#riptwitter?

Se avete la fortuna di essere iscritti a GMI sapete che ogni giorno vengono riportate notizie o rumors su tech e social media. Tra queste, negli ultimi giorni, era molto presente la previsione di una forte batosta per Twitter dopo i dati della trimestrale.

La batosta è arrivata puntuale, non per i ricavi, ma per il calo di utenti, ben 2 milioni in meno. Mesi fa è stato richiamato al timone Jack Dorsey, il fondatore, per provare ad invertire la rotta ma finora non ha sortito grandi effetti…anzi. Ha smentito in partenza una cosa che invece sembra inevitabile.

A me preoccupa proprio questo. Adoro twitter e lo considero il vero social network, lo uso da tantissimo tempo e potrei stare tanti giorni senza controllare facebook ma un giro su twitter, anche a notte fonda, me lo concedo tutti i giorni. Forse è noioso o difficilmente comprensibile, ma se utilizzato bene ti porta dove vuoi ed a comunicarlo “intelligentemente” come nessun altro. E’ divenuto noto grazie ai Vip, ha avuto il suo boom durante il quale il 95% di quelli che si sono iscritti hanno rinunciato a scrivere un solo cinguettìo perché richiede uno sforzo in più, oltre la faccenda dei 140 caratteri.

Temo che si arriverà a stravolgere Twitter per farlo “digerire” alla stragrande maggioranza di quelli che lo snobbano o che hanno deciso di non dar seguito alla loro iscrizione. Sarebbe un vero peccato, la verità è che twitter è fico proprio per le ragioni per le quali non ha successo. Peccato per i numeri, ma la vera sfida di Dorsey è adesso. Invertire la tendenza senza far scappare i fedelissimi pur restando cool.

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Io e il Carnevale

Fano e il Carnevale, un connubio storico che ci rende “noti” fuori dal vicinato più stretto.

Il mio rapporto con il Carnevale è molto strano, conflittuale e drammatico prima, riappacificato e sereno oggi.

Da piccolo l’ho odiato, credo per via della confusione che regnava durante le sfilate, con le persone disposte a travolgerti per prendere i dolciumi tirati dai carri. Anche per il fatto di essermi fatto spaventare (piccolissimo) da uno stronzo che era vestito da diavolo e che mi fece “Buu!” in un momento di debolezza.

La storia da adolescente vive di ricordi altalenanti. Era il periodo in cui dovevi pagare per entrare, ma provavi a scavalcare ai passeggi per farla franca. Si prendeva il bus e si provava ad entrare a scrocco. Una volta dentro, se riuscivi ad accedere, alla memoria affiorano battaglie con la schiuma, mazzate con le clave di plastica e giri in tagadà circondato da tamarri fuoriquota (che tutt’ora frequentano quei posti).

Dopo alcuni anni di indifferenza, sono tornato ad interessarmi, ma dal lato più romantico. Ho provato il piacere di godermi il carnevale della domenica mattina, senza il frastuono pomeridiano. Qualche frequentazione a singhiozzo durante gli orari meno incasinati, giusto per godermi le luminarie. La visione del rogo del pupo, un martedì grasso di alcuni anni fa.

Infine gli ultimi sviluppi, frutto di una fanesità acquisita da poco, in quanto residente a 300 metri dalla via in cui si svolgono i corsi mascherati. Diventare socio sostenitore della carnevalesca, per contribuire con poco ad un evento che dovremmo sentire particolarmente nostro. Il surreale passaggio in viale Gramsci, totalmente chiuso al traffico durante il ritorno dalla sessione di corsa della domenica mattina. Ci metto anche la consapevolezza di non poter uscire o non poter tornare a casa durante alcuni orari della domenica pomeriggio, che fa un po’ smadonnare ma per 3 domeniche all’anno si può fare, dai.

Diciamo che ora sento di farne parte, e che mi piacerebbe vederlo crescere ma anche restare sempre lo stesso. Un po’ come quest’anno, dove secondo me si è fatto un bel lavoro, migliorabile sicuramente, ma degno della tradizione che ci portiamo dietro da centinaia di anni.

Usa 2016

Sono iniziate stanotte (in Italia) le primarie tra i candidati democratici e repubblicani, che porteranno a nominare i due candidati che si sfideranno a novembre per la Casa Bianca.

Penso, come molti, che l’eredità lasciata da Obama sarà tremendamente difficile da gestire, anche e soprattutto per un impatto mediatico costantemente di primissimo livello. Sarà dura, per chiunque arriverà dopo di lui, diventare un grande Presidente.

Detto questo, un nome dovrà venir fuori, e la corsa vera e propria è iniziata in Iowa con i caucus del 1 febbraio.

Se siete appassionati, o se solamente volete capirci qualcosa di più e siete curiosi di approfondire alcune questioni, non potete farvi mancare gli aggiornamenti di Francesco Costa, che segue in maniera approfondita la politica Usa.

Qui trovate la pagina dove inserire la vostra mail per iscriversi alla newsletter, che ha una cadenza settimanale (ogni sabato) ma che viene utilizzata anche per avvenimenti extra, tipo stamattina fornire i risultati con spogli ancora da ultimare ma già ben delineati.

E’ fatta molto bene, con inserti video e richiami a vecchie campagne elettorali o fatti significativi accaduti nel passato. Soprattutto è fatta con passione, ed è un piacere leggerla a prescindere da quel che ne pensiate sui candidati presi singolarmente. La consiglio vivamente.

La canzone dello spot Tim 2016

Ho sobbalzato di brutto, la prima volta che l’ho vista, ma soprattutto sentita. Stavo attendendo l’inizio di Napoli-Inter di Coppa Italia, ed è partita una schitarrata dalla ritmica inconfondibile.

La nuova campagna Tim 2016, che siano gli spot prima delle partite di calcio, oppure quelli con Berners Lee o il buon Pif, sono impermeati dalle note di”Last Goodbye” di Jeff Buckley, per l’occasione leggermente rivista negli chiusura finale con gli archi, se ho ben udito.

E’ una delle canzoni più belle di sempre, di uno degli artisti più incompiuti di sempre, prematuramente scomparso con solo un album all’attivo. Un disco ETERNO, da avere anche se il vostro genere preferito è la polka.

Scrissi un articolo in questo blog, ne riparlo adesso, riproponendovi l’ascolto per intero del singolo. Prendetevi 4 minuti, vi farà bene.

Beatlemania

Casomai vi capitasse di parlare dei Beatles, e vi trovaste in difficoltà, vi consiglio sempre di mettere in chiaro un punto: la carriera dei Beatles è durata 10 anni. 10 tondi, dal 1960 al 1970. Non credo si debba aggiungere altro, e si evitano tante perdite di tempo. I Beatles non sono discutibili, sono semplicemente non catalogabili.

Fatta questa doverosa premessa, arrivo al punto. Ho letto “Una cantina piena di rumore“, libro di Brian Epstein, che è stato IL manager dei Beatles, il vero creatore della “Beatlemania” che invase il pianeta dai primi anni ’60.

Personaggio discusso e discutibile, su di lui aleggiano un po’ di miti non verificati, come la presunta storia con John Lennon, oltre a verificate storie di vizi al gioco ed abusi vari che gli costarono la vita in età molto prematura (nello stesso giorno in cui i Beatles incontrarono il guru indiano Maharishi Yogi).

Credo che lui e Phil Spector siano quelli a cui si deve metà del “big bang” che furono i Beatles. Era un genio del marketing musicale, il suo intuito fu determinante per farli esplodere, sia come promozione che come immagine da dare alla stampa ed al pubblico.

Il libro è un’autobiografia che Epstein scrisse in corso d’opera, ed è acerbissima perché uscì nel 1964, al top della celebrità, prima che si separasse dal gruppo e che cadde in una spirale autodistruttiva.

Ho sottolineato dei passaggi, alcuni davvero sconcertanti in relazione a quello che accadde poi in futuro. Grazie Kindle, come sempre.

La sua prima impressione:

Non erano molto ordinati e nemmeno molto puliti. Ma erano più ordinati e molto più puliti di chiunque altro suonasse alla session dell’ora di pranzo o, se è per questo, a molte delle session a cui ho assistito successivamente. Non ho mai visto nulla come i Beatles su alcun palco. Fumavano mentre suonavano, mangiavano, parlavano e facevano finta di capirsi l’uno con l’altro. Voltavano le spalle al pubblico, urlavano verso di loro e ridevano a battute che nessuno poteva sentire. Ma fecero un concerto accattivante e onesto e avevano un magnetismo.

La sua considerazione del talento a 360° di Lennon:

John Lennon, suo amico d’infanzia e suo co-autore in così tante canzoni, nonché figura dominante in un gruppo che è praticamente senza leader, è a mio parere un uomo eccezionale. Se non ci fossero mai stati i Beatles e nessuna partecipazione di Epstein, John sarebbe emerso dalla massa come un uomo con cui fare i conti. Magari non sarebbe stato un cantante o un chitarrista, uno scrittore o un pittore, ma sarebbe sicuramente diventato qualcuno di importante. Un talento come questo non si può contenere. Nella sua testa c’è un’aggressività controllata che chiede rispetto.

Essere un beatle e restare tale:

Come dice Ringo: «Questo è il prezzo da pagare per essere il manager dei Beatles», e lui dovrebbe sapere che le proibizioni e le inibizioni della vita di un Beatle sono incredibilmente severe. Un Beatle non deve sposarsi. Finché si è sposato prima di essere un Beatle conosciuto va tutto bene, ma un Beatle ormai famoso deve restare single.

La consapevolezza di avere tra le mani un qualcosa di irripetibile:

Sono dei ragazzi straordinari, davvero bravi. Non credo che ci sarà mai qualcuno di simile, non succederà, e credo che succedere sia la parola adatta, dal momento che nessuno avrebbe potuto creare qualcosa nello show business con tale fascino e magnetismo.

La macabra profezia che poi si avverò con John Lennon a circa 15 anni di distanza:

Per quanto felici e contenti possano essere, le migliaia di fan accalcate davanti ai municipi, agli alberghi e ai teatri li potrebbero uccidere se li raggiungessero. Un fan scatenato a contatto con il suo idolo potrebbe diventare un assassino. Ecco perché l’apparente prigionia dei Beatles è essenziale.

All the way to Monte Giove

Un piccolo passo alla volta…

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Son felice per Linus, tornato a macinare parecchi chilometri dopo tanto tempo. Però gli regalo anche un vaffanculo amichevole, dato che farne 17 a 5:04 di media a 58 anni dopo aver operato il tendine…beh, sticazzi.

Io, nel mio piccolo, ho limitato le uscite, come promesso dopo Firenze.
Mi sto godendo il vero piacere della corsa, me lo son goduto pure troppo dato che ho preso 3 kg in nemmeno 2 mesi, ma va benissimo così.

Ora ho ripreso un programmino, un RESTART, sarà dura seguirlo ma se fatto abbastanza bene dovrebbe mantenermi fino alla vera preparazione pre-Colle, alla quale sono iscritto ma non so mai se farò sino all’ultimo.

3 uscite, così suddivise:
– un lento da 12 km;
– un alternato da 13/15;
– un 20 km a ritmo maratona.
Non ce la farò mai, ma ho capito che senza un piano è dura trovare stimoli.

Durante le ferie mi sono regalato una bella uscita a Monte Giove, dove ho “aperto” l’ultima via che mi mancava, e che ho seguito alla cieca pur non sapendo dove mi potesse portare.
Son salito fino alla chiesa del Prelato e poi son sceso dalla parte opposta, mi son ritrovato tra Carignano e Fenile, e da lì ritorno a casa da Centinarola.
Era una mattinata nebbiosa, non c’era NESSUNO in giro e me la son goduta appieno.

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Jiro e l’arte del Sushi

Come già detto altre volte, ho Netflix. Lo sto usando soprattutto per le serie e per i documentari.

Se vi piace il sushi (ma anche se non vi piace), vi consiglio di vedere “Jiro e l’arte del sushi”, che racconta chi sia e cosa faccia Jiro Ono e come si possa avere 3 stelle Michelin in un locale che fa sushi situato praticamente nei sotterranei di una metro e con 7/8 commensali al massimo. Obama ha gradito, per dire.

Narcisos

Prima delle morte di Bowie, la logica presupponeva che la notizia della settimana sarebbe stata l’incontro tra “El Chapo” Guzman e Sean Penn.

Si ok, è una storia assurda, per alcuni versi anche dal mio punto di vista, ma che per altri aspetti non mi ha sorpreso affatto.

El Chapo è oggi quello che era Escobar negli anni ’80, e se avete visto Narcos potete ricollegare tantissimi punti tra le vicende del “Pablito” e quelle dell’attuale capo del narcotraffico mondiale. Sentii parlare di lui la prima volta leggendo “Zero zero zero” di Saviano, ma da allora la sua fama è quadruplicata.

Entrambi vengono da umili origini, accumulano fortune e potere più di quanto se ne possa gestire, e ad un certo punto diventano narcisi, cercano un modo per ostentare, che sia la politica, la tv, lo sport. Si invaghiscono di giornaliste o di showgirls che in cambio di favori enormi accettano la corte di uomini talmente potenti. E poi vengono fregati, magari da qualcuno che prima gli è stato anche molto vicino.

Non mi pare sia arrivato il momento dei titoli di coda per Guzman, ha già ampiamente dimostrato di avere una serie infinita di amici laddove meno te li dovresti aspettare. Si sente parlare di estradizione, e a quel punto allora si, forse è il momento di iniziare a far scendere la parabola, ma credo ci riserverà ancora delle sorprese.

Come dissi su Facebook ai tempi della sua ultima fuga, c’è già materiale per una decina di puntate e almeno tre stagioni. Alla fine, Sean Penn cosa doveva fare, ditemi un po’…sarei curioso. Denunciare tutto? Ssssse’, vabbé. Ciao. Piuttosto sarei curioso di vedere quali siano le connessioni tra la Signorina De Castillo e il buon Chapo, dato che sembra chiaro almeno un buon rapporto di collaborazione tra i due.

Foto: RollingStone.com

Guerre Stellari

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Credevo fosse sufficiente conoscere LO SFORZO, quello che si doveva usare in “Balle Spaziali”, e quindi non mi ero preoccupato d’altro per tanti anni.

Poi, complice la “morigerata” uscita del settimo capitolo, e le ferie natalizie, ho deciso di aggredire la saga di Star Wars e capire cosa ci sia dietro questo mito, e quanto sia meritato.

Ho iniziato il 31 dicembre, durante il pomeriggio d’attesa per il cenone. Mi sembrava giusto seguire l’ordine che il creatore George Lucas ha pensato, così ho iniziato dall’episodio I, II e III (quelli più recenti) e poi ho finito con la trilogia iniziata a girare quasi quarant’anni fa, concludendo in grande stile con “Il Ritorno dello Jedi”.

Non posso dire di essere totalmente soddisfatto, non mi ha “catturato” completamente. A dire la verità mi sono piaciuti molto i primi 3 episodi in confronto a quelli “storicamente” più importanti, quelli sui quali si fonda il vero fanatismo. Credo sia un problema di attese, più che altro. Mi ero caricato a molla fino al terzo, seguendo la storia di Anakin, e forse mi aspettavo troppo. I tre episodi “vecchi” si sono poi rivelati anche abbastanza ironici, sicuramente evoluti per il periodo in cui sono stati girati, ma forse troppo infarciti di particolari quasi inutili quando invece mi aspettavo dei gran duelli a ripetizione. Tra l’altro mi è mancato un pezzo: l’addestramento di Luke. Come è diventato Jedi, chi lo ha allenato e come. Questo pezzo secondo me avrebbe fatto la differenza, ma tant’è, resta una grande saga, che tutto sommato non mi ha fatto impazzire.

Ora sarei curioso di vedere il settimo, vediamo se riesco a fare un ultimo colpo di reni per godermelo al cinema.

Foto: MarkGatzby

The Jinx

Tutto nacque da questo tweet di Federico Russo.

Poi, in questi ultimi giorni di ferie, ho visto uno spot di SkyTg24 che annunciava l’ultima di 6 puntate per il 6 gennaio alle 21:10.

Così, mi son trovato un modo per vedere di cosa si trattava. Ho trovato la serie sottotitolata su Dailymotion per gli episodi dal primo al quarto. Il quinto episodio l’ho trovato solo in inglese non sottotitolato. E stasera ho concluso con l’ultimo sul canale 27.

E’ una storia assolutamente incredibile. Incredibile è l’unica parola che mi veniva in mente, ad ogni puntata. Inoltre è fatta benissimo, con tantissimo materiale e una ricostruzione meticolosa.

Se volete rovinarvi cosa sia successo (finora), questa è la storia.

Altrimenti, guardatevi gli episodi come meglio potete.