chelsea

Un giorno a Stamford Bridge

Premessa fondamentale: 36h circa tra andata e ritorno, di cui praticamente 12 a disposizione per girare Londra prima di Natale, ed ho impiegato un pomeriggio intero per andare a vedere una partita di Premier League. Questa follia, da sola, sarebbe da analizzare, se non fosse che era stato tutto progettato in anticipo, e con l’assenso di chi mi accompagnava e mi ha seguito pure allo stadio.

Sabato 14 dicembre, Londra, si gioca Chelsea – Crystal Palace, partita (e derby cittadino) del campionato inglese, calcio d’inizio ore 15 ore locale.  Avevo già i biglietti, comprati tramite il Chelsea Club Italia. Mattinata in giro per le vie dello shopping, pranzo veloce e poi in movimento verso la zona dello stadio, abbastanza lontana da dove eravamo ma facilmente raggiungibile in metro.

Tensione che sale perché avevo progettato di arrivare in zona Stamford Bridge (lo stadio del Chelsea) alle 14 ma a quell’ora ero ancora in metro. Mentre attendo lo scambio con la linea gialla che doveva portarmi a Fulham Broadway, ecco arrivare un gruppone di persone con sciarpe bianco-azzurre dei colori del Chelsea a rassicurarmi. Non sono in ritardo, e questo è bene.

Saliamo in metro, il 90% delle persone ha una sciarpa o una maglia del Chelsea, ma dentro silenzio totale, ognuno chiacchiera a bassa voce con il vicino di posto. Arriviamo a destinazione, sapevamo che dovevamo solo seguire questo fiume di persone per arrivare allo stadio, situato a circa 300 metri. Si aprono i portelli, iniziano i primi cori. Saliamo in strada e troviamo pochi poliziotti a cavallo e qualche steward, nel frattempo noto che a noi si mischiano altre persone con sciarpe rosso/blu…erano i tifosi del Palace, la squadra avversaria, tranquillamente a spasso con noi cantando i loro cori indisturbati. Impensabile, nel nostro paese.

Poi lo stadio, da fuori abbastanza normale, una bella struttura, all’entrata nessun problema ai tornelli, nessuna fila disordinata, nessun documento o pass da esibire, solo un controllo formale delle borse e il passaggio tra le sbarre. Poi all’interno, zona accoglienza con bar e birreria, schermi in ogni parete che trasmettono in diretta la partita del giorno, la sfida al vertice tra ManCity ed Arsenal, che per la gioia dei tifosi “Blues” sta stravincendo il Manchester, quindi c’è occasione per accorciare sulla prima in classifica.

Da qui, la scala d’ingresso allo stadio. Noi eravamo al primo anello, settore “East Stand”, quarta fila partendo dal campo, quindi praticamente qui.

IMG-20131214-00500

Mi godo l’atmosfera, il riscaldamento (che a me piace sempre quanto la partita, vai a spiegare certe cose), il graduale popolamento di tutto lo stadio (sold out) e poi pronti ad iniziare. Pubblico tutto in piedi fino al calcio d’inizio, poi tutti seduti a godersi lo spettacolo. Emozioni davvero uniche, con il rumore del pallone e le voci dei giocatori lì davanti a te, cori continui ma mai fastidiosi, pubblico caldo nel settore Palace e pubblico un po’ “snob” da parte Chelsea, grande sportività e rispetto massimo anche tra i giocatori in campo.

Che dire, davvero difficile spiegare tutto questo se non si vive. Ho visto partite e visitato alcuni degli stadi più belli, da San Siro allo Juve Stadium, dal Camp Nou al Bernabeu, ma nel caso inglese vince l’insieme delle cose, unico e inimitabile. E’ un’occasione unica di riconciliazione con il calcio, inteso come sport e valori sportivi nel più profondo significato del termine. Rispetto, agonismo, valori tecnici elevati, professionalità e divertimento. Qui c’è tutto, funziona, e guarda caso porta soldi, investitori, e stadi pieni.

Confronto sistema inglese/italiano: è vero, gli stadi possono fare la differenza e molto del nostro “arretramento calcistico” rispetto a queste realtà risiede sicuramente nelle strutture inadeguate ed obsolete. Ma bisogna andare ad analizzare altre cose. In Inghilterra s’è creato un sistema per cui ognuno è portato a vivere questo momento nel massimo rispetto, perché sa che se fa una cazzata anche fuori dallo stadio, per lui sono guai grossi. Temo che nella nostra realtà lo stadio aiuti, ma non risolva i veri problemi, che avvengono FUORI dallo stadio e che risiede nel radicato pensiero che l’avversario ed i suoi tifosi sono innanzitutto nemici da eliminare, e non parte attiva dello spettacolo.

Confronto tecnico/tattico: sicuramente non il massimo in quanto a tattica, soprattutto in fase difensiva, che in entrambe le squadre è stata deludente. Detto questo, a livello tecnico e agonistico siamo su un pianeta completamente differente dal nostro. Intensità altissima per tutto l’incontro, e dire che giocavano contro la seconda e la penultima. Tecnicamente, logico che i buoni giocatori fanno la differenza. Il Chelsea aveva in panchina Eto’o, Lampard, Schurrle, Oscar e Cole. Tutti giocatori che in qualsiasi squadra italiana sarebbero top player da ingaggio massimo.

Non aggiungo altro, perché ce ne sarebbero di cose da dire e da analizzare su tanti aspetti, ma non basterebbero 3 topic. Se proprio ci tenete, fatemi domande e vi risponderò.

Vi lascio un breve video girato a bordocampo prima del match, girato con qualità pessima grazie al mio storico BB. Fa schifo, per poco non mi cade pure lo smartphone…ma è un bel ricordo di un momento felice.

Annunci

Modello Inglese

Parlare di calcio in Italia vuol dire quasi inevitabilmente parlare anche di tifosi, e ultimamente la storiaccia di Salernitana-Nocerina domina gli argomenti di discussione extra-campo.

Come risolvere la problematica degli Ultras che pretendono di governare l’andamento delle partite? Come reprimere questo fenomeno che ciclicamente si presenta? La risposta, quasi sempre, é che l’Italia deve inasprire regole e controlli per avvicinarsi al famigerato “modello inglese”, che da anni fa scuola nella gestione delle tifoserie violente.

Caso vuole che esattamente fra un mese sarò a Londra per un fine settimana, e ne ho approfittato per prendere dei biglietti per una partita del Chelsea, tramite il club italiano dei blues.

Due giorni orsono mi sono arrivati i biglietti a casa. In allegato c’era un foglio, che tra le altre cose indicava le regole fondamentali da tenere fuori e dentro lo stadio. Ve ne riporto alcune.

“E’ severamente vietato:
– rimanere in piedi, gli steward possono provvedere all’immediata espulsione dallo stadio;
– fumare in tutte le aree dello stadio:
– tenere comportamenti offensivi verso tifosi o avversari, tali comportamenti portano all’arresto immediato.
Tutta l’area attorno allo Stamford Bridge è sorvegliata da telecamere, polizia e steward, ogni comportamento scorretto viene immediatamente punito e chi compie tali atti viene arrestato e incriminato secondo le leggi vigenti.”

Personalmente, un po’ di partite in Italia le ho viste nel corso degli anni, e queste cose le ho sempre viste fare, passando sempre impunite.

Forse, fra 147 anni, avremo pure noi un’organizzazione del genere, ma nel frattempo, per favore, lasciamo perdere il modello inglese. Loro ci lavorano da 25 anni, e i risultati si sono visti da subito. Noi ci lavoriamo da una vita, e siamo sempre daccapo.

Bentornato Mourinho

Credo che Josè Mourinho abbia attraversato il suo periodo più cupo, mediaticamente parlando. Ad inizio stagione c’era qualcosa che era evidentemente cambiato in lui, le stagioni al Real Madrid hanno sicuramente lasciato un profondo segno sulla sua autostima e sulla sua reputazione di “vincente ovunque”. E’ vero, Mourinho ha vinto, a Madrid. Ma non ha vinto abbastanza. Il Barcellona è parso spesso extraterrestre, inarrivabile. Soprattutto Mou ha diviso, sia squadra che tifosi, cosa inedita per quanto riguarda le sue passate esperienze.

Forse era il momento buono per fermarsi e scegliere qualcosa con più calma, scaricando completamente le tensioni del post madridismo. Invece, dopo la cocente delusione del Manchester United di non affidargli la panchina del dopo Ferguson, ha chiamato Abramovich ed ha ottenuto di nuovo la panchina dei blues.

L’avvio al Chelsea è stato difficile, non tanto come risultati, quanto come un’apparente stanchezza di fondo, che avevo notato sia in conferenza stampa che durante e post-partita.

Ad oggi,  dopo l’exploit a fine partita di domenica, posso quasi dire che Josè abbia superato il momentaccio. Credo sia tempo di tornare ad essere amato/odiato come prima. Bentornato, maestro.