inter

Sempre sia lodato

Come si fa a non essere completamente d’accordo con questo tweet?

Il video in questione è riferito al secondo gol che il Fenomeno segnò nel gelo di Mosca, ritorno di semifinale di Coppa Uefa del 1998.
Guardate il campo, una coltivazione di patate misto a barbabietole.
Ricordo bene quella sera, tutti i veri interisti la ricordano.
Per via del fuso orario la partita andò in diretta sulla Rai all’ora dell’aperitivo e finì verso cena. Non mangiai, non si poteva mangiare.
L’andata era finita 2-1 per noi, là si mise malissimo con loro che andarono in vantaggio quasi subito.
In mezzo alla melma, abbastanza spaesato, c’era anche Ronaldo, vestito quasi fosse un venditore di frutta in pieno inverno in un centro ortofrutticolo del basso Lazio, fece quasi tutto il primo tempo con uno scaldacollo in pile sulla fronte. Sembrava la classica metafora del brasiliano che perde i poteri non appena affronta i climi rigidi.
Ad un certo punto decide di fare qualcosa per portarci in finale, così prima si fa trovare al posto giusto al momento giusto e raccoglie un rimpallo per il pareggio.
Poi, nel secondo tempo, quando meno te l’aspetti, piazza un numero gigantesco che eleva ad infinito il rapporto tra tecnica, potenza, velocità decisionale, precisione e senso del gol. Tutto ciò in mezzo alla merda, questo va ripetuto. Guardate la reazione al gol di Diego Simeone, storicamente non certo un suo amicone, per capire quanto quella giocata fosse stata immediatamente percepita come straordinaria.

Ho scritto diversi articoli su Ronaldo, il vero RONALDO.
Non riesco a starne lontano per più di tot mesi, per noi interisti dalla scorza dura è stato come un expecto patronum in un lungo tunnel che era solo buio.
Si certo, poi ci ha mollati, ci ha preso in giro, l’abbiamo preso in giro, ma in fin dei conti ci siamo sempre amati.
Nessuno lo ha amato come noi, e lui lo sa.

Il 22 settembre ha compiuto 39 anni, mi aspetto un ritorno alla casa del padre per festeggiare i 40 lustri nel 2016. Vediamo se mi accontenta.

Il vulcano della provvidenza

Accadeva in questi giorni, 5 anni fa.

Un vulcano islandese, dal nome impronunciabile, si risvegliava tutto incazzato dopo anni di torpore eruttando una quantità esagerata di polveri, che costrinsero ad annullare tantissimi voli aerei in tutta Europa e non solo.

Tra questi voli, c’era pure quello dell’imbattibile Barcellona allenato da Josep Guardiola, che doveva recarsi a Milano per l’andata della semifinale di Champions League contro l’Inter di Josè Mourinho.

I catalani furono costretti, anche grazie ad un grandioso lavoro di squadra operato dai treni francesci in sciopero, a recarsi a Milano con l’autobus.

Qui la cronaca di quel viaggio inopportuno: Barcellona, ecco il traguardo. Il pullman arriva a Milano.

Il vulcano islandese Eyjafjallajokull e la sua nube che avvolge l’Europa impazzano. Per la cronaca, l’Enac ha disposto nuovamente e con urgenza la chiusura dello spazio aereo del Nord Italia dalle 9 di stamattina alle ore 8 di domani. A trarre potenziale vantaggio dalle ceneri è l’Inter, impegnata domani sera nell’andata della semifinale di Champions League contro il Barcellona di Leo Messi. La nube vulcanica che ha bloccato i cieli europei (e un concomitante sciopero ferroviario in Francia) ha infatti costretto i blaugrana a rinunciare ad un comodo volo per Milano e ad intraprendere una odissea in pullman di mille chilometri e 12 ore di strada per la sfida di Champions contro i nerazzurri. I catalani sono partiti ieri pomeriggio a bordo di due bus, hanno trascorso la notte a Cannes e stamattina sono ripartiti alle 10.00 per la seconda ed ultima tappa del viaggio, 350 chilometri ed arrivo a Milano.

Il resto è storia.

 
L’Inter vinse 3-1 in casa col Barcellona stracotto nel secondo tempo, poi una settimana dopo voli riaperti e si andò a fare barricate in Spagna uscendo con uno 0-1 comunque sufficiente per arrivare in finale.

In finale si batté il Bayern e si alzò La Coppa.

Caro Vulcanone, io non mi dimentico di te. Ti voglio bene come quei giorni di 5 anni fa.

Foto: Mondoaereoporto.it

Poche gioie

Abbiamo una squadra, l’Inter, che è a dir poco pietosa.

In mezzo a questa landa buia e desolata, c’è una piccola luce ci fa intravedere un possibile futuro migliore per noi tifosi nerazzurri. Uno su cui costruire attorno una nuova squadra.

Mateo Kovacic, 20 anni e un coraggio notevole, ha serissime prospettive di diventare un top 10 tra i giocatori di calcio internazionali.

Intanto, ieri ha segnato il gol più bello di tutto il 2014.

 

Una brindisi per la storia

Il 22 maggio 2010 l’Inter completava la sua gloriosa stagione con la Champions League, una tripletta storica con Massimo Moratti alla Presidenza.

Nemmeno 4 anni dopo, siamo ai brindisi per il passaggio di consegne, con testimoni d’eccezione quali capitan Zanetti e mister Mazzarri. Chi l’avrebbe mai detto.

Cin cin, e speramo bbene.

Foto: Inter.it

Internazionale F.C.

Tratto dall’Atto Costitutivo dell’Internazionale Football Club:

Nascerà qui, al ristorante “l’orologio”, ritrovo di artisti, e sarà per sempre una squadra di grande talento. Questa notte splendida darà i colori al nostro stemma: il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro delle stelle. Si chiamerà Internazionale, perché noi siamo fratelli del mondo

Il nostro destino e la nostra storia risiedono da sempre nel nostro nome.

Forza Inter, sempre. Anche se, da oggi, molto indonesiana.

Cazzi vostri

Al centro sportivo “Angelo Moratti” si è concluso il secondo allenamento settimanale dell’Inter che Walter Mazzarri e il suo staff hanno organizzato con un lavoro a gruppi per reparti, ma tutto incentrato sul Test di leger mirato all’individuazione della frequenza cardiaca massima.

L’Inter ha iniziato la sua preparazione in vista della prossima stagione. Da oggi saranno a Pinzolo, in Trentino, una località che conosco molto bene soprattutto in veste invernale.

Da quello che leggo dai comunicati, e soprattutto vedo dalle foto, credo ci sia veramente poco da stare allegri quando si fa preparazione fisica con mister Mazzarri. Il Test della navetta, per dire, è una di quelle cose che se hai fatto almeno una volta nella vita, te la ricordi bene finché campi.

Umiltà

Comunque vada a finire, ovvero che sia riconfermato o meno alla guida tecnica dell’Inter, Andrea Stramaccioni dovrà fare tesoro di tanti errori commessi.

Riconoscere umilmente i propri limiti e le proprie capacità potrebbe essere un buon punto di partenza, personalmente e professionalmente parlando. Quindi, il prossimo anno, se un bravo allenatore esperto ti dice che vinci giocando da provinciale (con piena ragione), il consiglio è di rispondere con più umiltà.

Il lato buono del tifo organizzato

Le tifoserie, soprattutto in Italia, sono spesso accostate ad atti di teppismo e violenza.

Anche ieri ne abbiamo avuto un esempio, seppure le rispettive squadre supportate avessero già entrambe centrato gli obiettivi stagionali, quindi con l’aggravante che c’era il solo scopo di voler fare casino, cercare lo scontro, insomma farsi riconoscere.

Per contro, calcisticamente parlando a Milano è andata in scena l’ennesima figuraccia dell’Inter, squadra che nemmeno 3 anni fa vinceva la Champions League e che ieri ha certificato una stagione completamente fallimentare riuscendo a non qualificarsi per nessuna coppa europea nella stagione 2013/14. Insomma, c’erano tutti i presupposti per vedere un bel casino in curva (come già successe ripetutamente anni fa, non so se ricordate vagamente la storia dello scooter lanciato dagli spalti), ci si aspettavano fumogeni tirati in campo, bombe, seggiolini divelti oppure a fuoco. Invece, no. La tifoseria dell’Inter ieri ha dato un bellissimo esempio di tifo organizzato, ha protestato civilmente, esponendo degli striscioni, con delle domande verso il presidente Moratti, ha chiesto chiarimenti su fatti passati ed ha posto interrogativi per il futuro.

E’ un segnale di maturità, inaspettato, che mi ha piacevolmente sorpreso. Le contestazioni si fanno in questo modo, anche perché è l’unico modo intelligente per ottenere  risposte senza passare dalla parte del torto. Le domande, peraltro, erano tutte plausibili,  e sono le stesse che ci facciamo noi tifosi, di ogni estrazione e grado, da un paio d’anni. Ve le riporto, chissà se avranno mai risposta:

1) Secondo lei perché tutto lo stadio ha applaudito i recenti striscioni della Curva riguardanti la società?
2) Perché sono stati messi in discussione gli stessi medici con cui abbiamo vinto il Triplete?
3) Perché il progetto di svecchiare la squadra comporta la vendita dei giovani già presenti in rosa o provenienti dalla nostra Primavera?
4) Che senso ha svendere sempre i nostri giocatori?
5) 2010-2013. Dal tetto del mondo si è crollati alla situazione attuale. A fronte dell’esempio di altri club europei crede che la causa sia tutta da attribuire ai giocatori e allenatori di questo periodo?
6) Come mai la società è sempre passiva di fronte a ogni attacco mediatico?
7) All’Inter c’è sempre un colpevole da mettere in piazza e una fuga di notizie mai vista in altri club. Non sarebbe opportuno avere nella dirigenza un “uomo forte” capace di trasmettere il senso di appartenenza, gestire tutte le situazioni societarie e “mettere” la faccia” a difesa della società?
8) Perché non è mai stato spiegato il reale motivo dell’allontanamento di Oriali dalla Dirigenza?
9) Perché si dice che la società Inter sia come una grande famiglia quando la realtà è l’esatto opposto? Non si è accorto che tutti pensano a se stessi e alla propria poltrona?
10) Come si fa a permettere che la seconda maglia dell’Internazionale sia rossa se si è interisti?
11) Si diceva che il suo sogno era la Champions come suo padre… ora si dice che l’altro suo desiderio sia lo stadio nuovo… Va bene, ma l’Inter?
12) Perché chi va via dall’Inter parla sempre bene di Lei… ma male dell’Inter?

Fonte: Gazzetta.it

Foto: Corriere dello Sport

Prima l’uomo, poi il giocatore

Cori dei tifosi del Milan? Succede sempre, l’importante è che siano più quelli che mi vogliono bene.

In una frase, alla quale molti avrebbero risposto in altra maniera, c’è tutto Javier Zanetti.

Descrivere il capitano dell’Inter per chi non lo conosce in realtà è molto semplice: Javier Zanetti è l’Inter. Gioca con i colori nerazzurri dal ’95, per quelli della mia generazione lui c’è sempre stato, ogni anno. Capitano, recordman di presenze, di stile, di solidità fisica, lucidità tattica, dedizione…è una statua vivente, impossibile da spiegare.

La rottura del tendine d’achille è il suo primo serio infortunio nell’arco di una carriera assurda, arrivata a quasi 20 anni di Inter e quasi 40 anni suonati. Ha detto che non si fermerà qui, e che ritornerà. C’è da credergli, non è mai stato un essere normale, lo dimostrerà ancora. Ti aspettiamo presto, Saverio.

P.s.: non essendo altrettanto sportivo quanto il Capitano, dedico questo video a quei quattro rincoglioniti che ieri hanno avuto il coraggio di sfotterlo.

E’ colpa dell’arbitro

Per spiegare la disgraziata stagione dell’Inter basta e avanza questo tweet, al posto delle solite lamentele da bar di chi sa benissimo di non avere alibi ma che continua a cercarne, per tenere buoni i tifosi.