Musica

R.e.m. in the 90’s

Casualmente sono capitato su questo articolo che parla dei 25 anni dall’uscita di “Losing My Religion”, il singolo che ha stravolto la carriera degli R.e.m.

Mi professo un buon appassionato del gruppo di Athens, li seguo da quando capisco qualcosa di musica, diciamo dalla fine degli anni ’90. Il colpo di fulmine avvenne per via della loro partecipazione a Night Express, un live inaspettato e bellissimo su Italia1 del 1998, in un programma grandioso come non ce ne sono più stati in tv.

 

Da lì inizio una vera e propria passione. A poco a poco, con i risparmi dei lavoretti estivi e le paghette di fine settimana, mi costruii tutta la discografia in cd, che ancora custodisco gelosamente.

Valuntandoli oggi, mi chiedo: “ma cosa sono stati i Rem negli anni ’90?”. Non credo di essere presuntuoso nel dire che questo gruppo sia stato il miglior gruppo dei nineties, sfido chiunque a trovare una sequela di album quantitativamente e qualitativamente pari a ciò che riuscirono a produrre in meno di 10 anni. Riepilogando:

Tralasciando Up, al quale non lavorò il batterista Bill Berry e che personalmente non ritengo un capolavoro, i restanti quattro lavori sono di un livello esagerato. Tra l’altro anche con sonorità, ispirazioni, motivazioni e realizzazioni molto diverse tra loro.

Tra tutti, il mio preferito resta NewAdvInHifi, forse il canto del cigno, probabilmente la summa compositiva, sonora e caratteriale dei quattro americanacci. Preferito non significa migliore, dato che in ognuno di questi album trovate buoni motivi per poterli ascoltare. Monster ad esempio è stato quello meno “facile” per il pubblico, il suono era spigoloso, le chitarre molto in evidenza, ma era necessario per far capire lo stato di frustrazione e di rabbia. A me ha sempre fatto impazzire.

Solo 20 anni fa strapparono alla Warner il più grande contratto della storia. Oggi, complice il loro scioglimento avvenuto alcuni anni fa, sarei curioso di chiedere ad un ventenne se sa chi sono stati i Rem e che canzoni sono uscite dalla loro discografia. Temo la risposta, e pure di sentirmi troppo vecchio per quel che sono, quindi provateci voi se volete.

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Gli U2 e i critici di #miononnoincarriola

Matteo Bordone mi legge nel pensiero parlando in un articolo dell’ultimo, discusso e da troppi detestatissimo album degli U2 (regalato a tutti gli utenti iTunes con una mossa commerciale degna di una menzione storica eterna).

Bordone è molto critico verso il disco, pur essendo un loro fan. Eppure, all’inizio, dice una cosa sacrosanta:

Il 98% dei grupponi di oggi può sognare di portare in giro un tour come ZooTV, anche a vent’anni di distanza. E tutti quelli che sostengono che gli U2 siano un gruppo da sempre orrendo lo fanno perché sono insicuri e non sanno le cose, poveri. Stiamo loro vicini, mentre vanno a vedere gruppi dell’Idaho che hanno fatto un EP a 78 giri recensito bene su Pitchfork.

E’ proprio qui il problema. Che “songs of innocence” sia una cagata lo possono dire in tanti, mi posso mettere tra quelli perché non lo reputo un disco degno di nota (parlando di U2), ma ci vorrebbe un certo rispetto di fondo nel dirlo.

Fondamentalmente, e andando nello specifico, mi rompe veramente le palle vedere i commenti sprezzanti di alcuni. Già me li vedo chi sono, quelli che si ammazzano di pseudo gruppi post-indie-pop-folk, che si strappano i giubbotti per l’ultimo dei “Bimbo Sons & Fichis Sisters” senza sapere che quel suono derivi proprio da un “Joshua Tree”, che manco sanno quando e dove fu registrato “Achtung Baby” e cosa voleva dire rischiare suoni del genere dopo il disco precedente, che magari molti di quei gruppetti han fatto da guest prima dei loro concerti, quelli che al primo disco bene al secondo boh e al terzo siete già sciolti, quelli che si sognano di scrivere mezza strofa di “I Still haven’t found…”, che manco si rendano conto cosa voglia dire portare avanti un 360° tour a 50 anni quando tu poveretto ti senti onnipotente per aver fatto 4 canzoni da 2 accordi l’una in un festival inglese di periferia in mezzo al fango.

Si potrebbe continuare per ore, perché il rispetto di cui parlo se lo sono guadagnato sul campo. E per come la vedo io, è ingiusto campare di rendita ma è giusto riconoscere il dovuto. E per tutti gli altri, che rosicano e sputano fuoco, mi viene solo da citare Al Pacino in Scent of a Woman: “E voi: Harry, Jimmie, Trent, dovunque siate laggiù…andate a fare in culo!”.

Foto: Skiforum

Consiglio musicale della settimana

Sto ascoltando “Comedown Machine”, ultima fatica degli Strokes.
Non son ancora a quel livello di ascolto per dire che sia un buon album, o un album pessimo e peggio ancora anonimo.
Penso che gli Strokes vanno amati a prescindere, “Is This It” portò la luce in un periodo molto buio per qualsiasi tipo di rock, e nel frattempo ridendo e scherzando son passati 12 anni e quattro album.
Il singolo è “All the time”, la mia preferita del momento è un’altra.