Fano e dintorni

I piccioni del sindaco

In questo periodo faccio fatica ad aggiornare il blog, ma oggi mi è tornato in mente un servizio grandioso della nostra tv locale.

Uno spaccato di realtà di periferia. Il problema dei piccioni che tormentano la coltivazione di un campo agricolo ai confini di Cuccurano (diciamo lower west side).

E’ andato in onda alcuni giorni fa, per chi se lo fosse perso lo ripropongo.

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Fino a qui, tutto bene

Due domeniche fa ho deciso di uscire comunque con il gruppetto della Società che partiva da Barchi per l’ultimo lungo pre-maratona. In programma 35 chilometri, o 33 fino ad arrivare al posto in cui avevamo lasciato le auto. Io ne ho fatti 33, ero arrivato già abbastanza scarico.

Visto l’imminente arrivo della scadenza della periodo di maternità della mia ragazza, mi ero portato dietro fascia e cellulare in caso di emergenza. Beh, mi son fatto praticamente 3 ore con un pensiero quasi fisso, che si è tramutato in un lungo mai così veloce, dovevo correrlo ai 5:45 ma l’ho fatto ai 5:30.

D’altro canto, si è fatta strada anche la consapevolezza di non poter mai più riuscire a correre in condizioni simili.

La testa, quando non lavora bene, fa lavorare male anche il resto. Muscoli contratti, stomaco in subbuglio, respirazione discostante. Lo chiamerei “il lungo più inutile di sempre”, dato che al 99% non correrò quella maratona. Dispiace, già da ora, pensare ad una rinuncia, ma per quanto possibile continuerò nel programma prestabilito.

A quando la prossima occasione? Chi lo sa, forse l’appuntamento con la gara regina sarà fra tantissimo tempo. Forse riuscirò a correre quella dell’8 maggio. L’importante è farsi trovare pronti. Mi resta solo una consapevolezza: fino a qui, pur facendo poco, sento di aver fatto un ottimo lavoro. E’ già una buona base per affrontare qualsiasi cosa accada.

Io e il Carnevale

Fano e il Carnevale, un connubio storico che ci rende “noti” fuori dal vicinato più stretto.

Il mio rapporto con il Carnevale è molto strano, conflittuale e drammatico prima, riappacificato e sereno oggi.

Da piccolo l’ho odiato, credo per via della confusione che regnava durante le sfilate, con le persone disposte a travolgerti per prendere i dolciumi tirati dai carri. Anche per il fatto di essermi fatto spaventare (piccolissimo) da uno stronzo che era vestito da diavolo e che mi fece “Buu!” in un momento di debolezza.

La storia da adolescente vive di ricordi altalenanti. Era il periodo in cui dovevi pagare per entrare, ma provavi a scavalcare ai passeggi per farla franca. Si prendeva il bus e si provava ad entrare a scrocco. Una volta dentro, se riuscivi ad accedere, alla memoria affiorano battaglie con la schiuma, mazzate con le clave di plastica e giri in tagadà circondato da tamarri fuoriquota (che tutt’ora frequentano quei posti).

Dopo alcuni anni di indifferenza, sono tornato ad interessarmi, ma dal lato più romantico. Ho provato il piacere di godermi il carnevale della domenica mattina, senza il frastuono pomeridiano. Qualche frequentazione a singhiozzo durante gli orari meno incasinati, giusto per godermi le luminarie. La visione del rogo del pupo, un martedì grasso di alcuni anni fa.

Infine gli ultimi sviluppi, frutto di una fanesità acquisita da poco, in quanto residente a 300 metri dalla via in cui si svolgono i corsi mascherati. Diventare socio sostenitore della carnevalesca, per contribuire con poco ad un evento che dovremmo sentire particolarmente nostro. Il surreale passaggio in viale Gramsci, totalmente chiuso al traffico durante il ritorno dalla sessione di corsa della domenica mattina. Ci metto anche la consapevolezza di non poter uscire o non poter tornare a casa durante alcuni orari della domenica pomeriggio, che fa un po’ smadonnare ma per 3 domeniche all’anno si può fare, dai.

Diciamo che ora sento di farne parte, e che mi piacerebbe vederlo crescere ma anche restare sempre lo stesso. Un po’ come quest’anno, dove secondo me si è fatto un bel lavoro, migliorabile sicuramente, ma degno della tradizione che ci portiamo dietro da centinaia di anni.

All the way to Monte Giove

Un piccolo passo alla volta…

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Son felice per Linus, tornato a macinare parecchi chilometri dopo tanto tempo. Però gli regalo anche un vaffanculo amichevole, dato che farne 17 a 5:04 di media a 58 anni dopo aver operato il tendine…beh, sticazzi.

Io, nel mio piccolo, ho limitato le uscite, come promesso dopo Firenze.
Mi sto godendo il vero piacere della corsa, me lo son goduto pure troppo dato che ho preso 3 kg in nemmeno 2 mesi, ma va benissimo così.

Ora ho ripreso un programmino, un RESTART, sarà dura seguirlo ma se fatto abbastanza bene dovrebbe mantenermi fino alla vera preparazione pre-Colle, alla quale sono iscritto ma non so mai se farò sino all’ultimo.

3 uscite, così suddivise:
– un lento da 12 km;
– un alternato da 13/15;
– un 20 km a ritmo maratona.
Non ce la farò mai, ma ho capito che senza un piano è dura trovare stimoli.

Durante le ferie mi sono regalato una bella uscita a Monte Giove, dove ho “aperto” l’ultima via che mi mancava, e che ho seguito alla cieca pur non sapendo dove mi potesse portare.
Son salito fino alla chiesa del Prelato e poi son sceso dalla parte opposta, mi son ritrovato tra Carignano e Fenile, e da lì ritorno a casa da Centinarola.
Era una mattinata nebbiosa, non c’era NESSUNO in giro e me la son goduta appieno.

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Restart

Settembre, sei proprio tu?

Ho sempre un misto tra malinconia e piacere nell’affrontare settembre, da un lato i ricordi dell’estate che si va a spegnere, dall’altra parte la voglia di ricominciare i ritmi invernali, fatti di cose noiose ma anche completati da tante attività che mi rendono la vita più completa.

E’ stato un buon periodo di ferie, vissuto prevalentemente in zona, sono solamente uscito 3 giorni in moto attraversando Marche e Umbria per giungere nell’amata Toscana. Val d’Orcia e Val di Chiana, per la precisione. Un viaggio on the road tra paesi quali Chianciano, Sarteano, Radicofani, Bagno Vignoni, Montalcino, San Quirico, Sant’Angelo in Colle…per finire un giorno intero a Siena, un gioiello che ci attira sempre particolarmente.

Nel frattempo, ho continuato a tenermi in forma come meglio potevo, partecipando a diverse gare podistiche anche ad agosto, principalmente perché sono le mie preferite di tutto il circuito annuale. La prima si è svolta il 16 agosto ed era la “Colle di Montegiove”, durissima e bellissima alla quale non potevo rinunciare. Poi, ho ripetuto la doppietta della “Olivi e Vigneti”, il 22 e 23 agosto. Due giorni consecutivi a sgarruppare per i colli di Ripalta e di Piagge. Abbastanza massacrante, ma ha un sapore unico, la benedici e la maledici allo stesso momento, è diventata un appuntamento di punta, partecipatissima anche per via dell’iscrizione agevolata alla prossima Collemarathon.

Non è andata benissimo, nel senso che non va mai benissimo soprattutto per quanto riguarda Ripalta, percorso che non digerisco e sul quale fatico all’inverosimile, però il secondo giorno me la sono goduta ed ho fatto una gara soddisfacente. A fine doppietta, cosa che non faccio mai, ho guardato il tempo e l’ho confrontato con anno scorso. Sul totale della 2 giorni ho migliorato di 8 minuti. E io che mi dicevo che le mattinate all’alba erano solo sofferenza nel correre e non portavano frutti. Ora sotto con il programma tosto, si smette di scherzare e si va lentamente verso i lunghi, il 29 novembre è ancora lontano ma nemmeno così tanto. Firenze, proverò a meritarmi la tua ospitalità.

Battesimo soft

Sabato sera è stato il giorno del “battesimo del fuoco” per casa “Rondinelli”, ovvero sia abbiamo formalizzato un invito a cena per i ragazzi della nostra cumpa che potevamo permetterci di ospitare.

12 persone, clamorosamente stipate al millimetro nel tavolo Bontempi allungato a manetta.

Potevamo cavarcela con una pizza a testa e passava la paura. Ma poi, perché? Sicché si è optato per una carbonara d’autore, secondo la ricetta di Chef Rovinelli, che la prepara da anni con quantitativi degni di un ricovero ospedaliero urgente.

Questi gli ingredienti: 1,5 kg di spaghetti De Cecco n.12, 15 uova (ma solo perché non ne avevamo di più), 250gr di formaggio grattugiato misto (1/2 pecorino romano, 1/2 parmigiano reggiano), 600gr di guanciale locale DOP.

Lascio a futura memoria alcune foto della serata, dato che non è avanzato assolutamente niente, diciamo che la padella era già praticamente pulita prima di entrare in lavastoviglie. Dopo questa sassata, abbiamo chiuso con frutta e gelato. Direi che non c’è male come primo “sold out” domestico.

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Nuova vita, nuove crisi

Nuova casa, nuova vita ma anche nuovi problemi.

Al momento le crisi più rilevanti sono quelle strettamente connesse ai nuovi doveri domestici, ovvero fare le lavatrici, stendere, stirare, pulire e…cucinare.

Può capitare, come stasera, che Chiara lavori sino a tardi e che i galloni di cuoco ricadano sul sottoscritto. La frase peggiore che mi si possa rivolgere, a quel punto, è senz’altro “vedi tu, per cena fai quel che ti pare”.

Essendo un tipo abbastanza schematico, soprattutto dal punto di vista mentale, l’avere carta bianca mi spiazza, preferisco di gran lunga avere un piano da seguire. Sicché che sono andato al supermercato e ho comprato una lista imbarazzante di cose molto diverse tra loro, sperando che in seguito ne fosse venuto fuori qualcosa di commestibile.

Tra le cose, ho preso due hamburger al banco dei freschi. Tornato a casa, mi son trovato in frigo anche la lattuga, la pancetta, i pomodori, il formaggio, la maionese, l’erba cipollina (coltivata in terrazzo) e due panini adattabili per contenere il tutto. Dovevo solo trovare un modo giusto per cuocere il tutto, utilizzando possibilmente soltanto una padella.

Cercando su internet, mi è venuto in soccorso il buon Francesco Costa, che in questo post d’annata spiegava come preparare e cuocere un hamburger in maniera molto semplice. Ho seguito i suoi consigli, e ma la sono cavata. Stavolta, la prossima sarà tutta da vedere.

P.s.: continuano le mattinate violente in ambito sportivo. Ho impostato 3 uscite settimanali, tutte con sveglia alle 5:30 e partenza h6. Stamattina sono andato a fare le ripetute in salita nella zona del Carmine, a Gimarra. Il problema galattico è che ho i minuti contati, e mi tocca fare sempre un ritorno a ritmi altissimi per poter incastrare tutto il resto ed essere in ufficio per le 8 già docciato, vestito e colazionato. Se non arrivo alle ferie, sapete da cose ne deriva.

Road to ColleMarathon – Final Chapter

Sono passati diversi giorni, e così, complice il volo di ritorno da Lisbona, con notevole ritardo butto giù qualche impressione, alla fine di questo lungo viaggio che mi ha portato a concludere la mia prima maratona.

Inizio col dire che è stata, come ampiamente pronosticabile, durissima.
Sveglia h5:45. Colazione h6 mentre guardavo MayweatherVsPaquiao, ultimo controllo allo zaino e alla dotazione, e via al ritrovo di Fano.
Bus navetta fino a Barchi, incontro con gli altri, cambio, riscaldamento, tutti schierati.
Musica a manetta, un fantastico abbraccio collettivo con tutti i compagni della squadra prima di dividersi fino all’arrivo, perché ognuno fa la sua strada ed è giusto così, ed infine bombarda che dà il via.

Tempo caldissimo, umidità alle stelle, per fortuna il sole compare e scompare a tratti, ma abbastanza per mettere tutti a dura prova e fare una bella selezione tra i concorrenti.

Si parte, gran caos, gente ovunque, adrenalina a cannone, perdo tutti quelli con cui volevo stare ma c’è tempo per ribeccarli. Li riprendo dopo un paio di km, in tranquillità mi metto con Remo e i palloncini dei 4h e 15m.
Mondavio, San Giorgio, Piagge…e via verso Cerasa. Entriamo a Cerasa e siamo ai 20 circa, usciamo dal paese e inizio ad avere problemi di stomaco, pur avendo fatto tutti i ristori con solo acqua ed un pezzetto di banana.
Altri 5km in sofferenza, arriviamo nella temibile salita di Solfanuccio e parte il primo crampo alla coscia. Mi fermo, cammino. Superato il crampo, riparto, arrivo in fondo verso il prossimo ristoro e ancora, riparte un crampo al polpaccio sinistro.

Abbandono i palloncini e le velleità del tempo stimato, si punta a non ritirarsi, al momento una concreta possibilità dato il continuare dei crampi. Passa il medico, l’ambulanza, e diverse volte il pulmino recupero atleti, quasi sempre pieno.

Arrivo, tremante per colpa di una mezza crisi termica tra sudore freddo e caldo a tratti, al ristoro dei 30 dopo San Costanzo. Mi butto giù, disperato, un bicchiere di Coca-Cola. Riparto in discesa e faccio andare le gambe senza pensare, intanto mi si aggiusta lo stomaco. Tombaccia, altra crisi, ma trovo 2 compagni di sventura. Ci facciamo diversi metri a piedi e correndo, alternando uno e l’altro.
Così fino a Sassonia, dove li saluto e riparto, a loro proprio non va, io invece prima mi trovo da solo in tutto il tragitto fino al centro, dove poi vedo tante facce note e il morale fa il resto.
Mi trascino un po’ camminando e un po’ correndo fino alla camminata del Lisippo, ultima scarica di dolori alle gambe, passerella sull’acqua e poi lì, al raschiamento completo del barile delle forze rimaste, il tanto sognato traguardo.

Il tempo dice 4h e 36m, ma non dice un casino di altre cose.

Posso dire, mai come ora, che il detto “se vuoi vivere una vita, corri una maratona” è quantomai vero. Un’altalena di emozioni e situazioni, concentrate nel tempo di una corsa, che credo poche altre discipline riescano a darti.
In questi mesi ho cercato di allenare in qualsiasi modo possibile un eventuale cambio di piani, anche ripetuto, che si potesse verificare durante la gara. Ma le variabili, ahimè, sono tante e tutte amplificate, e quando sei lì ti trovi comunque impreparato.

Sono contento di avere fatto questa esperienza, in tutti i sensi, dal punto di vista umano e sportivo, perché mi ha messo alla prova, nuovamente, e riportato ad una stato primitivo, un dialogo personale tra la mia testa ed il mio corpo. Null’altro, ad un certo punto, conta davvero oltre a questo.

Ora sono in pieno riposo, qualche garetta qua e là ed un piano di recupero graduale dei miei muscoli, abbastanza provati dai mesi di training intenso. Obiettivo, manco a dirlo, una prossima maratona, fra diversi mesi.
E se proprio devo fare un nome, Firenze, per me, viene prima di molti altri luoghi.

P.s.: aggiungo, in appendice, un piccolo fatto personale. All’arrivo, stremato, ho ritirato il pacco gara e utilizzato la t-shirt in regalo per il cambio canotta, ormai zuppa di acqua e sudore. Poi, blackout totale fino alla doccia, durato circa 10 minuti, in cui non ricordo granché…risultato finale è che ho perso il pacco gara, con dentro la mia canotta sociale e il pettorale della mia prima maratona (li colleziono tutti, anche quelli delle gare minori). Non è stato ritrovato, ci ho provato in tutti i modi. Peccato, ho pagato a caro prezzo questa mia prima esperienza, e fa male pensarci, ancora oggi.

Road to Collemarathon – chapter 10

Ultimi giorni, ci siamo quasi e poi sarà ora di correre, senza pensare ad altro.

Come da programma, ho seguito i passi di avvicinamento che mi ero prefissato. Sabato 25 aprile ho fatto la “Corrilucrezia”, gara di 10 km, correndo un progressivo forzato con primi 7 km a ritmo maratona e poi progressione sempre più veloce negli ultimi 2 km. Poi, domenica mattina altri 10 km in scarico completo, senza forzare nulla, solo facendo andare le gambe.

Martedi e giovedi ho seguito un “non programma”, perché ho deciso di lasciare spazio alla spensieratezza e uscire in entrambe le occasioni per meno di un’ora senza riferimenti temporali, senza ritmo medio e senza distanze.
Gambe, respiro, sensazioni, programmazione della gara.
Mi è piaciuto parecchio, ed è stata la parte migliore degli allenamenti che ho seguito in questi mesi, il completamento verso l’evento finale.

Domenica si va. Appuntamento a Sassonia alle 7:15, partenza con bus navetta in direzione Barchi, riscaldamento e partenza h9.

Non c’è più spazio per recriminazioni, progetti o improvvisazioni per poter modificare la propria situazione…o si è pronti, o niente.

Un progetto lungo 2 anni e mezzo, un planning preciso che volevo mi portasse a correre la mia prima maratona in questi tempi, con questa maturità e consapevolezza. Ma il bello, in fondo, è che pure l’esperienza, di fronte all’imprevedibilità della maratona, perde a mani basse.
Sarà sicuramente una grande esperienza di vita, comunque vada.

Chiudo con il pezzo con cui tutto iniziò, quando uscivo per le prime volte a correre con iPod alle orecchie e questo album appena uscito che pompava a cannone.

A presto!

ROAD TO COLLEMARATHON – CHAPTER 9

In netto ritardo sulle pubblicazioni antecedenti, ma anche stavolta mi prendo il compito di compilare il capitolo riguardante l’avvicinamento alla mia prima maratona.

Meno 9 giorni alla gara, poco più di una settimana.

Confido che mi sentivo molto meglio alla fine del periodo dei lunghi, da un paio di settimane il mio fisico non sta rispondendo bene alla corsa. Stanchezza in partenza, poca reattività, gambe pesanti e soprattutto anche un distacco mentale che un pochino preoccupa, perché se mi stanco a fare 10km non voglio pensare cosa potrà succedere a fare quattro volte tanto.

La settimana dal 13 al 19 aprile è trascorsa tra le solite uscite di martedì sera (con un lavoro di fartlek da 7+7 ripetute in 15 minuti circa) e giovedì (progressivo a ritmi via via più elevati, al campo sportivo, per un totale di 40 minuti circa). Per finire, la domenica avevo in programma di fare 18 km.
Risveglio presto, partenza h8 da casa in direzione Fano centro. Giro turistico nelle zone più importanti della città, soprattutto quelle dove passerà la corsa, con le vie “ciottolate” che creano non pochi problemi alla postura e il ritmo corsa (posso solo immaginare cosa vorrà dire fare quei tratti quando si tratterà di essere sopra il 35° chilometro) e poi ritorno a casa.

Questa settimana, due uscite con lavori differenti.
Martedì sera, in una pausa/intermezzo di un’ora circa durante un servizio serale al Palas, sono uscito sempre in zona Fano centro, cercando di fare conoscenza con il percorso cittadino, per un totale di 8 km.
Ieri sera, ripetute in salita e in piano in zona Monte Giove.

Ora il programma prevede gli ultimi sforzi. Domani gara di 10km a Lucrezia, classico appuntamento del Trofeo Liberazione. Poi, altri 10km domenica mattina, in pieno scarico, solo per fare andare le gambe.

E poi ci saremo quasi, ma andiamo un passo alla volta.
Quanti sacrifici, per una di queste benedette medaglie