ultimo uomo

Il bello del brutto

Potrei spiegarlo in infinite maniere, ma perché farlo quando basta citare qualcuno che l’ha detto prima e meglio di te?

Possesso? per niente. Non mi interessa per niente. Quello che mi interessa è vincere. Il possesso è una storia che è stata venduta molto bene. È un modo di vincere, però non è l’unico. Uno sceglie quello che vuole. Noi siamo equilibrati nelle due fasi di gioco. Abbiamo giocatori per mescolare possesso, equilibrio difensivo e contropiede— Diego Simeone

Come al solito, l’UltimoUomo grazie a Davide Morrone tempo fa ha tirato fuori un gran bell’articolo su cosa sia oggi l’Atletico Madrid, una grande protagonista del calcio europeo grazie anche ad un grande allenatore con le idee molto chiare.

La cosa realmente invidiabile in questa squadra è aver cambiato diversi giocatori molto importanti negli ultimi 3/4 anni ed essere rimasta altamente competitiva su tutti i fronti, cambiando modo di giocare (e anche di vincere), ma soprattutto di saper difendere.

Per quanto sia noiosa e “brutta” la tattica, il gioco dei biancorossi è fondato su una solidità unica in europa. Un modo di saper stare in campo pressoché impeccabile, perfetto e difficile da sorprendere. Credo che qualsiasi squadra si veda uscire dall’urna la pallina dell’Atletico sia infastidita dal giocarci contro, perché ti costringono a giocar male. Saper difendere bene è un’arte, e Simeone sa far sacrificare i propri giocatori come pochi altri tecnici.

Invidio molto, da interista, lo spirito dei “colchoneros”. Hanno le idee chiare pur avendo un parco giocatori di livello non eccelso, eppure hanno sempre venduto cara la pelle in ogni manifestazione che hanno affrontato da quando il Cholo siede su quella panchina. Questo significa avere un’identità di squadra, questo è saper allenare un gruppo e trasmettere delle idee.

Sarebbe molto affascinante vedere Diego Simeone sulla panchina dell’Inter, non solo per il suo passato con la nostra casacca. Credo che sia l’investimento giusto per costruire qualcosa che attualmente manca: un carattere, uno spirito, un’identità e un senso di appartenenza ai colori. Certo, è un allenatore che ha un cachèt di altissimo livello, ma la storia recente ci ha insegnato che abbiamo speso malissimo molti più soldi per giocatori sopravvalutati.

Naturalmente, sono conscio che è un sogno e resta tale, frutto dell’ammirazione per il suo lavoro.

La persona, prima del giocatore

…come nel caso della finale di Champions League del 2009. Pep si trova senza laterale sinistro di difesa per via della squalifica di Abidal. Chiede a Seydou di sostituirlo. Lo immagino guardarlo negli occhi, spiare le sue reazioni, alla ricerca di una conferma, di un appoggio. Keita rifiuta la proposta: “Abbiamo altri giocatori che possono giocare meglio di me in quel ruolo (allude a Sylvinho soprattutto, che infatti giocherà, ovviamente una partita strepitosa, NdR). Non ho mai occupato quella posizione, e questa è una partita importante; non mi ci vedo, a giocare là”

Seydou Keita, giocatore arrivato in punta di piedi alla Roma all’inizio di questa stagione, è il classico uomo-squadra che farebbe la fortuna di qualsiasi allenatore.

E infatti, non a caso, ha vinto tutto quello che c’era da vincere quando era al Barcellona di Guardiola.

D’altronde, Pep Guardiola (uno che non regala elogi a vanvera) di lui ha solamente detto questo:

“Seydou Keita? La migliore persona che abbia mai allenato. Averlo conosciuto è una delle cose più meravigliose che mi sono successe da quando sono allenatore del Barcellona”

Oltre alle doti umane, vederlo giocare a pallone è un esercizio che appaga la mente oltre che gli occhi, è un calciatore che gioca pensando, lo si intuisce continuamente.

Il suo ritratto, in questo grande articolo su L’Ultimo Uomo di alcuni mesi fa.

Update del 09/03/2015: nel day-after del bruttissimo infortunio al giocatore Mattiello del Chievo Verona, scopro questa bella foto che non significa nulla, ma parlando di Keita rafforza quanto detto sopra.

48h in casa

Causa forte raffreddamento, che fortunatamente mi colpisce a cicli molto distanti fra loro e sfortunatamente sempre nella settimana di Sanremo, sono rimasto chiuso in casa per 48h.

La causa della febbre e del raffreddamento è facilmente riconducibile a domenica scorsa, quando di ritorno da una corsa abbastanza massacrante ho lasciato il gruppo a 3km dall’arrivo ed ho proseguito a piedi, in piena crisi di zuccheri con giramento di testa e gambe bloccate. Avevo finito la benzina, e l’aria fresca che tirava non mi ha perdonato. Ora tosse e raffreddore, ma il peggio sembra passato.

Oltre a riposare, chiuso in casa, che ho fatto?

Ho letto qualcosa. Precisamente, su carta, ho continuato nella mia lettura del libro “Lettere” di John Fante. Sono un suo fan da quasi sempre, se leggo qualcosa devo rendere grazie a Fante e Bukowski, gli unici che mi hanno fatto tornare questa voglia una quindicina di anni fa.
Avevo comprato il libro perché è un inedito, perché ho letto tutto di lui, ed anche per il celebre caso della copertina sbagliata subito divenuta oggetto da collezione.
Trattasi di un Fante diverso, quello che si incontra nelle lettere private con la madre e con i suoi amici/parenti/colleghi. Quasi irriconoscibile, in alcuni tratti iniziali, ma spesso molto simile al Bandini protagonista di indimenticabili avventure divenuti classici.

Poi, una letta da Ipad a questo saggio fantastico su Cristiano Ronaldo, scritto da Roberto Pizzato per L’Ultimo Uomo.
Aiuta a farsi un’idea di quanto abbia lavorato per diventare il migliore, proprio come scrissi in questo post alcuni giorni fa.

In tv poche cose, tra queste la visione di “Old School” ieri sera su Mtv, filmetto che io definirei filmone del Frat Pack vista la mia predilezione per il genere.

Infine, mi son goduto una puntata de Il Testimone tramite l’On Demand e uno speciale di Sky.

La puntata di Pif è quella in cui va in Messico a scoprire il popolo dei Tarahumara. Si sono viste puntate migliori, ma come ho sempre detto gli episodi del Testimone vanno visti comunque tutti, a prescindere.
Qui c’è un Messico inedito (per me) che vale la pena scoprire.

Lo speciale di Sky l’ho scoperto per caso su YouTube cercando le varie puntate in cui Federico Buffa racconta qualcosa, qualsiasi cosa data la bravura disarmante.

Ora non so perché ma oggi non lo trovo più sul tubo. Si chiama “Il Futebol a Rio”.

Nella fattispecie, è la cronaca di una giornata passata a Rio durante il periodo dei mondiali del 2014, quando insieme ad altri 2 commentatori ha fatto da Cicerone alla scoperta dei “luoghi sacri” del calcio carioca.
Signori, si attinge a piene mani nella storia, dal primo campetto di breccia che ha calcato Ronaldo alla rivalità Flu/Fla passando per la storia del Vasco de Gama. Cose da romantici del pallone.

No more Tavecchio, please

Se pensate che la sconcertante frase di Tavecchio su Opti-Pobà e le banane sia l’unico motivo valido, da solo, per escluderlo di diritto dalla corsa alla Figc (e lo è, senza dubbio)…allora forse dovete leggervi un articolo de L’Ultimo Uomo.

Fulvio Paglialunga vi fornisce la bellezza di 50 motivi per cui non è possibile (e davvero tutti noi al di fuori sappiamo che non lo è) eleggere una persona simile a capo di una Federazione, figuriamoci della FIGC che è costretta a fronteggiare il razzismo come nessun’altra in questo paese.

Non riusciamo a levarci di mezzo un personaggio talmente inutile ed approssimativo nemmeno quando ci viene fornito un assist simile, pensate che diavolo di intrecci e di interessi gravitano tra le società del nostro sistema calcio.

Non ne usciremo mai, semplicemente perché non c’è via d’uscita per queste persone.

Un blog come pochi

Molti (troppi) parlano di calcio, pochi parlano del “gioco del Calcio” in sé.

Nella striminzita schiera di quelli che fanno parte della seconda categoria, merita una menzione d’onore il blog “L’Ultimo Uomo“.

Per chi lo vive da dentro, il calcio ha anche una sua bellezza nella tattica, nella strategia e nell’approccio psicologico. E’ facile parlare dei personaggi dai loro risultati, molto meno farlo spiegando perché le loro squadre giocano in un determinato modo, e come sono arrivate a farlo.

Il mezzo miracolo del Liverpool di quest’anno, e tante altre storie di pallone, assumono un valore superiore se analizzate anche sul piano schematico e prettamente tecnico.

Il blog, tra l’altro, non parla solo di calcio e si avvale del contributo di alcuni eccellenti giornalisti. Gli articolo sono a volte lunghissimi, ma forse il bello sta proprio lì.