Life

I piccioni del sindaco

In questo periodo faccio fatica ad aggiornare il blog, ma oggi mi è tornato in mente un servizio grandioso della nostra tv locale.

Uno spaccato di realtà di periferia. Il problema dei piccioni che tormentano la coltivazione di un campo agricolo ai confini di Cuccurano (diciamo lower west side).

E’ andato in onda alcuni giorni fa, per chi se lo fosse perso lo ripropongo.

Il futuro è qui

Sabato ho intravisto il mio futuro, inteso come runner.

Sono stato trascinato in un trail sul San Bartolo, insieme ad altri amici tra cui un “maestro” d’eccezione in materia. Mì è piaciuto assai.

Lunedì mi han fatto vedere questo video. Tolti i cani e gli estremi meteo, il resto credo sia applicabile per il sottoscritto. Correre senza tempi, senza ritmi prefissati e senza forzature particolari. A stretto contatto con la natura. Potrebbe piacermi, e pure parecchio. Diamo tempo al tempo.

 

R.e.m. in the 90’s

Casualmente sono capitato su questo articolo che parla dei 25 anni dall’uscita di “Losing My Religion”, il singolo che ha stravolto la carriera degli R.e.m.

Mi professo un buon appassionato del gruppo di Athens, li seguo da quando capisco qualcosa di musica, diciamo dalla fine degli anni ’90. Il colpo di fulmine avvenne per via della loro partecipazione a Night Express, un live inaspettato e bellissimo su Italia1 del 1998, in un programma grandioso come non ce ne sono più stati in tv.

 

Da lì inizio una vera e propria passione. A poco a poco, con i risparmi dei lavoretti estivi e le paghette di fine settimana, mi costruii tutta la discografia in cd, che ancora custodisco gelosamente.

Valuntandoli oggi, mi chiedo: “ma cosa sono stati i Rem negli anni ’90?”. Non credo di essere presuntuoso nel dire che questo gruppo sia stato il miglior gruppo dei nineties, sfido chiunque a trovare una sequela di album quantitativamente e qualitativamente pari a ciò che riuscirono a produrre in meno di 10 anni. Riepilogando:

Tralasciando Up, al quale non lavorò il batterista Bill Berry e che personalmente non ritengo un capolavoro, i restanti quattro lavori sono di un livello esagerato. Tra l’altro anche con sonorità, ispirazioni, motivazioni e realizzazioni molto diverse tra loro.

Tra tutti, il mio preferito resta NewAdvInHifi, forse il canto del cigno, probabilmente la summa compositiva, sonora e caratteriale dei quattro americanacci. Preferito non significa migliore, dato che in ognuno di questi album trovate buoni motivi per poterli ascoltare. Monster ad esempio è stato quello meno “facile” per il pubblico, il suono era spigoloso, le chitarre molto in evidenza, ma era necessario per far capire lo stato di frustrazione e di rabbia. A me ha sempre fatto impazzire.

Solo 20 anni fa strapparono alla Warner il più grande contratto della storia. Oggi, complice il loro scioglimento avvenuto alcuni anni fa, sarei curioso di chiedere ad un ventenne se sa chi sono stati i Rem e che canzoni sono uscite dalla loro discografia. Temo la risposta, e pure di sentirmi troppo vecchio per quel che sono, quindi provateci voi se volete.

Io e il Carnevale

Fano e il Carnevale, un connubio storico che ci rende “noti” fuori dal vicinato più stretto.

Il mio rapporto con il Carnevale è molto strano, conflittuale e drammatico prima, riappacificato e sereno oggi.

Da piccolo l’ho odiato, credo per via della confusione che regnava durante le sfilate, con le persone disposte a travolgerti per prendere i dolciumi tirati dai carri. Anche per il fatto di essermi fatto spaventare (piccolissimo) da uno stronzo che era vestito da diavolo e che mi fece “Buu!” in un momento di debolezza.

La storia da adolescente vive di ricordi altalenanti. Era il periodo in cui dovevi pagare per entrare, ma provavi a scavalcare ai passeggi per farla franca. Si prendeva il bus e si provava ad entrare a scrocco. Una volta dentro, se riuscivi ad accedere, alla memoria affiorano battaglie con la schiuma, mazzate con le clave di plastica e giri in tagadà circondato da tamarri fuoriquota (che tutt’ora frequentano quei posti).

Dopo alcuni anni di indifferenza, sono tornato ad interessarmi, ma dal lato più romantico. Ho provato il piacere di godermi il carnevale della domenica mattina, senza il frastuono pomeridiano. Qualche frequentazione a singhiozzo durante gli orari meno incasinati, giusto per godermi le luminarie. La visione del rogo del pupo, un martedì grasso di alcuni anni fa.

Infine gli ultimi sviluppi, frutto di una fanesità acquisita da poco, in quanto residente a 300 metri dalla via in cui si svolgono i corsi mascherati. Diventare socio sostenitore della carnevalesca, per contribuire con poco ad un evento che dovremmo sentire particolarmente nostro. Il surreale passaggio in viale Gramsci, totalmente chiuso al traffico durante il ritorno dalla sessione di corsa della domenica mattina. Ci metto anche la consapevolezza di non poter uscire o non poter tornare a casa durante alcuni orari della domenica pomeriggio, che fa un po’ smadonnare ma per 3 domeniche all’anno si può fare, dai.

Diciamo che ora sento di farne parte, e che mi piacerebbe vederlo crescere ma anche restare sempre lo stesso. Un po’ come quest’anno, dove secondo me si è fatto un bel lavoro, migliorabile sicuramente, ma degno della tradizione che ci portiamo dietro da centinaia di anni.

All the way to Monte Giove

Un piccolo passo alla volta…

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Son felice per Linus, tornato a macinare parecchi chilometri dopo tanto tempo. Però gli regalo anche un vaffanculo amichevole, dato che farne 17 a 5:04 di media a 58 anni dopo aver operato il tendine…beh, sticazzi.

Io, nel mio piccolo, ho limitato le uscite, come promesso dopo Firenze.
Mi sto godendo il vero piacere della corsa, me lo son goduto pure troppo dato che ho preso 3 kg in nemmeno 2 mesi, ma va benissimo così.

Ora ho ripreso un programmino, un RESTART, sarà dura seguirlo ma se fatto abbastanza bene dovrebbe mantenermi fino alla vera preparazione pre-Colle, alla quale sono iscritto ma non so mai se farò sino all’ultimo.

3 uscite, così suddivise:
– un lento da 12 km;
– un alternato da 13/15;
– un 20 km a ritmo maratona.
Non ce la farò mai, ma ho capito che senza un piano è dura trovare stimoli.

Durante le ferie mi sono regalato una bella uscita a Monte Giove, dove ho “aperto” l’ultima via che mi mancava, e che ho seguito alla cieca pur non sapendo dove mi potesse portare.
Son salito fino alla chiesa del Prelato e poi son sceso dalla parte opposta, mi son ritrovato tra Carignano e Fenile, e da lì ritorno a casa da Centinarola.
Era una mattinata nebbiosa, non c’era NESSUNO in giro e me la son goduta appieno.

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Video

Asics, che ci tiene e che è stato il main sponsor di Firenze, ha fatto anche il cortese servizio di registrare qualche video qua’ e la’ durante i passaggi alla maratona, soprattutto in coincidenza dei ristori.

I miei li trovate a questo indirizzo, fate partire lo spot e poi vanno in automatico uno dietro l’altro. Se volete saltare qualche pezzo c’è il menù a tendina in alto a sinistra.

Potete anche vedere il mio arrivo, un po’ sopra le righe.

Firenze Marathon

E siamo al day after, un giorno a dir poco particolare. Bellissimo, sotto tantissimi punti di vista, ma durissimo. Il dolore che ti lascia una maratona ti accompagna dal suono della sveglia, anzi in alcuni frangenti si acuisce, e so non mi lascerà per i prossimi 2/3 giorni. D’altra parte, ti senti protagonista di un’avventura, un piccolo eroe del quotidiano, e ti senti autorizzato a fare cose deficienti, come girare da ieri pomeriggio con una medaglia al collo, e andarci pure a lavorare, come un bimbo di 5 anni col suo ultimo regalo ricevuto.

E’ la maratona, chi l’ha fatta può capire, per gli altri è più dura, e sinceramente capisco anche chi mi da’ dell’imbecille, cosa che traspare dagli sguardi di chi mi ha incrociato ieri in treno ed oggi in ufficio.

E’ stato bello, non è stato facile, e come al solito le previsioni che ti fai per mesi e mesi vanno a farsi fottere in men che non si dica. Avevo preparato un piano che mi portasse a migliorare il mio 4h36m di personale, cercando di correre ad un ritmo di 6 minuti al chilometro e provare a chiudere entro le 4h15m. Questo era l’intento.

Premessa: notte infernale, ho dormito fino alle 2:30, poi i ragazzi della stanza a fianco hanno ben pensato di indire un party con amici (prima) e poi di darci dentro con il remake di “ultimo tango a Parigi” per un totale di 1h e mezza. Alla fine, alle 4, si sono calmati, ma io non ho più dormito fino alle 6. Ritrovo ore 6:30 in sala per colazione. Vestizione con forte desiderio di recuperare le ore di sonno perse. Partenza a piedi facendo quasi 3 chilometri per il ritrovo in zona Lungarno Giraldi. Freddo, tensione, pensieri in testa, ricerca degli ultimi sorrisi con gli amici e poi pronti a partire per l’obiettivo prefissato.

La realizzazione del tutto è stata altra cosa rispetto al pensato, i consigli piovuti a decine durante l’avvicinamento mi dicevano di tenermi ben coperto con il ritmo per i primi 30 km, perché Firenze presenta diverse insidie sul finale, e arrivarci scarico avrebbe dannatamente compromesso tutto. Diciamo che la mia gara si è “guastata” dal lato del crono già in partenza, essendo inserito nell’ultima griglia avevo davanti un numero esagerato di persone (8000 circa), che dopo il via mi son ritrovato davanti per buonissima parte dei primi 10/15 km senza possibilità di sorpassarne più di un tot, dato che in alcuni pezzi (soprattutto in zona cascine) la strada era stretta e i gruppetti erano disposti a raffica, quindi era molto difficile poter correre liberamente ad un passo prefissato, pur sgomitando di continuo. Sono stato un pezzo con i palloncini dei 4h30m, almeno sapevo di fare meglio di prima…

Una volta trovato un po’ di spazio, ho cercato di impostare il ritmo, ed al 18esimo già si bestemmiava: scarica di crampo misto ad un forte dolore nel polpaccio destro, una zona che non mi ha mai dato problemi. Voglio dire, se era la coscia sinistra, me lo potevo aspettare, ma da lui no. Non volevo crederci, ho rallentato un po’, mi son fatto alcuni chilometri con un amico della squadra che nel frattempo mi aveva raggiunto, ancora fastidio, decido di cambiare passo e spingere, o la va o la spacca, avevo sentito dire che cambiare ritmo a volte funziona, accorciare i passi e mandare le gambe.

Vengo sorpassato dall’auto del Doctor a sirene spiegate, si ferma 200 metri più avanti a me, arrivato in zona vedo i teli a coprire un corpo, con i sanitari che stavano facendo massaggio cardiaco ed alcuni testimoni in lacrime. Poco più avanti, nel gruppetto in cui ero, si diceva che fosse morto, sembra invece sia stato preso per i capelli dalla prontezza dei ragazzi dell’intervento di emergenza.
Ora, non so se sia stato un meccanismo automatico nel dirmi “ci sei, ormai corri e basta”, ma da qui in poi è iniziata un’altra gara, eravamo intorno al ventesimo, ho iniziato a rimettermi in carreggiata con i tempi, poche distrazioni, passo sempre sotto i 6 minuti, recuperando tante posizioni, ho passato i 30 senza neanche accorgermi, il temuto muro dei 35 non l’ho sofferto, ho alternato ristori e spugnaggi ed in generale ho fatto la gara che sognavo, in gestione totale, lucido e consapevole, non ne avevo di più ma non scendevo mai troppo al di sotto come ritmo. Insomma, mi ero allenato per poter fare questo tipo di gara, e qui è venuta fuori tutta la preparazione sulle ripetute, sui cambi di ritmo e sul variato.

Ai 38/39 un po’ di crisi, la voglia di fermarmi per camminare fino al ristoro dei 40, ma poi dico perché camminare adesso, ormai tieni duro e al 40esimo ti riganci e fai l’ultima sparata da 2 km. E’ andata così, ultimi 2 con tanti altri sorpassi, alla fine durante questa progressione sono andato a vedere gli split ed ho sorpassato qualcosa come 100 atleti, e mi rendevo conto di poterne riprendere altri se solo avessi avuto più chilometri davanti.

Ma era ora dell’arrivo, che non arriva mai je possino castigalli, la parte finale con il lungarno finale sotto il sole a schioppo, prima dell’entrata in Santa Croce, fatta come piace a me, rallentando per mettermi a posto il pettorale e farlo vedere bene, con la gente che ti urla “daiii…hai quasi fatto daiii” eh lo so che ho quasi fatto, son 42 chilometri che ci smagono, lascia fare sant’iddio. Ho fatto un gran casino all’arrivo, c’era troppo mosciume in giro, ci voleva uno che ribaltava un po’, ho chiamato l’urlo della folla e sono arrivato gasato, a dire il vero forse un po’ troppo, ma vatti a contenere in quei momenti.

4h25m da crono totale, ma 4h19m in Real Time. Per soli 4 minuti non ho agganciato il mio obiettivo massimo, ma è stato tutto bellissimo, non esistono rimproveri per questo tipo di gare, arrivare è vincere, e le eventuali foto che troverò lo potranno testimoniare.
Ci sono migliaia di cose da dire e da scrivere che ho vissuto durante la gara, dalla partecipazione TOTALE di una città che sa vivere con la maratona e la sa far vivere a chi la corre, non a caso parliamo di una Top in Italia e anche a livello mondiale. Grande organizzazione, peccato l’arrivo “ingabbiato” senza la possibilità di poter abbracciare subito chi è venuto a vederti…ma capisco la logistica di un posto comunque abbastanza contenuto come Santa Croce.

E poi, su tutto, vince lei, Firenze. Arrivi dopo i 30km che non sai dove troverai le forze per farne altri 12, ma appena sbuchi tra due ali di folla nel punto in mezzo al Duomo e al Battistero, ti senti un re, tutti ti gridano, ti spingono, non li vedi ma li senti tutti. Attraversare Piazza della Signoria, godersi una giornata come quella di ieri passando sui Lungarni…oh ragazzi, è inutile, è Firenze.

Ora? Riposo, tanto riposo, e chiusura parentesi maratona per tanto tempo. Una gara del genere richiede tempo di preparazione, soprattutto per me che non sono propriamente un tipo da “non fai un cavolo ma vai subito in forma”. Ed ora ho altro a cui pensare, la “famiglia” chiama e da qui ad alcuni mesi dovrò correre dietro a ben altre cose, abbiamo un figlio in arrivo proprio in coincidenza della prossima Collemarathon, sicché risulta molto improbabile poter preparare una grande corsa a dovere. Mi limiterò alle corsette brevi con amici, magari qualche mezza…ma per il resto sarà dura.

Ma poi, detto francamente, frega na sega, se corri sei felice anche di fare 5 km, tornerà anche il tempo delle maratone, se è vero che c’è un tempo per tutto.

P.s.: sottolineo, con forza, il bellissimo trattamento riservato agli atleti francesi durante il percorso, che erano tantissimi. I volontari agli incroci che gridavano “Allez la France” tanto da portare me stesso, ogni volta che superavo un francese che esponeva la loro bandiera, a dire la stessa cosa e battere il pugno sul petto. E’ stato emozionante anche questo, in tutta sta gran bella giornata a Firenze.

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No doubt

L’ho detto più volte, scherzando ma non troppo: tra le cose che dovrebbero essere rese obbligatorie, almeno una volta nella vita, c’è correre una maratona.
Che non vuol dire vincerla, nè battere chissà quale avversario.
Vuol dire darsi un obiettivo, prendersi un anno e costruirsi un viaggio bellissimo, indimenticabile.
Poi una volta fatta potete tornare alla vostra vita di prima.
Ma niente, in realtà, sarà più come prima.

Linus, prendendo ad esempio l’impresa di Alicia Keys, ci ricorda e mi ricorda il motivo per cui ho mandato letteralmente a puttane una serie abbastanza considerevole di fine settimana a partire da agosto fino a oggi.

Potrei provare a spiegarlo a parole, ma gli ultimi secondi del video che ha postato Alicia sono la risposta a molte domande che molte volte mi sento fare. Non ho dubbi che la Keys l’abbia fatta tutta, dal primo all’ultimo chilometro. Sia perché è andata piano, sia perché certe facce non mentono.

Sono felice di aumentarla di grado nella classifica degli artisti che più sento di stimare, sia dal punto di vista musicale che da un lato “umano” di quello che ci offrono. Well done, Alicia.

Narcos

Come avevo scritto nel mio ultimo post, dal 22 ottobre Netflix è sbarcato in Italia.

Ho inaugurato la TV da poche settimane, ed ho attivato subito il mese di prova gratuito. Va premesso che, soprattutto per chi non ha Sky e possiede una smartTv, la prova gratuita è il minimo che moralmente si debba sottoscrivere con un servizio come quello di Netflix, anche se obiettivamente bisognerebbe anche minimamente abbonarsi ad almeno un mese a pagamento con servizio completo, perché quello che si ottiene è una gran bel prodotto (come ha detto qualcuno).

Premesse a parte, andando nel concreto, tra le tante cose che offre Netflix in Italia (compreso un parco film abbastanza limitato ma in costante espansione) vanno annoverate alcune serie che vengono prodotte autonomamente dalla piattaforma stessa. Avendo qualche giorno “libero” ho deciso di dare un’occhiata a “Narcos”, pur non essendo amante di quelli che una volta venivano chiamati “telefilm”.

Vista la prima puntata, devo dire di essere rimasto abbastanza folgorato. Dopo la seconda, posso dire di aver trovato qualcosa di molto molto interessante ed avvincente. La storia è quella del cartello di Medellin e della sua creazione e gigantesca espansione tra gli anni ’70 e ’80, sotto la guida di Pablo Escobar. Viene narrata da colui che impersonifica Steve Murphy, poliziotto americano della DEA che fece parte della task force inviata sul posto per combattere il traffico di droga dal posto in cui tutto veniva diretto.

Probabilmente, la cosa che più mi affascina è trovare i riscontri reali da quelli romanzati nelle storie, il lato narrativo è gestito benissimo, la sceneggiatura non è male, ci sono alcuni dettagli da migliorare ma soprattutto l’alternarsi di lingua originale spagnola sottotitolata ed il poco doppiaggio in italiano, rendono tutto molto più godibile e reale.

Credo che meriti almeno una chance, la prima puntata va vista. Il resto, lo deciderete voi stessi.

Al momento giusto

Dopo mesi di assenza, dovrebbe essere la volta buona per l’arrivo della TV in casa, dove ormai regna incostrato l’iPad e lo streaming di RaiTv.
Giusto in questi giorni sto preparando il terreno per l’installazione, consultando siti, volantini, misure e prestazioni alla ricerca di quella che può fare al caso nostro.

Nel frattempo, ieri abbiamo collegato il cavo per la connessione alla rete.

Stamattina, la buona notizia, che arriva proprio al momento giusto: dal 22/10 Netflix arriva anche in Italia.

La faccenda si fa interessante, o preoccupante che dir si voglia.