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All the way to Monte Giove

Un piccolo passo alla volta…

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Son felice per Linus, tornato a macinare parecchi chilometri dopo tanto tempo. Però gli regalo anche un vaffanculo amichevole, dato che farne 17 a 5:04 di media a 58 anni dopo aver operato il tendine…beh, sticazzi.

Io, nel mio piccolo, ho limitato le uscite, come promesso dopo Firenze.
Mi sto godendo il vero piacere della corsa, me lo son goduto pure troppo dato che ho preso 3 kg in nemmeno 2 mesi, ma va benissimo così.

Ora ho ripreso un programmino, un RESTART, sarà dura seguirlo ma se fatto abbastanza bene dovrebbe mantenermi fino alla vera preparazione pre-Colle, alla quale sono iscritto ma non so mai se farò sino all’ultimo.

3 uscite, così suddivise:
– un lento da 12 km;
– un alternato da 13/15;
– un 20 km a ritmo maratona.
Non ce la farò mai, ma ho capito che senza un piano è dura trovare stimoli.

Durante le ferie mi sono regalato una bella uscita a Monte Giove, dove ho “aperto” l’ultima via che mi mancava, e che ho seguito alla cieca pur non sapendo dove mi potesse portare.
Son salito fino alla chiesa del Prelato e poi son sceso dalla parte opposta, mi son ritrovato tra Carignano e Fenile, e da lì ritorno a casa da Centinarola.
Era una mattinata nebbiosa, non c’era NESSUNO in giro e me la son goduta appieno.

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No doubt

L’ho detto più volte, scherzando ma non troppo: tra le cose che dovrebbero essere rese obbligatorie, almeno una volta nella vita, c’è correre una maratona.
Che non vuol dire vincerla, nè battere chissà quale avversario.
Vuol dire darsi un obiettivo, prendersi un anno e costruirsi un viaggio bellissimo, indimenticabile.
Poi una volta fatta potete tornare alla vostra vita di prima.
Ma niente, in realtà, sarà più come prima.

Linus, prendendo ad esempio l’impresa di Alicia Keys, ci ricorda e mi ricorda il motivo per cui ho mandato letteralmente a puttane una serie abbastanza considerevole di fine settimana a partire da agosto fino a oggi.

Potrei provare a spiegarlo a parole, ma gli ultimi secondi del video che ha postato Alicia sono la risposta a molte domande che molte volte mi sento fare. Non ho dubbi che la Keys l’abbia fatta tutta, dal primo all’ultimo chilometro. Sia perché è andata piano, sia perché certe facce non mentono.

Sono felice di aumentarla di grado nella classifica degli artisti che più sento di stimare, sia dal punto di vista musicale che da un lato “umano” di quello che ci offrono. Well done, Alicia.

Sammy

La più bella (e difficile, a mio parere) intervista del 2014 da parte di DeeJay Chiama Italia è avvenuta ieri mattina.

Linus e Nicola hanno intervistato Sammy Basso, ragazzo veneto di 19 anni affetto da una malattia rarissima, chiamata progeria, che causa un rapido invecchiamento e porta ad una morte precoce. Per quanto lo riguarda, Sammy è già oltre l’età media in cui si verificano la maggior parte dei decessi.

La sua storia, il suo viaggio in America dopo la maturità, i suoi progetti nonostante il suo consapevole “vivere alla giornata” mi sono rimasti impressi e spero lo siano nella mia mente per un bel pezzo. Una lezione di vita, che ogni tanto ci vuole, giusto per saper valutare meglio gli inesistenti problemi quotidiani e rapportarsi con chi i problemi li ha seriamente e li vive col massimo della tranquillità che sia possibile.

Potete rivedere l’intervista qui. Le tappe del “Viaggio di Sammy” le trovate invece sul canale NatGeo.

Fonte: Linus Blog

Cazzaro

Antefatto: circa un anno fa mi ritrovai a cena per un compleanno di una collega in un ristorante fanese. Nel bel mezzo del buffet, mentre io ed il marito della festeggiata parlavamo (guarda caso) di corsa, comparve uno dei titolari del locale per chiederci cortesemente come stava andando la serata, ed intuendo il discorso ci raccontò di essere coinvolto dalla stessa passione sportiva.

Passando in rassegna i suoi trascorsi, accennò ad una maratona di New York di alcuni anni fa. I miei occhi si illuminarono, venni subito colto da irrefrenabile curiosità e chiesi info sulla sua partecipazione. Mi disse di essere andato con il famoso gruppo di Orlando Pizzolato, storico trainer italiano. Avendo sentito nominarlo più volte da Linus, mi scappò un “ah certo, ne ho sentito parlare dal deejay Linus…”. Lui si fece subito baldanzoso, e forte delle sue convinzioni rispose “Ah si, c’era pure lui. Vabbé, lui era lì solo per pubblicità, in realtà si fece portare da un taxi per metà percorso per terminarla in scioltezza”.

Provai a dire la mia, ovvero che mi sembrava alquanto strano, che non mi sembra il tipo, e bla bla…mi chiuse la bocca citando la sua esperienza diretta, e di certo io non avevo prove per controbattere.

Caso vuole che la tecnologia avanzi e ci avvicini tutti, e che Linus abbia attivato da pochi giorni un account twitter. Io ho colto la palla al balzo, non vedevo l’ora di chiedergli questa cosa e da vero stronzo gliel’ho sparata addosso.

Ora, il sogno sarebbe presentarsi lì al ristorante con il protagonista principale, giusto per farsi raccontare di nuovo la storia e vedere se tutto torna. Perdonate l’errore grammaticale, ma il senso si capisce. Faccina da culo 😀

42 km e 195 metri

Però, prima che mi diciate che parlo sempre di corsa, vorrei ribadire un concetto che ho già espresso più volte: dovrebbe essere obbligatorio correre UNA maratona nella vita. La gara, ma soprattutto il percorso di avvicinamento, sono un tale viaggio fisico e mentale che rappresentano un’emozione che pochissime altre esperienze vi possono regalare. Una sola, poi potete tornare al vostro divano.

VIA: Linus Blog

Baratto

Se il mondo reale è pieno di falsi amici o presunti amici che in realtà tali non sono, il mondo dello spettacolo può essere ancora peggio.

Linus, parlando del suo programma su Rai2 dalle colonne del suo blog, ci illumina su quanto ci sia poco di vero e molto di falso in certa gente “perbene” che gravita nello showbiz, a cui ha chiesto di essere ospite e che ha rifiutato.

No, quelli a cui mi riferisco sono quelli del baratto. Quelli del “cosa ci guadagno”. Quelli che “vengo se mi metti il disco”. E sono proprio quelli che non ti aspetti a deluderti. Per loro, ovviamente. Perché a certe condizioni meglio perderli che trovarli. Diffidate di quelli che si vendono come delle brave persone. È per questo che mi piace fare lo stronzo.

Sarebbe bello sapere i nomi, ma è troppo bravo per farli. Lunga vita a Linus.

La luce che si spegne

Linus oggi sul suo blog descrive così i motivi che l’hanno indotto a non partecipare alla Maratona dles Dolomites di ieri:

Quando il nostro corpo è in armonia con il nostro spirito il primo riesce a fare quello che il secondo gli chiede. Ma ogni tanto la luce si spegne, per motivi che non si possono raccontare su un social network. Così a metà pomeriggio di sabato ho caricato la bici in macchina e sono letteralmente scappato via. Fino a Riccione, da dove oggi mi sentirete far finta di essere una persona felice. Ma non vi preoccupate, in questo sono diventato imbattibile. Scusate la sincerità.

Mi trovo molto spesso in sintonia con i pensieri del direttore di Radio Deejay, oggi una volta di più.

Nel mio piccolo, dopo la corsa di domenica passata in cui accusai un crollo fisico e prestazionale, mi sento lontanissimo dal voler correre, da allenarmi e da provare a recuperare subito il passo falso. Non ne voglio sapere, ed è sicuramente tutta una questione di testa. Probabilmente, è una questione di armonia tra testa e corpo, o forse una questione di volontà…fatto sta che al momento la corsa è forse l’ultimo dei miei pensieri. Caro running, ci vediamo in tempi migliori.

Lindsey Vonn, DJCI e il fattore sfiga

Lindsey Kildow, meglio conosciuta come Vonn seppure sia attualmente separata, è la più forte sciatrice degli ultimi anni. Ieri, durante la prima prova dei campionati mondiali di sci in corso a Schladming, è atterrata male dopo un salto ed ha riportato un gravissimo infortunio al ginocchio. La stagione è sicuramente finita, la carriera potrà ripartire, ma in questi casi il ritorno ai livelli pre-infortunio è decisamente improbabile.

Sempre ieri mattina, nella puntata di Deejay Chiama Italia, Linus e Nicola Savino hanno parlato della Vonn, del suo status di favorita assoluta e pure di sciatrice polivalente, scherzando perché si era autodefinita non adatta allo slalom in quanto poco elastica all’invidiabile età di 28 anni. Per una impietosa fatalità quasi in contemporanea accadeva il fattaccio e quindi è scattata subito l’accusa di gufata clamorosa. Linus ne parla così oggi nel suo blog:

Ieri sera mi chiama Nicola un po’ scosso chiedendomi se nella replica serale avremmo lasciato l’intervento su Lindsey Vonn, la bella sciatrice americana. No, rispondo io, togliamo sempre le cose che nel frattempo invecchiano. Sì è distrutta un ginocchio, dice lui. E su Twitter ci stanno massacrando dicendo che abbiamo portato sfiga. Non è colpa nostra se c’è gente che fino a stamattina non l’aveva mai sentita nominare

Tranquillo, Linus. La Vonn vantava già una schiera di “gufi” non indifferente. Ricordo che la sciatrice statunitense ha dichiarato e chiesto più volte di gareggiare con gli uomini, perché tra le donne non aveva più stimoli e rivali, a suo dire. Questo ha fatto nascere tra le colleghe una leggerissima avversione verso di lei (è risaputo che non ha amiche nel circus), e stima ridotta pure nel circo bianco maschile.
Inoltre m’è tornato in mente un articolo su Outside Magazine di questo mese che avevo letto pochi giorni fa, scritto da Peter Vigneron. Sentite questo passaggio:

In other words, barring serious injury, it’s entirely possible that Vonn will win more races this season than she ever has before.
Vonn is nine years younger than Swiss racer Didier Cuche, who was winning downhills last spring at 37. She will get at least one more chance to make her name with the Bob Costas crowd at the Sochi Games in 2014, and she will be only 36 by the 2018 Games in South Korea. Should she continue winning 10 races per season for the next few years, by 2015 she will overtake Ingemar Stenmark’s overall record of World Cup wins, which stands at 86.

Insomma, se proprio volete accusare qualcuno di aver portato sfiga, direi di prendersela con qualcun’altro.