con spogli ancora da ultimare ma già ben delineati.

E’ fatta molto bene, con inserti video e richiami a vecchie campagne elettorali o fatti significativi accaduti nel passato. Soprattutto è fatta con passione, ed è un piacere leggerla a prescindere da quel che ne pensiate sui candidati presi singolarmente. La consiglio vivamente.