maratona

Fino a qui, tutto bene

Due domeniche fa ho deciso di uscire comunque con il gruppetto della Società che partiva da Barchi per l’ultimo lungo pre-maratona. In programma 35 chilometri, o 33 fino ad arrivare al posto in cui avevamo lasciato le auto. Io ne ho fatti 33, ero arrivato già abbastanza scarico.

Visto l’imminente arrivo della scadenza della periodo di maternità della mia ragazza, mi ero portato dietro fascia e cellulare in caso di emergenza. Beh, mi son fatto praticamente 3 ore con un pensiero quasi fisso, che si è tramutato in un lungo mai così veloce, dovevo correrlo ai 5:45 ma l’ho fatto ai 5:30.

D’altro canto, si è fatta strada anche la consapevolezza di non poter mai più riuscire a correre in condizioni simili.

La testa, quando non lavora bene, fa lavorare male anche il resto. Muscoli contratti, stomaco in subbuglio, respirazione discostante. Lo chiamerei “il lungo più inutile di sempre”, dato che al 99% non correrò quella maratona. Dispiace, già da ora, pensare ad una rinuncia, ma per quanto possibile continuerò nel programma prestabilito.

A quando la prossima occasione? Chi lo sa, forse l’appuntamento con la gara regina sarà fra tantissimo tempo. Forse riuscirò a correre quella dell’8 maggio. L’importante è farsi trovare pronti. Mi resta solo una consapevolezza: fino a qui, pur facendo poco, sento di aver fatto un ottimo lavoro. E’ già una buona base per affrontare qualsiasi cosa accada.

Qualche appunto pro-Maratona

Mi è venuto in mente che magari, un giorno, qualcuno di voi assiduo lettore di questo modesto blog, potrebbe voler provare a correre una Maratona. Anzi, so’ già per certo che 2/3 che lo leggono vorranno provare a correrne almeno una nel 2016, così in questi giorni di relativo riposo, complice il ponte dell’Immacolata, ho scritto qualcosa al riguardo.

Qualche appunto, diciamo consiglio, sulla mia esperienza in merito. Limitata, sicuramente, ma comunque utile per i neofiti.

La maratona di Firenze è stata il 29 novembre. La preparazione deve partire ALMENO 3 mesi prima. Fino ad inizio luglio avevo praticamente resettato le uscite, sono stato in pieno scarico tutto maggio e giugno dopo la ColleMarathon. Se preparate una maratona autunnale, agosto è il momento per iniziare a darci dentro e riabituare il corpo a stare su strada.

Ho fatto i mesi di luglio ed agosto con 2/3 uscite infrasettimanali, tutte all’alba (dato il caldo) senza uscire il fine settimana se non sporadicamente per qualche gara a fine agosto. Sveglia alle 5:30, uscita alle 6, ritorno alle 7, colazione, in ufficio alle 8. Questo era il ritmo.

Poi da settembre, complice il ritorno al lavoro, ho ricominciato a metter giù un piano serio. Sono salito con il chilometraggio fino a 20km circa, ed ho disputato una mezza maratona a Senigallia verso fine mese, senza forzare. Da qui in poi (se non da prima) è necessario avere un piano di lavoro, per unire metodo e volontà, altrimenti non ce la fate. O meglio, ce la fate, ma lo fate male. Un piano vario e ben fatto aiuta a mantenere la costanza ed alimentare la voglia di allenarsi.

Il mio “planning” consisteva in 3 uscite settimanali più il lungo del fine settimana, che a volte poteva essere sostituito da una gara (10/11/12 km) più altri chilometri a completare il totale previsto. In totale 4 uscite in 7 giorni, di cui almeno 3 da fare tassativamente per potersi allenare al meglio. I tipi di allenamento variano ogni settimana (se il piano è fatto bene), e si cammina su diversi ritmi, allenando il passo lungo, quello medio, il ritmo maratona e lavorando sulle ripetute. Vi servirà tutto, a conti fatti, o almeno io mi son ritrovato tutto sulle gambe quando era ora.

Il lavoro delle ripetute è una rotta di coglioni, o almeno per la maggior parte di chi lo fa vi dirà così, e mi metto sicuramente tra quelli. Vi posso solo dire che, se fatto bene, porta grandi risultati. Non è necessario fare ripetute su tempi mostruosamente più bassi di quelli usuali, arrivare in punto morte non allena quanto allenare bene su tempi umani ma decisamente più bassi di quelli abituali. Nel mio caso il lavoro ripetute veniva fatto su tempi di 1min più bassi del ritmo maratona. Se l’avevo impostato a 5:45 le ripetute le facevo tra i 4:30 e i 4:45.

Cosa mangiare, quando mangiare. Questa è un’altra cosa importante. Ognuno ha le sue abitudini e conosco gente che si beve un thé oppure mangia 2 yogurt prima di partire e non ha problemi. Le mie esperienze con yogurt e thé sono state disastrose. Se correvo la mattina, prima di partire a me bastava un bicchiere d’acqua e una barretta energetica, se dovevo fare un lungo ci aggiungevo due fette biscottate con un filo di marmellata oppure un pre-sport della enervit. Poi integravo durante la corsa. Generalmente parto abbastanza scarico, il mio stomaco ne risente parecchio. Se fate più di 15 km portatevi dietro un gel da usare a metà percorso. Fondamentale scaricare anche dal punto di vista del cesso, soprattutto prima di partire per i lunghi. Per le uscite serali infrasettimanali, solitamente mi tengo al lavoro le barrette della enervit e ne mangio una quando manca un’ora all’uscita dall’ufficio.

Cosa mangiare prima della maratona? Anche qui, ho seguito i soliti rituali del lungo. 4 fette biscottate, 2 con marmellata e due vuote o con il miele, un pre-sport, acqua oppure succo di frutta. Nient’altro. Durante la gara, se organizzata a dovere, troverete ristori con banane ed altra frutta sin da subito. Altra cosa fondamentale è l’idratazione, già da 10/15 giorni prima bisogna iniziare a bere parecchio, e durante la maratona l’errore più grande che potete fare è saltare un rifornimento perché non si ha sete. Bevete sempre, anche quando non vi va, anche solo mezzo bicchiere. L’acqua aiuta ad evitare i crampi, i benefici si faranno sentire dal 30esimo in poi, così come una malaugurata gestione vi presenterà un conto salato puntualmente verso 3/4 di gara.

Non ponetevi troppi obiettivi, andate per gradi. Ho impiegato due anni per fare una mezza e tre anni per correre la prima 42km. Ognuno fa storia a sé e fa il suo percorso, questo è verissimo, ma la testa va allenata e nel mio caso il cervello si rifiutava continuamente di pensare troppo in là. Una volta sbloccato il cervello, siete a posto. Farne 21 vi sembrerà come farne 10 prima. Un allenamento o poco più. Quindi prima di pensare “voglio fare una maratona” consiglio sempre di mettersi alla prova con una mezza, che personalmente mi mise a dura prova quanto la gara regina, lo scoglio che ho trovato al 17esimo è stato molto simile a quello trovato al 35esimo, le sensazioni mi sono parse le stesse.

Ultima cosa, fondamentale. Divertitevi. Non guardate sempre il crono e i tempi al minuto, fate delle uscite solo a sensazione, godetevi il paesaggio e cercate di variare i percorsi per quanto vi è possibile. Uscite con qualcuno, soprattutto per i lunghi, vi aiuta a fare fiato e tenere il ritmo senza stancarvi. Le uscite in compagnia vi fanno migliorare su tanti aspetti. Alla fin fine, non credo che corriate solo per il gusto di arrivare davanti a qualcuno o vincere qualche trofeo, se correte a livello amatoriale non avrebbe senso. E’ bello correre per il solo gusto di star bene, quindi godetevi il momento e quello che vi sta attorno. E raccontatelo, anche se vi verrà spontaneo, entrando in questo mondo si piomba in un meccanismo automatico per cui spesso ci si trova a parlare di running anche con gli animali domestici pur senza volerlo. E ci si sente tutti cretini, ma felici di esserlo.

Video

Asics, che ci tiene e che è stato il main sponsor di Firenze, ha fatto anche il cortese servizio di registrare qualche video qua’ e la’ durante i passaggi alla maratona, soprattutto in coincidenza dei ristori.

I miei li trovate a questo indirizzo, fate partire lo spot e poi vanno in automatico uno dietro l’altro. Se volete saltare qualche pezzo c’è il menù a tendina in alto a sinistra.

Potete anche vedere il mio arrivo, un po’ sopra le righe.

Firenze Marathon

E siamo al day after, un giorno a dir poco particolare. Bellissimo, sotto tantissimi punti di vista, ma durissimo. Il dolore che ti lascia una maratona ti accompagna dal suono della sveglia, anzi in alcuni frangenti si acuisce, e so non mi lascerà per i prossimi 2/3 giorni. D’altra parte, ti senti protagonista di un’avventura, un piccolo eroe del quotidiano, e ti senti autorizzato a fare cose deficienti, come girare da ieri pomeriggio con una medaglia al collo, e andarci pure a lavorare, come un bimbo di 5 anni col suo ultimo regalo ricevuto.

E’ la maratona, chi l’ha fatta può capire, per gli altri è più dura, e sinceramente capisco anche chi mi da’ dell’imbecille, cosa che traspare dagli sguardi di chi mi ha incrociato ieri in treno ed oggi in ufficio.

E’ stato bello, non è stato facile, e come al solito le previsioni che ti fai per mesi e mesi vanno a farsi fottere in men che non si dica. Avevo preparato un piano che mi portasse a migliorare il mio 4h36m di personale, cercando di correre ad un ritmo di 6 minuti al chilometro e provare a chiudere entro le 4h15m. Questo era l’intento.

Premessa: notte infernale, ho dormito fino alle 2:30, poi i ragazzi della stanza a fianco hanno ben pensato di indire un party con amici (prima) e poi di darci dentro con il remake di “ultimo tango a Parigi” per un totale di 1h e mezza. Alla fine, alle 4, si sono calmati, ma io non ho più dormito fino alle 6. Ritrovo ore 6:30 in sala per colazione. Vestizione con forte desiderio di recuperare le ore di sonno perse. Partenza a piedi facendo quasi 3 chilometri per il ritrovo in zona Lungarno Giraldi. Freddo, tensione, pensieri in testa, ricerca degli ultimi sorrisi con gli amici e poi pronti a partire per l’obiettivo prefissato.

La realizzazione del tutto è stata altra cosa rispetto al pensato, i consigli piovuti a decine durante l’avvicinamento mi dicevano di tenermi ben coperto con il ritmo per i primi 30 km, perché Firenze presenta diverse insidie sul finale, e arrivarci scarico avrebbe dannatamente compromesso tutto. Diciamo che la mia gara si è “guastata” dal lato del crono già in partenza, essendo inserito nell’ultima griglia avevo davanti un numero esagerato di persone (8000 circa), che dopo il via mi son ritrovato davanti per buonissima parte dei primi 10/15 km senza possibilità di sorpassarne più di un tot, dato che in alcuni pezzi (soprattutto in zona cascine) la strada era stretta e i gruppetti erano disposti a raffica, quindi era molto difficile poter correre liberamente ad un passo prefissato, pur sgomitando di continuo. Sono stato un pezzo con i palloncini dei 4h30m, almeno sapevo di fare meglio di prima…

Una volta trovato un po’ di spazio, ho cercato di impostare il ritmo, ed al 18esimo già si bestemmiava: scarica di crampo misto ad un forte dolore nel polpaccio destro, una zona che non mi ha mai dato problemi. Voglio dire, se era la coscia sinistra, me lo potevo aspettare, ma da lui no. Non volevo crederci, ho rallentato un po’, mi son fatto alcuni chilometri con un amico della squadra che nel frattempo mi aveva raggiunto, ancora fastidio, decido di cambiare passo e spingere, o la va o la spacca, avevo sentito dire che cambiare ritmo a volte funziona, accorciare i passi e mandare le gambe.

Vengo sorpassato dall’auto del Doctor a sirene spiegate, si ferma 200 metri più avanti a me, arrivato in zona vedo i teli a coprire un corpo, con i sanitari che stavano facendo massaggio cardiaco ed alcuni testimoni in lacrime. Poco più avanti, nel gruppetto in cui ero, si diceva che fosse morto, sembra invece sia stato preso per i capelli dalla prontezza dei ragazzi dell’intervento di emergenza.
Ora, non so se sia stato un meccanismo automatico nel dirmi “ci sei, ormai corri e basta”, ma da qui in poi è iniziata un’altra gara, eravamo intorno al ventesimo, ho iniziato a rimettermi in carreggiata con i tempi, poche distrazioni, passo sempre sotto i 6 minuti, recuperando tante posizioni, ho passato i 30 senza neanche accorgermi, il temuto muro dei 35 non l’ho sofferto, ho alternato ristori e spugnaggi ed in generale ho fatto la gara che sognavo, in gestione totale, lucido e consapevole, non ne avevo di più ma non scendevo mai troppo al di sotto come ritmo. Insomma, mi ero allenato per poter fare questo tipo di gara, e qui è venuta fuori tutta la preparazione sulle ripetute, sui cambi di ritmo e sul variato.

Ai 38/39 un po’ di crisi, la voglia di fermarmi per camminare fino al ristoro dei 40, ma poi dico perché camminare adesso, ormai tieni duro e al 40esimo ti riganci e fai l’ultima sparata da 2 km. E’ andata così, ultimi 2 con tanti altri sorpassi, alla fine durante questa progressione sono andato a vedere gli split ed ho sorpassato qualcosa come 100 atleti, e mi rendevo conto di poterne riprendere altri se solo avessi avuto più chilometri davanti.

Ma era ora dell’arrivo, che non arriva mai je possino castigalli, la parte finale con il lungarno finale sotto il sole a schioppo, prima dell’entrata in Santa Croce, fatta come piace a me, rallentando per mettermi a posto il pettorale e farlo vedere bene, con la gente che ti urla “daiii…hai quasi fatto daiii” eh lo so che ho quasi fatto, son 42 chilometri che ci smagono, lascia fare sant’iddio. Ho fatto un gran casino all’arrivo, c’era troppo mosciume in giro, ci voleva uno che ribaltava un po’, ho chiamato l’urlo della folla e sono arrivato gasato, a dire il vero forse un po’ troppo, ma vatti a contenere in quei momenti.

4h25m da crono totale, ma 4h19m in Real Time. Per soli 4 minuti non ho agganciato il mio obiettivo massimo, ma è stato tutto bellissimo, non esistono rimproveri per questo tipo di gare, arrivare è vincere, e le eventuali foto che troverò lo potranno testimoniare.
Ci sono migliaia di cose da dire e da scrivere che ho vissuto durante la gara, dalla partecipazione TOTALE di una città che sa vivere con la maratona e la sa far vivere a chi la corre, non a caso parliamo di una Top in Italia e anche a livello mondiale. Grande organizzazione, peccato l’arrivo “ingabbiato” senza la possibilità di poter abbracciare subito chi è venuto a vederti…ma capisco la logistica di un posto comunque abbastanza contenuto come Santa Croce.

E poi, su tutto, vince lei, Firenze. Arrivi dopo i 30km che non sai dove troverai le forze per farne altri 12, ma appena sbuchi tra due ali di folla nel punto in mezzo al Duomo e al Battistero, ti senti un re, tutti ti gridano, ti spingono, non li vedi ma li senti tutti. Attraversare Piazza della Signoria, godersi una giornata come quella di ieri passando sui Lungarni…oh ragazzi, è inutile, è Firenze.

Ora? Riposo, tanto riposo, e chiusura parentesi maratona per tanto tempo. Una gara del genere richiede tempo di preparazione, soprattutto per me che non sono propriamente un tipo da “non fai un cavolo ma vai subito in forma”. Ed ora ho altro a cui pensare, la “famiglia” chiama e da qui ad alcuni mesi dovrò correre dietro a ben altre cose, abbiamo un figlio in arrivo proprio in coincidenza della prossima Collemarathon, sicché risulta molto improbabile poter preparare una grande corsa a dovere. Mi limiterò alle corsette brevi con amici, magari qualche mezza…ma per il resto sarà dura.

Ma poi, detto francamente, frega na sega, se corri sei felice anche di fare 5 km, tornerà anche il tempo delle maratone, se è vero che c’è un tempo per tutto.

P.s.: sottolineo, con forza, il bellissimo trattamento riservato agli atleti francesi durante il percorso, che erano tantissimi. I volontari agli incroci che gridavano “Allez la France” tanto da portare me stesso, ogni volta che superavo un francese che esponeva la loro bandiera, a dire la stessa cosa e battere il pugno sul petto. E’ stato emozionante anche questo, in tutta sta gran bella giornata a Firenze.

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L’ultimo allenamento

A differenza di quanto fatto per la Collemarathon, mi accingo ad affrontare la maratona di Firenze senza aver mai scritto una sola riga del mio percorso di avvicinamento su questo blog.

Domenica si corre la 32esima Firenze Marathon e dovrei essere ai nastri di partenza, assieme ad altri miei compagni di squadra. Il condizionale è d’obbligo, viste le ultime vicissitudini.

In due settimane:
– ho comprato un nuovo paio di scarpe che si son rivelate indigeste per i miei piedi, dovendo rimediare con un nuovo acquisto dello stesso modello delle mie Asics precedenti, riportando il piede alle vecchie abitudini in pochissimi giorni;
– mi hanno respinto l’iscrizione per un cavillo sul certificato medico ritenuto non regolare, dovendomi far correre ai ripari in tempi brevissimi;
– ho in mano da 4 mesi i biglietti di andata e ritorno già pagati per i treni, e arriva puntuale lo scioperone a rendere tutto incerto. Sarà un viaggio della speranza, ci attendiamo il peggio ma non sto riuscendo a trovare alternative;
– dolori in due parti del corpo molto delicate, l’alluce del piede destro che si è gonfiato e un improvviso dolore alla parte alta della schiena che mi sta bloccando da ieri sera.

Comunque sia, speriamo di arrivare a Firenze decentemente e con la testa abbastanza preparata. Ho fatto l’ultimo allenamento, che è di una surrealità unica. Non so gli altri, ma io lo faccio a sensazione, senza guardare l’orologio, ripensando da dove son partito e dove sono arrivato. Ieri sera ho ripercorso tutti i posti principali del mio lungo allenamento, è stata una bella uscita. Ho iniziato questo percorso svegliandomi alle 5:30 nelle afose mattinate di luglio, e chiudo uscendo vestito da cosacco durante la prima vera settimana a clima invernale.

Personalmente il mesetto di “scarico” che va dal lunghissimo alla Maratona lo metto tra le cose più difficili da gestire, quando ci si prepara per questo evento. La tensione scende, hai benzina ma hai paura di strafare, se fai un po’ meno ti senti in colpa perché forse ti sei allenato male, diciamo che in generale si rischia di rovinare tutto se non si sta anche attenti con l’alimentazione. Una sensazione di rilassatezza relativa, che deve essere gestita bene.

Vada come vada, ormai ci siamo. Non si torna indietro, ammesso e concesso che mi facciano arrivare a Firenze entro domenica in qualche modo.

No doubt

L’ho detto più volte, scherzando ma non troppo: tra le cose che dovrebbero essere rese obbligatorie, almeno una volta nella vita, c’è correre una maratona.
Che non vuol dire vincerla, nè battere chissà quale avversario.
Vuol dire darsi un obiettivo, prendersi un anno e costruirsi un viaggio bellissimo, indimenticabile.
Poi una volta fatta potete tornare alla vostra vita di prima.
Ma niente, in realtà, sarà più come prima.

Linus, prendendo ad esempio l’impresa di Alicia Keys, ci ricorda e mi ricorda il motivo per cui ho mandato letteralmente a puttane una serie abbastanza considerevole di fine settimana a partire da agosto fino a oggi.

Potrei provare a spiegarlo a parole, ma gli ultimi secondi del video che ha postato Alicia sono la risposta a molte domande che molte volte mi sento fare. Non ho dubbi che la Keys l’abbia fatta tutta, dal primo all’ultimo chilometro. Sia perché è andata piano, sia perché certe facce non mentono.

Sono felice di aumentarla di grado nella classifica degli artisti che più sento di stimare, sia dal punto di vista musicale che da un lato “umano” di quello che ci offrono. Well done, Alicia.

Sportweek

Sabato se passate dall’edicola compratevi Sportweek, o meglio compratevi la Gazzetta dello Sport ed in allegato vi danno Sportweek.

Io me lo prendo, che sia in edicola o a scrocco in qualche bar.

La frase in copertina vale il prezzo di qualsiasi cosa ci sia dentro.

 

Road to ColleMarathon – Final Chapter

Sono passati diversi giorni, e così, complice il volo di ritorno da Lisbona, con notevole ritardo butto giù qualche impressione, alla fine di questo lungo viaggio che mi ha portato a concludere la mia prima maratona.

Inizio col dire che è stata, come ampiamente pronosticabile, durissima.
Sveglia h5:45. Colazione h6 mentre guardavo MayweatherVsPaquiao, ultimo controllo allo zaino e alla dotazione, e via al ritrovo di Fano.
Bus navetta fino a Barchi, incontro con gli altri, cambio, riscaldamento, tutti schierati.
Musica a manetta, un fantastico abbraccio collettivo con tutti i compagni della squadra prima di dividersi fino all’arrivo, perché ognuno fa la sua strada ed è giusto così, ed infine bombarda che dà il via.

Tempo caldissimo, umidità alle stelle, per fortuna il sole compare e scompare a tratti, ma abbastanza per mettere tutti a dura prova e fare una bella selezione tra i concorrenti.

Si parte, gran caos, gente ovunque, adrenalina a cannone, perdo tutti quelli con cui volevo stare ma c’è tempo per ribeccarli. Li riprendo dopo un paio di km, in tranquillità mi metto con Remo e i palloncini dei 4h e 15m.
Mondavio, San Giorgio, Piagge…e via verso Cerasa. Entriamo a Cerasa e siamo ai 20 circa, usciamo dal paese e inizio ad avere problemi di stomaco, pur avendo fatto tutti i ristori con solo acqua ed un pezzetto di banana.
Altri 5km in sofferenza, arriviamo nella temibile salita di Solfanuccio e parte il primo crampo alla coscia. Mi fermo, cammino. Superato il crampo, riparto, arrivo in fondo verso il prossimo ristoro e ancora, riparte un crampo al polpaccio sinistro.

Abbandono i palloncini e le velleità del tempo stimato, si punta a non ritirarsi, al momento una concreta possibilità dato il continuare dei crampi. Passa il medico, l’ambulanza, e diverse volte il pulmino recupero atleti, quasi sempre pieno.

Arrivo, tremante per colpa di una mezza crisi termica tra sudore freddo e caldo a tratti, al ristoro dei 30 dopo San Costanzo. Mi butto giù, disperato, un bicchiere di Coca-Cola. Riparto in discesa e faccio andare le gambe senza pensare, intanto mi si aggiusta lo stomaco. Tombaccia, altra crisi, ma trovo 2 compagni di sventura. Ci facciamo diversi metri a piedi e correndo, alternando uno e l’altro.
Così fino a Sassonia, dove li saluto e riparto, a loro proprio non va, io invece prima mi trovo da solo in tutto il tragitto fino al centro, dove poi vedo tante facce note e il morale fa il resto.
Mi trascino un po’ camminando e un po’ correndo fino alla camminata del Lisippo, ultima scarica di dolori alle gambe, passerella sull’acqua e poi lì, al raschiamento completo del barile delle forze rimaste, il tanto sognato traguardo.

Il tempo dice 4h e 36m, ma non dice un casino di altre cose.

Posso dire, mai come ora, che il detto “se vuoi vivere una vita, corri una maratona” è quantomai vero. Un’altalena di emozioni e situazioni, concentrate nel tempo di una corsa, che credo poche altre discipline riescano a darti.
In questi mesi ho cercato di allenare in qualsiasi modo possibile un eventuale cambio di piani, anche ripetuto, che si potesse verificare durante la gara. Ma le variabili, ahimè, sono tante e tutte amplificate, e quando sei lì ti trovi comunque impreparato.

Sono contento di avere fatto questa esperienza, in tutti i sensi, dal punto di vista umano e sportivo, perché mi ha messo alla prova, nuovamente, e riportato ad una stato primitivo, un dialogo personale tra la mia testa ed il mio corpo. Null’altro, ad un certo punto, conta davvero oltre a questo.

Ora sono in pieno riposo, qualche garetta qua e là ed un piano di recupero graduale dei miei muscoli, abbastanza provati dai mesi di training intenso. Obiettivo, manco a dirlo, una prossima maratona, fra diversi mesi.
E se proprio devo fare un nome, Firenze, per me, viene prima di molti altri luoghi.

P.s.: aggiungo, in appendice, un piccolo fatto personale. All’arrivo, stremato, ho ritirato il pacco gara e utilizzato la t-shirt in regalo per il cambio canotta, ormai zuppa di acqua e sudore. Poi, blackout totale fino alla doccia, durato circa 10 minuti, in cui non ricordo granché…risultato finale è che ho perso il pacco gara, con dentro la mia canotta sociale e il pettorale della mia prima maratona (li colleziono tutti, anche quelli delle gare minori). Non è stato ritrovato, ci ho provato in tutti i modi. Peccato, ho pagato a caro prezzo questa mia prima esperienza, e fa male pensarci, ancora oggi.

Road to Collemarathon – chapter 10

Ultimi giorni, ci siamo quasi e poi sarà ora di correre, senza pensare ad altro.

Come da programma, ho seguito i passi di avvicinamento che mi ero prefissato. Sabato 25 aprile ho fatto la “Corrilucrezia”, gara di 10 km, correndo un progressivo forzato con primi 7 km a ritmo maratona e poi progressione sempre più veloce negli ultimi 2 km. Poi, domenica mattina altri 10 km in scarico completo, senza forzare nulla, solo facendo andare le gambe.

Martedi e giovedi ho seguito un “non programma”, perché ho deciso di lasciare spazio alla spensieratezza e uscire in entrambe le occasioni per meno di un’ora senza riferimenti temporali, senza ritmo medio e senza distanze.
Gambe, respiro, sensazioni, programmazione della gara.
Mi è piaciuto parecchio, ed è stata la parte migliore degli allenamenti che ho seguito in questi mesi, il completamento verso l’evento finale.

Domenica si va. Appuntamento a Sassonia alle 7:15, partenza con bus navetta in direzione Barchi, riscaldamento e partenza h9.

Non c’è più spazio per recriminazioni, progetti o improvvisazioni per poter modificare la propria situazione…o si è pronti, o niente.

Un progetto lungo 2 anni e mezzo, un planning preciso che volevo mi portasse a correre la mia prima maratona in questi tempi, con questa maturità e consapevolezza. Ma il bello, in fondo, è che pure l’esperienza, di fronte all’imprevedibilità della maratona, perde a mani basse.
Sarà sicuramente una grande esperienza di vita, comunque vada.

Chiudo con il pezzo con cui tutto iniziò, quando uscivo per le prime volte a correre con iPod alle orecchie e questo album appena uscito che pompava a cannone.

A presto!

ROAD TO COLLEMARATHON – CHAPTER 9

In netto ritardo sulle pubblicazioni antecedenti, ma anche stavolta mi prendo il compito di compilare il capitolo riguardante l’avvicinamento alla mia prima maratona.

Meno 9 giorni alla gara, poco più di una settimana.

Confido che mi sentivo molto meglio alla fine del periodo dei lunghi, da un paio di settimane il mio fisico non sta rispondendo bene alla corsa. Stanchezza in partenza, poca reattività, gambe pesanti e soprattutto anche un distacco mentale che un pochino preoccupa, perché se mi stanco a fare 10km non voglio pensare cosa potrà succedere a fare quattro volte tanto.

La settimana dal 13 al 19 aprile è trascorsa tra le solite uscite di martedì sera (con un lavoro di fartlek da 7+7 ripetute in 15 minuti circa) e giovedì (progressivo a ritmi via via più elevati, al campo sportivo, per un totale di 40 minuti circa). Per finire, la domenica avevo in programma di fare 18 km.
Risveglio presto, partenza h8 da casa in direzione Fano centro. Giro turistico nelle zone più importanti della città, soprattutto quelle dove passerà la corsa, con le vie “ciottolate” che creano non pochi problemi alla postura e il ritmo corsa (posso solo immaginare cosa vorrà dire fare quei tratti quando si tratterà di essere sopra il 35° chilometro) e poi ritorno a casa.

Questa settimana, due uscite con lavori differenti.
Martedì sera, in una pausa/intermezzo di un’ora circa durante un servizio serale al Palas, sono uscito sempre in zona Fano centro, cercando di fare conoscenza con il percorso cittadino, per un totale di 8 km.
Ieri sera, ripetute in salita e in piano in zona Monte Giove.

Ora il programma prevede gli ultimi sforzi. Domani gara di 10km a Lucrezia, classico appuntamento del Trofeo Liberazione. Poi, altri 10km domenica mattina, in pieno scarico, solo per fare andare le gambe.

E poi ci saremo quasi, ma andiamo un passo alla volta.
Quanti sacrifici, per una di queste benedette medaglie