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Il dramma che non c’è

Ieri, durante la prova di SuperG ai mondiali di sci, Bode Miller è caduto e si è lacerato un polpaccio. La lesione ha reso necessario un intervento chirurgico, ma lo sciatore statunitense è già stato dimesso dall’ospedale.

Questa la notizia in homepage sulla Stampa, stamattina:

bode

Questo, invece, il tweet dello stesso Bode Miller appena dopo l’operazione.

Come potete notare, il “dramma” è visibilmente riconoscibile nei suoi occhi affranti. Pure la frase “poteva andare peggio” dobbiamo interpretarla in maniera ironica, perché se di dramma si tratta, forse peggio davvero non poteva andare. “Caduta Shock”, che guardando il video altro non è che una normale caduta durante una gara di velocità, il problema è che nel rotolare una lamina dello sci gli ha reciso il polpaccio, ma questo non ha impedito a Bode di andare con le sue stesse gambe presso l’infermeria. Conoscendo il tipo, tra l’altro, la questione sulla “carriera a rischio” sarà per lui un tarlo devastante che lo assillerà a morte, quasi dovesse dare un senso al suo percorso di atleta incompiuto, visto il curriculum che si ritrova.

Peccato, davvero peccato. Leggo “La Stampa” da diverso tempo e la consideravo una delle poche testate interessanti rimaste, ma la deriva presa da diverso tempo a questa parte, tra falsi drammi e gattini protagonisti di video indimenticabili, sono la testimonianza di un conformarsi verso il basso tipico di chi non ha più voglia di sprecare tempo in qualità.
E poi anche te, Gramellini…Buongiorno un par de palle.

Cosa resterà di Brasile 2014

Ogni mondiale, specialmente per chi è appassionato come me, assume un appuntamento imperdibile, lo resta anche se l’Italia se ne va anzitempo, e soprattutto regola il passare degli anni nei ricordi successivi, quasi a marchiare a fuoco un periodo, un’annata. Provo a ripercorrerli tutti, con le cose più indelebili che sono rimaste nella mia mente per ogni edizione.

Il primo mondiale di cui ho ricordo è quello del ’90, in casa. Le notti magiche cantate dalla Nannini e Bennato, Toto’ Schillaci e l’Argentina che ci giustizia in semifinale.

Poi il 1994, in America, con Baggio stratosferico, le partite tutte di giorno con le telecamere quasi squagliate e la fatale lotteria dei rigori contro il Brasile.

Del 1998 ricordo bene la “sofferenza” di avere a che fare per la prima volta con la difficoltà di conciliare lavoro (estivo in un supermercato) e le partite, che ero solito vedere tutte, qualsiasi squadra giocava. Ricordo la tristezza di aver visto l’eliminazione in una tv appoggiata tristemente ad una sedia del magazzino, la crisi pre-finale di Ronaldo e la Francia meritatamente vincitrice in casa.

Korea/Giappone 2002 a memoria il Mondiale più triste, le partite erano spesso all’ora di pranzo, l’arbitro Moreno e la rivincita del Brasile 4 anni dopo.

Inutile stare a dare aggettivi a Germania 2006. Il gruppo di amici ormai maturo per festeggiare, la nazionale di Lippi finalmente vittoriosa, le uscite in scooter in una città bloccata ma comunque felice. Il gol di Totti contro l’Australia e il gol di Del Piero contro la Germania ricordo che furono quelli che mi fecero sbroccare più di altri. Il Poo-poroppoppopoopoo.

Pure il 2010 si contende un posto tra i mondiali peggiori. Il SudAfrica con i mondiali in inverno, la Spagna imbattibile, il polpo Paul che azzecca tutti i risultati.

Ed ora, cosa resterà di questa edizione brasiliana?

Il 7-1 della Germania in semifinale, sicuramente. Ricorderò anche la bellezza di un’edizione con praticamente tutte le partite giocate almeno sino a metà con luce naturale. Capisco il problema del caldo, ma per chi si gode lo spettacolo non c’è niente di meglio di una partita giocata al sole e senza illuminazione artificiale. Il fallimento di Prandelli, prima dell’Italia, che aveva a disposizione una squadra da almeno prime 8, ed inspiegabilmente ha perso la bussola nel periodo più tosto. Anche da queste cose si capisce la grandezza di un selezionatore, ed anche la caratura di un uomo. Prandelli ha deluso molto, e molti. Me compreso, che l’ho sempre sostenuto, ma è innegabile che si è giocato malissimo la chance più grande che avesse mai avuto in carriera.

Il pronostico per stasera è veramente difficile. La testa, la ragione, la tecnica e i grandi numeri dicono Germania. Hanno la squadra più forte, da anni, e non hanno mai vinto niente. Giocano meglio, ma gli è sempre mancato qualcosa e soprattutto rischiano di far passare una generazione “mostruosa” di talenti senza aver conseguito un solo titolo con la nazionale, il che sarebbe una beffa soprattutto per un movimento che ad ora sta davanti a tutti, in programmazione, risultati ed idee. Il problema è che gli argentini sono affamati, forse quanto i tedeschi, ma hanno dalla loro una cattiveria agonistica che in questi casi può fare la differenza. Temo che l’Argentina si possa trasformare nella fatale Italia che in questi anni ha causato tante delusioni ai teutonici, squadre chiuse, rognose, che non ti fanno giocare e poi ti sfiniscono a livello nervoso, rivelandosi vincenti sugli episodi chiave.

Vedremo, Una cosa è sicura, comunque vada a finire, sarà stata l’edizione del “decime que se siente”. E non oso pensare cosa possa succedere in caso di vittoria dell’Argentina.

Un’epoca in una copertina

Marca sintetizza il passaggio di consegne avvenuto definitivamente ieri sera ai Mondiali.

La Spagna degli ultimi 6 anni è stata una squadra assolutamente incredibile. Ha marchiato a fuoco un periodo del calcio mondiale, ha creato un modello di gioco per tutti inimitabile, ha tirato fuori campioni su campioni. Ora, è ufficiale, siamo alla fine, è ora di passare il testimone.

Inutile ammettere che li ho “odiati” furiosamente, ma era un odio buono, misto ad invidia. Oggi, mi alzo ed applaudo. Os debemos muchos, Campeones.

I Mondiali dei poveri

Iniziano oggi i Mondiali di Calcio più disorganizzati che la storia ricordi.

Per chi, come me, fosse povero e sprovvisto di abbonamento Sky (gli unici che consentono la visione di tutte le partite), le premesse della Rai sono state delle peggiori, ma il rischio “che si stacchi un cavetto” durante le prossime dirette non sarà un’esclusiva della rete nazionale.

Comunque, ecco la programmazione che ci attende sulle reti Rai nei prossimi giorni.

 

  • Giovedì     12 giugno ore 20:15  Brasile-Croazia
  • Venerdì    13 giugno ore 20:35 Spagna-Olanda
  • Sabato     14 giugno ore 23:15 Italia-Inghilterra
  • Domenica 15 giugno ore 20:35 Francia-Honduras
  • Lunedì      16 giugno ore 17:15 Germania-Portogallo
  • Martedì     17 giugno ore 20:35 Brasile-Messico
  • Mercoledì  18 giugno ore 20:35 Spagna-Chile
  • Giovedì      19 giugno ore 20:35 Uruguay-Inghilterra
  • Venerdì      20 giugno ore 17:15 Italia-Costa Rica
  • Sabato      21 giugno ore 20:35 Germania-Ghana
  • Domenica  22 giugno ore 17:15 Belgio-Russia
  • Lunedì       23 giugno ore 21:15 Camerun-Brasile
  • Martedì      24 giugno ore 17:15 Italia-Uruguay
  • Mercoledì   25 giugno ore 21:15 Ecuador-Francia
  • Giovedì      26 giugno ore 21:15 Algeria-Russia