Ayrton senna

20 anni

20 anni fa, come oggi, moriva Ayrton Senna.

Come già detto diverse volte in questo blog, Senna significò tanto per quelli della mia età. La generazione prima fu rapita dal talento di Villeneuve, quelli dopo di noi dal motociclista Marco Simoncelli…noi ci restammo sotto con Ayrton e tutta l’aurea mitica (e mistica) che lo circondava.

Il giorno prima, 30 aprile 1994, se ne era andato nello stesso modo anche Roland Ratzenberger, semisconosciuto pilota austriaco.

Un articolo su Repubblica ricorda la storia di questo ragazzo, completamente oscurato da un destino strano, che lo volle morto nello stesso fine settimana del più importante pilota di quell’epoca.
Molto interessante, alcuni aneddoti erano per me totalmente ignoti.

“Vi ringrazio perché non avete dimenticato Roland. E benedico anche Ayrton per quella cosa lì”. Quella cosa lì era la bandiera austriaca. Senna la nascose sotto la tuta, l’avrebbe fatta sventolare l’indomani. Gliela trovarono gli infermieri. Era morta anche la giusta distanza.

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Ricordare Ayrton Senna

senna

Come ci ricorda oggi il bel doodle di Google, 54 anni fa nasceva Ayrton Senna, indimenticato pilota di F1.

“Il Post” ha pubblicato un’anticipazione del libro che uscirà a breve scritto da Giorgio Terruzzi (si intitola “Suite 200: l’ultima notte di Ayrton”), giornalista Mediaset che frequenta tutt’ora i paddock e che ai tempi di Senna riuscì a stabilire con lui un rapporto fatto non solo di interviste, ma anche d’altro. Credo sia un libro interessante, anche per capire la diversità di questo personaggio da molti altri che hanno attraversato le piste.

Per una serie di circostanze curiose che abbinano coincidenze, vite private, spostamenti, ho avuto la possibilità di scambiare qualcosa che andava oltre il lavoro, suo e mio, sulle piste del Mondiale. Una vicinanza relativa ma sufficiente a far scattare una curiosità e poi un interesse e poi qualche inattesa confidenza con un uomo che per molti versi era capace di gesti lontanissimi dai miei, dai nostri, dettati da un qualche raggio celeste e poi, all’improvviso protagonista di atti ben più leggibili, vicini, persino somiglianti ad una fatica condivisibile e quotidiana. Un essere umano, semplicemente, simile ad altri, a ciascuno di noi, pronto addirittura ad offrirsi così. Preso da un dubbio, da una rabbia, da una preghiera, da una debolezza, mentre in pista sembrava solo formidabile, un fenomeno, un vero capo.

Il 1 maggio saranno 20 anni dalla morte del campione, e credo saranno previste diverse iniziative particolari, non ultima quella organizzata dal gestore dell’hotel che Ayrton era solito frequentare quando correva ad Imola, e che fu il posto dove passò la sua ultima notte. Saranno presenti anche lo stesso Terruzzi ed il mitico Ezio Zermiani, altro giornalista che aveva un particolare rapporto con il brasiliano.

Spero si parli parecchio di lui in questo mesetto, in modo da tenere sempre vivo il ricordo, e pure per far nascere la curiosità nei più giovani, che magari si chiedono chi sia questo personaggio, e perché se ne parla così tanto.

Spiegare Ayrton ai giovani d’oggi

Il 1 maggio di 19 anni fa se andava Ayrton Senna, sbattendo con la sua Wlliams contro il muro della curva Tamburello ad Imola. Da allora non ci sono stati più morti in F1, ma la sua scomparsa fu un qualcosa di clamoroso.
Avevo 12 anni, ricordo tutto di quel giorno. Il gran premio visto con mio padre a casa dei nonni, l’incidente, il suo corpo rianimato in diretta, l’attesa di sapere qualcosa e poi la terribile notizia. Per me, giovanissimo fan del pilota brasiliano, fu terribile: anche gli eroi potevano morire.

Mi chiedo ogni tanto cosa possa rappresentare Senna per un dodicenne di oggi, come potrei spiegargli chi era. Ad alcuni di loro potrei dire che fu per me come la scomparsa di Marco Simoncelli per loro, ma in parte farei un torto ad entrambi. Simoncelli è stato prima un personaggio istrionico e poi un pilota talentuoso che non ha potuto esprimere fino in fondo tutto il suo valore, non era amato dai colleghi ma era un burlone ed un simpaticone agli occhi di tutti.
Senna era completamente diverso, era un cannibale sportivo dallo sguardo malinconico, un eroe romantico con tutte le stimmate dello stronzo. Amato come nessun’altro in Brasile, altruista fuori dalle piste con le sue iniziative ma tutt’altro che istrione. Non era simpatico, non gli interessava esserlo. Era un pessimo avversario, un pessimo compagno di squadra ed un tipo polemico. Nella sua testa vincere arrivava prima di tutto, a tutti i costi, poco importava chi si parava davanti, fosse stato per assurdo suo padre o suo fratello.
A questo punto il dodicenne potrebbe chiedermi: ma allora, cosa aveva di bello, Senna?
Gli risponderei: era nato per correre più forte di altri, e l’ha fatto molto bene.

E poi gli direi di guardarsi questo documentario uscito nel 2010, e si farebbe molto più di un’idea.