olanda

#14

Difficile non cadere nel banale parlando della scomparsa di Johan Cruijff.

Il fatto che molti abbiano scritto qualcosa è inevitabile, in realtà chi ama il calcio gli deve qualcosa che non è nemmeno quantificabile, sotto certi aspetti. Durante questi giorni di ferie ci ho pensato, e ne ho scritto a più riprese.

Un uomo, un calciatore e un numero. Il 14. Insignificante fino ad allora, eterno dopo la sua carriera. Lo presi a modello ai tempi del passaggio dalle giovanili alla prima squadra, ricordo di aver detto al mister di allora “Mister, posso fare una richiesta? Visto che sto sempre in panca mi può dare il 14?”. Era importante, lo consideravo comunque un onore. Me lo sono portato dietro nel calcio amatoriale, nella vita di tutti i giorni e pure nelle tante password cambiate.

Su Cruijff giocatore è ancora più difficile non banalizzare. Per me un top 3 mondiale di sempre, sicuramente il più grande del calcio europeo. Un vero rivoluzionario. E’ incredibile pensare che dall’imbattibile Brasile vincitore del mondiale del 1970, infarcito di campioni, e l’egemonia Ajax di Michels con l’esplosione del calcio totale, passò solamente un anno. Nel 1970 ci fu il trionfo dei singoli, con Pelè, Gerson, Rivelino e Jairzinho. Dal 1971 in poi finché non avvenne l’ammutinamento degli olandesi ci fu un big bang calcistico completo, dove la squadra faceva la differenza e dove tutti erano attori intercambiabili in qualsiasi ruolo e posizione del campo.

Cruijff uomo (in campo e fuori) era un po’ cazzone, inutile girarci intorno. Faceva cose utili, sempre, ma se ti poteva umiliare lo faceva senza remore alcuna. Guardatevi la finale del 1972 ed il suo duello con un 19enne Oriali, che nei momenti di pausa si aggrappò a lui quasi a dire “ti prego, abbi pietà”. Lo umiliò e ci umiliò, come interisti. Anche dopo, quando è stato allenatore, dirigente ed opinionista, ha spesso sparato bordate sopra le righe. Come Sacchi, ha cambiato il calcio anche da fuori ma non è riuscito a convivere con quella creatura che aveva plasmato, preferendo farsi da parte dopo i fallimenti.

Qualcuno che ha vissuto su Giove fino a due giorni fa, potrebbe pure dire: ma chi era? Che ha fatto di così importante?

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Innanzitutto, la formazione di cui sopra (Olanda 1974), è da tatuaggio. Altroché le frasi di Vasco.

Poi, facendo parlare le immagini, consiglio innanzitutto la puntata di Sfide a lui dedicata, se la ritrovate da qualche parte. Io ho un VHS, è dei primi anni 2000 mi sa. Poi il mondiale del 1974 raccontato da Federico Buffa. Un altro paio di cose, tipo Buffa racconta Cruijff, che ho visto la scorsa estate su Dailymotion ma che ora non ho ritrovato. Poi i superclassici, un manifesto come Brasile-Olanda del 1974 e l’immancabile documentario di Ciotti “il profeta del Gol“.