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Il servizio di Report sulle pizzerie

La colpa è tutta di una mia collega, che un giorno tra un adempimento e l’altro mi fa: “Hai visto ieri sera il servizio di Report sulla pizza? Mi ha sconvolto.”

Dico no, che non l’avevo visto.

Avrei potuto continuare a vivere senza vederlo, e vivere bene. Poi l’altra sera mi è tornato in mente, l’ho cercato e me lo sono andato a vedere.

Dura un’ora, prendetevela perché ne vale la pena. Anche per capire di più e magari evitare di fantasticare sul perché, spesso, il giorno dopo che ci siamo mangiati una pizza stiamo spaccati a metà.

Porca puttana, nemmeno la pizza mi posso più permettere di mangiare in serenità.

Il servizio integrale lo trovate a questo indirizzo

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Sevilla

Di ritorno da Siviglia, compongo questo post sull’aereo che mi sta riportando a Bologna, per poi pubblicarlo a casa. Dormire è quasi impossibile dato il continuo tlin del campanello di servizio e il parlare al microfono del personale Ryanair, quindi meglio scrivere del mio viaggio.

Da dove iniziare? Intanto, dalle premesse. Avevamo scelto Siviglia perché avendo le ferie nella prima settimana di settembre ci sembrava un posto che garantisse caldo e sole, senza rinunciare alla cultura. E così è stato. Il clima andaluso non è parso per niente differente dal luglio italiano in termini di temperature, con sole cocente ma con la differenza di essere meno afoso e più ventilato, e la bellezza di avere luce naturale ancora fino alle 21 circa. A settembre, un lusso.

Siamo stati praticamente 3 giorni e mezzo a Siviglia, mentre un giorno siamo andati con il treno a Cadice, una bellissima cittadina di mare sulla costa che si affaccia sull’Africa. Credo sia stata la scelta migliore, perché oltre a Cadiz potevamo uscire altri giorni e vedere anche Granada, o Cordoba, o Tarifa, o altre località andaluse, ma ci saremmo comunque visti tutto senza assaporare niente. In questo modo, invece, abbiamo respirato e vissuto la vita di Siviglia in diversi modi, dal risveglio ritardato con la colazione nel nostro appartamento, le uscite per visitare alcuni posti, il pranzetto veloce, il piacere della siesta in casa o su una panchina al parco, ripartire visitando altre zone per poi finire di nuovo a perdersi nei vicoli, mangiare su degli sgabelli in mezzo al chiacchierare della gente e tornare a casa, magari un po’ “alticci”, e continuare a sentire il brusio della strada dal terrazzo dell’appartamento.

Scriverò in seguito i miei consigli su Siviglia (cosa visitare e come viverla dal mio punto di vista di turista alla prima visita). Spendo invece due parole sulla Spagna, che avevo visitato altre 3 volte, ma nella quale non tornavo dal 2007. Cosa è cambiato nel frattempo? Il suo fascino resta immutato, ma dal punto di vista sociale le differenze mi sono balzate agli occhi. Una infinità di cartelli “se vende” e “se alquila” (affitta) sono posti nelle finestre di ogni palazzo che ti vedi attorno, è chiara ed evidente la preoccupazione di una crisi che non porta lavoro e che specialmente in Andalusia, ci dicevano e leggevamo, registra il tasso più alto del paese. Diciamo pure che io ho ritrovato la Spagna con occhi diversi, dato che nel 2007 erano in pieno “periodo Zapatero” e tutto faceva supporre che quello fosse il paese da seguire, da imitare e da invidiare, ed io stesso mi vedevo in un futura esperienza di vita e di lavoro lì…oggi sinceramente mi è parso diverso e non mi ha riservato le stesse attrattive, ma è chiaro che anche le mie prospettive sono cambiate parecchio.

E’ stata comunque un’ottima vacanza, altra esperienza indimenticabile e testimonianza del fatto che viaggiare, come sempre, aiuta un’infinità di altre cose. Ad esempio, tanto per fare il pavone, il mio spagnolo è tornato attivo e splendente (!?!?) a distanza di anni dalla mia ultima visita in terra iberica. Di questo, ne sono sicuro, non devo ringraziare il corso serale fatto alcun anni or sono, bensì la lettura quasi quotidiana delle testate sportive spagnole. In fondo in fondo, non tutto il calcio viene per nuocere…

Renzi a Popsophia 2013 – Report

Poco più di un’ora di incontro, iniziato in grande ritardo causa traffico in autostrada, per Matteo Renzi ieri al Popsophia di Pesaro.

La chiacchierata con Monica Maggioni ha trattato ben poco di eroi e antieroi della politica (era il tema della giornata), bensì si è parlato dell’Italia attuale, del suo governo, dei rapporti con l’Europa, del PD e di quello che farebbe Renzi per questo paese, partendo dalla sua esperienza come sindaco. Insomma, s’é fatto campagna elettorale bell’e buona, a mio modo di vedere. La Maggioni s’è peraltro ben guardata dall’incalzare Matteo, ma ha lasciato carta bianca di discussione se non per qualche rara breve interruzione su alcuni temi attuali.

Renzi ha chiarito nuovamente che attende le mosse di Epifani sul prossimo congresso del PD per decidere se candidarsi come segretario (sarà importante sapere se lo convocherà per i primi di novembre e con che regole), ha martellato con i suoi cavalli di battaglia (no al finanziamento pubblico dei partiti, nuova legge elettorale con sistema dei sindaci, servizio civile europeo, istruzione da riformare, etc) ed ha pure intrattenuto con qualche scambio di battute il pubblico che gremiva la Rocca Costanza.

In conclusione, giudizi personali. Vabbè, Renzi molto bene con microfono in mano, inutile stare a discutere sulla presa che ha sul pubblico un personaggio simile, mi sembra anche un po’ maturato dal punto di vista comunicativo (più attento ai dettagli, meno distratto), vediamo che succede nei prossimi 2 mesi che saranno cruciali per tutti, visto che tutto dipende dalla data del congresso.

Note a margine: solita mitragliata di politici locali che lo accolgono a braccia aperte e con larghi sorrisi e strette di mano amichevoli, da Solazzi a Minardi (per loro ci può stare) per finire a Ricci e Ucchielli che non ricordo così interessati alle proposte politiche del sindaco fiorentino ai tempi delle primarie PD. Inoltre, alla mia esclamazione “Matteo, m’hai dato 4 min alla DeejayTen, che te possino” m’ha prima chiesto quanto avessi fatto e poi mi ha sorriso e detto “Dai, alla prossima”. Che tte possino, du volte.