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Road to ColleMarathon – Final Chapter

Sono passati diversi giorni, e così, complice il volo di ritorno da Lisbona, con notevole ritardo butto giù qualche impressione, alla fine di questo lungo viaggio che mi ha portato a concludere la mia prima maratona.

Inizio col dire che è stata, come ampiamente pronosticabile, durissima.
Sveglia h5:45. Colazione h6 mentre guardavo MayweatherVsPaquiao, ultimo controllo allo zaino e alla dotazione, e via al ritrovo di Fano.
Bus navetta fino a Barchi, incontro con gli altri, cambio, riscaldamento, tutti schierati.
Musica a manetta, un fantastico abbraccio collettivo con tutti i compagni della squadra prima di dividersi fino all’arrivo, perché ognuno fa la sua strada ed è giusto così, ed infine bombarda che dà il via.

Tempo caldissimo, umidità alle stelle, per fortuna il sole compare e scompare a tratti, ma abbastanza per mettere tutti a dura prova e fare una bella selezione tra i concorrenti.

Si parte, gran caos, gente ovunque, adrenalina a cannone, perdo tutti quelli con cui volevo stare ma c’è tempo per ribeccarli. Li riprendo dopo un paio di km, in tranquillità mi metto con Remo e i palloncini dei 4h e 15m.
Mondavio, San Giorgio, Piagge…e via verso Cerasa. Entriamo a Cerasa e siamo ai 20 circa, usciamo dal paese e inizio ad avere problemi di stomaco, pur avendo fatto tutti i ristori con solo acqua ed un pezzetto di banana.
Altri 5km in sofferenza, arriviamo nella temibile salita di Solfanuccio e parte il primo crampo alla coscia. Mi fermo, cammino. Superato il crampo, riparto, arrivo in fondo verso il prossimo ristoro e ancora, riparte un crampo al polpaccio sinistro.

Abbandono i palloncini e le velleità del tempo stimato, si punta a non ritirarsi, al momento una concreta possibilità dato il continuare dei crampi. Passa il medico, l’ambulanza, e diverse volte il pulmino recupero atleti, quasi sempre pieno.

Arrivo, tremante per colpa di una mezza crisi termica tra sudore freddo e caldo a tratti, al ristoro dei 30 dopo San Costanzo. Mi butto giù, disperato, un bicchiere di Coca-Cola. Riparto in discesa e faccio andare le gambe senza pensare, intanto mi si aggiusta lo stomaco. Tombaccia, altra crisi, ma trovo 2 compagni di sventura. Ci facciamo diversi metri a piedi e correndo, alternando uno e l’altro.
Così fino a Sassonia, dove li saluto e riparto, a loro proprio non va, io invece prima mi trovo da solo in tutto il tragitto fino al centro, dove poi vedo tante facce note e il morale fa il resto.
Mi trascino un po’ camminando e un po’ correndo fino alla camminata del Lisippo, ultima scarica di dolori alle gambe, passerella sull’acqua e poi lì, al raschiamento completo del barile delle forze rimaste, il tanto sognato traguardo.

Il tempo dice 4h e 36m, ma non dice un casino di altre cose.

Posso dire, mai come ora, che il detto “se vuoi vivere una vita, corri una maratona” è quantomai vero. Un’altalena di emozioni e situazioni, concentrate nel tempo di una corsa, che credo poche altre discipline riescano a darti.
In questi mesi ho cercato di allenare in qualsiasi modo possibile un eventuale cambio di piani, anche ripetuto, che si potesse verificare durante la gara. Ma le variabili, ahimè, sono tante e tutte amplificate, e quando sei lì ti trovi comunque impreparato.

Sono contento di avere fatto questa esperienza, in tutti i sensi, dal punto di vista umano e sportivo, perché mi ha messo alla prova, nuovamente, e riportato ad una stato primitivo, un dialogo personale tra la mia testa ed il mio corpo. Null’altro, ad un certo punto, conta davvero oltre a questo.

Ora sono in pieno riposo, qualche garetta qua e là ed un piano di recupero graduale dei miei muscoli, abbastanza provati dai mesi di training intenso. Obiettivo, manco a dirlo, una prossima maratona, fra diversi mesi.
E se proprio devo fare un nome, Firenze, per me, viene prima di molti altri luoghi.

P.s.: aggiungo, in appendice, un piccolo fatto personale. All’arrivo, stremato, ho ritirato il pacco gara e utilizzato la t-shirt in regalo per il cambio canotta, ormai zuppa di acqua e sudore. Poi, blackout totale fino alla doccia, durato circa 10 minuti, in cui non ricordo granché…risultato finale è che ho perso il pacco gara, con dentro la mia canotta sociale e il pettorale della mia prima maratona (li colleziono tutti, anche quelli delle gare minori). Non è stato ritrovato, ci ho provato in tutti i modi. Peccato, ho pagato a caro prezzo questa mia prima esperienza, e fa male pensarci, ancora oggi.

Road to Collemarathon – chapter 10

Ultimi giorni, ci siamo quasi e poi sarà ora di correre, senza pensare ad altro.

Come da programma, ho seguito i passi di avvicinamento che mi ero prefissato. Sabato 25 aprile ho fatto la “Corrilucrezia”, gara di 10 km, correndo un progressivo forzato con primi 7 km a ritmo maratona e poi progressione sempre più veloce negli ultimi 2 km. Poi, domenica mattina altri 10 km in scarico completo, senza forzare nulla, solo facendo andare le gambe.

Martedi e giovedi ho seguito un “non programma”, perché ho deciso di lasciare spazio alla spensieratezza e uscire in entrambe le occasioni per meno di un’ora senza riferimenti temporali, senza ritmo medio e senza distanze.
Gambe, respiro, sensazioni, programmazione della gara.
Mi è piaciuto parecchio, ed è stata la parte migliore degli allenamenti che ho seguito in questi mesi, il completamento verso l’evento finale.

Domenica si va. Appuntamento a Sassonia alle 7:15, partenza con bus navetta in direzione Barchi, riscaldamento e partenza h9.

Non c’è più spazio per recriminazioni, progetti o improvvisazioni per poter modificare la propria situazione…o si è pronti, o niente.

Un progetto lungo 2 anni e mezzo, un planning preciso che volevo mi portasse a correre la mia prima maratona in questi tempi, con questa maturità e consapevolezza. Ma il bello, in fondo, è che pure l’esperienza, di fronte all’imprevedibilità della maratona, perde a mani basse.
Sarà sicuramente una grande esperienza di vita, comunque vada.

Chiudo con il pezzo con cui tutto iniziò, quando uscivo per le prime volte a correre con iPod alle orecchie e questo album appena uscito che pompava a cannone.

A presto!

ROAD TO COLLEMARATHON – CHAPTER 9

In netto ritardo sulle pubblicazioni antecedenti, ma anche stavolta mi prendo il compito di compilare il capitolo riguardante l’avvicinamento alla mia prima maratona.

Meno 9 giorni alla gara, poco più di una settimana.

Confido che mi sentivo molto meglio alla fine del periodo dei lunghi, da un paio di settimane il mio fisico non sta rispondendo bene alla corsa. Stanchezza in partenza, poca reattività, gambe pesanti e soprattutto anche un distacco mentale che un pochino preoccupa, perché se mi stanco a fare 10km non voglio pensare cosa potrà succedere a fare quattro volte tanto.

La settimana dal 13 al 19 aprile è trascorsa tra le solite uscite di martedì sera (con un lavoro di fartlek da 7+7 ripetute in 15 minuti circa) e giovedì (progressivo a ritmi via via più elevati, al campo sportivo, per un totale di 40 minuti circa). Per finire, la domenica avevo in programma di fare 18 km.
Risveglio presto, partenza h8 da casa in direzione Fano centro. Giro turistico nelle zone più importanti della città, soprattutto quelle dove passerà la corsa, con le vie “ciottolate” che creano non pochi problemi alla postura e il ritmo corsa (posso solo immaginare cosa vorrà dire fare quei tratti quando si tratterà di essere sopra il 35° chilometro) e poi ritorno a casa.

Questa settimana, due uscite con lavori differenti.
Martedì sera, in una pausa/intermezzo di un’ora circa durante un servizio serale al Palas, sono uscito sempre in zona Fano centro, cercando di fare conoscenza con il percorso cittadino, per un totale di 8 km.
Ieri sera, ripetute in salita e in piano in zona Monte Giove.

Ora il programma prevede gli ultimi sforzi. Domani gara di 10km a Lucrezia, classico appuntamento del Trofeo Liberazione. Poi, altri 10km domenica mattina, in pieno scarico, solo per fare andare le gambe.

E poi ci saremo quasi, ma andiamo un passo alla volta.
Quanti sacrifici, per una di queste benedette medaglie

Road to ColleMarathon – Chapter 8

Otto capitoli significa otto settimane, che in pratica significa 2 mesi.

Mi trovo in sincera difficoltà nel spiegare le sensazioni che girano in testa ora, giunto alla fine del periodo più tosto, perché è un miscuglio di soddisfazione, compiacimento, timore, attesa, eccitazione e curiosità.

Se ben ricordate, su Ritorno al Futuro il buon Doc aveva tracciato una linea entro la quale la DeLorean doveva raggiungere le 88 m/h, altrimenti il rettilineo disponibile nel 1955 sarebbe terminato. Ecco, non esiste paragone migliore per descrivere la mia situazione, dato che il 12 aprile era la deadline prefissata per effettuare l’ultimo lungo in vista della maratona.

L’ottava settimana l’ho affrontata in maniera completamente diversa da quanto prefissato nel capitolo scorso. Eravamo rimasti a Pasquetta, con un lungo medio spaccagambe. Poi, due giorni di riposo, giovedì allenamento al campo con ripetute sui 1.000m al massimo del ritmo sostenibile. Infine, mi mancava l’ultimo lungo pre-gara, ma nello stesso tempo la società aveva richiesto una bella partecipazione alla gara domenicale ad Urbino, podistica a cui tengo particolarmente avendo sempre partecipato.

Ho optato per un ibrido “homemade”, sabato sera al ritorno dagli impegni calcistici sono uscito dalle 18:45 alle 20:30 percorrendo 16km nei dintorni di casa, salendo a MonteGiove e scendendo a Carrara. Domenica mattina trofeo “Vivicittà” nella sempre suggestiva Urbino, con percorso sali/scendi allungato di 1km rispetto agli anni scorsi. Senza tirare, senza strafare, solo a sensazione.

Ora, settimana di lavoro molto variabile, ma comunque in discesa e in “scarico progressivo” da qui al 3 maggio, 3 settimane per concludere al meglio questo lungo percorso sportivo ed umano.

E comunque tanta stima per “chel por” Michel, che di Urbino aveva già capito tutto nel 1581…

Urbino…..in cima a un monte di media altezza, ma adagiantesi da ciascun lato secondo ogni piega del pendio, di modo che non ha nulla su un medesimo piano e dovunque si deve salire e scendere

(Michel de Montaigne, Journal de Voyage en Italie, 1581)

Urbino 2015

Road to Collemarathon – Chapter 7

Di nuovo qui, settimo capitolo della saga del maratoneta provetto.

La settimana santa ha portato meno chilometri e più carico di lavoro, ho variato i programmi e per quanto martedì abbia fatto il solito giro corto veloce da 10 km, le restanti due sedute sono state differenziate.

Giovedì mi sono dedicato ad alcune ripetute in salita sui 100 metri, e non ho faticato a trovare il terreno ideale. Abito a praticamente 500m da una delle strade che arrivano a Monte Giove, che è attrezzata sia per effettuare la ripetuta in salita che per fare l’allungo sul piano. Non so se potrò fare a meno di Monte Giove, un giorno che mi sarò trasferito, lo dico e lo penso sempre, è un posto di inesauribile bellezza ed utilità, che ti chiede tanto ma ti regala sempre qualcosa in più, sia nello spirito che nel fisico.

Per il lungo di fine settimana, ho atteso il giorno di Pasquetta, ed ho deciso di farlo da solo. Volevo variare, fare meno chilometri con più qualità, nei giorni prima avevo pensato un percorso di circa 25km con ritmi alternati. La cosa buona è che ho concluso il giro prefissato percorrendo 25km spaccati, manco l’avessi misurato con il gps. La cosa cattiva è che sono stato accompagnato da un freddo bestiale per tutta la durata, e che il percorso scelto non era proprio dei più agevoli. Per chi fosse della zona, ho fatto un giro di riscaldamento in zona Rosciano per 4 km, sono salito verso Monte Giove/Prelato da Centinarola, ho “scalato” il Monte fino alla cima, sono passato per Magliano e sceso in picchiata verso Carignano bassa, nuova salita ripida verso Carignano paese e poi gli ultimi passaggi verso casa nelle zone di San Cesareo, Carrara e Cuccurano. Bellissimo giro, ma quanta fatica, soprattutto nel periodo Post Pasqua.

Cosa mi attende questa settimana? Due giorni di lavoro non esagerato (oggi e domani), in attesa dell’ultimo lunghissimo di domenica, che probabilmente farò sul luogo del misfatto, ovvero partenza da Barchi e arrivo in zona Tombaccia passando per ogni paesino, per un totale di circa 35 km.

P.S.: in tema di corsa, non posso non citare il mio incontro con il colpevole di questa passione nata da alcuni anni. Ieri sono andato a Riccione, sul lungomare, a vedere la diretta di Deejay Chiama Italia con lo staff al completo. Nonostante il freddo della madonna e l’attesa di due ore, ho resistito e da vero ignorante ho saltato le transenne e mi sono fatto largo tra i presenti…tutto questo per una foto insieme a Pasqualino di Molfetta, in arte Linus.

linus foto

road to collemarathon – chapter 5

Ridendo (poco) e scherzando (altrettanto poco) sono giunto al periodo “clou” della mia preparazione per la maratona del 3 maggio.

E’ arrivato il momento degli ultimi lunghi tosti, prima del temuto “lunghissimo” della seconda settimana di aprile, che praticamente chiuderà i giochi in quanto ad allenamento sulle distanze maggiori. Proprio oggi, grazie ad un amico molto esperto in materia, ho programmato i miei prossimi 3 fine settimana, che saranno quelli più difficili, complicati e dispendiosi. Se tutto va bene domenica esco con il gruppo, settimana prossima (quella di Pasqua) ho un lavoro sulla media distanza alternando diversi passi ed infine si va col lunghissimo da circa 35 km.

Questa quinta settimana è stata tutto sommato buona, il feedback positivo del post mezza di Rimini mi ha seguito durante le sessioni infrasettimanali, anche se il lavoro svolto non è stato tanto, per via del poco tempo disponibile. Il martedì sono riuscito a fare un’uscita breve con delle ripetute in salita, il giovedì ho alternato un lavoro di 5 ripetute sui 1.000m a ritmo sostenuto ad un lavoro di forza per la parte superiore del corpo. Quest’ultimo tipo di esercizi, che ho inserito quasi giornalmente, si sta rivelando molto utile sia in fase di corsa che in fase di scarico, dato che prima avevo sempre male alle spalle e alla schiena.

Infine, ho chiuso la settimana con l’uscita lunga il sabato mattina. Mi son ritrovato nuovamente da solo, la domenica ero impossibilitato ad uscire con gli altri e così mi son fatto portare ad Orciano e da lì sono sceso fino a Fano passando sul percorso della maratona, almeno fino al ponte Metauro.

Ho chiuso un totale di 28 km e rotti, il ritmo è stato sempre buono e soddisfacente almeno fino ai 25, mentre gli ultimi 3 ho accusato di colpo e non riuscivo più a mandare avanti le gambe. Lo deve fare, credo, anche perché io sopra i 25 non ero mai andato, e sarebbe strano il contrario.

Intanto sembra che il lavoro casalingo con il foam roller serva a qualcosa, sento i muscoli della coscia sinistra rispondere meglio…speriamo tengano duro, sono la mia preoccupazione maggiore, oltre al pensiero di non avere la minima idea sul come risponderà il mio corpo nei prossimi giri infernali che mi attendono.

Road to Collemarathon – Chapter 2

Secondo capitolo del mio diario di avvicinamento alla Collemarathon, con il racconto della seconda settimana “seria” di preparazione ed allenamenti.

3 uscite, la prima martedì, poi giovedì ed infine il “lungo” di ieri mattina, domenica 1 marzo.

2 mesi alla corsa, giorni che scorrono inesorabili e sinceramente sensazioni non proprio ottime, perché ieri ho completato 20 km con molta fatica, alla fine non vedevo l’ora di arrivare. Seppure mi ritenga soddisfatto per aver tenuto un buon ritmo (visti i miei limiti) per gran parte dell’uscita, confesso di sentirmi un po’ preoccupato in vista dei prossimi chilometraggi in crescendo.

Non male il fiato, ma son proprio le gambe a non volerne più dopo i 17/18 km, e questa cosa si allena solo correndo e correndo, sperando di non forzare troppo.

Il problema principale è quello degli allenamenti infrasettimanali. L’orario di lavoro non aiuta, riesco a trovare delle finestre di 1h circa (al massimo 1h e 1/2) per poter uscire, sempre di notte, le strade attorno sono in maggior parte buie e mi ritrovo a correre nel solito dedalo di viuzzole della zona peep di Bellocchi, rischiando pure un pochino per arrivarci attraverso sentieri bui.
Non posso nemmeno correre 15 km girando in circolo per 4 volte…quindi faccio quello che riesco al massimo dell’intensità, mentre il giovedì provo a dedicarmi ad alcune ripetute nel campo sportivo vicino casa, anche questo molto ristretto con conseguente noia del girare sempre in tondo.

Insomma, non è facile mettere chilometri nei muscoli, ma devo provare a fare il più possibile.

Domani si ricomincia, oggi riposo dato che ieri, oltre alla sessione lunga, ho avuto pure la sessione pomeridiana con una tipetta che voleva assolutamente fare un giro a piedi bello lungo.
In fin dei conti è stata anche brava, io e Chiara non possiamo lamentarci più di tanto.