2015

Cosa resterà?

Renzi dice che il 2015 è stato il migliore anno da tanti anni in qua’.

The Atlantic addirittura si spinge a dire che è stato l’anno migliore di sempre.

Io, per cosa ricorderò il 2015?

Per tante cose diverse, ma soprattutto per il caso umano di Andrea, il più grande expottimista giovane-vecchio che si sia mai visto.

E’ il momento di essere sinceri: non lo saccagnereste di badilate? Un po’ si, dai, dite la verità.
Gli auguro di tornare giovane nel 2016.

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Firenze Marathon

E siamo al day after, un giorno a dir poco particolare. Bellissimo, sotto tantissimi punti di vista, ma durissimo. Il dolore che ti lascia una maratona ti accompagna dal suono della sveglia, anzi in alcuni frangenti si acuisce, e so non mi lascerà per i prossimi 2/3 giorni. D’altra parte, ti senti protagonista di un’avventura, un piccolo eroe del quotidiano, e ti senti autorizzato a fare cose deficienti, come girare da ieri pomeriggio con una medaglia al collo, e andarci pure a lavorare, come un bimbo di 5 anni col suo ultimo regalo ricevuto.

E’ la maratona, chi l’ha fatta può capire, per gli altri è più dura, e sinceramente capisco anche chi mi da’ dell’imbecille, cosa che traspare dagli sguardi di chi mi ha incrociato ieri in treno ed oggi in ufficio.

E’ stato bello, non è stato facile, e come al solito le previsioni che ti fai per mesi e mesi vanno a farsi fottere in men che non si dica. Avevo preparato un piano che mi portasse a migliorare il mio 4h36m di personale, cercando di correre ad un ritmo di 6 minuti al chilometro e provare a chiudere entro le 4h15m. Questo era l’intento.

Premessa: notte infernale, ho dormito fino alle 2:30, poi i ragazzi della stanza a fianco hanno ben pensato di indire un party con amici (prima) e poi di darci dentro con il remake di “ultimo tango a Parigi” per un totale di 1h e mezza. Alla fine, alle 4, si sono calmati, ma io non ho più dormito fino alle 6. Ritrovo ore 6:30 in sala per colazione. Vestizione con forte desiderio di recuperare le ore di sonno perse. Partenza a piedi facendo quasi 3 chilometri per il ritrovo in zona Lungarno Giraldi. Freddo, tensione, pensieri in testa, ricerca degli ultimi sorrisi con gli amici e poi pronti a partire per l’obiettivo prefissato.

La realizzazione del tutto è stata altra cosa rispetto al pensato, i consigli piovuti a decine durante l’avvicinamento mi dicevano di tenermi ben coperto con il ritmo per i primi 30 km, perché Firenze presenta diverse insidie sul finale, e arrivarci scarico avrebbe dannatamente compromesso tutto. Diciamo che la mia gara si è “guastata” dal lato del crono già in partenza, essendo inserito nell’ultima griglia avevo davanti un numero esagerato di persone (8000 circa), che dopo il via mi son ritrovato davanti per buonissima parte dei primi 10/15 km senza possibilità di sorpassarne più di un tot, dato che in alcuni pezzi (soprattutto in zona cascine) la strada era stretta e i gruppetti erano disposti a raffica, quindi era molto difficile poter correre liberamente ad un passo prefissato, pur sgomitando di continuo. Sono stato un pezzo con i palloncini dei 4h30m, almeno sapevo di fare meglio di prima…

Una volta trovato un po’ di spazio, ho cercato di impostare il ritmo, ed al 18esimo già si bestemmiava: scarica di crampo misto ad un forte dolore nel polpaccio destro, una zona che non mi ha mai dato problemi. Voglio dire, se era la coscia sinistra, me lo potevo aspettare, ma da lui no. Non volevo crederci, ho rallentato un po’, mi son fatto alcuni chilometri con un amico della squadra che nel frattempo mi aveva raggiunto, ancora fastidio, decido di cambiare passo e spingere, o la va o la spacca, avevo sentito dire che cambiare ritmo a volte funziona, accorciare i passi e mandare le gambe.

Vengo sorpassato dall’auto del Doctor a sirene spiegate, si ferma 200 metri più avanti a me, arrivato in zona vedo i teli a coprire un corpo, con i sanitari che stavano facendo massaggio cardiaco ed alcuni testimoni in lacrime. Poco più avanti, nel gruppetto in cui ero, si diceva che fosse morto, sembra invece sia stato preso per i capelli dalla prontezza dei ragazzi dell’intervento di emergenza.
Ora, non so se sia stato un meccanismo automatico nel dirmi “ci sei, ormai corri e basta”, ma da qui in poi è iniziata un’altra gara, eravamo intorno al ventesimo, ho iniziato a rimettermi in carreggiata con i tempi, poche distrazioni, passo sempre sotto i 6 minuti, recuperando tante posizioni, ho passato i 30 senza neanche accorgermi, il temuto muro dei 35 non l’ho sofferto, ho alternato ristori e spugnaggi ed in generale ho fatto la gara che sognavo, in gestione totale, lucido e consapevole, non ne avevo di più ma non scendevo mai troppo al di sotto come ritmo. Insomma, mi ero allenato per poter fare questo tipo di gara, e qui è venuta fuori tutta la preparazione sulle ripetute, sui cambi di ritmo e sul variato.

Ai 38/39 un po’ di crisi, la voglia di fermarmi per camminare fino al ristoro dei 40, ma poi dico perché camminare adesso, ormai tieni duro e al 40esimo ti riganci e fai l’ultima sparata da 2 km. E’ andata così, ultimi 2 con tanti altri sorpassi, alla fine durante questa progressione sono andato a vedere gli split ed ho sorpassato qualcosa come 100 atleti, e mi rendevo conto di poterne riprendere altri se solo avessi avuto più chilometri davanti.

Ma era ora dell’arrivo, che non arriva mai je possino castigalli, la parte finale con il lungarno finale sotto il sole a schioppo, prima dell’entrata in Santa Croce, fatta come piace a me, rallentando per mettermi a posto il pettorale e farlo vedere bene, con la gente che ti urla “daiii…hai quasi fatto daiii” eh lo so che ho quasi fatto, son 42 chilometri che ci smagono, lascia fare sant’iddio. Ho fatto un gran casino all’arrivo, c’era troppo mosciume in giro, ci voleva uno che ribaltava un po’, ho chiamato l’urlo della folla e sono arrivato gasato, a dire il vero forse un po’ troppo, ma vatti a contenere in quei momenti.

4h25m da crono totale, ma 4h19m in Real Time. Per soli 4 minuti non ho agganciato il mio obiettivo massimo, ma è stato tutto bellissimo, non esistono rimproveri per questo tipo di gare, arrivare è vincere, e le eventuali foto che troverò lo potranno testimoniare.
Ci sono migliaia di cose da dire e da scrivere che ho vissuto durante la gara, dalla partecipazione TOTALE di una città che sa vivere con la maratona e la sa far vivere a chi la corre, non a caso parliamo di una Top in Italia e anche a livello mondiale. Grande organizzazione, peccato l’arrivo “ingabbiato” senza la possibilità di poter abbracciare subito chi è venuto a vederti…ma capisco la logistica di un posto comunque abbastanza contenuto come Santa Croce.

E poi, su tutto, vince lei, Firenze. Arrivi dopo i 30km che non sai dove troverai le forze per farne altri 12, ma appena sbuchi tra due ali di folla nel punto in mezzo al Duomo e al Battistero, ti senti un re, tutti ti gridano, ti spingono, non li vedi ma li senti tutti. Attraversare Piazza della Signoria, godersi una giornata come quella di ieri passando sui Lungarni…oh ragazzi, è inutile, è Firenze.

Ora? Riposo, tanto riposo, e chiusura parentesi maratona per tanto tempo. Una gara del genere richiede tempo di preparazione, soprattutto per me che non sono propriamente un tipo da “non fai un cavolo ma vai subito in forma”. Ed ora ho altro a cui pensare, la “famiglia” chiama e da qui ad alcuni mesi dovrò correre dietro a ben altre cose, abbiamo un figlio in arrivo proprio in coincidenza della prossima Collemarathon, sicché risulta molto improbabile poter preparare una grande corsa a dovere. Mi limiterò alle corsette brevi con amici, magari qualche mezza…ma per il resto sarà dura.

Ma poi, detto francamente, frega na sega, se corri sei felice anche di fare 5 km, tornerà anche il tempo delle maratone, se è vero che c’è un tempo per tutto.

P.s.: sottolineo, con forza, il bellissimo trattamento riservato agli atleti francesi durante il percorso, che erano tantissimi. I volontari agli incroci che gridavano “Allez la France” tanto da portare me stesso, ogni volta che superavo un francese che esponeva la loro bandiera, a dire la stessa cosa e battere il pugno sul petto. E’ stato emozionante anche questo, in tutta sta gran bella giornata a Firenze.

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No doubt

L’ho detto più volte, scherzando ma non troppo: tra le cose che dovrebbero essere rese obbligatorie, almeno una volta nella vita, c’è correre una maratona.
Che non vuol dire vincerla, nè battere chissà quale avversario.
Vuol dire darsi un obiettivo, prendersi un anno e costruirsi un viaggio bellissimo, indimenticabile.
Poi una volta fatta potete tornare alla vostra vita di prima.
Ma niente, in realtà, sarà più come prima.

Linus, prendendo ad esempio l’impresa di Alicia Keys, ci ricorda e mi ricorda il motivo per cui ho mandato letteralmente a puttane una serie abbastanza considerevole di fine settimana a partire da agosto fino a oggi.

Potrei provare a spiegarlo a parole, ma gli ultimi secondi del video che ha postato Alicia sono la risposta a molte domande che molte volte mi sento fare. Non ho dubbi che la Keys l’abbia fatta tutta, dal primo all’ultimo chilometro. Sia perché è andata piano, sia perché certe facce non mentono.

Sono felice di aumentarla di grado nella classifica degli artisti che più sento di stimare, sia dal punto di vista musicale che da un lato “umano” di quello che ci offrono. Well done, Alicia.

Restart

Settembre, sei proprio tu?

Ho sempre un misto tra malinconia e piacere nell’affrontare settembre, da un lato i ricordi dell’estate che si va a spegnere, dall’altra parte la voglia di ricominciare i ritmi invernali, fatti di cose noiose ma anche completati da tante attività che mi rendono la vita più completa.

E’ stato un buon periodo di ferie, vissuto prevalentemente in zona, sono solamente uscito 3 giorni in moto attraversando Marche e Umbria per giungere nell’amata Toscana. Val d’Orcia e Val di Chiana, per la precisione. Un viaggio on the road tra paesi quali Chianciano, Sarteano, Radicofani, Bagno Vignoni, Montalcino, San Quirico, Sant’Angelo in Colle…per finire un giorno intero a Siena, un gioiello che ci attira sempre particolarmente.

Nel frattempo, ho continuato a tenermi in forma come meglio potevo, partecipando a diverse gare podistiche anche ad agosto, principalmente perché sono le mie preferite di tutto il circuito annuale. La prima si è svolta il 16 agosto ed era la “Colle di Montegiove”, durissima e bellissima alla quale non potevo rinunciare. Poi, ho ripetuto la doppietta della “Olivi e Vigneti”, il 22 e 23 agosto. Due giorni consecutivi a sgarruppare per i colli di Ripalta e di Piagge. Abbastanza massacrante, ma ha un sapore unico, la benedici e la maledici allo stesso momento, è diventata un appuntamento di punta, partecipatissima anche per via dell’iscrizione agevolata alla prossima Collemarathon.

Non è andata benissimo, nel senso che non va mai benissimo soprattutto per quanto riguarda Ripalta, percorso che non digerisco e sul quale fatico all’inverosimile, però il secondo giorno me la sono goduta ed ho fatto una gara soddisfacente. A fine doppietta, cosa che non faccio mai, ho guardato il tempo e l’ho confrontato con anno scorso. Sul totale della 2 giorni ho migliorato di 8 minuti. E io che mi dicevo che le mattinate all’alba erano solo sofferenza nel correre e non portavano frutti. Ora sotto con il programma tosto, si smette di scherzare e si va lentamente verso i lunghi, il 29 novembre è ancora lontano ma nemmeno così tanto. Firenze, proverò a meritarmi la tua ospitalità.

Lisbona – Il mio viaggio e i miei consigli

Alla fine io e Lisbona ci siamo incontrati, dopo un lungo inseguimento. Erano anni che progettavo di andarci, e l’occasione si è presentata quando io e mia morosa abbiamo deciso di regalarci qualcosa di diverso per i nostri rispettivi compleanni.

5 notti, 4 giorni completi, dall’8 al 13 maggio, un periodo direi ideale per visitarla. Siamo stati anche fortunati col tempo, giornate miti e soleggiate, caldo ma non afoso, serate gradevoli e luce fino alle 21 circa.

Cosa abbiamo visto? Diverse cose, ma non tutto, naturalmente. Di seguito i nostri posti e miei consigli, da prendere con beneficio di inventario, in fondo sono tutte valutazioni personali.

Volo con Tap da Bologna, comodo per gli orari sia della partenza che del ritorno. Appena arrivati all’aeroporto portoghese, ci siamo fatti la VivaViagem, una carta ricaricabile tipo Oyster di Londra, che ti permette di viaggiare su ogni mezzo pubblico (metro, bus, carreitos), molto comoda (vi consiglio di fare la ricarica di 10/5€ senza la tariffa giornaliera omnicomprensiva). Noi avevamo un appartamento in centro, quartiere Intendente, preso tramite una piccola catena di alloggi chiamata “Feels like home” e prenotato tramite Booking. Per arrivare abbiamo usato la metro, che fermava molto vicino.

Appartamento carino, abbastanza funzionale ma in fondo era quello che volevamo, il compromesso tra vicinanza al centro e alloggi che ti capitano molto spesso è di gran lunga peggiore. Quartiere: a primo impatto, terribile. Sembrava di essere in un ghetto, non bellissima gente per strada, barboni in alcuni angoli e parecchia gente trasandata. Col tempo, abbiamo capito che sono cosi, ma anche che non ci sono particolari problemi con gli ospiti, tra l’altro è prevista sempre sorveglianza di Polizia agli angoli h24, e col passare delle ore ci siamo adattati al posto, girando e sostando nella piazzetta, nei nostri bar preferiti, e facendo spesa al market. Se superate l’impatto, dopo un giorno vi risultano anche simpatici e vi fermate a vedere le partite di dadi nella viuzza.

Primo giorno a Belèm, ci si arriva con il tram n.15 che passa dall’immensa Piazza del Commercio, bel quartiere legato in particolare al Rio Tejo che lo costeggia. Una bella passeggiata sul lungo fiume, dove i locali sono tutti rinnovati e c’è una discreta pista ciclabile. Una visita alla Torre de Belèm, una al Padrao dos Descubrimientos, un’occhiata all’enorme Monastero ormai divenuto museo e poco altro da vedere in zona. Da segnalare, assolutamente, un paio di posti notevoli in cui sostare per 2 pause. Uno lo troverete da soli, girando per la via principale, ed è la pasticceria più famosa della città, quella che detiene il brevetto originale delle spettacolari “Pasteis de Belèm” che altrove si chiamano sempre pasteis de nata, dei dolcetti con crema cotta, pasta sfoglia, cannella, bruciacchiate in superficie. Fantastiche, mangiarne una sola è roba da pivelli.
Poi, l’enoteca de Belèm, per un vino, due parole con i proprietari e un’atmosfera curata e raffinata. Un locale di livello superiore, ma affrontabile e consigliato, anche i pasti sono ottimi e legati ai vini proposti.

Secondo giorno, partenza in metro e visita alla Stadio da Luz (ogni capitale uno stadio, è legge scritta dai profeti), casa del S.L. Benfica, gloriosa società di calcio della capitale, e principale squadra portoghese. Struttura nuova, rifatta per gli Europei del 2004. Tutto parla di storia, anche se glorie più grandi sono del periodo in cui brillava Eusebio, campionissimo di cui trovate la statua all’esterno. Niente visita all’interno, però…quando sono stato io era chiuso l’interno.
Poi, spostamento in centro a Martin Moniz e tutti in fila per prendere il celebre “Carreito 28”, il tram elettrico d’epoca che viaggia sui binari, e che ti porta a scoprire le zone più caratteristiche di Lisbona, arrampicandosi per i quartieri di Graça, Alfama, Castelo e che è sempre strapieno di gente. Ne passano diversi, a raffica, ma potrebbe capitarvi di attendere parecchio prima di salire. Armatevi di pazienza, soprattutto se è domenica.
La zona alta, quella di Alfama, è la vera Lisbona dei vicoli, delle viuzze strette, della gente che vive a stretto contatto con il turismo che gli è cresciuto attorno, e che ormai è abituata a conviverci. Zona molto particolare, a noi è piaciuta tanto, a molti potrebbe sembrare una mezza favela, ma merita di essere percorsa e scoperta nei vicoli e nei sali/scendi.

Terzo giorno, lunedì. Siamo partiti dalla stazione dei treni di Rossio, destinazione Sintra, che dista 45 minuti circa. Ci sono treni a frequenza altissima.
Visitare Sintra è un capitolo a parte, dipende da quanto tempo avete e cosa volete fare. Noi avevamo mezza giornata, con la volontà di trasferirci a Cabo de Roca nel pomeriggio. Abbiamo optato per un giro veloce nella cittadina, dove si trova il palazzo municipale che è sempre pieno di visitatori. Poi, abbiamo preso un bus (costa 5€, conservate il biglietto che vi servirà per la discesa) che ci ha portato in cima al monte, prima ferma al Castello dei Mori (noi non siamo scesi), poi prosegue fino a Palacio Pena, che dovete assolutamente visitare, fosse solo per la vista che vi si presenta dalle mille terrazze del palazzo, un tempo residenza reale. E’ stata la giornata più dispendiosa dal punto di vista economico, tra treno, bus, entrata al palazzo sono andati via diversi euri.
Visita veloce, ritorno alla stazione principale con il bus, e da lì abbiamo preso il n.403 che porta direttamente a Cabo de Roca, il punto più occidentale della costa europea, dopo 40 min circa di viaggio a metà tra rally di Montecarlo e GP su circuito cittadino.
Cabo è stato il top, secondo me. Giornata spettacolare dal punto di vista meteo, il che ha aiutato a renderla più gradevole. Siamo stati in maniche corte a strapiombo sulla scogliera, e ci hanno detto che capita raramente, di solito lì c’è sempre un vento bello fresco.

Quarto giorno: Ultimo giorno a nostra completa disposizione, abbiamo deciso di completare il tuor nel cuore della città, senza andare in altri luoghi esterni. Abbiamo girato a piedi lungo i vicoli del Barrio Alto, Castelo e poi Baixa e Cais do Sodré.
Merita decisamente la parte alta, con un paio di “Miradour” dai quali si possono vedere delle gran panoramiche sulle zone sottostanti, e fermarvi in qualche piazzetta a riposarvi e godervi il sole. La Baixa è dominata dai negozi di shopping, dai soliti marchi strafamosi ai negozietti un po’ più ricercati anche in ambito di design ed arredi. La zona di Cais do Sodrè l’abbiamo frequentata di passaggio, soprattutto per fermarci a pranzare al Mercado da Ribeira, consigliatissimo.
In pratica all’interno del mercato più famoso di Lisbona hanno creato un insieme di stand chiamato TimeOut, gestiti da alcuni ristoratori, che offrono cibo per ogni gusto. L’ambiente è davvero carino, sembra molto usato da chi lavora sul posto e ci fa una pausa pranzo, i prezzi sono umani e la qualità non è affatto male. A noi è piaciuto tanto.
In serata ci siamo spostati nella zona alta del Castelo di San Jorge, in un posto chiamato “Chapito a Mesa“. Bisogna prenotare qualche giorno prima, per poter godere del posto in terrazza al piano superiore. Noi abbiamo prenotato appena arrivati, perché ci avevano detto che ne valeva la pena, e così è stato. Cena non eccelsa per il prezzo che si paga, ma obiettivamente è giusto pagare anche il posto, e qui c’è tantissimo da star bene, dalla vista mozzafiato all’atmosfera. Consigliato pure questo, ha passato l’esame.

In sintesi: bella capitale, ricca di storia ma anche realmente povera in parecchie sfaccettature. Non entra tra le migliori città che io abbia mai visitato, altri capoluoghi esteri la passano avanti, nella mia personale graduatoria.

Infine, si sente dire spesso che il Portogallo viene subito dopo l’Italia, in un’ideale lista dei paesi europei a rischio, e che le distanze si stanno accorciando. Ad essere sincero, quello che mi è balzato agli occhi è invece una distanza ancora notevole, sotto alcuni punti chiave, primo tra tutti lo smodato utilizzo del contante, ovunque e per qualsiasi cosa.

Fateci un giro, provate voi stessi che sensazioni vi possa dare, e vedremo se converrete con me che Lisbona è ok, ma quello che sta immediatamente fuori Lisbona, in primis la costa oceanica, la superano in quanto a bellezza ed emozioni.

I Nobraino e il 1 maggio a Taranto

I Nobraino non saranno al concerto del 1 maggio di Taranto, anche se in realtà fino a 2 settimane fa erano tra le band accreditate.

Sono stati esclusi da Roy Paci, uno degli organizzatori, a seguito di un loro infelice status apparso su Fb e scritto dal chitarrista Nestor.

La vicenda è riassunta in gran parte qui, esaustivamente.

Per farla breve, possiamo dire questo:
se Roy Paci e il gregge di pecore che ha inveito contro i Nob, avesse minimamente conosciuti il loro stile, tutto questo non sarebbe accaduto.

Vorrei avere il tempo per vedere, nelle bacheche di tutti gli haters, quanti di loro a gennaio pubblicavano il #jesuischarlie…scommetto siano un mucchione.

E comunque i ragazzi hanno risposto a modo loro, senza vittimismi e con l’unica cosa che vale la pena fare. Cantare, e mandare un messaggio.

Lunga vita ai Nobraino!!

Road to Collemarathon – Chapter 7

Di nuovo qui, settimo capitolo della saga del maratoneta provetto.

La settimana santa ha portato meno chilometri e più carico di lavoro, ho variato i programmi e per quanto martedì abbia fatto il solito giro corto veloce da 10 km, le restanti due sedute sono state differenziate.

Giovedì mi sono dedicato ad alcune ripetute in salita sui 100 metri, e non ho faticato a trovare il terreno ideale. Abito a praticamente 500m da una delle strade che arrivano a Monte Giove, che è attrezzata sia per effettuare la ripetuta in salita che per fare l’allungo sul piano. Non so se potrò fare a meno di Monte Giove, un giorno che mi sarò trasferito, lo dico e lo penso sempre, è un posto di inesauribile bellezza ed utilità, che ti chiede tanto ma ti regala sempre qualcosa in più, sia nello spirito che nel fisico.

Per il lungo di fine settimana, ho atteso il giorno di Pasquetta, ed ho deciso di farlo da solo. Volevo variare, fare meno chilometri con più qualità, nei giorni prima avevo pensato un percorso di circa 25km con ritmi alternati. La cosa buona è che ho concluso il giro prefissato percorrendo 25km spaccati, manco l’avessi misurato con il gps. La cosa cattiva è che sono stato accompagnato da un freddo bestiale per tutta la durata, e che il percorso scelto non era proprio dei più agevoli. Per chi fosse della zona, ho fatto un giro di riscaldamento in zona Rosciano per 4 km, sono salito verso Monte Giove/Prelato da Centinarola, ho “scalato” il Monte fino alla cima, sono passato per Magliano e sceso in picchiata verso Carignano bassa, nuova salita ripida verso Carignano paese e poi gli ultimi passaggi verso casa nelle zone di San Cesareo, Carrara e Cuccurano. Bellissimo giro, ma quanta fatica, soprattutto nel periodo Post Pasqua.

Cosa mi attende questa settimana? Due giorni di lavoro non esagerato (oggi e domani), in attesa dell’ultimo lunghissimo di domenica, che probabilmente farò sul luogo del misfatto, ovvero partenza da Barchi e arrivo in zona Tombaccia passando per ogni paesino, per un totale di circa 35 km.

P.S.: in tema di corsa, non posso non citare il mio incontro con il colpevole di questa passione nata da alcuni anni. Ieri sono andato a Riccione, sul lungomare, a vedere la diretta di Deejay Chiama Italia con lo staff al completo. Nonostante il freddo della madonna e l’attesa di due ore, ho resistito e da vero ignorante ho saltato le transenne e mi sono fatto largo tra i presenti…tutto questo per una foto insieme a Pasqualino di Molfetta, in arte Linus.

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Cortili Letterari 2015

E’ un grande piacere segnalare da queste pagine le (forse poche) cose interessanti che accadono qui a Fano, lo è ancor di più quando si tratta di una rassegna come “Cortili Letterari”, che torna anche per il 2015 raddoppiando gli appuntamenti rispetto all’anno scorso.

La rassegna è dedicata agli scrittori under35, questa edizione sarà composta da un incontro al mese per un totale di 4 incontri in 4 diversi cortili privati della città, motivo per cui ogni volta è anche interessante andare a scoprire dei posti che difficilmente ti sarebbe concesso visitare ed ammirare.

L’idea della fondatrice Elisa Sabatinelli è senz’altro originale, ma quello che spiazza veramente è la sua realizzazione, dato che grazie al finanziamento di un main sponsor ed altri partner privati è addirittura concesso il privilegio di avere GRATUITAMENTE in anticipo le copie dei libri partecipanti alla rassegna, per poterli leggere prima dell’incontro con l’autore.

Trovate tutte le info nel sito ufficiale, che è fatto davvero bene.

Si parte il 25 aprile con “Osnangeles” del “nongiovane” Francesco Mandelli, si chiude il 25 luglio con un libro dedicato al calciatore brasiliano Socrates.

Il quartetto di #cortililetterari 2015 #libri #lettura #fano

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Primavera 2015

Oggi entriamo ufficialmente nella primavera. Non vedo l’ora che sia estate, dentro mi sento un po’ autunno.

Magari un giorno scriverò un libro di memorie su questo periodo che sto vivendo, forse lo spunto me lo darà proprio questo blog, che è solo una parte infinitesimale di scarico riguardante la quotidianeità.

Estate potrebbe (e dovrebbe) voler dire principalmente una cosa: fine dei lavori in casa.

Un anno fa esatto io e la mia ragazza abbiamo comprato un appartamento da ristrutturare. Un anno dopo ci troviamo ancora alle prese con la sequela di lavori interni, progetti, pagamenti, gioie e dolori quotidiani che solo una ristrutturazione può darti, e che solo chi c’è passato può comprendere fino in fondo.

Lavori in casa, periodo pre-dichiarazioni in ufficio e preparazione alla maratona tutto insieme. Oltre a questi, altri impegni quotidiani che si prova ad incastrare ma che non sempre si riesce a fare nel modo giusto.

Ci si alza tranquilli e si finisce sclerando. Ci si alza sclerando e si finisce tranquilli. Non esistono giorni “normali”, i dialoghi con chiunque frequenta il tuo mondo ruotano solamente attorno alle solite questioni e sinceramente dopo la domanda “come va?” fai fatica a non rispondere “così così, sto ristrutturando…”, ti viene automatico, è un pensiero fisso.

Per restare in tema, mi eclisserei per un paio di mesi.

Foto: Nicolò Canestrari