Io e il Carnevale

Fano e il Carnevale, un connubio storico che ci rende “noti” fuori dal vicinato più stretto.

Il mio rapporto con il Carnevale è molto strano, conflittuale e drammatico prima, riappacificato e sereno oggi.

Da piccolo l’ho odiato, credo per via della confusione che regnava durante le sfilate, con le persone disposte a travolgerti per prendere i dolciumi tirati dai carri. Anche per il fatto di essermi fatto spaventare (piccolissimo) da uno stronzo che era vestito da diavolo e che mi fece “Buu!” in un momento di debolezza.

La storia da adolescente vive di ricordi altalenanti. Era il periodo in cui dovevi pagare per entrare, ma provavi a scavalcare ai passeggi per farla franca. Si prendeva il bus e si provava ad entrare a scrocco. Una volta dentro, se riuscivi ad accedere, alla memoria affiorano battaglie con la schiuma, mazzate con le clave di plastica e giri in tagadà circondato da tamarri fuoriquota (che tutt’ora frequentano quei posti).

Dopo alcuni anni di indifferenza, sono tornato ad interessarmi, ma dal lato più romantico. Ho provato il piacere di godermi il carnevale della domenica mattina, senza il frastuono pomeridiano. Qualche frequentazione a singhiozzo durante gli orari meno incasinati, giusto per godermi le luminarie. La visione del rogo del pupo, un martedì grasso di alcuni anni fa.

Infine gli ultimi sviluppi, frutto di una fanesità acquisita da poco, in quanto residente a 300 metri dalla via in cui si svolgono i corsi mascherati. Diventare socio sostenitore della carnevalesca, per contribuire con poco ad un evento che dovremmo sentire particolarmente nostro. Il surreale passaggio in viale Gramsci, totalmente chiuso al traffico durante il ritorno dalla sessione di corsa della domenica mattina. Ci metto anche la consapevolezza di non poter uscire o non poter tornare a casa durante alcuni orari della domenica pomeriggio, che fa un po’ smadonnare ma per 3 domeniche all’anno si può fare, dai.

Diciamo che ora sento di farne parte, e che mi piacerebbe vederlo crescere ma anche restare sempre lo stesso. Un po’ come quest’anno, dove secondo me si è fatto un bel lavoro, migliorabile sicuramente, ma degno della tradizione che ci portiamo dietro da centinaia di anni.

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