Italia

Narcos

Come avevo scritto nel mio ultimo post, dal 22 ottobre Netflix è sbarcato in Italia.

Ho inaugurato la TV da poche settimane, ed ho attivato subito il mese di prova gratuito. Va premesso che, soprattutto per chi non ha Sky e possiede una smartTv, la prova gratuita è il minimo che moralmente si debba sottoscrivere con un servizio come quello di Netflix, anche se obiettivamente bisognerebbe anche minimamente abbonarsi ad almeno un mese a pagamento con servizio completo, perché quello che si ottiene è una gran bel prodotto (come ha detto qualcuno).

Premesse a parte, andando nel concreto, tra le tante cose che offre Netflix in Italia (compreso un parco film abbastanza limitato ma in costante espansione) vanno annoverate alcune serie che vengono prodotte autonomamente dalla piattaforma stessa. Avendo qualche giorno “libero” ho deciso di dare un’occhiata a “Narcos”, pur non essendo amante di quelli che una volta venivano chiamati “telefilm”.

Vista la prima puntata, devo dire di essere rimasto abbastanza folgorato. Dopo la seconda, posso dire di aver trovato qualcosa di molto molto interessante ed avvincente. La storia è quella del cartello di Medellin e della sua creazione e gigantesca espansione tra gli anni ’70 e ’80, sotto la guida di Pablo Escobar. Viene narrata da colui che impersonifica Steve Murphy, poliziotto americano della DEA che fece parte della task force inviata sul posto per combattere il traffico di droga dal posto in cui tutto veniva diretto.

Probabilmente, la cosa che più mi affascina è trovare i riscontri reali da quelli romanzati nelle storie, il lato narrativo è gestito benissimo, la sceneggiatura non è male, ci sono alcuni dettagli da migliorare ma soprattutto l’alternarsi di lingua originale spagnola sottotitolata ed il poco doppiaggio in italiano, rendono tutto molto più godibile e reale.

Credo che meriti almeno una chance, la prima puntata va vista. Il resto, lo deciderete voi stessi.

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Al momento giusto

Dopo mesi di assenza, dovrebbe essere la volta buona per l’arrivo della TV in casa, dove ormai regna incostrato l’iPad e lo streaming di RaiTv.
Giusto in questi giorni sto preparando il terreno per l’installazione, consultando siti, volantini, misure e prestazioni alla ricerca di quella che può fare al caso nostro.

Nel frattempo, ieri abbiamo collegato il cavo per la connessione alla rete.

Stamattina, la buona notizia, che arriva proprio al momento giusto: dal 22/10 Netflix arriva anche in Italia.

La faccenda si fa interessante, o preoccupante che dir si voglia.

Lo scopo della medicina

In merito al rivoluzionario trapianto di bacino appena eseguito al CTO di Torino, queste le tappe sintetiche della vicenda, riassunte dal Post. Il paziente ha 18 anni, non è un particolare da poco.

I trattamenti non avevano dato gli esiti sperati, spingendo i medici a tentare una soluzione alternativa: rimuovere i tessuti ossei ormai compromessi dalle cellule tumorali e sostituirli con una copia di parte del bacino realizzata in titanio.

Mentre il paziente proseguiva con la chemioterapia, i chirurghi del CTO hanno realizzato una TAC del suo bacino. Dalle immagini ottenute è stato possibile creare al computer un modello tridimensionale della parta interessata dal tumore. I dati sono stati inviati a una azienda negli Stati Uniti che ha realizzato l’emibacino in titanio, rivestendolo poi con tantalio, un materiale che favorisce l’integrazione delle protesi con le ossa umane.

Martedì 24 febbraio il paziente è stato sottoposto ad anestesia e in seguito è iniziato un intervento che nel complesso è durato 11 ore e mezza. I chirurghi hanno dovuto rimuovere la parte destra del bacino e l’anca, interessate entrambe dall’osteosarcoma. Poi hanno ripulito i margini delle ossa e successivamente hanno ricostruito le parti mancanti con le protesi in titanio e tantalio.

La medicina dovrebbe essere questo: problema, ricerca, confronto, soluzione, divulgazione.

Non combatto contro qualcosa per partito preso, e non dichiaro santo chi semplicemente svolge il suo lavoro, ma in questa società che mette in dubbio qualsiasi cosa e riesce persino a qualificare dei millantatori da quattro soldi, allora è opportuno sottolineare chi merita una menzione speciale.

L’intervento al CTO di Torino mi aiuta nuovamente a sottolineare quanto di brutto si sia visto ultimamente e quanto di tutto questo sia lontano anni luce da come io veda il mondo della medicina e della ricerca scientifica. Per gli altri farabutti, peccato che sia comunque possibile tenersi una fedina penale pulita.

Rimuovere il marcio del calcio nostrano

Il tweet che ho riportato è quello di un abbonato del Manchester United, tale Jamie Bazley, che è stato arrestato dalla polizia per essere entrato in uno stadio ospite con una lattina di birra. La società ha scritto al giocatore una lettera. La sostanza è questa:

“Caro Jamie, abbiamo saputo che sei stato arrestato per essere entrato nello stadio con una lattina di birra. Ci dispiace, ma dobbiamo allontanarti a tempo indeterminato dalle partite della nostra squadra, qualunque esse siano. Le regole vanno rispettate. Puoi fare ricorso e spiegare le tue motivazioni entro 14 giorni esclusivamente in maniera scritta. Saluti.”

Esagerato? Forse, ma non a mio parere.

Leggo oggi sulla Gazzetta una lettera aperta rivolta a James Pallotta, presidente americano dell’A.S. Roma, per darsi da fare, una volta per tutte, e far cambiare l’atteggiamento delle società verso i tifosi.

…le proponiamo 4 gesti forti (tre pubblici e uno privato) da contrapporre all’armamentario ideologico della sua controparte (dai fasci littori al supporto a un presunto pistolero). Il primo: dinanzi a nuove squalifiche di settori dello stadio non presenti più appello, accetti le sentenze e non giustifichi mai chiunque le provochi. Il secondo ce lo suggeriscono fonti del Viminale: la Roma cominci a fare azione di rivalsa «per danni d’immagine» contro qualunque tifoso compia azioni illegali: dalle violenze ai semplici danneggiamenti. Il gesto servirà ovviamente non per fare cassa, ma per una cosa ben più importante: far capire che il vento è cambiato e non si accettano più tra i propri supporter chi non rispetta le leggi. Terzo punto: ritiri d’autorità le “card” a tutti coloro che – come sopra – non si comportano secondo i regolamenti, affrontando anche i bizantinismi legali di coloro che invece la legge usano aggirarla. Ultimo punto: col ritorno in Europa , ci sono voci che vogliono gruppi ultrà pronti a riattivare il business delle trasferte grazie ad aiuti nell’acquisto dei biglietti. Se così fosse, stoppi subito questa manovra, perché sarebbe davvero la sua (e la nostra) sconfitta ideologica. 

Se anche realizzasse uno dei quattro punti, a mio avviso sarebbe un gesto eclatante.

Ora, si sente ormai dire come un mantra che dobbiamo avvicinarci al “modello inglese”. Molti ne parlano, pochi sanno cosa sia e perché si prenda ad esempio la Premier League.

Purtroppo, come quasi sempre accade, anche nel Regno Unito le cose cambiarono dopo che ci furono dei morti. E di morti, in Inghilterra, ce ne furono troppi per essere una partita di calcio. Solamente a Hillsbourough, morirono 96 persone. Le contromisure non si fecero attendere. Lo spiega il Post in questo articolo di pochi giorni fa

…il giudice Taylor propose allora di risolvere il problema intervenendo sul rinnovamento degli impianti, che all’epoca in Inghilterra erano poco frequentati e fatiscenti: e suggerì in particolare di dotare tutte le tribune dove si assisteva alla partita in piedi – che erano anche quelle il cui biglietto costava meno – di seggiolini numerati, di modo da evitare incidenti dovuti alla presenza di troppe persone. Le raccomandazioni del rapporto Taylor furono rese obbligatorie dalla federazione calcistica inglese nel 1994: la partecipazione delle squadre ai due campionati maggiori (la Premier League e la Championship) fu vincolata all’adeguamento degli stadi, che avrebbero dovuto comprendere unicamente posti a sedere.

Qui comincia la parte meno nota della storia. Racconta il Guardian che in quel periodo i club inglesi si trovarono fra le mani molti più soldi rispetto agli anni precedenti, sia a causa del miglioramento dei contratti per i diritti televisivi sia perché il governo mise a disposizione un fondo per sostenere la riqualificazione degli stadi decisa dalla federazione. Quel fondo fu finanziato in parte anche dai proventi del gioco d’azzardo sul calcio.

…I molti soldi a disposizione e la posizione aperta del governo indussero molte squadre a costruire da zero un nuovo stadio, oppure a restaurare completamente quello vecchio. Inevitabilmente la costruzione e la gestione di impianti del genere ha comportato un notevole aumento dei prezzi dei biglietti nel corso degli anni, e l’aumento dei prezzi dei biglietti è considerato una misura per fare una rozza “selezione sociale” del pubblico. Nel 1990 assistere dal posto più economico a una partita all’Old Trafford, lo stadio del Manchester United, costava solo 3,5 sterline. Nel 2011, adeguando quella cifra all’inflazione, quello stesso prezzo sarebbe stato 6,20 sterline: nella stagione 2010-2011 il biglietto più economico per l’Old Trafford costava invece 28 sterline (oggi 31 sterline, circa 37 euro), cioè quasi cinque volte tanto. Tuttora la Premier League è il campionato europeo di calcio in cui il costo medio del biglietto più economico è il più elevato.

Per quanto riguarda la responsabilità di ciò che avviene sulle tribune durante la partita, un documento governativo pubblicato nel 1973 e chiamato Guide to Safety at Sports Grounds (di solito chiamato “la guida verde”, a causa del caratteristico colore della sua copertina) specifica chiaramente che «la responsabilità della sicurezza degli spettatori è sempre a carico di chi gestisce l’impianto, che normalmente è il proprietario o il locatario dello stesso».

Alcune delle responsabilità per le condizioni del calcio italiano sono del governo, sicuramente, che è intervenuto spesso e mai in modo efficace per cambiare le cose. E’ anche indubbio che nel nostro pianeta pallone sono le società sportive a dover fare il vero salto di qualità. Mi sembra evidente che partendo dallo status attuale la strada sia lunghissima, forse infinita. Proviamo almeno ad avviarci.

“Don’t laugh”

Ci sono cose, sportivamente parlando, che vanno viste ed apprezzate anche da chi non frequenta quel mondo, oppure non è interessato o appassionato ad un preciso sport.

Lo speciale di Sky Sport in cui Federico Buffa racconta la storia del più grande giocatore di pallacanestro della storia, ovvero Michael Jordan, rientra esattamente in questa categoria.

Regalatevi, se potete, un’ora di spettacolo.

Grazie, Andrea.

“Per Andrea Pirlo le parole non servono: prima del match lo abbiamo ringraziato e gli abbiamo fatto un grande applauso, è un esempio per tutti – Cesare Prandelli

Può non piacere, il calcio. Difficilmente può non piacere un giocatore come Andrea Pirlo. Il fatto è che si parla di arte, e l’arte affascina tutti. Grazie Andrea, per quanto mi riguarda sei semplicemente il calciatore italiano più forte di sempre.