dmax

Atari

Parafrasando il grande Pozzetto, posso affermare con convinzione:  “ho scoperto che mi piacciono i documentari”.

Ho Netflix ancora attivo, ma lo sto guardando molto meno, lo sfrutto per godermi i reportage, come quello di Atari e del suo crollo verticale avvenuto nel 1983.

E’ una storia molto americana, ed è naturalmente una storia da geek, ma non solo. Credo sia una bellissima storia per chi ha toccato con mano e vissuto lo sviluppo dei giochi arcade e delle prime “consolle” casalinghe. Io non ero propriamente uno di questi, non conoscevo la vicenda e mi è piaciuta tanto.

Storia nella storia, ed è quella che tiene in piedi il racconto, è la surreale vicenda della più grande leggenda metropolitana che riguarda i video games, e che nel 2014 venne definitivamente sfatata da un gruppo di testardi appassionati: le cartucce sotterrate nella discarica di Alamogordo.

Ho trovato il documentario su youtube, preso da Dmax e doppiato in italiano. E’ in versione più corta, ma comunque esaustiva. In lingua originale (sottotitolato) ha sempre una marcia in più, ma vedete di accontentarvi.

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Affari

Come forse ho già scritto, non guardo la TV. Faccio eccezione per pochissime cose, tipo notiziari sportivi, rassegna stampa del mattino, programmi on demand come “il Testimone” e la domenica a pranzo immancabile Linea Verde.

Questo, durante l’anno. Quando sono in ferie il mio unico canale si chiama Dmax, lo guardo di continuo qualsiasi cosa trasmetta. Non ho Sky, non sono fissato con i programmi tematici o con le serie TV, non mi frega nulla se vedo una puntata sette anni dopo che l’hanno trasmessa…semplicemente è un canale che mi trasmette scazzo e mi rilassa.

Il programma che più ho visto in questi giorni è “Affare Fatto“, molti di voi lo conosceranno, ma è giusto spiegarlo in parole semplici. In pratica ci sono questi due tipi, due attori, lo smilzo e il ciccio, che girano città americane dove si svolgono aste comprensive di diversi oggetti ammassati, e che devono aggiudicarsi valutando l’interno del box in pochi secondi. Naturalmente, nessuno degli altri concorrenti si prende i lotti migliori e loro riescono sempre a tenersi al di sotto o al pari del prezzo massimo che aveva stabilito per l’asta. Ma il bello viene dopo. Sempre, all’interno di questi box, trovano pezzi unici, rarità, che riescono a vendere a qualche scemo di turno che addirittura lui stesso supervaluta per aumentare il gruzzolo dei nostri protagonisti. Oltre ai pezzi forti, che rivendono al 450% di guadagno dal valore di acquisto, ci sono anche dei pezzi inutili che ognuno di noi butterebbe nell’indifferenziata e che i mitici riescono a piazzare per 500 dollari anche al migliore affarista che gli si presenta davanti, e che rimane sempre fregato come un tordo. Ogni asta, un guadagno di 4000 dollari in media. Mai un problema, sempre a gonfie vele. Alchè mi chiedo: che diavolo ci stiamo a fare, dentro gli uffici, a bestemmiare con l’IMU e con l’IVA , quando possiamo tutti andare in USA e rivendere un cerchione di una bicicletta del ’41 a 8.000 dollari al primo rimbecillito che incontriamo?

Non lo so, ma nel dubbio, continuo a guardarlo e li maledico. Affare fatto, e grazie al cazzo.

Foto: DMAX