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Niseko

Niseko è una località turistica invernale del Giappone. Si trova nell’isola di Hokkaido, ad un’ora circa di aereo da Tokio, ed è un posto veramente particolare. Il perché è descritto molto bene nel bellissimo servizio che Outside ha dedicato a questo posto nel numero di gennaio

Visit Niseko for ten days in January and you will ski nearly five feet of fresh snow—more than most resorts receive in a month.

Detto in parole povere, ogni anno a Gennaio c’è “un culo” di neve.

Ma non è che sia un caso, il bello è che ciclicamente si formano nello stesso mese di ogni anno le stesse condizioni per cui è SICURO che nevichi costantemente. E la neve è particolare, perché è polverosa e quindi perfetta per escursioni in backcountry, con fuori pista perfetti e immacolati. Le piste sono aperte 12 ore al giorno e pure in notturna la vallata è quasi praticamente tutta accessibile anche nei boschetti…in pratica, il paradiso.

Un amico c’è stato un paio di anni fa, ha provato a spiegarmi a parole la faccenda ed ha concluso allargando le braccia dicendo “guarda…cazzo…devi andarci, inutile che te lo spiego sennò non rendo l’idea di cosa ti trovi sotto la tavola”.

Se volete andare a Niseko dall’Italia con il gruppo giusto, vi consiglio di contattare i ragazzi del 6punto9, uno staff fantastico con cui ho fatto un paio di camp, e che sono aperti a tutti i livelli di apprendimento. Loro vanno da diversi anni in Giappone,  e proprio questa settimana sono a Niseko.

Io…chissà…i prossimi anni…ma forse è meglio che me lo levi dalla testa il prima possibile.

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Tornare a correre, nel modo giusto

La mia prima stagione di corsa “seria” sta volgendo al termine, diciamo pure nel peggiore dei modi, dato che mi son fermato da un paio di settimane, non per scelta ma per colpa di una contrattura rimediata durante la classica partitella a calcio con amici.

L’inverno è grande nemico della corsa, le podistiche locali sono quasi tutte finite, quindi questa settimana torno a correre come meglio riesco, nel poco tempo libero disponibile.

A proposito di correre, ho letto ieri un articolo su Outside con 10 semplici consigli scritti da Alberto Salazar, uno che ha vinto qualcosina correndo in giro per il mondo.

Ve li riporto, tradotti. Fatene tesoro, soprattutto se principianti.

1) Essere coerenti con il proprio piano di lavoro. Se è possibile correre 4 giorni la settimana, si possono ottenere il 90 % dei risultati di 7 giorni di corsa.
2) Prendere sul serio i giorni di riposo, ci devono essere, soprattutto dopo i lavori più duri, senza eccezioni.
3) Aumentare i km gradualmente, mai aumentare oltre il 10% ogni mese. Si scopre di essere andato oltre al limite sempre quando è troppo tardi per rimediare, quindi non strafare.
4) Correre il più possibile su erba, trail, sporco. Le superfici dure aumentano i traumi, meglio allenarsi sul morbido.
5) E’ difficile correre più velocemente di quanto ci si allena. Meglio programmare intervalli di lavoro sulla velocità.
6) Potenziare l’intero corpo, dato che tutto il resto guida le gambe. Rafforzare la schiena è fondamentale, meglio farlo tramite lavori di flessibilità dinamica come yoga, pilates e arrampicata piuttosto che pesi e lavoro in palestra.
7) Indossare le scarpe giuste. Ognuno ha un modo di appoggiare il piede che va supportato e gestito da scarpe specifiche. Se il piede va in pronazione o in supinazione ci vogliono calzature con supporti.
8) Perfezionare la postura mentre si corre. Braccia che spingono in avanti, senza incrociare. Schiena dritta e piede che poggia bene.
9) Ci sono periodi in cui credi di spingere te stesso oltre un certo limite. Darci dentro e non pensare mai di essere mentalmente debole da non affrontare quello che verrà in seguito.
10) Utilizzare, bene, la tecnologia. Gps, cardio, ipod possono tutti aiutarti a seguire e perfezionare i tuoi programmi di lavoro.

Doping in alta quota

Sul numero di Outside di aprile c’è un bel reportage di Devon O’neil che parla del problema doping associandolo alle spedizioni in alta quota. La storia di riferimento è quella di un assicuratore di 27 anni, ricoverato nella clinica dell’Everest con un rush allergico alla cute ed il collo gonfio come un canotto. Il ragazzo aveva assunto del dexametasone. Questo farmaco, pieno di controindicazioni ed usato per terapie tumorali, diminuisce notevolmente i problemi dell’altura e della decompressione dovuta alla salita ed alla discesa in quota, ma a causa del sovradosaggio ha mandato in tilt sia il cervello che il fisico dell’americano, con crisi surrenali, insonnia ed altri effetti collaterali.

L’articolo parla di altri tipi di doping più o meno conclamati in montagna, di diversi farmaci dopanti proibiti tra cui l’EPO, e vengono citati un altro paio di casi in cui si sono verificati malori per effetti causati da sostanze proibite e si cerca di capire quanti interessi ci sono dietro (sembra ce ne siano di grandissimi, anche nei dintorni dell’Himalaya, con medici e cliniche che lavorano molto per procurare facilmente steroidi). Ci sono opinioni anche illustri, come quella di Reinhold Messner (che definisce chiaramente come truffatori questi soggetti), e ci si chiede se sia possibile controllare tutto ciò, o almeno porre dei limiti, dato che sembra una pratica alquanto diffusa e nemmeno tanto nascosta. Come possono, ad esempio le guide, poter richiedere un esame antidoping sul posto, oppure una perquisizione totale dell’attrezzatura che hanno in dotazione i partecipanti alla spedizione? Si può chiamare in causa la Wada per i controlli?

In realtà un altro problema è che alcuni ottomila, specialmente l’Everest, da diversi anni sono diventati accessibili praticamente a tutti. Orde di tour operator organizzano spedizioni e chi per sfizio o chi per passione decide di imbarcarsi in una faccenda simile, spesso non si cura di tutto il resto che viene richiesto dalla montagna per potere essere affrontata in modo adeguato. Quindi poca preparazione, allenamento insufficiente, passione latente ma perché non provare a raggiungere l’obiettivo con un aiutino?

E’ un peccato leggere storie simili, in fondo la prima cosa che ti chiede la montagna è di essere sì determinato, ma sempre sincero e di saper riconoscere i tuoi limiti, qualora vengano allo scoperto.

Foto: Outside Magazine