guardiola

Passione

Ieri sera, leggendo un articolo sul Bayern, sono incappato in questo video.

Guardiola che a fine partita contro il Borussia riprende uno dei giocatori più giovani proprio in mezzo al campo, davanti a tutti.

 

E’ stato criticato per questo comportamento, troppo vistoso ed esagerato, diciamo sopra le righe. Io lo trovo semplicemente fantastico, spiega tante cose sul concetto di trasmettere calcio che da sempre contraddistingue il lavoro di questo tecnico.

Mi ha ricordato il suo discorso motivazionale prima di un supplementare, alcuni anni fa, quando col Barcellona vinceva anche i tornei di briscola e tresette al bar dietro casa.

Capirci qualcosa

Casomai vi fosse sfuggito, l’altra sera si è giocato un importante incontro di Champions League, Roma-Bayern Monaco, ed il risultato finale è stato di 1-7 per i tedeschi.

Siccome odio sentir dire in giro che “non c’è nulla da spiegare al riguardo di una partita simile” e siccome per una volta in questo paese possiamo lasciar stare l’arbitro, ecco che viene in mio soccorso l’ormai irrinunciabile articolo de L’Ultimo Uomo con l’analisi del match.

Guardiola sta ri-creando al Bayern quello che ci fece vedere al Barcellona. Il suo calcio a me non sembra invecchiare, anzi credo trovi nuova linfa in nuovi interpreti comunque validissimi e molto motivati. Per chi volesse qualche spiegazione in più sul perché la migliore squadra italiana del momento abbia preso 7 scapocchioni in casa contro questa armata quasi invincibile, ecco le parole che dovrebbero fare al caso vostro:

La mia personale illuminazione sulla via di Damasco l’ho avuta al settantatreesimo minuto di una partita già in ghiaccio, sullo svolgimento di un’azione come tante che ho avuto l’impressione mi stesse dicendo cos’è il Bayern oggi. Alaba riceve la palla, che è scoperta ma la difesa della Roma resta alta. Il terzino sinistro Bernat segue una sua intuizione, sale sulla fascia e poi taglia in mezzo alle spalle della difesa. Franck Ribery, esterno esplosivo e anarchico, volta le spalle al proprio attacco e torna in difesa. È un messaggio forte: tutto il Bayern va in avanti ma lui fa il percorso inverso. Bernat attacca e Ribery ne prende il posto; poi lo spagnolo taglia al centro e finisce per trovarsi in posizione da centravanti. Allora Götze, automaticamente, scivola sulla sinistra per prendere il posto che era di Bernat e che era prima ancora di Ribery. L’azione dura ancora un po’ (Alaba ha preferito giocarla corta piuttosto che lanciare) ma Bernat rimane il centravanti della sua squadra. Uno dei cardini dell’utopia calcistica di Guardiola è quel concetto di calcio posizionale e di completa interscambiabilità dei ruoli che fu teorizzata da Rinus Michels e messa in pratica da Johann Cruyff.

L’umiltà di Josep Guardiola davanti ai microfoni a fine partita è la migliore risposta al tecnico della Roma, Rudi Garcia, che improvvisamente in questa stagione mi sembra aver acquistato talmente immotivata sicurezza dal diventare quasi supponente senza ragione di esserlo. Avete scoperto a che distanza stanno “i grandi” del calcio. Ora son curioso di vedere se la sua bravura tanto decantata è anche reale, la partita di martedì a me sembra un evidente spartiacque della sua gestione romana.

Klopp e il calcio semplicità

D: Non le piace il calcio di Guardiola?

R: “È perfetto. Ma non è il mio sport, non è la mia filosofia. Non mi piace il calcio della serenità, mi piace il calcio delle battaglie. La pioggia, il fango, mi piace uscire dal campo con la faccia sporca, con le gambe così pesanti da credere che non riuscirai a giocare per settimane. Io esulto anche per una palla recuperata. Questo è il Borussia”.

Oggi su Repubblica é uscita una bellissima intervista a Jurgen Klopp, allenatore del Borussia Dortmund, probabilmente il personaggio calcistico del 2013, almeno per quanto mi riguarda (ma non sono il solo a pensarla così). Un sistema di gioco fondato su resistenza e corsa, nel 2013, e giocarsela con tutti pur non avendo fior di campioni.

Amo la tattica, adoro Mourinho e Guardiola nella loro diversità, onore a Jupp Heynckes, ma il vero miracolo dell’anno è il suo Borussia, e si merita un premio per quello che ha costruito. E poi, dopo la scena di Napoli, s’é guadagnato l’immortalità.