consigli

Qualche appunto pro-Maratona

Mi è venuto in mente che magari, un giorno, qualcuno di voi assiduo lettore di questo modesto blog, potrebbe voler provare a correre una Maratona. Anzi, so’ già per certo che 2/3 che lo leggono vorranno provare a correrne almeno una nel 2016, così in questi giorni di relativo riposo, complice il ponte dell’Immacolata, ho scritto qualcosa al riguardo.

Qualche appunto, diciamo consiglio, sulla mia esperienza in merito. Limitata, sicuramente, ma comunque utile per i neofiti.

La maratona di Firenze è stata il 29 novembre. La preparazione deve partire ALMENO 3 mesi prima. Fino ad inizio luglio avevo praticamente resettato le uscite, sono stato in pieno scarico tutto maggio e giugno dopo la ColleMarathon. Se preparate una maratona autunnale, agosto è il momento per iniziare a darci dentro e riabituare il corpo a stare su strada.

Ho fatto i mesi di luglio ed agosto con 2/3 uscite infrasettimanali, tutte all’alba (dato il caldo) senza uscire il fine settimana se non sporadicamente per qualche gara a fine agosto. Sveglia alle 5:30, uscita alle 6, ritorno alle 7, colazione, in ufficio alle 8. Questo era il ritmo.

Poi da settembre, complice il ritorno al lavoro, ho ricominciato a metter giù un piano serio. Sono salito con il chilometraggio fino a 20km circa, ed ho disputato una mezza maratona a Senigallia verso fine mese, senza forzare. Da qui in poi (se non da prima) è necessario avere un piano di lavoro, per unire metodo e volontà, altrimenti non ce la fate. O meglio, ce la fate, ma lo fate male. Un piano vario e ben fatto aiuta a mantenere la costanza ed alimentare la voglia di allenarsi.

Il mio “planning” consisteva in 3 uscite settimanali più il lungo del fine settimana, che a volte poteva essere sostituito da una gara (10/11/12 km) più altri chilometri a completare il totale previsto. In totale 4 uscite in 7 giorni, di cui almeno 3 da fare tassativamente per potersi allenare al meglio. I tipi di allenamento variano ogni settimana (se il piano è fatto bene), e si cammina su diversi ritmi, allenando il passo lungo, quello medio, il ritmo maratona e lavorando sulle ripetute. Vi servirà tutto, a conti fatti, o almeno io mi son ritrovato tutto sulle gambe quando era ora.

Il lavoro delle ripetute è una rotta di coglioni, o almeno per la maggior parte di chi lo fa vi dirà così, e mi metto sicuramente tra quelli. Vi posso solo dire che, se fatto bene, porta grandi risultati. Non è necessario fare ripetute su tempi mostruosamente più bassi di quelli usuali, arrivare in punto morte non allena quanto allenare bene su tempi umani ma decisamente più bassi di quelli abituali. Nel mio caso il lavoro ripetute veniva fatto su tempi di 1min più bassi del ritmo maratona. Se l’avevo impostato a 5:45 le ripetute le facevo tra i 4:30 e i 4:45.

Cosa mangiare, quando mangiare. Questa è un’altra cosa importante. Ognuno ha le sue abitudini e conosco gente che si beve un thé oppure mangia 2 yogurt prima di partire e non ha problemi. Le mie esperienze con yogurt e thé sono state disastrose. Se correvo la mattina, prima di partire a me bastava un bicchiere d’acqua e una barretta energetica, se dovevo fare un lungo ci aggiungevo due fette biscottate con un filo di marmellata oppure un pre-sport della enervit. Poi integravo durante la corsa. Generalmente parto abbastanza scarico, il mio stomaco ne risente parecchio. Se fate più di 15 km portatevi dietro un gel da usare a metà percorso. Fondamentale scaricare anche dal punto di vista del cesso, soprattutto prima di partire per i lunghi. Per le uscite serali infrasettimanali, solitamente mi tengo al lavoro le barrette della enervit e ne mangio una quando manca un’ora all’uscita dall’ufficio.

Cosa mangiare prima della maratona? Anche qui, ho seguito i soliti rituali del lungo. 4 fette biscottate, 2 con marmellata e due vuote o con il miele, un pre-sport, acqua oppure succo di frutta. Nient’altro. Durante la gara, se organizzata a dovere, troverete ristori con banane ed altra frutta sin da subito. Altra cosa fondamentale è l’idratazione, già da 10/15 giorni prima bisogna iniziare a bere parecchio, e durante la maratona l’errore più grande che potete fare è saltare un rifornimento perché non si ha sete. Bevete sempre, anche quando non vi va, anche solo mezzo bicchiere. L’acqua aiuta ad evitare i crampi, i benefici si faranno sentire dal 30esimo in poi, così come una malaugurata gestione vi presenterà un conto salato puntualmente verso 3/4 di gara.

Non ponetevi troppi obiettivi, andate per gradi. Ho impiegato due anni per fare una mezza e tre anni per correre la prima 42km. Ognuno fa storia a sé e fa il suo percorso, questo è verissimo, ma la testa va allenata e nel mio caso il cervello si rifiutava continuamente di pensare troppo in là. Una volta sbloccato il cervello, siete a posto. Farne 21 vi sembrerà come farne 10 prima. Un allenamento o poco più. Quindi prima di pensare “voglio fare una maratona” consiglio sempre di mettersi alla prova con una mezza, che personalmente mi mise a dura prova quanto la gara regina, lo scoglio che ho trovato al 17esimo è stato molto simile a quello trovato al 35esimo, le sensazioni mi sono parse le stesse.

Ultima cosa, fondamentale. Divertitevi. Non guardate sempre il crono e i tempi al minuto, fate delle uscite solo a sensazione, godetevi il paesaggio e cercate di variare i percorsi per quanto vi è possibile. Uscite con qualcuno, soprattutto per i lunghi, vi aiuta a fare fiato e tenere il ritmo senza stancarvi. Le uscite in compagnia vi fanno migliorare su tanti aspetti. Alla fin fine, non credo che corriate solo per il gusto di arrivare davanti a qualcuno o vincere qualche trofeo, se correte a livello amatoriale non avrebbe senso. E’ bello correre per il solo gusto di star bene, quindi godetevi il momento e quello che vi sta attorno. E raccontatelo, anche se vi verrà spontaneo, entrando in questo mondo si piomba in un meccanismo automatico per cui spesso ci si trova a parlare di running anche con gli animali domestici pur senza volerlo. E ci si sente tutti cretini, ma felici di esserlo.

Annunci

Lisbona – Il mio viaggio e i miei consigli

Alla fine io e Lisbona ci siamo incontrati, dopo un lungo inseguimento. Erano anni che progettavo di andarci, e l’occasione si è presentata quando io e mia morosa abbiamo deciso di regalarci qualcosa di diverso per i nostri rispettivi compleanni.

5 notti, 4 giorni completi, dall’8 al 13 maggio, un periodo direi ideale per visitarla. Siamo stati anche fortunati col tempo, giornate miti e soleggiate, caldo ma non afoso, serate gradevoli e luce fino alle 21 circa.

Cosa abbiamo visto? Diverse cose, ma non tutto, naturalmente. Di seguito i nostri posti e miei consigli, da prendere con beneficio di inventario, in fondo sono tutte valutazioni personali.

Volo con Tap da Bologna, comodo per gli orari sia della partenza che del ritorno. Appena arrivati all’aeroporto portoghese, ci siamo fatti la VivaViagem, una carta ricaricabile tipo Oyster di Londra, che ti permette di viaggiare su ogni mezzo pubblico (metro, bus, carreitos), molto comoda (vi consiglio di fare la ricarica di 10/5€ senza la tariffa giornaliera omnicomprensiva). Noi avevamo un appartamento in centro, quartiere Intendente, preso tramite una piccola catena di alloggi chiamata “Feels like home” e prenotato tramite Booking. Per arrivare abbiamo usato la metro, che fermava molto vicino.

Appartamento carino, abbastanza funzionale ma in fondo era quello che volevamo, il compromesso tra vicinanza al centro e alloggi che ti capitano molto spesso è di gran lunga peggiore. Quartiere: a primo impatto, terribile. Sembrava di essere in un ghetto, non bellissima gente per strada, barboni in alcuni angoli e parecchia gente trasandata. Col tempo, abbiamo capito che sono cosi, ma anche che non ci sono particolari problemi con gli ospiti, tra l’altro è prevista sempre sorveglianza di Polizia agli angoli h24, e col passare delle ore ci siamo adattati al posto, girando e sostando nella piazzetta, nei nostri bar preferiti, e facendo spesa al market. Se superate l’impatto, dopo un giorno vi risultano anche simpatici e vi fermate a vedere le partite di dadi nella viuzza.

Primo giorno a Belèm, ci si arriva con il tram n.15 che passa dall’immensa Piazza del Commercio, bel quartiere legato in particolare al Rio Tejo che lo costeggia. Una bella passeggiata sul lungo fiume, dove i locali sono tutti rinnovati e c’è una discreta pista ciclabile. Una visita alla Torre de Belèm, una al Padrao dos Descubrimientos, un’occhiata all’enorme Monastero ormai divenuto museo e poco altro da vedere in zona. Da segnalare, assolutamente, un paio di posti notevoli in cui sostare per 2 pause. Uno lo troverete da soli, girando per la via principale, ed è la pasticceria più famosa della città, quella che detiene il brevetto originale delle spettacolari “Pasteis de Belèm” che altrove si chiamano sempre pasteis de nata, dei dolcetti con crema cotta, pasta sfoglia, cannella, bruciacchiate in superficie. Fantastiche, mangiarne una sola è roba da pivelli.
Poi, l’enoteca de Belèm, per un vino, due parole con i proprietari e un’atmosfera curata e raffinata. Un locale di livello superiore, ma affrontabile e consigliato, anche i pasti sono ottimi e legati ai vini proposti.

Secondo giorno, partenza in metro e visita alla Stadio da Luz (ogni capitale uno stadio, è legge scritta dai profeti), casa del S.L. Benfica, gloriosa società di calcio della capitale, e principale squadra portoghese. Struttura nuova, rifatta per gli Europei del 2004. Tutto parla di storia, anche se glorie più grandi sono del periodo in cui brillava Eusebio, campionissimo di cui trovate la statua all’esterno. Niente visita all’interno, però…quando sono stato io era chiuso l’interno.
Poi, spostamento in centro a Martin Moniz e tutti in fila per prendere il celebre “Carreito 28”, il tram elettrico d’epoca che viaggia sui binari, e che ti porta a scoprire le zone più caratteristiche di Lisbona, arrampicandosi per i quartieri di Graça, Alfama, Castelo e che è sempre strapieno di gente. Ne passano diversi, a raffica, ma potrebbe capitarvi di attendere parecchio prima di salire. Armatevi di pazienza, soprattutto se è domenica.
La zona alta, quella di Alfama, è la vera Lisbona dei vicoli, delle viuzze strette, della gente che vive a stretto contatto con il turismo che gli è cresciuto attorno, e che ormai è abituata a conviverci. Zona molto particolare, a noi è piaciuta tanto, a molti potrebbe sembrare una mezza favela, ma merita di essere percorsa e scoperta nei vicoli e nei sali/scendi.

Terzo giorno, lunedì. Siamo partiti dalla stazione dei treni di Rossio, destinazione Sintra, che dista 45 minuti circa. Ci sono treni a frequenza altissima.
Visitare Sintra è un capitolo a parte, dipende da quanto tempo avete e cosa volete fare. Noi avevamo mezza giornata, con la volontà di trasferirci a Cabo de Roca nel pomeriggio. Abbiamo optato per un giro veloce nella cittadina, dove si trova il palazzo municipale che è sempre pieno di visitatori. Poi, abbiamo preso un bus (costa 5€, conservate il biglietto che vi servirà per la discesa) che ci ha portato in cima al monte, prima ferma al Castello dei Mori (noi non siamo scesi), poi prosegue fino a Palacio Pena, che dovete assolutamente visitare, fosse solo per la vista che vi si presenta dalle mille terrazze del palazzo, un tempo residenza reale. E’ stata la giornata più dispendiosa dal punto di vista economico, tra treno, bus, entrata al palazzo sono andati via diversi euri.
Visita veloce, ritorno alla stazione principale con il bus, e da lì abbiamo preso il n.403 che porta direttamente a Cabo de Roca, il punto più occidentale della costa europea, dopo 40 min circa di viaggio a metà tra rally di Montecarlo e GP su circuito cittadino.
Cabo è stato il top, secondo me. Giornata spettacolare dal punto di vista meteo, il che ha aiutato a renderla più gradevole. Siamo stati in maniche corte a strapiombo sulla scogliera, e ci hanno detto che capita raramente, di solito lì c’è sempre un vento bello fresco.

Quarto giorno: Ultimo giorno a nostra completa disposizione, abbiamo deciso di completare il tuor nel cuore della città, senza andare in altri luoghi esterni. Abbiamo girato a piedi lungo i vicoli del Barrio Alto, Castelo e poi Baixa e Cais do Sodré.
Merita decisamente la parte alta, con un paio di “Miradour” dai quali si possono vedere delle gran panoramiche sulle zone sottostanti, e fermarvi in qualche piazzetta a riposarvi e godervi il sole. La Baixa è dominata dai negozi di shopping, dai soliti marchi strafamosi ai negozietti un po’ più ricercati anche in ambito di design ed arredi. La zona di Cais do Sodrè l’abbiamo frequentata di passaggio, soprattutto per fermarci a pranzare al Mercado da Ribeira, consigliatissimo.
In pratica all’interno del mercato più famoso di Lisbona hanno creato un insieme di stand chiamato TimeOut, gestiti da alcuni ristoratori, che offrono cibo per ogni gusto. L’ambiente è davvero carino, sembra molto usato da chi lavora sul posto e ci fa una pausa pranzo, i prezzi sono umani e la qualità non è affatto male. A noi è piaciuto tanto.
In serata ci siamo spostati nella zona alta del Castelo di San Jorge, in un posto chiamato “Chapito a Mesa“. Bisogna prenotare qualche giorno prima, per poter godere del posto in terrazza al piano superiore. Noi abbiamo prenotato appena arrivati, perché ci avevano detto che ne valeva la pena, e così è stato. Cena non eccelsa per il prezzo che si paga, ma obiettivamente è giusto pagare anche il posto, e qui c’è tantissimo da star bene, dalla vista mozzafiato all’atmosfera. Consigliato pure questo, ha passato l’esame.

In sintesi: bella capitale, ricca di storia ma anche realmente povera in parecchie sfaccettature. Non entra tra le migliori città che io abbia mai visitato, altri capoluoghi esteri la passano avanti, nella mia personale graduatoria.

Infine, si sente dire spesso che il Portogallo viene subito dopo l’Italia, in un’ideale lista dei paesi europei a rischio, e che le distanze si stanno accorciando. Ad essere sincero, quello che mi è balzato agli occhi è invece una distanza ancora notevole, sotto alcuni punti chiave, primo tra tutti lo smodato utilizzo del contante, ovunque e per qualsiasi cosa.

Fateci un giro, provate voi stessi che sensazioni vi possa dare, e vedremo se converrete con me che Lisbona è ok, ma quello che sta immediatamente fuori Lisbona, in primis la costa oceanica, la superano in quanto a bellezza ed emozioni.

Siviglia – Consigli per l’uso

Alcuni consigli per un viaggio a Siviglia, che mi sembrano dovuti e che scrivo volentieri anche se riferiti alla mia sola visita di pochi giorni.

Cosa visitare: oltre ai posti che vi segnalano le guide e che non potete non visitare (cattedrale, torre giralda, alcazar) a noi è piaciuto tanto il barrio Santa Cruz e poi assolutamente consigliata una visita nella zona del Parque de Maria Luisa con l’incantevole Plaza de Espana.

Dove alloggiare: vi consiglio un appartamento, mi è parso di capire che vanno per la maggiore (il nostro si chiamava Apartamientos Santa Barbara, molto ben recensito), che alla fine vi costa come un bed&breakfast e vi lascia più libertà potendovi gestire un po’ tutto a modo vostro.

Come spostarsi: da aereporto al centro città vi bastano solitamente 2 bus e ve la cavate con 6 euro a testa invece dei 23 circa che vi chiede un tassista (linea EA fino a Santa Justa e poi linea 32 fino al capolinea e siete in Plaza Duque). Per girare noi siamo sempre andati a piedi, e ve lo consiglio perché vi perdete un mare di cose, il bus l’abbiamo usato solo per andare in zona Stadio (Sanchez Pijuan, le mie fisse…) che resta fuori dal fulcro delle zone principali, la metro credo sia quasi inutilizzata e poco funzionale.

Cosa mangiare: il consiglio è farvi la colazione in casa. Prendete l’occorrente in un market per una colazione all’italiana con magari qualcosa preso nelle tante panetterie o pasticcerie che ci sono nelle vie del centro. Per gli spagnoli il concetto di colazione è molto vago e riconducibile ad un caffè, quindi o andate per l’english breakfast in una cafèteria oppure vi gestite da soli. Per pranzo e cena la parola Tapas è il verbo assoluto, di certo nella zona il pesce è ottimo (almeno per la mia esperienza) ma una volta che entri nel giro dei tapas-bar ti scordi dei ristoranti e vai con quelli. Se andate a Cadice, obbligatorio prendere un “Pescaido fritos” ma vi verrà voglia solo passeggiando per le calles e sentendo l’odore fortissimo del fritto che invade i vicoli.

Cosa bere: no sangria (molti non ce l’hanno proprio), andate per il “tinto de verano” che altro non è che vino rosso, allungato con acqua gas, limonata o aranciata (a seconda di come lo prendiate) e dei cubetti di ghiaccio. In alternativa una semplice cana (si pronuncia “cagna”, birra piccola alla spina). Se andate a Cadice e non dovete guidare per tornare allora prendetevi una manzanilla (o semplicemente uno sherry), che ci sta benissimo e siete vicini al triangolo di produzione andalusa dello speciale vino liquoroso.

Tapas: da menzionare a parte perché dove vi girerete troverete una lavagnetta con questa parola e una sfilza di nomi incomprensibili. Sono “piatti” da gustare un po’ al volo, alcuni con pane altri senza, composti da pesce, carne o verdure, un po’ di tutti i tipi, le varietà sono infinite. Le tapas migliori noi le abbiamo mangiate all’ESLAVA, che era sotto casa ed è un posto dove siamo tornati perché davvero è IL posto. Non fatevi spaventare dalla fila, chiedete ai camerieri di mettervi nella lista per fuori (in sgabelli o in piedi…non fatevi mai mancare la pazienza) oppure per un quasi impossibile tavolo dentro. Sgomitate e intanto ordinate da bere, il resto verrà da sé grazie al personale che è impeccabile. Gli altri posti in cui abbiamo mangiato tapas e che erano consigliati sulla Lonely sono comunque andati benissimo (dalla Vineria Sal Telmo ad un posticino a ridosso del Barrio de Santa Cruz).

Andalusi: non il massimo del calore e dell’accoglienza, questo ci è sembrato un comune denominatore. Fatto salvo per la sopracitata Eslava, negli altri posti ci è spesso capitata un’accoglienza “genovese” nel servire ai tavoli e prendere ordinazioni. Sono fatti così e per quello che mi è capitato non si sforzano nemmeno a venirvi incontro con l’inglese. Imparatevi le cose fondamentali in spagnolo, perché in italiano facevano più confusione che altro. Rideteci su e bevete un bicchiere di vino, in fin dei conti è una vacanza e va vissuta come tale…non fate i soliti precisini italiani che si aspettano tutto come da loro. Se è questo quello che volete, allora l’Andalusia non fa per voi.

Hasta luego!